1. «Lo spirito del Signore Dio è su di me, / perché il
Signore mi ha consacrato con l'unzione, / mi ha mandato a portare il lieto
annunzio ai poveri, / a fasciare le piaghe dei cuori spezzati, / a proclamare la
libertà degli schiavi, / la scarcerazione dei prigionieri, / a promulgare
l'anno di misericordia del Signore» (Is 61, 1-2).
Carissimi fratelli nella grazia del
sacramento del sacerdozio!
Un anno fa mi sono rivolto a voi con la Lettera
per il Giovedì santo del 1983, chiedendovi di annunziare, insieme
con me e con tutti i vescovi della Chiesa, l'Anno della Redenzione: il
Giubileo straordinario, l'anno di misericordia del Signore.
Oggi desidero ringraziarvi per quanto avete fatto, affinché quest'anno, che ci ricorda il 1950· anniversario della redenzione,
diventasse veramente «l'anno di misericordia del Signore», l'Anno
Santo. In pari tempo, incontrandomi con voi in questa concelebrazione, nella
quale culmina il vostro pellegrinaggio a Roma in occasione del Giubileo,
desidero rinnovare e approfondire insieme con voi la coscienza del mistero della
Redenzione, che è la sorgente viva e vivificante del sacerdozio
sacramentale, al quale ciascuno di noi partecipa.
In voi, qui convenuti, non soltanto dall'Italia, ma anche da altri Paesi e
continenti, vedo tutti i sacerdoti: l'intero presbiterio della Chiesa
universale. E a tutti mi rivolgo con l'incoraggiamento e con l'esortazione della
lettera agli Efesini: «Fratelli, vi esorto . . . a comportarvi in maniera
degna della vocazione che avete ricevuto» (Ef 4, 1).
E' necessario che noi pure, chiamati a servire gli altri nel rinnovamento
spirituale dell'Anno della Redenzione, ci rinnoviamo, mediante la grazia di quest'Anno, nella nostra beata vocazione.
2. «Canterò senza fine le grazie del Signore».
Questo versetto del Salmo responsoriale (Sal
89 (88), 2) dell'odierna liturgia ci
ricorda che noi siamo in maniera del tutto speciale «ministri di Cristo e
amministratori dei misteri di Dio» (1 Cor 4,1), che siamo uomini della
divina economia di salvezza, che siamo uno «strumento» consapevole
della grazia, ossia dell'azione dello Spirito Santo nella potenza della croce e
della risurrezione di Cristo.
Che cos'è quest'economia divina, che cos'è la grazia del
nostro Signore Gesù Cristo, grazia che egli ha voluto legare
sacramentalmente alla nostra vita sacerdotale e al nostro servizio sacerdotale,
anche se svolto da uomini tanto poveri, tanto indegni? La grazia - come proclama
il salmo dell'odierna liturgia - è una testimonianza della fedeltà
di Dio stesso a quell'eterno amore, con cui egli ha amato il creato, e in
particolare l'uomo, nel suo eterno Figlio.
Dice il salmo: «Perché hai detto: la mia grazia rimane per
sempre; la tua fedeltà è fondata nei cieli» (Sal 89 (88), 3).
Questa fedeltà del suo amore - dell'amore misericordioso - è
poi la fedeltà all'Alleanza, che Dio ha concluso, sin dall'inizio,
con l'uomo, e che ha rinnovato molte volte, benché l'uomo tante volte ad essa
non sia rimasto fedele.
La grazia è quindi un dono puro dell'amore, il
quale soltanto nell'amore stesso, e non in altra cosa, trova la sua ragione e la
sua motivazione.
Il salmo esalta l'Alleanza, che Dio ha stretto
con Davide e al tempo stesso,
grazie al suo contenuto messianico, esso rivela come quell'alleanza storica sia
soltanto una tappa e un preannunzio dell'alleanza perfetta in Gesù
Cristo: «Egli mi invocherà: Tu sei mio padre, mio Dio e roccia della
mia salvezza» (Ivi 27).
La grazia, in quanto dono, è il fondamento
dell'elevazione dell'uomo
alla dignità di figlio di Dio adottivo in Cristo, Figlio unigenito.
«La mia fedeltà e la mia grazia saranno con lui e nel mio nome
si innalzerà la sua potenza» (Ivi 25).
Proprio questa potenza, che fa diventare
figli di Dio (quei figli di cui parla il prologo del Vangelo di Giovanni),
l'intera potenza salvifica è conferita all'umanità in Cristo, nella redenzione,
nella croce e nella risurrezione. E noi - servi di Cristo - ne siamo gli
amministratori.
- Sacerdote: uomo dell'economia salvifica.
- Sacerdote: uomo plasmato dalla grazia.
- Sacerdote: amministratore della grazia!
3. «Canterò senza fine le grazie del Signore».
Proprio
questa è la nostra vocazione. In questo consiste la specificità,
l'originalità della vocazione sacerdotale. Essa è radicata
in
maniera speciale nella missione di Cristo stesso, di Cristo-Messia.
«Lo spirito del Signore è su di me, / perché il Signore
mi ha consacrato con l'unzione; / mi ha mandato a portare il lieto annunzio ai
poveri, / a fasciare le piaghe dei cuori spezzati, / a proclamare la libertà
degli schiavi, / la scarcerazione dei prigionieri . . . / per consolare tutti gli
afflitti» (Is 61, 1-2).
Proprio nell'intimo di questa missione messianica di Cristo-Sacerdote è
radicata anche la vostra vocazione e missione: vocazione e missione dei
sacerdoti della nuova ed eterna Alleanza. E' la vocazione e la missione degli annunziatori
della buona novella;
- di coloro che debbono fasciare le
piaghe dei cuori umani;
- di coloro che debbono proclamare la
liberazione in mezzo alle molteplici afflizioni, in mezzo al male che in tanti
modi «tiene» l'uomo prigioniero;
- di coloro che debbono consolare.
Questa è la nostra vocazione e missione di
servitori. E' vocazione e
missione, cari fratelli, che racchiude in sé un grande e fondamentale
servizio nei riguardi di ciascun uomo! Nessuno può compiere un tale
servizio al nostro posto. Nessuno può sostituirci. Dobbiamo raggiungere
col Sacramento della Nuova ed Eterna Alleanza le radici stesse
dell'esistenza umana sulla terra.
Dobbiamo, giorno per giorno, introdurre in essa
la dimensione della redenzione e dell'Eucaristia.
Dobbiamo rafforzare la coscienza della
figliolanza divina mediante la grazia. E quale prospettiva più alta,
e quale destino più eccellente di questo potrebbe esserci per l'uomo?
Dobbiamo, infine, amministrare la realtà
sacramentale della riconciliazione con Dio e della santa Comunione, nella quale
si viene incontro alla più profonda aspirazione dell'«insaziabile» cuore umano.
Davvero, la nostra unzione sacerdotale è
inserita profondamente nella stessa unzione messianica di Cristo.
Il nostro sacerdozio è ministeriale. Sì, noi
dobbiamo servire! E «servire» significa portare l'uomo nelle fondamenta stesse
della sua umanità, nello stesso midollo più profondo della sua dignità.
Proprio là deve risuonare - mediante il nostro
servizio - quel «canto di lode invece di un cuore mesto», per utilizzare
ancora una volta le parole del testo di Isaia (61,3).
4. Cari, amati fratelli! Noi ritroviamo, giorno dopo giorno e anno dopo
anno, il contenuto e la sostanza, veramente ineffabili, del nostro sacerdozio
nelle profondità del mistero della redenzione. E io auguro che a questo
serva specialmente il corrente Anno del Giubileo straordinario!
-Apriamo sempre più largamente gli occhi
- lo sguardo dell'anima - per
scoprire meglio che cosa vuol dire celebrare l'Eucaristia, il sacrificio di
Cristo stesso, affidato alle nostre labbra e alle nostre mani di sacerdoti nella
comunità della Chiesa.
-Apriamo sempre più largamente gli occhi - lo sguardo dell'anima - per
capire meglio che cosa significa rimettere i peccati e riconciliare le coscienze
umane col Dio infinitamente santo, col Dio della verità e dell'amore.
-Apriamo sempre più largamente gli occhi - lo sguardo dell'anima - per
capire meglio che cosa vuol dire operare «in persona Christi», nel
nome di Cristo. Operare con la sua potenza, ossia con la potenza che, in
definitiva, si radica nel suolo salvifico della redenzione.
-Apriamo inoltre sempre più largamente gli occhi - lo sguardo
dell'anima - per capire meglio che cosa è il mistero della Chiesa. Noi
siamo uomini della Chiesa!
«Un solo corpo, un solo spirito, come una sola è la speranza
alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione; un solo Signore,
una sola fede, un solo Battesimo. Un solo Dio padre di tutti, che è al di
sopra di tutti, agisce per mezzo di tutti ed è presente in tutti»
(Ef 4, 4-6).
Quindi: cercate «di conservare l'unità dello Spirito per mezzo
del vincolo della pace» (Ef 4, 3). Sì. Proprio questo dipende, in
modo particolare, da voi: «Conservare l'unità dello Spirito»!
In un'epoca di grandi tensioni, che scuotono il
corpo terreno dell'umanità, il servizio più importante della Chiesa nasce
dall'«unità dello Spirito», affinché non soltanto non subisca essa stessa una
divisione dal di fuori, ma riconcili e unisca, altresì, gli uomini in
mezzo alle contrarietà che si accumulano intorno a loro e in loro stessi nel
mondo d'oggi.
Miei fratelli! A ciascuno di voi «è stata data la grazia secondo
la misura del dono di Cristo . . . al fine di edificare il corpo di Cristo»
(Ef 4, 7.12). Siamo fedeli a questa grazia! Siamo eroicamente fedeli a questa
grazia!
Miei fratelli! Il dono di Dio è stato grande per
noi, per ciascuno di noi! Tanto che ogni sacerdote può scoprire in sé i segni di
una divina predilezione.
Ciascuno conservi fondamentalmente il suo dono
in tutta la ricchezza delle sue espressioni: anche il dono magnifico del
celibato volontariamente consacrato al Signore - e da lui ricevuto - per la
nostra santificazione e per l'edificazione della Chiesa.
5. Gesù Cristo è in mezzo a noi, e ci dice: «Io sono il
buon pastore» (Gv 10, 11.14).
E' proprio Lui che ha «costituito»
pastori anche noi. Ed è lui che percorre tutte le città e i
villaggi (cfr. Mt 9, 35), ovunque noi siamo mandati per assolvere il nostro
servizio sacerdotale e pastorale.
E' lui, Gesù Cristo, che insegna . . . predica il vangelo del regno e
cura ogni malattia e infermità dell'uomo (cfr. Mt 9, 35), ovunque noi
siamo mandati per il servizio del Vangelo e l'amministrazione dei sacramenti.
E' proprio lui, Gesù Cristo, che sente continuamente compassione
delle folle e di ogni uomo stanco e sfinito, come «pecore senza pastore»
(cfr. Mt 9, 36). Cari fratelli! In questa nostra assemblea liturgica chiediamo a Cristo una
sola cosa: che ciascuno di noi sappia servire meglio, più limpidamente e
più efficacemente, la sua presenza di Pastore in mezzo agli uomini nel
mondo odierno!
Questa è, insieme, cosa tanto importante per noi, affinché non
ci prenda la tentazione dell'«inutilità», cioè la
tentazione di sentirci superflui. Perché ciò non è vero.
Noi siamo necessari più che mai, perché Cristo è necessario
più che mai! Il Buon Pastore è più che mai necessario!
Noi abbiamo in mano - proprio nelle nostre «mani
vuote» - la potenza dei mezzi di azione che ci ha consegnato il Signore.
Pensate alla parola di Dio, più tagliente di una spada a doppio
taglio (cfr. Eb 1, 12); pensate alla preghiera liturgica, segnatamente a quella
delle ore, nella quale Cristo stesso prega con noi e per noi; e pensate ai
sacramenti, in particolare a quello della Penitenza, vera tavola di salvezza per
tante coscienze, approdo verso il quale tendono tanti uomini anche del nostro
tempo. Occorre che i sacerdoti diano nuovamente grande importanza a questo
sacramento, per la propria vita spirituale e per quella dei fedeli.
E' cosa certa, fratelli carissimi: col buon
impiego di questi «mezzi poveri» (ma divinamente potenti) voi vedrete fiorire
sulla vostra strada le meraviglie dell'infinita misericordia.
Anche il dono delle nuove vocazioni!
Con tale coscienza, in questa comune preghiera, riascoltiamo le parole che
il Maestro rivolgeva ai discepoli: «La messe è molta, ma gli operai
sono pochi! Pregate, dunque, il padrone della messe perché mandi operai
nella sua messe!» (Mt 9, 37-38).
Quanto sono attuali queste parole anche nella
nostra epoca!
Preghiamo dunque! E preghi con noi tutta la
Chiesa! E possa in questa preghiera manifestarsi la coscienza, rinnovata
dal Giubileo, del Mistero della Redenzione.
Al termine di questo incontro, tanto caro al mio
cuore, desidero rinnovare a tutti il mio cordiale saluto nel Signore e il mio sincero
ringraziamento.
Saludo muy cordialmente a los sacerdotes de lengua española,
presentes en esta concelebración. A los procedentes de los diversos Países de
América del Sur o de América Central y de México, con particular mención a la
representación de sacerdotes de España, la más numerosa de las venidas desde
fuera de Italia. Queridos sacerdotes: Que el encuentro con Cristo, en este Año
Jubilar de la Redención, renueve plenamente en vosotros la gracia singular que
tenéis por la imposición de las manos. Y que os haga vivir, cada vez más
fielmente, la comunión eclesial en torno al Papa y a vuestros Obispos.
Je salue les prêtres de France, de Belgique, de Suisse, du
Canada, de Djibouti, du Burundi, et des autres pays de langue française, et tous
leurs confrères qu'ils représentent. Chers amis, que le Seigneur continue par
votre ministère son oeuvre de Rédemption! Qu'il vous donne chaque jour sa force,
sa paix, sa joie! Qu'il suscite autour de vous beaucoup d'autres prêtres! Pour
l'accueil de ce don de Dieu dans les nouvelles générations, vous avez aussi une
responsabilité! Au nom du Christ qui vous bénit, au nom de son Eglise dont il
m'a institué Pasteur universel,
je vous envoie, pour être les témoins de son amour et de sa sainteté.
It is a joy to note the presence today of groups of priests from
Australia, Canada, Denmark, England, India, Ireland, Japan, Kenya, Korea,
Malaysia, Nigeria, the Philippines, Sweden, Taiwan, Thailand and the United
States. We are here to celebrate the unity of our priesthood and to ask the full
fruits of Redemption for ourselves and our people. As we turn our eyes to Jesus,
the High Priest of Salvation, we invoke the mercy of God upon the world. We renew our confidence in the One who sent us and pledge our lives anew for the
service of Christ's holy Church.
Liebe Brüder! Bevor wir aus dieser eucharistischen Gemeinschaft
wieder auseinandergehen, möchte ich euch noch einmal meine innere Verbundenheit
bekunden. Ihr kehrt zurück zu euren Gemeinden und Aufgaben, um mit neuer Liebe
und Zuversicht die Heilstaten Gottes zu verkünden und seine Gnadengaben
auszuspenden. Dafür begleiten euch und alle eure Mitbrüder in Deutschland,
Österreich und in der Schweiz meine herzlichen Segenswünsche und mein Gebet.
Queridos Padres de língua portuguesa: ao saudar-vos com afecto
- a vós e a quantos representais - como servidores do Povo de Deus numa vasta área da
Igreja, quereria repetir quanto disse na vossa língua aos Padres do Brasil e de
Portugal, quando os visitei, e adaptá-lo aos dos outros Países: Angola, Cabo
Verde, Guiné-Bissau, Moçambique e São Tomé e Príncipe. Mas só posso dizer, ao
abençoar-vos de todo o coração: sede homens de Deus, bons, cordatos e
magnânimos, ao serviço dos homens, conscientes de continuar no tempo Cristo,
Deus e Homem, nosso Redentor!
Słowo serdecznego podziękowania
kieruję do Braci Kapłanów,
którzy na uroczystości jubileuszowe Roku Odkupienia u grobu
św. Piotra przybyli
z Polski.
Niech nadzwyczajny Jubileusz, który przeżywacie na Waszych placówkach
duszpasterskich z wiernymi i ta uroczystość rzymska
pogłębi w Was i we
wszystkich Współbraciach w naszej Ojczyźnie
świadomość daru, który Chrystus
złożył w Waszych sercach.
Stójcie przy Waszych wiernych i prowadźcie ich pewnie
po drodze Odkupienia. B
ądźcie wierni własnemu powołaniu i bądźcie wierni
całemu tysiącletniemu dziedzictwu wypracowanemu przez Kościół i Naród pod Krzyżem.
Brońcie tego dziedzictwa i rozwijajcie je na miarę naszych trudnych czasów.
Do Waszych parafii i środowisk zanieście moje błogosławieństwo.