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SOLENNE RITO DI CANONIZZAZIONE DELLA BEATA PAOLA FRASSINETTI

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Basilica Vaticana - Domenica, 11 marzo 1984

 

1. “. . .Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto per essere tentato . . .” (Mt 4, 1).

Ogni anno, all’inizio della Quaresima, la Chiesa ricorda il digiuno di Cristo di quaranta giorni. Alla fine di questo digiuno, che precede l’attività messianica di Gesù di Nazaret, ha luogo la triplice tentazione da parte di satana, la cui descrizione, secondo il Vangelo di Matteo, è letta nell’odierna liturgia della messa. La tentazione si chiude con la sconfitta del tentatore. Gesù gli dice: “Vattene satana! Sta scritto: "Adora il Signore Dio tuo e a lui solo rendi culto"” (Mt 4, 10).

2. Mediante questa rivelazione della sua potenza messianica, Cristo ha toccato l’inizio stesso del peccato dell’uomo. Il peccato dell’uomo infatti ebbe il suo inizio nella tentazione dei progenitori. La liturgia della prima domenica di Quaresima ricorda questa tentazione nella prima lettura dal Libro della Genesi. La tentazione si concreta sul fatto dell’albero, che il testo biblico chiama l’albero della conoscenza del bene e del male. Le parole, di cui si serve il tentatore, indicano chiaramente il motivo dell’atto al quale induce i progenitori: “Dio sa che, quando voi ne mangiaste, si aprirebbero i vostri occhi e diventereste come Dio, conoscendo il bene e il male” (Gen 3, 5).

La tentazione, che sta all’inizio del primo peccato dell’uomo, riguarda dunque le basi stesse del rapporto dell’uomo con Dio, della creatura col Creatore, del figlio col Padre. Il peccato, che segue a questa tentazione, distrugge dunque questo rapporto nelle sue fondamenta stesse. Insieme viene anche distrutta la grazia dell’innocenza originale e giustizia dell’uomo. Inizia nella storia umana il dominio del peccato.

3. La Chiesa desidera che ci rendiamo conto di tutto questo all’inizio della Quaresima. E desidera, al tempo stesso, che ci rendiamo conto della grandezza della Redenzione operata da Cristo.

Leggiamo nella Lettera di san Paolo ai Romani: “. . . a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e con il peccato la morte, così . . . anche la morte ha raggiunto tutti gli uomini, perché tutti hanno peccato”.

Ma il dono di grazia non è come la caduta: se infatti per la caduta di uno solo morirono tutti, molto di più la grazia di Dio e il dono concesso . . . si sono riversati in abbondanza su tutti gli uomini; per l’opera di giustizia di uno solo si riversa su tutti gli uomini la giustificazione che dà vita . . . come per la disobbedienza di uno solo tutti sono stati costituiti peccatori, così anche per l’obbedienza di uno solo tutti saranno costituiti giusti” (Rm 5,12.15.18-19).

Quest’atto del Giusto che giustifica tutti, si chiama Redenzione.

Cristo opera la Redenzione mediante la sua obbedienza fino alla morte, e alla morte di croce.

Il primo atto di questa obbedienza, sulla soglia dell’attività messianica, è il rifiuto del tentatore: “Vattene satana! . . . a lui solo [il Signore Dio] rendi culto”.

4. Stiamo meditando queste verità fondamentali alle soglie della Quaresima, e le mediteremo costantemente in questo periodo particolare che, nell’esperienza e nella viva tradizione della Chiesa, è un periodo di conversione e di penitenza.

E ancor più in quest’Anno Santo, che è l’Anno della Redenzione e il tempo del Giubileo straordinario. La Quaresima dell’Anno Giubilare della Redenzione deve portare a una pienezza particolare quest’opera di riconciliazione con Dio in Gesù Cristo, che abbiamo intrapresa sin dal 25 marzo dello scorso anno, per concluderlo insieme con la Pasqua dell’anno corrente.

Se in questa prima domenica di Quaresima compiamo un rito di canonizzazione, lo facciamo per mettere in rilievo la potenza salvifica dell’opera della Redenzione.

L’odierna liturgia rende testimonianza a questa potenza proclamando l’abbondanza, anzi la sovrabbondanza, della grazia della Redenzione, che supera il retaggio del peccato:

“. . . molto di più la grazia di Dio e il dono concesso in grazia di un solo uomo, Gesù Cristo, si sono riversati in abbondanza su tutti gli uomini

. . . molto di più quelli che ricevono l’abbondanza della grazia e del dono della giustizia regneranno nella vita per mezzo del solo Gesù Cristo” (Rm 5,15.17).

5. Vogliamo lodare e dar risalto a questa abbondanza, anzi sovrabbondanza del dono e della potenza della Redenzione, oggi, alle soglie della Quaresima, elevando agli altari la beata Paola Frassinetti e iscrivendo il suo nome nell’albo dei santi della Chiesa cattolica. I santi sono il frutto maturo della Redenzione di Cristo.

6. Paola Frassinetti è, infatti, uno splendido frutto della Redenzione, sempre in atto nella Chiesa. È stato detto che, per distinguere se un’opera sia cristiana, bisogna vedere se c’è il sigillo della croce redentrice. Ora la croce di Cristo distese ampiamente la sua ombra o, meglio, la sua luce sull’intera vita e su tutte le opere della santa. Ella infatti era convinta che chi vuole iniziare un cammino di perfezione non può rinunciare alla croce, alla mortificazione, all’umiliazione e alla sofferenza, che assimilano il cristiano al modello divino che è il Crocifisso. Nella sua fervorosa immolazione per la salvezza di tutte le anime, ella riteneva che, a confronto dei patimenti di Cristo, ciò che uno può soffrire è nulla. La croce non solo non la spaventava, ma era per lei la molla potente che la muoveva, la fonte segreta da cui scaturiva la sua insonne attività e il suo coraggio indomito. Ella benediceva l’anno che si apriva con qualche croce, reputando un castigo qualunque alleggerimento di essa: “Ah, qualunque punizione - diceva - ma non mi si tolga la croce”.

Non mancarono alla Santa i tormenti interiori e quelli della persecuzione: calunnie, vituperi, insulti, beffe e soprusi. Ma ella seppe tutto sopportare con fortezza cristiana, convinta che, come il terreno ha bisogno di piogge fecondatrici, così il suo nascente Istituto doveva essere irrorato dalle sue lacrime.

La forza interiore che la conduceva a vivere così integralmente la “follia” della croce va ricercata nella tenera devozione al Cuore di Gesù Cristo. Con la sua sensibilità autenticamente apostolica, la santa percepiva che nessuno può svolgere vero apostolato se non ha impresse nel proprio cuore le stigmate di Cristo, se non è operante in lui quell’ineffabile intreccio di amore e di dolore che è compendiato nel cuore sacratissimo di Gesù. Perciò volle che nel suo Istituto la devozione al Cuore di Gesù fosse professata per regola: per regola si digiunasse la vigilia della festa del Sacro Cuore; suore e alunne tutti i primi venerdì, si portassero a turno in adorazione dinanzi al divin Sacramento.

Nel 1872 consacrerà al Cuore di Gesù tutto l’Istituto.

La carica interiore di santa Paola Frassinetti non poteva non sfociare in un’intensa attività di apostolato, con speciale interessamento per la formazione cristiana dell’infanzia e della gioventù abbandonata. Proprio a questo fine ella fondò l’Istituto delle Suore di santa Dorotea. Esse oggi si rallegrano nel vedere la loro fondatrice iscritta nell’albo dei santi e sono ancora più fiere di seguire le sue orme luminose e il suo insegnamento sempre attuale. Infatti il messaggio che scaturisce dalla vita semplice, ma profondamente devota di santa Paola, tutta purezza e povertà, ma pure tutta carica di zelo ardente per le giovani emarginate dalla società, è un richiamo ai veri valori della donna, all’espressione delle più delicate doti femminili, all’affermazione dell’identità e dignità della donna che la Chiesa ha sempre protetto e sostenuto per l’incremento morale della società e per l’avvento del regno di Cristo.

Questo messaggio bene si inserisce nella cornice di questo Anno Giubilare, in quanto costituisce un invito a tradurre in atto la Redenzione, aiutando la donna a prendere coscienza di sé e del posto che occupa nella comunità cristiana e nella società civile, a prepararla secondo la propria condizione ad assumersi le proprie responsabilità e a svolgere il proprio compito. Auspico che tale messaggio sia di stimolo alle benemerite suore Dorotee a ben continuare a portare a tutti i continenti, lo spirito e lo zelo della loro santa fondatrice.

7. Alle soglie della Quaresima dell’Anno della Redenzione, rallegrandosi di una nuova Santa sui suoi altari, la Chiesa pronuncia, con le sue labbra e con il cuore di tutti i propri figli e figlie, le parole del salmista:

Crea in me, o Dio, un cuore puro, / rinnova in me uno spirito saldo” (Sal 51, 12): e pronuncia queste parole con una speranza nuova, che l’esperienza dell’Anno Giubilare della Redenzione ha infuso nei nostri cuori.

Rendimi la gioia di essere salvato, / sostieni in me un animo generoso” (Sal 51, 14): alle soglie della Quaresima Cristo ci insegna questa potenza, che egli stesso possiede sul male, e che attingono da lui tutti coloro che accolgono il Vangelo, convertendosi al regno di Dio.

Signore, apri le mie labbra / e la mia bocca proclami la tua lode” (Sal 51, 17): coloro che in Gesù Cristo trovano la via della conversione al regno di Dio, intraprendono contemporaneamente la grande opera della lode, che Dio riceve nell’eterna alleanza della comunione dei santi. Amen.

 

© Copyright 1984 - Libreria Editrice Vaticana

 

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