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CELEBRAZIONE EUCARISTICA «IN
CENA DOMINI» NELLA BASILICA DI SAN GIOVANNI IN LATERANO
OMELIA DI GIOVANNI
PAOLO II
Giovedì, 19 aprile 1984
1. “Preso un po’ del sangue dell’Agnello lo porranno sui due
stipiti e sull’architrave delle case, in cui lo dovranno mangiare” (Es
12, 7).
La prima lettura della liturgia contiene le prescrizioni particolareggiate del
Libro dell’Esodo, che riguardano la cena pasquale dell’Antico Testamento.
La morte dell’agnello è rimasta il segno della potenza di Dio, che ha
liberato il suo popolo dalla schiavitù egizia.
Il suo corpo - “la carne arrostita al fuoco” (Es 12, 8) - tutti dovevano
consumarlo in fretta, pronti a partire immediatamente quando il Signore
“sarebbe passato per il paese d’Egitto” (cf. Es 12, 12). Da qui: i
fianchi cinti, i sandali ai piedi e il bastone in mano.
Porranno il sangue dell’agnello “sui due stipiti e sull’architrave delle case,
in cui lo dovranno mangiare”.
Questo sangue è divenuto segno di salvezza dalla morte dei
primogeniti d’Israele, allorquando la morte colpì tutti i primogeniti in terra
egizia.
Nella tradizione dell’antica alleanza, la liberazione dalla schiavitù era
stabilmente legata al rito del banchetto pasquale. Era il banchetto
dell’agnello: mediante la morte di quest’agnello i figli d’Israele erano stati
salvati dalla morte.
2. “Triduum sacrum”: oggi inizia il Sacro triduo. Sull’orizzonte della
nuova alleanza è apparso “l’Agnello di Dio, che toglie i peccati del mondo”.
Per la prima volta lo ha indicato Giovanni al battesimo nel Giordano (cf. Gv
1, 29). Al tempo stesso era l’inizio della missione messianica di Gesù di
Nazaret in mezzo a Israele.
Sacro triduo. Ecco, si è avvicinato il tempo in cui la figura
veterotestamentaria dell’agnello pasquale raggiunge il suo compimento
in una nuova e definitiva realtà. Questa è la realtà che Giovanni il Battista
aveva annunciato sul Giordano: l’Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo.
Gesù vede “che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani” (Gv 13, 3).
Gesù sa che “già il diavolo aveva messo nel cuore di Giuda Iscariota, figlio di
Simone, di tradirlo” (Gv 13, 2).
Gesù “si alza da tavola, depone le vesti . . . e comincia a lavare i piedi dei
discepoli”, come servo (cf. Gv 13, 4.5).
Con questo servizio del Giovedì santo si prepara a compiere il sacrificio della
croce. Nel sacrificio della croce, il mistero dell’Agnello di Dio
deve compiersi sino alla fine: deve compiersi con l’intero contenuto del
mistero della Redenzione.
L’agnello pasquale ne era l’annuncio.
3. Il mistero della redenzione compiuto nella realtà dell’Agnello di Dio deve
rimanere come sacramento della Chiesa: il sacramento dell’amore.
Questo è il sacramento legato al rito della cena, al banchetto pasquale. La
liberazione dalla prepotenza del male, dalla schiavitù del peccato e della
morte, deve compiersi a prezzo della morte dell’Agnello di Dio. Questa
liberazione nel mistero della redenzione si unisce nuovamente al banchetto
pasquale.
Il Signore Gesù prende il pane “e dopo aver reso grazie”, lo spezza e dice:
“Questo è il mio corpo che è per voi; fate questo in memoria di me” (1 Cor
11, 24).
Poi prende il calice del vino e dice: “Questo calice è la nuova alleanza nel
mio sangue; fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me” (così
secondo ciò che ha registrato san Paolo nella prima lettera ai Corinzi) (1
Cor 11, 25).
“Ogni volta infatti che mangiate di questo pane e bevete di questo calice, voi
annunziate la morte del Signore finché egli venga” (1 Cor 11, 26).
In questo modo il Sacramento del pane e del vino ha abbracciato
una volta per sempre la realtà dell’Agnello di Dio.
O, piuttosto, la realtà dell’Agnello di Dio, compiendo nella morte di
Cristo la redenzione del mondo, abbraccia per tutti i tempi il Sacramento del
pane e del vino istituito durante l’ultima cena: il banchetto pasquale.
4. Ecco che allora la Chiesa, di giorno in giorno, di generazione in
generazione, trova sempre di nuovo la stessa potenza della redenzione nel
Sacramento della cena del Signore sotto le specie del pane e del vino.
E celebrando questo Santissimo Sacramento la Chiesa confessa sempre di
nuovo: “Ecco l’Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo”.
Per mezzo del Sacramento del corpo e del sangue di Cristo la Chiesa si trova
costantemente al centro stesso del mistero della Redenzione.
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Copyright 1984 - Libreria Editrice Vaticana
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