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VIAGGIO APOSTOLICO IN COREA, PAPUA NUOVA GUINEA,
ISOLE SALOMONE E THAILANDIA

SANTA MESSA NEL SEMINARIO MAGGIORE REGIONALE DI SEOUL

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Giovedì, 3 maggio 1984

 

1. Sia lodato Gesù Cristo!

Nella sua prima lettera ai Corinzi, san Paolo dà testimonianza alla risurrezione di Gesù Cristo. Egli dice: “Cristo morì per i nostri peccati . . . fu sepolto ed è risuscitato il terzo giorno”. Il fondamento di questa testimonianza è il fatto che il Signore risorto è apparso agli apostoli e ai discepoli e, per ultimo, a Paolo stesso (1 Cor 15, 3-4). Questo mistero centrale della fede, il mistero pasquale, il mistero della morte e risurrezione di Cristo, il grande apostolo e missionario proclamava ai cristiani di Corinto e a chiunque incontrava.

Come san Paolo, io sono venuto oggi in Corea a testimoniare la risurrezione di Cristo. Sono venuto a parlare a tutti coloro che hanno ricevuto il Vangelo e che rimangono ad esso saldamente fedeli, a tutti coloro i quali fermamente credono che il Vangelo è la via alla salvezza. Sono anche venuto a proclamare il Gesù crocifisso e risorto a tutti quelli che liberamente scelgono di ascoltare la mia voce. Ma voi, cari seminaristi, voi, con i vostri vescovi e superiori, siete davvero i primi in Corea con i quali condivido l’alleluia della gioia pasquale della Chiesa che proclama la vittoria del Signore sopra il peccato e la morte. Voi siete i primi con i quali condivido la gioia del mistero pasquale celebrando il santo sacrificio della messa. E così dev’essere, perché voi siete nel vero senso della parola il futuro e la speranza della Chiesa in questa amata terra.

2. Già verso il 1820, sforzi furono intrapresi da laici per coltivare vocazioni al sacerdozio. Nonostante una violenta persecuzione, i vostri santi antenati spontaneamente formarono la “Angels’ Sodality” per alimentare le vocazioni, pregare per esse e sostenerle. E fu da quelle ferventi comunità di vita cristiana che vennero i primi sacerdoti coreani: padre Andrew Kim Taegon, che si venera in questa cappella, e padre Thomas Choe Yang’up.

Quando ancora erano seminaristi, più giovani di quanto lo siano molti di voi qui presenti, quei primi sacerdoti di Corea mostravano zelo nello studio e fame di sapere, insieme con una fede vigorosa, una obbedienza volenterosa e una perseverante speranza. A motivo di questo, ma soprattutto per la loro prontezza a morire per Cristo e per il Vangelo, essi risplendono come grandi e duraturi esempi per tutti voi.

Dieci anni dopo il martirio di padre Kim, veniva fondato in Corea, a Paeron, nel 1855, il primo seminario. In seguito, dopo incalcolabili sforzi e sacrifici a Puhunggol, a Yongsan, a Taegu e a Togwon nel Nord, finalmente furono creati i seminari maggiori di Seoul e Kwangju. Sono lieto che l’anno scorso un seminario abbia avuto inizio a Taegu, e che un altro sia stato aperto quest’anno a Suwon per commemorare la mia venuta in Corea.

In numero di novecento, voi siete, cari fratelli in Cristo, una consolazione e una grande promessa per la Chiesa. La Chiesa guarda a voi con grande attesa e speranza, e vi chiede di crescere sempre più nella vostra fede in Cristo attraverso l’imitazione dell’esempio di padre Kim e di padre Choe e di molti altri che hanno dato la loro vita nel servizio al Vangelo.

3. Questo tempo di preparazione al sacerdozio dovrebbe aiutare ciascuno di voi a rafforzarvi nella convinzione che Gesù Cristo è “la via, la verità e la vita” (Gv 14, 6). Egli è la via al Padre. Gesù stesso vive per il Padre nella sua totale dedizione alla volontà del Padre, attraverso il compimento dell’opera di redenzione del mondo. Ed egli ci conduce anche al Padre.

In seminario, mentre vi preparate al sacerdozio, dovete sforzarvi di penetrare il mistero di Cristo. Dovete cercare una sempre più profonda consapevolezza dell’unione che Cristo ha con il Padre proprio perché egli è il Figlio. Nel Vangelo di oggi egli ci dice: “Io sono nel Padre e il Padre è in me” (Gv 14, 10.11). E a motivo di questa unione con il Padre, egli può dire a Filippo: “Chi ha visto me ha visto il Padre” (Gv 14, 9). Ciascuno di voi, cari seminaristi, deve comprendere questo mistero di Gesù Cristo. Dovete afferrare questo mistero in modo tale che esso diventi per voi verità intima, verità nel vostro stesso cuore. Dovete afferrare il mistero in modo tale che esso possa prendere possesso di tutto il vostro essere.

La meditazione del mistero di Cristo, vi condurrà a comprendere il sacerdozio e a sviluppare un atteggiamento sacerdotale. Cercate di rivestire la vostra mente e il vostro cuore di Gesù Cristo. Ricordatevi che il Salvatore crocifisso e risorto desidera che voi un giorno celebriate l’Eucaristia: il sacramento del suo stesso sacrificio per la salvezza del mondo. Questo sacrificio ha il suo inizio eterno e senza fine nell’unione del Figlio con il Padre, di cui parla il Vangelo di oggi. Il sacrificio della messa, che è il centro del vostro sacerdozio, rimane per sempre il sacrificio del Figlio di Dio che si è fatto uomo per condurci al Padre.

4. Desidero attirare l’attenzione della Chiesa che è in Corea sull’importanza di compiere ogni possibile sforzo per suscitare le vocazioni e per fornire la miglior formazione al sacerdozio nei seminari. Abbondanza di vocazioni e una buona preparazione seminaristica: queste sono la prova della vitalità della Chiesa. Sono il segno che la croce e la risurrezione di Cristo, attraverso l’azione dello Spirito Santo, producono frutti preziosi nella Chiesa di Corea.

Nei vostri sforzi per alimentare le vocazioni, che Dio nella sua misericordiosa provvidenza vi manda in abbondanza, il vostro primo studio sia l’assidua preghiera per questa intenzione. Pregate con fiducia il padrone della messe, ricordandovi della promessa di Gesù che abbiamo oggi udito: “Qualunque cosa chiederete nel nome mio, la farò” (Gv 14, 13).

Permettetemi di aggiungere una parola speciale per i responsabili della formazione di questi giovani. Cari fratelli in Cristo, non dubitate mai di quanto alta sia la stima della Chiesa per voi e per il vostro lavoro, di così vitale importanza per il futuro. Mentre vi assicuro che non vi mancherà il sostegno delle mie preghiere, vi esorto anche a trasmettere non solo la conoscenza di Cristo e della sua Chiesa, ma Cristo stesso. Cristo dev’essere comunicato attraverso la purezza e la forza della parola di Dio. Ispirate un profondo amore per la persona di Gesù. Possa l’esempio della vostra vita individuale renderlo presente. Possano le vostre parole e le vostre azioni essere un segno di quanto profondamente voi credete che Gesù Cristo è “la via, la verità e la vita” (Gv 14, 6).

Cari fratelli in Cristo: il sacerdozio è nato dall’amore di Dio. Per la Chiesa in Corea esso rappresenta tutto. Rendiamo lode a Dio per questo grande dono e per i giovani che lo trasmetteranno alle generazioni future in questa terra attraverso Cristo nostro Signore. Amen.

 

© Copyright 1984 - Libreria Editrice Vaticana

 

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