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PAROLE DI GIOVANNI PAOLO II
AI DIPENDENTI DELLE VILLE PONTIFICIE
PRIMA DI CONCLUDERE LA CELEBRAZIONE

Giardino degli agrumeti, Castel Gandolfo
Domenica, 22 luglio 1984

 

Siamo venuti qui a portare al Signore un dono specifico: il pane e il vino. Possiamo dire che con questo dono ciascuno di noi ha portato all’altare tutta la propria vita, in tutte le sue componenti, siano esse negative che positive, siano esse dolorose o gioiose. Questo giardino, tanto ricco di elementi naturali, è solo una parte del mondo visibile che si è unito alla nostra offerta. Noi uomini invece, portando noi stessi in dono, offriamo anche la parte invisibile, quella parte cioè che corrisponde alla nostra vita, al nostro lavoro; ma con essa portiamo anche tutta la parte visibile del mondo, e non solo una parte: la terra, il cielo, tutti i pianeti, l’universo, cioè tutto il mondo visibile creato da Dio. Così, venendo a questo incontro, abbiamo portato con noi la ricchezza del creato. E siamo venuti per offrire questo mondo creato al suo Creatore, e abbiamo voluto farlo in Gesù Cristo, il centro della nostra assemblea liturgica. Egli stesso ha ricevuto i nostri doni simbolici, il pane e il vino, per fare di questi doni un’offerta di sacrificio del suo corpo e del suo sangue. Così, nei nostri semplici doni, abbiamo celebrato la morte di Cristo sulla croce, e la sua risurrezione. Ecco quale contenuto hanno acquistato questi nostri poveri doni, pane e vino. Abbiamo celebrato Cristo morto e risorto, crocifisso e asceso al cielo; Cristo uomo vero, figlio della vergine Maria, fedele a Dio che, figlio unigenito, porta a suo Padre tutto il dono del creato e tutto il bene del cuore umano.

Ecco, tutto questo, carissimi fratelli e sorelle, tutto questo ha fatto parte del nostro sacrificio. Così poveri, andando con il nostro povero dono, dono del pane e del vino, dono della nostra esistenza quotidiana, siamo diventati immensamente ricchi per la transustanziazione di questo dono nel corpo e sangue di Cristo. Ecco, lui stesso porta al Padre, offre al Padre noi tutti e tutto il mondo. Ecco l’Eucaristia, qual è la sua vera dimensione; qual è il mistero che abbiamo celebrato. E per ottenere i frutti di questa celebrazione, i frutti di questo sacrificio, tutti abbiamo ricevuto pane consacrato e vino, il corpo e il sangue di Cristo, perché lui vuole trovare una dimora in ciascuno di noi.

Ecco la nostra ricchezza di questa mattina: siamo diventati ricchi quanto la santissima Eucaristia, quanto quel mistero sacramentale cui abbiamo preso parte. Carissimi, per confermare tutto questo ringraziamo con l’ultima preghiera e poi riceviamo la benedizione. Tutta la celebrazione è una benedizione. Abbiamo vissuto un’ora nella benedizione di Dio, dentro la benedizione di Dio, Padre e Figlio e Spirito Santo. E il segno della fine della celebrazione eucaristica è l’ultima conferma della benedizione in cui abbiamo vissuto. È anche un augurio affinché sempre viviamo in quella benedizione del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Che essa costituisca la nostra vita; che ciascuno interpreti questa partecipazione all’Eucaristia come la missione di vivere in Cristo; la missione di vivere in quella dimensione che Cristo ci ha aperto, che Cristo ci ha costituito: vivere la sua vita quotidiana. E anche tutto il mondo, tramite noi, deve svolgere questa missione, questa dimensione: essere, esistere in Cristo. Così la nostra vita si incammina sulla strada della verità. Auguro a tutti questa via, la vita che Cristo ci ha impartito come un cibo di ogni giorno della settimana e che si apre con questo giorno del Signore, con questa domenica.

 

© Copyright 1984 - Libreria Editrice Vaticana

 

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