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VIAGGIO APOSTOLICO IN CANADA

CONCELEBRAZIONE IN ONORE DELLA VERGINE MARIA

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Santuario di Notre-Dame du Cap 
Lunedì, 10 settembre 1984

 

Cari fratelli e sorelle.

1. “Beata colei che ha creduto!” (Lc 1, 45).

Queste parole sono state rivolte a Maria di Nazaret da sua cugina Elisabetta, durante la Visitazione.

Esse fanno parte del secondo saluto che Maria ha ricevuto. Il primo è stato quello dell’angelo, al momento dell’Annunciazione: “Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te” (Lc 1, 28). Così si espresse Gabriele, il messaggero inviato da Dio a Nazaret, in Galilea.

In occasione della visita di Maria nella casa di Zaccaria, questo saluto dell’angelo trova sulle labbra di Elisabetta il suo complemento umano: “Benedetta tu fra le donne, e benedetto il frutto del tuo grembo” (Lc 1, 42).

Questo saluto umano e quello dell’angelo a Maria sono impregnati della stessa luce. L’uno e l’altro sono la parola di Dio, sulle labbra dell’arcangelo come su quelle di Elisabetta.

L’uno e l’altro formano un insieme unificato. L’uno e l’altro sono diventati la nostra preghiera alla Madre di Dio, la preghiera della Chiesa. “A che debbo che la madre del mio Signore venga a me?”. (Lc 1, 43).

Elisabetta è stata la prima a professare la fede della Chiesa: Madre del mio Signore, Madre di Dio, “Theotokos”!

2. “Beata colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore!” (Lc 1, 45).

Oggi, queste parole di Elisabetta rivolte a Maria alla Visitazione, sono ripetute da tutta la Chiesa.

Con queste parole, tutta la Chiesa benedice anzitutto Dio stesso: “Sia benedetto Dio e Padre del Signore nostro Gesù Cristo” (1 Pt 1, 3).

Nostro Signore, Gesù Cristo, è il Figlio. Egli è della stessa natura dei Padre. Si è fatto uomo per opera dello Spirito Santo. Si è incarnato all’Annunciazione nel seno della Vergine di Nazaret, ed è nato da lei come vero uomo. Egli è Dio fatto uomo.

In concreto, ciò si è compiuto in Maria al momento dell’Annunciazione dell’angelo. E in questo, in questo mistero, ella ha creduto, per prima: ella ha creduto in Dio stesso sulle parole dell’angelo. Ella ha detto “fiat”, avvenga di me quello che hai detto! “Eccomi, sono la serva del Signore”.

E fu così.

Quando la Chiesa benedice Dio, Padre di Gesù Cristo, con le parole della prima lettera di Pietro, essa benedice anche questo “fiat” di Maria, della serva del Signore.

3. Con le parole dell’apostolo Pietro, la Chiesa si unisce a Maria nella sua fede.

“Sia benedetto Dio e Padre del Signore nostro Gesù Cristo; nella sua grande misericordia egli ci ha rigenerati, mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti, per una speranza viva, per un’eredità che non si corrompe, non si macchia e non marcisce. Essa è conservata nei cieli per voi, che dalla potenza di Dio siete custoditi mediante la fede, per la vostra salvezza, prossima a rivelarsi negli ultimi tempi” (1 Pt 1, 3-5).

Ecco la fede della Chiesa e la speranza della Chiesa. Ma al di sopra di tutto, ecco la fede di Maria. Ella ha la sua parte, una parte sovreminente, nella fede e nella speranza della Chiesa. Ella ha creduto prima degli apostoli. Quando la sua parentela non credeva in Gesù (Gv 7, 5), e le folle avevano più entusiasmo che fede, ella era incrollabile nella fede.

Maria è il modello primordiale della Chiesa che cammina sulla via della fede e sulla via della speranza. Sul cammino della fede, della speranza e della carità. Nella costituzione sulla Chiesa, il Concilio Vaticano II si esprime così: “Della Chiesa -la Madre di Dio è figura nell’ordine della fede, della carità e della perfetta unione con Cristo -Per la sua fede e obbedienza generò sulla terra lo stesso Figlio di Dio -quale Eva novella credendo non all’antico serpente, ma al messaggero di Dio. Diede poi alla luce il Figlio, che Dio ha posto quale primogenito tra i molti fratelli (Rm 8, 29), cioè tra i fedeli, alla rigenerazione e formazione dei quali essa coopera con amore di madre” (Lumen Gentium, 63).

4. “Beata colei che ha creduto” -

Queste parole di Elisabetta, che la Chiesa intera ha fatto sue, noi le ripetiamo oggi nel santuario di Notre-Dame du Cap in terra canadese.

La Chiesa che è su questa terra esulta di gioia professando, in questo stesso luogo, la sua partecipazione alla fede di Maria.

Con tutta la Chiesa universale, la vostra Chiesa ringrazia Maria di averla aiutata a costruire la fede del popolo di Dio nel corso di numerose generazioni.

5. Sì, dal momento in cui la testimonianza della fede cattolica è stata portata sulla terra canadese, e condivisa dalla popolazione, la Vergine Maria ha avuto una parte importante nell’adesione a Gesù Salvatore, il Verbo incarnato in lei, e nella crescita di questo popolo di credenti. I fondatori di questa Chiesa erano uomini di grande fede, consacrati a Notre-Dame. Non poteva essere diversamente. E così in tutti i Paesi, e voi sapete che i miei compatrioti in Polonia ne hanno fatto una profonda esperienza. Si tratta di una devozione fortemente ancorata nel cuore del popolo cristiano, nella sua preghiera quotidiana, nelle famiglie e nelle comunità parrocchiali, ed essa si concretizza sempre con l’erezione di alcuni santuari mariani importanti, dove i fedeli amano recarsi in pellegrinaggio e dove la Vergine stessa manifesta in modo particolare la sua potente intercessione.

Questo fu il caso di qui, e, cari fratelli e sorelle, voi ne conoscete certamente la storia. La rievoco perché anch’io sono stato colpito. Nel 1651, l’abate Jacques de la Ferté, parroco di Sainte-Medeleine de Châteaudun, in Francia, fece dono del feudo – del Cap – ai missionari Gesuiti. Nel villaggio che essi ben presto fondarono in questo luogo, nel giorno della Presentazione di Maria, la parrocchia prese il nome di Cap-de-la-Madeleine; la devozione mariana divenne tale che una Congregazione del Rosario era già stata istituita prima della fine del XVII secolo. Fu qui che, nel 1714, fu eretto il santuario che divenne poi il santuario mariano nazionale e la più antica chiesa del Canada. Ma la tradizione ci trasmette dei fatti ancor più commoventi. Nel 1879, i parrocchiani di Cap-de-la-Madeleine, durante tutto l’inverno, supplicarono la Vergine Maria e lavorarono con inaudito coraggio, per trasportare qui le pietre necessarie al nuovo edificio mariano, su un ponte di ghiaccio provvidenzialmente formatosi sul fiume San Lorenzo, da allora chiamato il ponte dei rosari. Ed essi hanno raccolto dalla Vergine il segno che ella approvava questa iniziativa. Questi fatti, cari fratelli e sorelle, sono un’ammirabile testimonianza della fede dei vostri padri, della loro giusta comprensione del ruolo di Maria nella Chiesa. Da allora, la stessa pietà mariana ha condotto qui, da tutto il Canada, migliaia di pellegrini venuti a cercare fede e coraggio presso la loro Madre! Gente di tutte le età e di ogni condizione; umili e poveri soprattutto; coppie giovani e anziane; genitori preoccupati per l’educazione dei loro figli; giovani, persone alla ricerca di colui che è “la via, la verità e la vita”; malati alla ricerca di un’aggiunta di fede e di speranza; missionari che sono venuti a consacrare il loro difficile apostolato alla Regina degli apostoli; tutti coloro che desiderano un nuovo slancio per servire il Signore, servire la Chiesa, servire i loro fratelli, come fece Maria quando andò da Elisabetta.

Questi pellegrinaggi ci fanno vivere “ore di cielo” come dicono alcuni, nella gioia della fede, con Maria; e lungi dal farci evadere dai nostri impegni quotidiani, essi ci danno una forza nuova per vivere il Vangelo oggi, pur aiutandoci nella traversata fino all’altra riva della vita, dove Maria “brilla già innanzi al peregrinante popolo di Dio quale segno di sicura speranza e di consolazione” (Lumen Gentium, 68).

Sì, questo pellegrinaggio mariano rimane una grazia immensa fatta al popolo canadese. Possa, il flusso di oranti, non esaurirsi mai in questo luogo! Possa riempire spesso questa basilica da voi recentemente ricostruita e ampliata sotto il nome di Notre-Dame de l’Immaculée-Conception! Penso con soddisfazione a quei diecimila giovani delle scuole primarie del Canada, venuti qui per preparare la mia visita. Ho visto i messaggi che mi hanno inviato in questa occasione. Io li ringrazio. Mi congratulo con essi e dico loro: con Maria, costruite anche voi la Chiesa del Canada.

Io stesso, così desideroso di segnare ciascuna delle mie visite pastorali con un pellegrinaggio al grande santuario mariano del Paese, sono commosso e soddisfatto di farmi pellegrino di Maria, in questo luogo, e di raccomandare alla nostra Madre la mia missione apostolica e la fedeltà di tutto il popolo cristiano del Canada.

6. Oggi, infatti, veniamo al santuario di Notre-Dame du Cap in quanto generazione del nostro tempo.

Veniamo a pregare con il vescovo di Trois-Rivières, monsignor Laurent Noël, con tutti i suoi diocesani e coloro che, da tutta la regione, si sono messi in cammino verso questo insigne luogo mariano.

Veniamo per ripetere con Elisabetta: “Beata colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore!” (Lc 1, 45).

Veniamo per confermare la partecipazione delle generazioni passate alla fede della Madre di Dio. Nella bella eredità che vi è stata lasciata e che ha fatto di voi quello che siete, la fede era primordiale e la devozione a Maria, alla quale si consacrarono i vostri predecessori, teneva un posto importante nella fedeltà a questa fede.

Veniamo per trasferire in qualche modo questa partecipazione nel cuore della nostra generazione e delle generazioni future.

Le parole rivolte da Dio a Maria si sono compiute. Questo adempimento si chiama Gesù Cristo.

Quando il Risorto si presenta, dopo la sua passione, davanti agli apostoli, uno di essi, Tommaso, che era assente in quel momento, non voleva credere. Una settimana dopo egli vide Cristo e proclamò: “Mio Signore e mio Dio!” (Gv 20, 28). E sentì il Maestro dirgli: “Perché mi hai veduto, hai creduto: beati quelli che pur non avendo visto crederanno!” (Gv 20, 29).

E voi, cari fratelli e sorelle, “voi amate Cristo pur senza averlo visto e credete in lui senza vederlo . . .” (1 Pt 1, 8). In questa fede trovate un aiuto in Maria, la Madre di Cristo: ella fu la prima a credere! Ella vi conduce a lui.

Preghiamo in questo luogo per la nostra generazione, perché le generazioni future partecipino alla fede della Madre di Dio.

Questa fede vi aiuta a sopportare le sofferenze e le pene della vita, vi aiuta a perseverare nella speranza anche attraverso “varie prove”. Inoltre, queste “prove verificheranno la qualità della vostra fede che è ben più preziosa dell’oro, che, pur destinato a perire, si prova col fuoco” (1 Pt 1, 7).

Preghiamo perché la nostra generazione abbia una fede cosciente e ricca di maturità, una fede a tutta prova! Che tale fede sia una partecipazione alla fede di Maria, che sta ritta ai piedi della croce di suo Figlio sul Calvario. La grande prova di Maria non fu quella di vedere suo Figlio rigettato e condannato a morte dai capi del suo popolo? Ella lo ha seguito fino alla fine. Ha condiviso tutto. Ella si è unita a Gesù che offriva la sua vita per la salvezza del mondo -E noi, quando Dio sembra lontano, quando non comprendiamo le sue vie, quando la croce ferisce le nostre spalle e il nostro cuore, quando soffriamo a causa della nostra fede, impariamo dalla nostra Madre la fermezza della fede nella prova, e come attingere forza e coraggio dal nostro incondizionato attaccamento a Gesù Cristo. 

7. È così che Maria ha potuto ripetere in modo singolare queste parole, pronunciate nel suo “Magnificat”: “Ha guardato l’umiltà della sua serva” (Lc 1, 48).

L’umiltà di Maria associata in un’unione salvifica allo spogliamento del Figlio crocifisso!

La Chiesa intera, guardando Maria ai piedi della croce, ripete con particolare esultanza: “Beata colei che ha creduto . . .”.

Ed ecco che questa fede di Maria ai piedi della croce appare come la prima aurora del mattino di Pasqua.

La croce e la risurrezione si uniscono in uno stesso mistero: il mistero pasquale.

La Chiesa vive, di giorno in giorno, questo mistero.

E lo medita nella preghiera, e qui, la preghiera del Rosario, della corona, assume tutta la sua importanza. È con Maria, al ritmo del saluto angelico, che noi entriamo in tutto il mistero di suo Figlio, fatto carne, morto e risuscitato per noi. In un santuario come quello di Notre-Dame du Cap, ma anche nella vita di ogni cristiano, di ogni famiglia, questa preghiera mariana deve essere come il respiro quotidiano.

La Chiesa medita, ma celebra anche l’ineffabile mistero pasquale, ogni giorno, nell’Eucaristia. È proprio questo il vertice della nostra assemblea di credenti questa sera: con Maria ci avviciniamo alla sorgente, ci uniamo all’offerta di suo Figlio, ci nutriamo della sua vita: “Mistero della fede!”.

E giorno dopo giorno la Chiesa esprime la sua gioia esuberante davanti a questo mistero, estraendo il suo segreto dal cuore della Madre di Cristo nel momento in cui ella canta il “Magnificat”:

“L’anima mia magnifica il Signore -grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente. Santo è il suo nome . . .” (Lc 1, 46.49).

Impariamo da Maria il segreto della gioia che scaturisce dalla fede, allo scopo di illuminare con essa le nostre vite e le vite degli altri. Il Vangelo della Visitazione è colmo di gioia: la gioia di essere visitati da Dio, la gioia di aprire le porte al Redentore. Questa gioia è il frutto dello Spirito Santo, e nessuno ce la può togliere se rimaniamo fedeli a lui.

O Madre! Notre-Dame du Cap!

Fa’ che la Chiesa in terra canadese attinga sempre la forza della sua fede nel mistero pasquale di Cristo!

Fa’ che essa l’attinga dal tuo “Magnificat”!

L’Onnipotente ha fatto veramente per noi grandi cose.

Santo è il suo nome!

 

© Copyright 1984 - Libreria Editrice Vaticana

 

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