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VIAGGIO APOSTOLICO IN CANADA

SOLENNE CELEBRAZIONE DELL'EUCARESTIA

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Parco provinciale "Bird's Hill"(Winnipeg)
Domenica, 16 settembre 1984

 

“Tu amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze” (Dt 6, 5).

Fratelli e sorelle carissimi in Cristo.

1. Questo comandamento, il più grande, fu proclamato nell’Antico Testamento solo a Israele, Fu il primo e il più grande comandamento dell’antica alleanza che Dio stipulò con il popolo eletto. Egli lo diede attraverso Mosè dopo la liberazione dalla schiavitù d’Egitto. L’alleanza che era legata ai comandamenti, imponeva a tutti gli israeliti gli obblighi inerenti all’appartenenza al popolo di Dio.

La prima lettura della liturgia odierna ci indica in maniera molto circostanziata in che modo gli israeliti dovevano conoscere e mettere in pratica “i comandi, le leggi e le norme” (Dt 6, 1) che Dio aveva insegnato attraverso Mosè. Gli israeliti dovevano trasmetterli e insegnarli ai loro figli e a tutte le generazioni a venire, sia durante il cammino verso la terra promessa sia quando sarebbero vissuti in essa.

“Te li legherai alla mano come un segno, ti saranno come un pendaglio tra gli occhi e li scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle tue porte” (Dt 6, 8-9).

L’alleanza con Dio diventò una fondamentale fonte d’identità spirituale per Israele come nazione tra gli altri popoli e le altre nazioni della terra.

2. La seconda lettura, dalla prima lettera di san Paolo ai Tessalonicesi, ci introduce nella dimensione della nuova alleanza. Questa alleanza è nuova ed eterna. Si è compiuta nella carne e nel sangue di Cristo, con la sua morte in croce e con la risurrezione, ed è universale. È aperta a tutti i popoli e a tutte le nazioni della terra. Gli apostoli, infatti, sono stati inviati ad ognuno per proclamare il Vangelo: “Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo” (Mt 28, 19).

San Paolo può dunque scrivere ai Tessalonicesi così: “Ma come Dio ci ha trovati degni di affidarci il Vangelo, così lo predichiamo, non cercando di piacere agli uomini, ma a Dio, che prova i nostri cuori . . . Così affezionati a voi, avremmo desiderato darvi non solo il Vangelo di Dio, ma la nostra stessa vita, perché ci siete diventati cari” (1 Ts 2, 4.8).

Il Vangelo è diventato - e continua sempre a diventare - la fonte della cultura spirituale per uomini e donne di differenti nazioni, lingue e razze. È diventato anche la base dell’individualità e dell’identità culturale di molti popoli e molte nazioni in tutto il mondo.

Questa affermazione assume una particolare eloquenza nel Canada, dove in seguito all’immigrazione un patrimonio diversificato di popoli, di nazioni e di culture diventa il bene comune dell’intera società.

3. Il comandamento di Dio a Israele esprime il bene della società. Il suo adempimento è la premessa sulla quale si consolida tutta l’identità culturale, e senza la quale non può esservi una comunità multiculturale durevole ed efficace. La parola di Dio espressa attraverso Mosè porta con sé una promessa e costituisce un pegno di speranza per tutta la società: “Osservando tutte le sue leggi e tutti i suoi comandi, sia lunga la tua vita . . . Ascolta, o Israele, e bada di metterli in pratica; perché tu sia felice e cresciate molto di numero” (Dt 6, 2-3).

È nella prospettiva della fede che riusciamo a vedere quanto la parola di Dio - compiuta nel Vangelo - contribuisce alla costruzione e alla preservazione delle culture. E vediamo quanto è necessario adempiere al messaggio del Vangelo per riuscire ad armonizzare culture in un insieme pluralistico. Anche nell’ordine civile il Vangelo è al servizio dell’armonia. Staccare la cultura del suo legame con il comandamento evangelico dell’amore significherebbe rendere impossibile l’interazione che è caratteristica del Canada. La Chiesa ci parla ripetutamente della necessità di evangelizzare in profondità la cultura e le culture dell’uomo, “prendendo sempre la persona come punto di partenza e ritornando sempre alle relazioni degli uomini tra di loro e con Dio”. Siamo nello stesso tempo ammoniti che “la spaccatura tra il Vangelo e la cultura è indubbiamente il dramma della nostra epoca” (Pauli VI, Evangelii Nuntiandi, 20).

L’esperienza storica dei due popoli fondatori del Canada che si sono impegnati a vivere nel reciproco rispetto delle relative identità culturali, uniche nel loro genere, ha creato provvidenzialmente quella atmosfera di rispetto delle diversità culturali che caratterizza oggi il Canada. Nella sua interazione multiculturale il Canada non offre soltanto al mondo una visione creativa della società, ma ha anche una splendida occasione di dimostrare coerenza tra ciò che crede e ciò che fa. E questo viene realizzato applicando il comandamento di Cristo nell’amore.

4. Il Manitoba stesso riflette realmente una gamma di numerose culture differenti. Accanto alla sua popolazione di origine inglese e di origine francese - che viene ad aggiungersi alla popolazione autoctona - sono qui rappresentati i Paesi occidentali. L’immigrazione dall’Europa occidentale e orientale, dall’Asia, dall’Africa e dal Sud America contribuisce a formare la realtà di questa società civile. Giurisdizioni latine e ucraine costituiscono una sola Chiesa cattolica. Voglio salutare oggi in special modo la Chiesa di Winnipeg con il suo pastore, l’arcivescovo Exner, l’arcidiocesi di Winnipeg degli Ucraini guidata dall’arcivescovo Hermaniuk; e i fedeli dell’arcidiocesi di Saint Boniface sotto la guida pastorale dell’arcivescovo Hacault. I miei saluti vanno anche alle delegazioni diocesane dei fedeli provenienti da Saskatchewan, al vescovo Charles Halpin di Regina e ai vescovi delle diocesi circostanti di Prince Albert, Saskatoon e Gravelbourg. Considero, con profonda gratitudine, la presenza delle maggiori autorità civili, compresi il precedente governatore generale del Canada, l’onorevole Albert Schwier, luogotenente governatore e primo ministro di Manitoba e il luogotenente governatore di Saskatchewan. Sì, voi venite veramente da quasi “ogni tribù, lingua, popolo e nazione” (Ap 5, 9). E questa realtà è espressa oggi nella nostra assemblea liturgica, non soltanto attraverso diverse lingue ma anche attraverso le differenti tradizioni liturgiche del cristianesimo, sia nell’Occidente che nell’Oriente. In questa Eucaristia la Chiesa del Canada celebra la sua diversità e proclama la sua unità in Cristo e nella Chiesa universale.

5. Nel contesto largo della storia e della cultura, il primo e più importante documento trasmesso da Mosè all’unico popolo eletto dell’antica alleanza assume una rinnovata eloquenza nei nostri tempi.

Gesù Cristo dice: “Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io vi ho amati” (Gv 15, 12).

Il comandamento dell’amore è radicato, in maniera nuova, nell’amore di Dio; “Come il Padre ha amato me, così anch’io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre e rimango nel suo amore” (Gv 15, 9-10).

L’amore di Dio è dunque, sopra ogni cosa, una partecipazione all’amore di Cristo, l’amore con il quale Cristo ama.

E, nello stesso tempo, l’amore di Dio è organicamente legato all’amore per gli altri. “Non vi chiamo più servi . . . vi ho chiamati amici” (Gv 15, 15).

Questo amore è un’espressione morale ed esistenziale della scelta e della chiamata di Cristo “perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda” (Gv 15, 16). 

6. Il pluralismo delle tradizioni, il pluralismo delle culture, il pluralismo delle identità nazionali, tutto questo è compatibile con l’unità della società.

Noi preghiamo oggi per l’unità morale di questa società, perché questa unità è il fondamento e il comune denominatore di tutte le “necessità del mondo”.

Sin dai tempi più antichi il cristianesimo ha educato i fedeli - testimoni di Cristo - ad avere il senso delle responsabilità nei riguardi del bene comune della società. Questo insegnamento resta altrettanto valido quando la società presenta nettamente un carattere pluralistico. L’importanza dell’insegnamento della Chiesa a questo riguardo è stata espressa dal Concilio Vaticano II in termini inequivocabili: “Non si venga ad opporre, perciò, così per niente, le attività professionali e sociali da una parte, e la vita religiosa dall’altra. Il cristiano che trascura i suoi impegni temporali, trascura i suoi doveri verso il prossimo, anzi verso Dio stesso, e mette in pericolo la propria salvezza eterna” (Gaudium et Spes, 43).

Alla sorgente di questo magistero si trova il comandamento dell’amore reciproco, di cui il Vangelo parla oggi.

L’amore reciproco significa, nella sua dimensione essenziale, che i rapporti tra gli esseri umani sono fondati sul rispetto della dignità personale dell’altro e su una reale preoccupazione del suo bene. L’amore reciproco ha una particolare importanza per la formazione della comunità del matrimonio e della famiglia. E questo amore reciproco si estende a numerosi ambienti e a differenti livelli della coesistenza umana: all’interno di vari ambienti, comunità, società, e perfino tra le società.

In questo senso, questo amore è “sociale”, e costituisce la premessa essenziale per la formazione della civiltà dell’amore proclamata dalla Chiesa, particolarmente da Paolo VI.

7. In questo grande Paese che è il Canada, l’amore reciproco tra tutte le differenti comunità che costituiscono questa società pluralista, caratterizzata dalle molteplicità delle culture, diventa un’immensa forza per il bene. L’amore reciproco, che eleva e unisce gli elementi singoli, permette a tutti, quando sono insieme, di essere strumenti particolarmente efficaci al servizio dell’umanità. L’amore dà a persone con talenti molto diversi la possibilità di unirsi per realizzare un’azione coerente. Con questa azione coerente una società caratterizzata da culture multiple diventa capace di mettere a disposizione degli altri tutti i doni di cui è stata abbondantemente colmata. Ricordati, o Canada, che la più grande ricchezza ricevuta dalla diversità delle tue culture ti permette di donare agli altri e di aiutarli, di aiutare i tuoi fratelli e le tue sorelle bisognosi. La fede lo rende possibile, l’amore lo esige. In nome dell’amore, chiedo insistentemente che la disponibilità manifestata a tanti immigrati e profughi delle minoranze etniche e l’accoglienza generosa riservata ad essi continuino a caratterizzare il Canada e ad essere la sua ricchezza, in futuro come in passato. 

Appare opportuno ricordare a questo riguardo le parole profetiche di Giovanni XXIII: “Servono meglio la causa della giustizia quelle autorità pubbliche che fanno tutto il possibile per migliorare le condizioni umane delle loro minoranze etniche, specialmente per quanto riguarda la loro lingua, la loro cultura, le loro usanze, la loro attività e le loro iniziative economiche” (Ioannis XXIII, Pacem in Terris : AAS 55 (1963) 283). Questo contributo della pubblica autorità deve essere accompagnato dall’impegno attivo di tutti gli individui e gruppi per continuare a costruire una società canadese socialmente giusta, una civiltà durevole d’amore in cui sia garantita “la priorità dell’etica sulla tecnica, il primato della persona sulle cose, la superiorità dello spirito sulla materia” (Ioannis Pauli PP. II, Redemptor Hominis, 16) e tutto questo per la gloria di Dio, nostro Padre comune.

Preghiamo per questa intenzione, particolarmente nell’assemblea Eucaristica, e attraverso questa preghiera uniamoci a Cristo. Vogliamo realmente accettare il suo invito: “Rimanete nel mio amore”. Amen.

 

© Copyright 1984 - Libreria Editrice Vaticana

 

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