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SOLENNE CONCELEBRAZIONE EUCARISTICA CON CUI SI INAUGURA IL NUOVO ANNO ACCADEMICO DEI 14 ATENEI ECCLESIASTICI IN ROMA

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Basilica di San Pietro - Venerdì, 26 ottobre 1984

 

1. Sulla soglia del nuovo anno accademico saluto con tutto il cuore i superiori della Congregazione per l’educazione cattolica e i rappresentanti degli atenei cattolici di Roma: le comunità composte dai docenti e dagli studenti delle Pontificie università Gregoriana, Lateranense, Urbaniana, di San Tommaso d’Aquino, Salesiana e dei Pontifici atenei di Sant’Anselmo, Antonianum e delle altre facoltà teologiche e istituti di studi. A tutti esprimo il cordiale benvenuto in questa basilica che sorge sopra la tomba di san Pietro.

2. Ci incontriamo presso l’altare, che è il luogo del sacrificio.

Nell’Eucaristia vogliamo offrire tutto ciò che compone l’insieme del nuovo periodo degli studi nei nostri “atenei”.

Questo “insieme” costituisce una “parte” importante della vita di questa Chiesa che è a Roma e che si raccoglie intorno al suo vescovo, ma anche della vita di tutta la Chiesa.

Idealmente sono invitati a unirsi a questa odierna comunità di preghiera e di sacrificio tutti gli atenei cattolici sparsi nel mondo.

Col pensiero rivolto a tutti canteremo “Veni Creator Spiritus”, chiedendo la luce e la potenza dell’alto per le nostre comunità.

3. Noi ci incontriamo, per ascoltare - nella liturgia della parola di Dio - la parabola dei talenti. Per meditarla ancora una volta.

In questa parabola è nascosta una profonda e vasta analogia.

Il talento di cui parla Gesù è una moneta, un denaro, una cosa. Verbalmente quindi le parole del Maestro di Nazaret riguardano l’ordine delle cose: l’ordine economico.

Oggi non è più in corso il denaro chiamato “talento”. Il termine “talento” significa invece un attributo o una qualità dell’uomo. L’attributo del corpo, della mente o del cuore. Dall’ordine delle cose è stato trasferito all’ordine della persona.

Le parole della parabola di Cristo indicano, del resto, chiaramente quest’ordine.

Non l’“economia del denaro”, ma l’“economia dell’uomo”, è il tema proprio della parabola. Anzi: l’“economia della salvezza”.

4. Bisogna quindi che quest’“insieme” che è davanti a noi, e che forma l’anno accademico, noi lo mettiamo nei limiti dell’economia dell’uomo. Anzi, che mettiamo quest’“insieme” nei limiti dell’economia della salvezza.

A questo ci invita l’odierna liturgia.

Seguiamo fin dall’inizio questa chiamata.

5. Gli atenei, le università, le facoltà, gli istituti sono un ambiente particolare.

Quest’ambiente è destinato, per natura sua, a compiere in sé la moltiplicazione dei talenti:

- sia dei talenti che corrispondono alla vocazione degli studiosi e dei professori;

- sia anche di quelli che corrispondono alla vocazione degli studenti.

Qui si tratta, in un certo senso, di due diversi “livelli”, di due diverse “metodologie”, che tuttavia sono profondamente congiunti e coerenti.

Così dunque è necessario che a ciascuno di questi livelli, e insieme nella dimensione della loro interdipendenza, si compiano le parole della parabola:

“Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque” (Mt 25, 20).

“Signore, mi hai consegnato due talenti; vedi, ne ho guadagnati altri due” (Mt 25, 22).

6. Rimane ancora la questione di “un solo talento”, di quello nascosto sottoterra.

Un esegeta così spiega le parole:

“A chiunque ha sarà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha sarà tolto anche quello che ha” (Mt 25, 29): “Dio accresce la grazia a chi la mette a frutto e la ritira a chi la lascia inerte” (S. Garofalo, La Sacra Bibbia, III, p. 84).

7. Così dunque la questione dei talenti - quindi anche degli studi - si colloca nella dimensione di ciò che si potrebbe chiamare un essenziale “dramma dell’uomo”. È la questione dell’uso che egli fa di ciò che gli è stato “dato” nella sua irripetibile umanità, di ciò che gli è stato, al tempo stesso, assegnato come compito:

“assegnato come compito” nelle dimensioni della vita che contemporaneamente è una vocazione;

“assegnato come compito” nelle dimensioni della storia che, in definitiva, è la “storia della salvezza”.

8. Su questo sfondo acquistano piena chiarezza le parole del Libro del Siracide della prima lettura:

“Beato l’uomo che medita sulla sapienza e ragiona con l’intelligenza, considera nel cuore le sue vie, ne penetra con la mente i segreti” (Sir 14, 20-21).

L’autore del libro si esprime col linguaggio poetico della metafora, quando, parlando della sapienza, invita a inseguirla “come uno che segue una pista . . .”

a spiare “alle sue finestre . . .” / ad “ascoltare alla sua porta . . .” / a fare “sosta vicino alla sua casa” / a soggiornare “sotto i suoi rami” (Sir 14, 22-24.26).

E a quelli che si comportano così nei riguardi della sapienza, egli promette che essa

“gli andrà incontro come una madre, / l’accoglierà come una vergine sposa; / lo nutrirà con il pane dell’intelligenza, / lo disseterà con l’acqua della sapienza. / Egli si appoggerà su di lei e non vacillerà. / Si affiderà a lei e non resterà confuso” (Sir 15, 2-4).

9. “Ecco, ne ha guadagnati altri cinque... Vedi, ne ho guadagnati altri due . . .”.

L’accrescimento dei talenti è un’opera della sapienza. Collaborando con essa, diventiamo partecipi delle ricchezze nascoste nell’uomo, nell’uomo intero: corpo, mente, cuore.

I talenti evangelici si sviluppano nei raggi della sapienza che è da Dio, che è Dio in se stesso, e che è in Dio “per l’uomo”.

Bisogna quindi ponderare costantemente nella propria anima ciò che è “dato” e ciò che è “assegnato come compito”: il dono e la chiamata.

Bisogna “ponderarlo” sempre di nuovo; specialmente quando inizia una tappa nuova; nel nostro caso, all’inizio di un nuovo anno accademico.

Sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto” (Mt 25, 21).

Sei stato fedele?

Hai deciso di essere fedele?

10. Cari fratelli e sorelle! Meditiamo la parola di Dio nell’odierna liturgia. Meditiamo sulla parabola dei talenti.

Scopriamo in essa il dono e la chiamata che il nuovo anno accademico porta con sé.

Gridiamo dal profondo delle nostre anime:

Veni Creator Spiritus”.

I talenti si sviluppano sotto il soffio della divina sapienza e conducono alla sapienza.

 

© Copyright 1984 - Libreria Editrice Vaticana

 

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