The Holy See
back up
Search
riga

VISITA ALLA PARROCCHIA DELLA REGINA
DEGLI APOSTOLI ALLA MONTAGNOLA

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Domenica, 9 dicembre 1984

 

Cari fratelli e sorelle!

1. Ascoltiamo che cosa ci dice nell’odierna domenica il profeta Isaia, il grande testimone del primo Avvento, il profeta di Israele, del popolo che Dio ha scelto per rivelargli se stesso, la sua giustizia e la sua misericordia. In questa rivelazione, che risale a quello stesso inizio che il mondo e l’uomo hanno in Dio-Creatore, si svela gradatamente la grazia dell’alleanza. Il Dio dell’alleanza va incontro all’uomo nonostante il peccato e l’infedeltà, e in questa alleanza che conclude con il popolo eletto egli prepara le vie della venuta al Redentore del mondo.

2. Ecco, Isaia grida: “Consolate, consolate il mio popolo. / Dice il vostro Dio. / Parlate al cuore di Gerusalemme / e gridatele che è finita la sua schiavitù, / è stata scontata la sua iniquità, / perché ha ricevuto dalla mano del Signore / doppio castigo per tutti i suoi peccati” (Is 40, 1-2).

L’Avvento significa quindi “consolazione”. Il peccato fa nascere la tristezza. E retaggio del peccato sono la tristezza e l’avvilimento.

Il profeta si rivolge al “cuore di Gerusalemme” annunziando la liberazione dal peccato. Dio è colui che libera: libera dal peccato. È il Redentore. In colui che verrà ogni iniquità sarà scontata. Egli porta in sé la giustificazione. È il Messia, cioè l’Unto di ogni giustizia.

La sua venuta significa quindi consolazione. Viene per sollevare l’uomo da quella tristezza, in cui lo immerge il peccato.

“Consolate, consolate il mio popolo”!

3. Ecco ora la continuazione del messaggio profetico: “Una voce grida: / Nel deserto preparate la via al Signore, / appianate nella steppa la strada per il nostro Dio. / Ogni valle sia colmata, / ogni monte e colle siano abbassati; / il terreno accidentato si trasformi in piano / e quello scosceso in pianura” (Is 40, 3-4).

L’Avvento significa la venuta del Giusto e, di conseguenza, la gioia della giustificazione, che viene da Dio.

Contemporaneamente, l’Avvento significa la “via”.

Quanto suggestivamente Isaia parla di questa via! E poi, quando ormai già sarà vicino il tempo del compimento del primo Avvento, alle sue parole si riferirà Giovanni Battista, al Giordano.

L’Avvento significa la “via”.

È la via che ogni uomo deve preparare in se stesso: nei suoi pensieri, nelle sue parole e nelle sue opere, nel suo cuore e nella sua coscienza.

Quando dunque nella liturgia si presenta di nuovo l’Avvento - l’Avvento dell’anno del Signore 1984 - dobbiamo interrogarci e insistere su queste vie senza le quali non ci può essere quella venuta.

Non sono troppe le vie chiuse?

Non sono troppe le vie ostruite?

Via significa: apertura. La parola via dice che si può compiere un cammino, che ci si può avvicinare: un cammino che ci avvicina a Dio e che ci permette un incontro tra fratelli.

La Chiesa del nostro difficile tempo grida che per noi la via è aperta: ma dice anche che se Dio non s’avvicina a noi, periremo!

4. Il profeta rende testimonianza a Dio, a questo Dio, che desidera venire verso l’uomo. A questo Dio, in cui tutto il creato trova la sua gloria, e soprattutto l’uomo . . .

Ecco le parole di Isaia: “Allora si rivelerà la gloria del Signore / e ogni uomo la vedrà, / poiché la bocca del Signore ha parlato . . . / Sali su un alto monte, / tu che rechi liete notizie in Sion; / alza la voce con forza, / tu che rechi liete notizie in Gerusalemme. / Alza la voce, non temere: / annuncia alle città di Giuda: / "Ecco il vostro Dio"” (Is 40, 5.9).

Avvento significa “via”, significa “apertura”. Il profeta proclama una tale “apertura”, perché si possa rivelare “la gloria del Signore”. Un giorno Giovanni dirà sulla sponda del Giordano:

“Dopo di me viene uno che è più forte di me e al quale io non sono degno di chinarmi per sciogliere i legacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzati con acqua, ma egli vi battezzerà con lo Spirito Santo” (Mc 1, 7-8).

La gloria del Signore” si è rivelata nella venuta del Messia: nella notte di Betlemme e nei pressi del Giordano, e sul Golgota, e nella risurrezione dal sepolcro e nel Cenacolo della Pentecoste.

Dio ha scelto il luogo e il tempo. Ha scelto il popolo e gli uomini.

Noi siamo eredi di questo tempo e di questo luogo. Eredi di questo popolo e di questi uomini. Siamo il nuovo popolo di Dio.

Nostro è il secondo Avvento!

Noi aspettiamo (secondo la promessa) nuovi cieli e una terra nuova, nei quali avrà stabile dimora la giustizia” (2 Pt 3, 13).

“Davanti al Signore un giorno è come mille anni e mille anni come un giorno solo”. Sono le parole dell’apostolo (2 Pt 3, 8).

5. Tuttavia - insieme con il testo della liturgia - torniamo ancora al primo Avvento.

Dice Isaia: “Ecco il vostro Dio! / Ecco il Signore Dio viene con potenza, / con il braccio egli detiene il dominio. / Ecco, egli ha con sé il premio / e i suoi trofei lo precedono. / Come un pastore egli fa pascolare il suo gregge / e con il suo braccio lo raduna; / porta gli agnellini sul petto / e conduce pian piano le pecore madri” (Is 40, 9-11).

Ascoltiamo Isaia! Ascolta Isaia, uomo contemporaneo! Ascolta, mondo che ti illudi di “aver tolto” ogni potenza a Dio, tuo Creatore! Di “aver tolto” e di essertene impadronito.

Sembra che l’uomo moderno - e il mondo contemporaneo - sia divenuto un sovrano e un ““potentato” invincibile, eppure nello stesso tempo sappiamo - quanto bene sappiamo! - che egli è fragile come un agnellino, che ha tanto bisogno del Pastore, che lo prenda nelle sue mani e lo protegga dal male.

L’Avvento è il tempo della ricerca: l’eterno Pastore va in cerca delle sue pecorelle. Cerca ogni uomo. Cerca ciascuno di noi.

6. Oggi, seconda domenica di Avvento, abbiamo meditato insieme il messaggio della sacra liturgia: il Vescovo di Roma con la parrocchia dedicata alla Regina degli Apostoli, che appartiene alle comunità della Chiesa di Roma.

Saluto, insieme con il cardinale vicario e il vescovo ausiliare, il vostro parroco, don Quinto Butani, e il gruppo dei viceparroci, tutti appartenenti alla Pia Società san Paolo. Essi, con spirito di fraterna unione e collaborazione, affrontando anche disagi, tipici, del resto, delle opere giovani e incipienti, si dedicano a voi. Un saluto anche alle comunità religiose presenti. Sono le tre comunità fondate da don Alberione per l’apostolato della stampa e dei mezzi di comunicazione sociale: la Pia Società san Paolo; la Pia Società delle Figlie di san Paolo; le Pie Discepole del divin Maestro. Tali comunità trovano in questa basilica come il centro ispiratore della loro attività in seno alla Chiesa, e il cuore della loro dedizione alla buona causa. Saluto inoltre le Ancelle francescane del Buon Pastore, che danno un valido aiuto alla parrocchia mettendo a disposizione la loro cappella e i locali per la messa festiva e per la catechesi.

Un particolare saluto al bel gruppo degli adulti dell’Azione cattolica, unito all’augurio di uno sviluppo sempre più efficacemente aperto verso le nuove famiglie della parrocchia. C’è poi il gruppo del Fraterno aiuto cristiano, così bene dedito all’assistenza sociale, ai malati, in collaborazione anche con l’Unitalsi, alle famiglie e alle persone disabili o bisognose anche solo di assistenza per pratiche burocratiche e altri servizi sociali. Non voglio dimenticare il Centro anziani “Don Alberione” (anziani sì, dice il vostro parroco, ma giovani nello spirito).

Un incoraggiamento e insieme un saluto per il folto gruppo dei catechisti, che collaborano per la preparazione dei bambini e dei ragazzi ai sacramenti della prima Comunione e della Cresima. Vi sono riconoscente proprio perché siete assidui nel vostro lavoro, e vi preparate con cura, sistematicamente, al vostro servizio. Ho notato con piacere che avete incluso nel vostro programma di preparazione, e come parte integrante dell’itinerario catechetico, la partecipazione alla liturgia domenicale, e attendete voi stessi i giovani che vi sono affidati per introdurli alla messa domenicale e festiva.

Questa è un’iniziativa importante, perché aiuta a capire che la messa festiva è convocazione che Dio rivolge a ogni persona del suo popolo. Senza la messa la vita cristiana si impoverisce, lontana dall’incontro con Cristo, dalla sua parola e dalla mensa del suo corpo; senza messa rischiano di cancellarsi i segni della nostra appartenenza alla Chiesa, e la fede stessa perde di identità e di significato. Insistete sul valore della fedeltà costante alla messa domenicale, perché qui si realizza la continuità dell’alimento della fede di tutto il popolo di Dio.

Con voi catechisti saluto e ringrazio anche gli altri gruppi giovanili che, come piccole comunità vivaci e preziose per la continuazione della catechesi, si impegnano nella parrocchia: animazione liturgica, canto, giochi, azione caritativa. So che lavorate per dare vita all’Azione cattolica dei ragazzi e per le attività ricreative con l’entusiasmo che vi è connaturale e che si dimostra efficace proprio perché i vostri gruppi crescono e riuscite a far convergere verso la parrocchia anche gli adulti.

7. La parrocchia così è parte viva del “popolo messianico” (Lumen Gentium, 9); attraverso di essa ci guidano “le vie della venuta del Signore”. Queste vie conducono da Cristo all’uomo, e in Cristo dagli uomini agli uomini.

La parrocchia è una comunità di attesa e di ricerca nell’apostolato.

Comunità di attesa. In attesa, anzitutto, della piena rivelazione del suo Signore. La parrocchia attende in comunione la venuta del Signore, perché è tutta protesa verso l’adempimento dei tempi futuri, anch’essa, come tutta la Chiesa, di cui è parte, sacramento o segno e strumento dell’intima unione con Dio (cf. Lumen Gentium, 1).

La parrocchia è poi comunità di ricerca nell’apostolato.

Comunità di apostolato in modo eminente, perché ha ricevuto la missione di annunciare e instaurare il regno di Cristo e di Dio per tutte le genti, in mezzo alle quali opera il suo ministero. La vostra parrocchia della Regina degli Apostoli potrà offrire - come io vivamente confido - “un luminoso esempio di apostolato comunitario, fondendo insieme tutte le differenze umane che vi si trovano, e inserendole nell’universalità della Chiesa” (Apostolicam Actuositatem, 10).

Comunità, inoltre, di ricerca, perché è tenuta a dialogare con le molteplici e contingenti culture degli uomini, a divenire luogo dove ogni uomo, da qualsiasi idea provenga, può interrogare la fede e trovare, nell’autentica meditazione delle fonti cristiane, una luce orientativa. Così la parrocchia sarà aperta a tutti per far conoscere Cristo ad ogni uomo che lo cerca, e condurre tutti sulla via di Dio, realizzando un perenne Avvento di Gesù nella coscienza, nel cuore, nella fede di ogni persona.

8. Che in questa parrocchia, dedicata alla Regina degli Apostoli, risuonino ancora una volta le parole di colui che per primo fu qui l’apostolo, il pastore e il vescovo:

“Il Signore non ritarda nell’adempiere la sua promessa . . . usa pazienza verso di noi non volendo che alcuno perisca, ma che tutti abbiano modo di pentirsi” (2 Pt 3, 9).

Queste parole ha scritto Pietro, l’apostolo di Gesù Cristo, il primo Vescovo di Roma. In questo Avvento esse ancora risuonano per invitarci tutti a percorrere la via del Signore, per annunciare a noi la consolazione e la pace di colui che viene.

Vieni. Signore Gesù. Amen.

 

© Copyright 1984 - Libreria Editrice Vaticana

 

top