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SANTA MESSA NELLA PARROCCHIA DI SANTA MARIA DELLA VISITAZIONE

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Domenica, 20 gennaio 1985

 

1. “Eccomi”.

Sentiamo questa parola nella lettura tratta dal primo Libro di Samuele, ma, in verità, la ascoltiamo in tutta la liturgia di oggi: “Eccomi”.

Così risponde il giovane Samuele, svegliato nel sonno dal grido: “Samuele, Samuele!”. Egli dormiva nel tempio del Signore, dove si trovava l’arca dell’alleanza, ed era convinto che con questo grido l’avesse chiamato vicino a sé l’anziano sacerdote Eli.

Invece Eli non l’aveva chiamato.

L’aveva chiamato il Signore. L’aveva chiamato tre volte. Ogni volta il giovane rispose: “Eccomi”, pensando che si trattasse della chiamata di un uomo. Solo la quarta volta si accorse che a chiamare era il Signore.

E ogni volta Samuele, convinto di rispondere ad un uomo, rispondevo a Dio: “Eccomi”. La quarta volta, quando ormai lo sapeva, disse: “Parla (o Signore), perché il tuo servo ti ascolta” (1 Sam 3, 10).

2. La liturgia odierna vuole insegnarci - e lo fa in modo molto approfondito - che dobbiamo rispondere sempre a Dio: “eccomi”; che dobbiamo essere pronti alla sua chiamata.

Ce lo insegna prima di tutto Gesù Cristo.

I nostri cuori sono ancora pieni della luce e del calore della sua nascita nella notte di Betlemme.

Proprio in quella notte, Gesù manifesta con la sua presenza tra gli uomini ciò che aveva detto di lui, con spirito profetico, il salmista: “Sacrificio e offerta non gradisci, gli orecchi mi hai aperto. Non hai chiesto olocausto e vittima per la colpa. Allora ho detto: “Ecco, io vengo”. Sul rotolo del libro, di me è scritto che io faccia il tuo volere. Mio Dio, questo io desidero, la tua legge è nel profondo del mio cuore” (Ps 39 (40), 7-9).

“Eccomi - io vengo” esprime la presenza, esprime anche la prontezza.

“Eccomi”, nella prospettiva del Verbo Incarnato, significa: ecco io vengo a compiere il tuo volere.

Il giovane Samuele, che di notte nel tempio del Signore si era svegliato più volte di soprassalto gridando “eccomi”, desiderava compiere la volontà del suo superiore: desiderava compiere la volontà di Dio.

Il giovane Samuele ha vissuto nel tempio del Signore secondo la prospettiva del Verbo Incarnato: del Figlio che viene a compiere la volontà del Padre.

3. E nella stessa prospettiva sono stati avviati i discepoli di Giovanni Battista, dopo il battesimo di Gesù nel Giordano. Ce ne parla l’odierna lettura tratta dal Vangelo di San Giovanni.

Giovanni Battista additò Gesù e disse: “Ecco l’agnello di Dio!” (Io. 1, 36). questa espressione designa Colui che viene per compiere la volontà del Padre: “Obbediente fino alla morte e alla morte di croce” (Phil. 2, 8).

I discepoli di Giovanni Battista seguono Gesù. Chiedono dove abita. Uno di loro, Andrea, conduce da Gesù il suo fratello Simone, annunciandogli: “Abbiamo trovato il Messia” (Io. 1, 41), e “Messia” vuol dire l’Unto di Dio: Colui che, secondo il Salmista, dice al Padre: “Ecco, io vengo”.

Andrea e Simone s’avvicinano a Colui che “viene”, a Colui che per noi tutti dice al Padre: “Eccomi”.

Andrea e Simone sono disposti a rimanere con Lui e a seguirLo. Gesù dice a Simone: “Ti chiamerai Cefa (che vuol dire Pietro)” (Ibid. 1, 42).

4. La liturgia dell’odierna Domenica ci insegna a vivere alla presenza di Dio.

Colui che vive alla presenza di Dio è sempre disposto a dirGli: “Eccomi”.

La parola “eccomi” sembra esprimere soltanto il mio “io”. Invece, alla luce della Parola di Dio dell’odierna liturgia, essa ha un altro significato più importante e più pieno. la parola “sono presente”, “eccomi”, esprime una presenza-dinanzi: dinanzi agli altri, ma soprattutto dinanzi a Dio.

Questo è un problema del tutto fondamentale. Vale la pena di ricordare un particolare del Libro della Genesi.

Quando, dopo il peccato, cioè dopo la prima disubbidienza verso il Creatore e Padre, Dio chiede ad Adamo: “Dove sei?”, riceve la risposta: “Mi sono nascosto” (Cfr. Gen. 3, 8-10).

Adamo ha cercato di separarsi da Dio; di negare la sua presenza dinanzi a Colui che è onnipresente; di offuscare la sua conoscenza che penetra tutto, perfino i recessi più intimi del cuore umano.

“Sono presente, eccomi” vuol dire: Rimango alla tua presenza, o Dio, che “mi scruti e mi conosci” (Ps. 138 (139), 1). Così dunque l’odierna liturgia ci insegna a permanere alla presenza di Dio; a non rompere quel legame che è inscritto nel più profondo dell’esistenza di ciascuno di noi.

Essere trasparente dinanzi a Dio. Vivere nella verità, prima di tutto nella verità della retta coscienza.

Infine, essere disposto alla sua chiamata. Come Samuele. Come Andrea e Simon Pietro.

5. Il nostro “eccomi” cristiano s’inserisce incessantemente nel “Sono Presente” di Gesù Cristo, che venendo nel mondo compie la profezia del Salmo: “Che io faccio il tuo volere. Mio Dio, questo io desidero” (Ps. 39 (40), 9; cfr. Ebr. 10, 7).

Il nostro “eccomiumano e cristiano davanti a Dio è unito al “Sono Presente” salvifico e redentore di Gesù Cristo. Ne è pervaso.

Tutto il nostro “io” ne è pervaso. Tutto il nostro “io” è redento.

Lo esprime, nell’odierna liturgia, San Paolo, quando domanda: “Non sapete che i vostri corpi sono membra di Cristo?”, e ancora: “Non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo che è in voi e che avete da Dio, e che non appartenete a voi stessi? Infatti siete stati comprati a caro prezzo. Glorificate dunque Dio nel vostro corpo” (1 Cor. 6, 15. 19-20).

Fermiamoci su queste parole dell’Apostolo. Meditiamole. Meditiamole più di una volta.

Si vede da esse quanta ricchezza è nascosta nel nostro “eccomi” cristiano: “Eccomi” davanti a Dio, sono presente.

Questa ricchezza deriva dal fatto che per opera di Gesù Cristo è presente in noi, in modo ineffabile, Dio: il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Nel nostro “io” umano. Nella nostra anima e nel nostro corpo.

Fermiamoci su queste parole dell’Apostolo. Meditiamole.

Impariamo pure, mediante l’eloquenza di queste parole, a rispondere costantemente a Dio: “Eccomi”, a vivere alla sua presenza, a essere disposti a compiere la sua volontà.

6. Carissimi Fratelli e Sorelle! In questa Domenica son voluto venire in mezzo a voi con lo stesso spirito del mio venerato Predecessore Paolo VI, che fu qui tra voi il 18 marzo 1972; come Lui, anch’io desidero portarvi e comunicarvi la gioia della fede cristiana ed infondervi coraggio, perché la viviate e la professiate, giorno per giorno, in tutte le circostanze e gli ambienti in cui possiate trovarvi.

Desidero in questa significativa circostanza della mia visita pastorale, rivolgere un affettuoso saluto al vostro Parroco, il caro e zelante Monsignor Gregorio Pirro (don Gregorio), che dal 1956 con il suo entusiasmo e la sua dedizione ha contribuito a far nascere e crescere la vostra parrocchia, sia nel suo aspetto esteriore, ma ancor più in quello autentico ed interiore. Accanto a lui desidero salutare il Vice-parroco don Nicola Loiudice, che dal 1976 con esemplare bontà collabora instancabilmente per la vostra maturazione cristiana.

Un saluto cordiale alle 4.500 famiglie ed ai 15.000 fedeli, che formano questa vostra “Famiglia di Dio”, affidata alla protezione della “Vergine Santissima della Visitazione”; un pensiero di particolare considerazione va ai padri, alle madri, ai giovani, alle giovani, ai bambini ed alle bambine, agli anziani ed a quanti soffrono nel corpo e nello spirito.

Una parola di plauso e di incoraggiamento desidero indirizzare alle Suore Piccole Missionarie del Sacro Cuore, che si occupano della Scuola Materna, della Catechesi e delle attività parrocchiali; alle Figlie della Carità di San Vincenzo de’ Paoli, che assistono i poveri e gli ammalati della zona e danno il loro contributo per la catechesi ai fanciulli; alle Suore Vocazioniste, anch’esse impegnate nella catechesi.

Il mio sincero e vivo apprezzamento va ai vari gruppi parrocchiali: ai Catechisti, all’Apostolato della Preghiera, ai Gruppi di Catechesi, formati da adolescenti, giovani ed adulti impegnati nell’ascolto e nella meditazione della Parola di Dio.

7. La vostra è una parrocchia “giovane”, e quindi piena di fervore e di crescita. Nel 1956 era sorta come “Vicecura” e comprendeva circa 700 famiglie. E’ ormai lontano il ricordo del prefabbricato di legno, che comprendeva la Cappella e qualche piccolo ambiente per le attività parrocchiali. Già nel 1961 era pronta una vasta aula nel seminterrato dell’area destinata alla futura chiesa; e finalmente, nel 1971 la nuova chiesa, nella quale oggi siamo riuniti, veniva consacrata.

Auspico che questo tempio, alto, spazioso e moderno, sia sempre e ancor più un vero centro di preghiera adorante, di continuo, religioso ascolto della Parola di Dio, di vita sacramentale, in particolare mediante la partecipazione comunitaria, consapevole ed attiva, alla Celebrazione dell’Eucaristia, fonte, centro e culmine dell’esistenza cristiana.

La Madonna Santissima, titolare e protettrice della vostra comunità parrocchiale, vi sia sempre di modello: quando all’Annunciazione essa accoglie la Parola del Signore e, al suo “fiat” - “eccomi” - diviene il nuovo, vero Tempio e la nuova, vera Arca dell’Alleanza, in quanto il Figlio Eterno di Dio si è incarnato nel suo grembo verginale, con prontezza si alza per andare dalla anziana parente Elisabetta a prestarle delicata assistenza ed amorevoli cure.

La “Vergine del Fiat” diviene così la “Vergine della Visitazione”, aperta e disponibile ai bisogni, alle preoccupazioni, ai dolori ed alle angosce degli altri.

Il vostro continuo impegno personale e comunitario nella corresponsabilità della vita della parrocchia, in tutte le varie iniziative apostoliche e pastorali, trovi aiuto e conforto nell’esempio di Maria.

8. Desidero terminare questa omelia, che tocca le questioni fondamentali della nostra esistenza cristiana, ripetendo le parole dei primi discepoli, che hanno seguito Cristo: “Abbiamo trovato il Messia, che significa il Cristo” (Io. 1, 41); la grazia e la verità vennero per mezzo di Lui (Cfr. ibid. 1, 17)

In Lui e per Lui, ci sia concesso di saper dire costantemente al padre: “Eccomi”. 

 

© Copyright 1985 - Libreria Editrice Vaticana

 

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