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SOLENNE CELEBRAZIONE DELLA DOMENICA DELLE PALME

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Domenica, 31 marzo 1985

 

1. “Osanna!
Benedetto colui che viene nel nome del Signore!”
(Mt 21, 9).

Siamo venuti in questo luogo - in questa piazza di San Pietro - voi giovani di diverse nazioni e il Vescovo di Roma; siamo venuti ripetendo il grido che è risuonato, quasi duemila anni fa, per le strade di Gerusalemme. Questo grido si riferiva allora - e si riferisce anche oggi - a Gesù di Nazaret.

È lui che viene nel nome del Signore!

È a lui che cantano “Osanna”!

È lui che è benedetto: è lui il Messia!

Nel giorno del suo ingresso a Gerusalemme proclamano questa gioiosa novella le labbra degli abitanti della città santa e dei numerosi pellegrini.

La proclamano prima di tutto i giovani: “Pueri Hebraeorum”.

Vogliamo che il grido di quei giovani - oggi di nuovo ripetuto dai giovani - sia sentito. Che sia sentito particolarmente in quest’anno, proclamato in tutto il mondo Anno della gioventù.

2. Ecco, siamo venuti qui per celebrare la liturgia della domenica delle Palme. La descrizione della passione di nostro Signore Gesù Cristo, secondo Marco, ci introduce subito negli avvenimenti della settimana, che oggi inizia. È la settimana della passione del Signore!

Gesù di Nazaret, al quale cantiamo oggi “Osanna” e diciamo “benedetto” sarà condannato a morte.

Il venerdì santo altre labbra - pure nella stessa Gerusalemme - grideranno “Crocifiggilo! . . . Crocifiggilo!” (Mc 15, 13-14). Grideranno: “Il suo sangue ricada sopra di noi e sopra i nostri figli” (Mt 27, 25).

Perché?

Cerchiamo la risposta nella descrizione degli evangelisti: Matteo, Marco, Luca e Giovanni.

Essa è la seguente:

dinanzi al Sinedrio Gesù udì la domanda: “Ti scongiuro, per il Dio vivente, perché ci dica se tu sei il Cristo, il Figlio di Dio” (Mt 26, 63). Egli rispose: “Tu l’hai detto” (Mt 26, 64). Allora il Sommo sacerdote si stracciò le vesti e il tribunale emise la sentenza: “È reo di morte!” (Mt 26, 66). Il motivo della condanna fu religioso. Gesù è stato condannato come bestemmiatore.

Dinanzi a Pilato, procuratore romano, Gesù non è accusato della stessa cosa. Non di essersi detto Figlio di Dio (cf. Gv 19, 7). Ma di aver affermato di essere il Cristo re (cf. Lc 23, 2). Il motivo della sentenza è politico. Gesù viene condannato come usurpatore.

3. Tuttavia tra l’una e l’altra sentenza si è svolto un colloquio, nel quale l’accusato rispose a Pilato così: “Tu lo dici; io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce” (Gv 18, 37). Pilato ha capito? Sembra di no. Eppure quando condusse, di nuovo, Gesù con la corona di spine sul capo davanti agli accusatori, lo additò e disse: “Ecco l’uomo” (Gv 19, 5).

Così dunque Gesù di Nazaret, condannato dal Sinedrio come bestemmiatore, è condannato da Pilato come usurpatore: viene condannato prima di tutto come uomo.

Viene condannato perché ha preso su di sé la causa all’uomo: la causa eterna e ultima: “Per questo io sono nato e per questo sono venuto al mondo” (Gv 18, 37).

4. Della causa dell’uomo, che Gesù Cristo ha preso su di sé e che ha portato sulla croce, parla Paolo apostolo nell’odierna liturgia. Il testo della Lettera ai Filippesi è conciso e al tempo stesso mirabilmente ricco, profondo.

L’apostolo scrive: Cristo Gesù “pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini” (Fil 2, 6-7).

Chi è Gesù Cristo?

È “in uguaglianza con Dio” (cf. Fil 2, 6). È della stessa sostanza del Padre. È Dio da Dio, luce da luce. È il figlio di Dio. È vero Dio.

Contemporaneamente, questo Figlio di Dio, della stessa sostanza del Padre, “si è fatto uomo”. È vero uomo.

Chi è l’uomo?

È una creatura. “Dio creò l’uomo a sua immagine; maschio e femmina li creò” (Gen 1, 27). L’uomo è creatura di Dio e, nello stesso tempo, è immagine e somiglianza ai Dio.

 Il problema dell’uomo, il problema eterno e definitivo è contenuto qui: l’uomo è, tra tutte le creature del mondo visibile, l’essere “simile a Dio” e contemporaneamente è creatura.

Cristo ha preso su di sé la causa dell’uomo, facendosi uomo. Dio-Figlio, della stessa sostanza del Padre, come uomo ha preso posto nell’ordine delle creature. In un certo senso “spogliò se stesso” della divinità, rimanendo Dio-Figlio.

Come uomo-creatura è diventato servo: il servo del suo Creatore. Il Servo di Jahvè.

5. Sì, Cristo è divenuto Servo di Jahvè secondo la profezia di Isaia, il cui brano leggiamo nell’odierna liturgia:

“Ho presentato il dorso ai flagellatori, la guancia a coloro che mi strappavano la barba: non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi” (Is 50, 6).

Servo di Jahvè: il Servo sofferente di Jahvè, la più piena immagine profetica del Messia martoriato. La stessa immagine è presentata dal salmo 21, nel responsorio dell’odierna liturgia.

Dio-Figlio, della stessa sostanza del Padre, “in uguaglianza con il Padre”, come creatura, come uomo diventa servo di Dio e degli uomini! Proclama il programma di questo servizio nel Vangelo, particolarmente quando, mediante la cena pasquale, egli si prepara alla passione: quando lava i piedi ai suoi discepoli. “Il Figlio dell’uomo . . . è venuto non per essere servito, ma per servire” (Mt 20, 28). Per servire . . . gli uomini!

In questo modo prende su di sé la causa dell’uomo, per portarla a compimento.

L’uomo infatti è immagine e somiglianza di Dio. Quest’immagine e somiglianza viene portata al vertice, quando il Figlio di Dio, lo stesso Verbo eterno, diviene uomo.

Contemporaneamente, l’uomo è creatura. Non può dimenticare il fatto di essere immagine di Dio. E non può dimenticare il fatto di essere creatura di Dio. Come creatura è il servo del suo Creatore. L’uno e l’altro determinano, fondamentalmente, l’essere stesso dell’uomo e il suo posto nel cosmo. Essere uomo vuol dire mantenere la giusta proporzione tra la creatura e l’immagine di Dio. Mantenere l’equilibrio.

L’uomo ha perso questo equilibrio. Se l’è lasciato togliere. Consapevolmente e volontariamente ha seguito la voce del tentatore che diceva ad entrambi, alla donna e all’uomo, diventerete “come Dio, conoscendo il bene e il male” (Gen 3, 5). L’uomo ha rifiutato in quel momento la volontà di Dio, ha distrutto la proporzione tra l’immagine di Dio e la creatura di Dio.

6. Gesù Cristo è venuto nel mondo per restaurare, per così dire, alla radice questa proporzione: l’equilibrio perso. Perciò egli è il nuovo inizio! Il nuovo inizio della storia dell’uomo in Dio.

Proprio per questo egli, Figlio, “in uguaglianza con Dio”, della stessa sostanza del Padre, come uomo, assume “la condizione di servo”. Anzi: come uomo / “apparso in forma umana, / umiliò se stesso / facendosi obbediente fino alla morte / e alla morte di croce” (Fil 2, 7-8).

In questo modo raggiunse l’inizio stesso dell’equilibrio perso. Sulla bilancia della disubbidienza originale ha messo la sua obbedienza fino alla morte e alla morte di croce.

Quando agonizzava sulla croce con le braccia inchiodate al legno, così da non poter sottrarre “la faccia agli insulti e agli sputi . . .”, allora si compirono le parole che Cristo disse a Pilato:

“Per questo sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla verità”.

Rende testimonianza alla verità: alla verità su Dio e sull’uomo; a questa verità che, all’inizio della storia dell’uomo sulla terra, è stata falsificata. L’ha falsificata colui che la Scrittura chiama “padre della menzogna” (Gv 8, 44).

Proprio costui disse: diventerete “come Dio”.

Mentre l’uomo è una creatura e in pari tempo è immagine e somiglianza di Dio. Non attraverso la ribellione e l’opposizione, ma mediante la grazia e l’amore deve divenire - in Cristo figlio - il figlio di Dio.

Ecco il Figlio dell’uomo, agonizzante sul Golgota, il Verbo che si è fatto carne dà agli uomini il “potere di diventare figli di Dio” (Gv 1, 12).

Questo potere si contrappone alla menzogna dell’eterna tentazione.

7. Così dunque Gesù di Nazaret ha preso su di sé la causa dell’uomo, la causa eterna e ultima, la causa dell’uomo: ieri e oggi e fino alla fine!

Voi, giovani, che vi siete qui riuniti - da Roma, dall’Italia, dai diversi Paesi, nazioni, continenti - siete venuti per la domenica delle Palme, per ripetere:

“Osanna!

Benedetto colui che viene nel nome del Signore”.

Siete venuti per ascoltare, nel prossimo venerdì santo: “Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla verità” (Gv 18, 37).

Ciascuno di noi - ogni uomo - non viene forse nel mondo per rendere prima di tutto testimonianza alla verità?

Vi penetri profondamente questa testimonianza, che Gesù di Nazaret rende alla verità! In lui è contenuta la causa dell’uomo: la causa eterna e insieme ultima! Gesù Cristo è: ieri, oggi e in eterno. E la causa dell’uomo è in lui: ieri, e oggi e in eterno.

8. Voi, giovani, conoscete la causa dell’uomo oggi, sul finire del seconda millennio dopo Cristo.

Oggi l’uomo è orgoglioso dei suoi successi. Mai siamo stati testimoni di progressi così giganteschi nel campo della scienza e della tecnica! Le parole “diventerete come Dio” non trovano qui la loro conferma?

E, contemporaneamente, l’uomo odierno si sente minacciato . . . minacciato in diversi modi. Mai, prima d’ora, l’uomo si è sentito così minacciato come oggi . . . Le parole “diventerete come Dio” non trovano qui la negazione più radicale?

I giovani si domandano: quale sarà il nostro futuro in questo “nuovo, magnifico mondo”?

Quale sarà in questo mondo dell’elettronica e dei ritrovati stupendi, splendidi e insieme minacciosi, il futuro dell’uomo? Il futuro della persona?

In questo mondo, in cui alcuni uomini sembrano dominare così largamente, mentre altri uomini - sono milioni e tra essi bambini indifesi - muoiono di fame! Si trovano nei campi dei rifugiati. Sono anche perseguitati per la fede, per la voce della loro coscienza.

Se potessero riunirsi qui tutti i giovani da tutti i confini e gli angoli della terra, la domanda circa la causa dell’uomo oggi, si ingrandirebbe di molte domande. E in queste domande si troverebbero molte paure e preoccupazioni. Molti lamenti e accuse.

Non avvertiamo forse che in questo mondo manca sempre di più l’equilibrio tra l’uomo-immagine di Dio e l’uomo-creatura?

Non avvertiamo forse che in questo mondo è stata manipolata e falsificata la causa dell’uomo: quella eterna e definitiva? Non avvertiamo che in questo mondo si fanno continuamente sentire le scosse cosmiche e apocalittiche della disubbidienza originaria?

9. Perciò a questo mondo - al mondo del secondo millennio che volge alla fine - è necessario continuamente e sempre di più colui che si è fatto obbediente fino alla morte e alla morte di croce. Al mondo è indispensabile Cristo.

E questo, voi giovani, lo desiderate professare oggi insieme con me, Vescovo di Roma e successore di Pietro, con i cardinali, i vescovi, i sacerdoti, le persone consacrate qui presenti. E lo desiderate dire ad alta voce a tutti gli uomini e particolarmente a tutti i vostri coetanei nel contesto dell’Anno internazionale della gioventù.

“Benedetto colui che viene nel nome del Signore. Osanna al figlio di Davide!”.

10. Dio eterno: il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, ha assunto la causa dell’uomo - l’eterna e ultima causa dell’uomo - in Cristo che ha reso testimonianza alla verità in Cristo, condannato come bestemmiatore e come usurpatore in Cristo, flagellato e incoronato di spine; in Cristo crocifisso Dio ha preso la causa dell’uomo: ieri, oggi e in eterno. E in questo Cristo le dà un “nuovo inizio”.

In questo modo la domanda circa la causa dell’uomo è piena di speranza.! È piena di fiducia . . .!

Ecco le parole dello stesso apostolo Paolo:

“Per questo Dio l’ha esaltato / e egli ha dato il nome / che è al di sopra di ogni altro nome; / perché nel nome di Gesù / ogni ginocchio si pieghi / nei cieli, sulla terra e sotto terra; / e ogni lingua proclami / che Gesù Cristo è il Signore, / a gloria di Dio Padre” (Fil 2, 9-11).

Sì. Gesù Cristo è il Signore!

È il Signore del secolo venturo.

In lui la causa dell’uomo si riempie di speranza. La nostra “speranza in lui è piena di immortalità” (Sap 3, 4).

Benedetto, benedetto colui che viene nel nome del Signore. Osanna, Osanna. Amen!

 

© Copyright 1985 - Libreria Editrice Vaticana

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