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VISITA PASTORALE NEI PAESI BASSI

CELEBRAZIONE DELLA PAROLA CON IL LAICATO CATTOLICO

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Anversa - Venerdì, 17 maggio 1985

 

Cari fratelli e sorelle.

1. Gesù inviò i suoi discepoli a due a due, avanti a sé, con la missione di dire alle genti: “È vicino a voi il regno di Dio” (Lc 10, 9).

Egli stesso aveva iniziato il suo ministero con queste parole: “Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino” (Mt 4, 17). Ecco cos’è affidato al vostro apostolato di laici: la crescita del regno di Dio. Dio si è fatto vicino agli uomini. “E il Verbo si fece carne” (Gv 1, 14). È venuto ad abitare in mezzo a noi. Vuole dimorare in tutto ciò che gli uomini sono e realizzano. Se ha affidato una missione speciale ai suoi discepoli, ai pastori, ciò nondimeno il Signore “desidera dilatare anche per mezzo dei fedeli laici il suo regno di santità e di grazia, regno di giustizia d’amore e di pace” (Lumen gentium, 36).

2. Ogni giorno chiediamo nella preghiera al Signore: “Venga il tuo regno”. È la prima cosa che Gesù si aspetta dai suoi inviati: che preghino il Padre per l’avvento del suo regno come egli stesso lo prega. Così noi domandiamo che si compia la sua opera e non soltanto la nostra: che venga il regno di Dio quale egli lo vuole. E una siffatta preghiera guarisce l’uomo dall’illusione di credersi unico responsabile di questo regno. Nessuno potrebbe portare con le proprie forze la preoccupazione del regno di Dio senza esserne schiacciato. Gesù ci dice: “Chiedetelo al Padre”. Chi prega in tal modo si sintonizza sull’iniziativa di Dio. Il Padre nostro è la preghiera per eccellenza di ogni cristiano impegnato.

3. Ma il Signore ha voluto aver bisogno degli uomini affinché si compisse il suo regno, affinché la creazione renda gloria a Dio, affinché la sua verità rivelata venga conosciuta, affinché il suo amore sia all’opera in ogni incontro tra gli uomini, in ogni relazione sociale, in ogni famiglia e nella vita associata tutta, affinché il suo Spirito penetri nelle comunità più lontane, e anche nelle strutture più refrattarie, affinché siano spalancate le porte alla sua azione salvifica.

E qui, cari fratelli e sorelle laici, voi avete un ruolo insostituibile. Voi avete la vocazione propria di “cercare il regno di Dio trattando le cose temporali”. Voi siete “da Dio chiamati a contribuire, quasi dall’interno a modo di fermento, alla santificazione del mondo” (Lumen gentium, 31). Ma ancor più, dopo il Concilio avete preso ben coscienza della vostra vocazione; me ne rallegro. Non è una concessione d’oggi dei pastori, che avrebbero maggior bisogno di voi per via del loro numero esiguo, o della gravità dei problemi. Voi partecipate alla missione salutare della Chiesa. Voi siete deputati a questo apostolato in virtù del vostro Battesimo, della vostra Cresima (cf. Ivi, 33).

Membri del corpo di Cristo, voi partecipate alla sua funzione sacerdotale, compiendo di voi stessi con lui un’offerta spirituale. Attraverso la vostra professione esplicita di fede e la testimonianza della vostra vita animata dalla fede, voi partecipate alla sua funzione profetica; è il vostro modo di far conoscere Cristo agli altri. Voi partecipate alla sua regale funzione, affinché il mondo sia liberato dal peccato e s’imbeva dello Spirito di Cristo. È attraverso di voi, in un certo senso, che Cristo sta ad ascoltare le gioie e le pene dei suoi fratelli, che li ama, li incoraggia, cammina con loro. Voi siete testimoni nonché strumenti viventi della missione della Chiesa, all’altezza del dono di Cristo. In particolare, voi assicurate la presenza e l’azione della Chiesa in tutti i luoghi e le circostanze in cui essa non può divenire che tramite voi il sale della terra e la luce del mondo (cf. Lumen gentium, 33). Voi siete chiamati a formare il popolo delle beatitudini. Ad esso operate insieme a molti altri uomini di buona volontà: rimanete consapevoli dei limiti della vostra azione in un mondo ancora incompiuto e ferito. Tuttavia contribuite a preparare la nuova terra promessa da Dio. Il vostro impegno è un segno di speranza nella storia del genere umano.

4. I vostri campi d’azione sono diversi e complementari. Le comunità ecclesiali hanno bisogno di voi perché siano assicurati, in collaborazione coi pastori e nel rispetto del loro sacro ministero, tutti quei servizi che permetteranno di rendere più profonda la fede, esprimere la preghiera, allargare la carità. Incoraggio pertanto chi tra di voi dà la propria collaborazione all’accoglienza degli altri, alla liturgia, alla preparazione ai sacramenti, alla catechesi dei giovani e degli adulti, all’indirizzare chi è più lontano dalla Chiesa, al sostegno dei malati, delle persone anziane, degli immigrati, alle opere missionarie, allo sviluppo del Terzo mondo. Si tratta di una vera e propria corresponsabilità, soprattutto nella misura in cui partecipate ai consigli pastorali, diocesani e parrocchiali.

Le parrocchie costituiscono il luogo privilegiato della vostra azione. Il Signore vi riunisce uomini e donne di ogni indirizzo. Questa comunità si manifesta in modo visibile soprattutto nel corso della celebrazione dell’Eucaristia. In una parrocchia si deve poter constatare come cristiani così diversi sono “un solo cuore e un solo spirito”. Questa concreta vita in comune è il primo spazio aperto alla vostra disponibilità.

Ho insistito appena ora sul vostro ruolo nella Chiesa. Ma penso anche al vostro ruolo in seno al mondo, come dirò ai vostri fratelli e sorelle francofoni a Liegi. Si tratta in effetti, per i laici cristiani, di contribuire a impregnare di valore morale e di spirito evangelico le diverse realtà dell’ordine temporale: la cultura, l’arte, l’educazione; il campo della salute e le professioni mediche, i rapporti del mondo del lavoro; i rapporti sociali, le transazioni economiche, le responsabilità civiche, nazionali, i rapporti internazionali.

In questo campo, è necessario dare un posto privilegiato a quella comunità d’amore che è la famiglia, aiutarla a vivere l’amore coniugale, il rispetto per la vita, l’educazione, secondo il disegno di Dio. Non sono in gioco soltanto i valori etici o l’attività in seno alla società, ma la spiritualità stessa del matrimonio e della famiglia, cioè a dire la vita secondo lo Spirito. È allora che Dio manifesta la propria presenza nella famiglia, a giusto titolo chiamata “Chiesa domestica”.

5. Un certo numero di credenti laici ha sulle spalle grandi responsabilità nella società. Le loro qualità e la loro formazione sono utili a molti. Essi impiegano appieno le proprie capacità. Ma non meno importante è la testimonianza di semplici cristiani. La loro voce deve contare maggiormente nella comunità ecclesiale. Essi spesso hanno ascoltato e conservato il Vangelo con un cuore pieno di disponibilità. Gesù ha esultato di gioia dinanzi a tali testimonianze: “Io ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, che hai nascosto queste cose ai dotti e ai sapienti e le hai rivelate ai piccoli” (Lc 10, 21).

Se l’apostolato personale sotto tutte le sue forme, come testimonianza di una vita ispirata dalla fede, dalla speranza e dalla carità in tutte le circostanze, rimane principio e condizione di ogni apostolato dei laici, anche sotto forma collettiva, è tuttavia vero che l’apostolato organizzato ha il vantaggio di rappresentare il segno della comunione e dell’unità della Chiesa in Cristo; permette di meglio sostenere ciascuno dei membri e ha maggiore efficacia in tutti quei campi, sempre più numerosi, che richiedono un’azione d’insieme (cf. Apostolicam actuositatem, 16-18). Non dice forse il Vangelo che il Signore ha inviato i suoi discepoli “a due a due” (Lc 10, 1)?

Si può così pensare a riunioni per il ritorno alle fonti nello studio della dottrina, di riesame di vita e confessionali, per agire, in conformità al loro ideale cristiano, insieme ad altri uomini di buona volontà in seno a istituzioni temporali miranti al bene comune. Ma i credenti hanno anche il diritto, e spesso il dovere, di esprimere i propri valori in proprie strutture. Il vostro Paese conosce numerosissime organizzazioni e istituzioni cristiane. Esse svolgono in un certo senso un ruolo di ponte. Tramite esse, i cristiani rendono un servizio a tutta la società. In molte organizzazioni socio-culturali maschili e femminili e nei movimenti giovanili avviene un’integrazione della fede nella vita. Vi sono anche gli istituti d’insegnamento e il vasto settore caritativo.

Anche nella nostra epoca, tutte queste organizzazioni e istituzioni mantengono appieno il loro senso. Sono necessarie per dare al Vangelo un’espressione concreta nella società. È del resto per questo che devono ancora e sempre riportarsi alla loro fonte: lo spirito del Vangelo. Solo così sfuggono alla tentazione dell’azione meramente ripetitiva. È in tal modo, che potranno schierarsi continuamente a favore dei poveri e dei più deboli. È essenziale che ciascun istituto, ciascun movimento, a ogni livello, si lasci porre regolarmente delle domande dal Vangelo.

6. Molti credenti laici si trovano, è vero, soli e talvolta isolati in un ambiente pluralista. Insieme a persone animate da convinzioni diverse, spesso loro amici, essi lavorano alla promozione dei valori umani. Grazie a questo stesso fatto, possono essere testimoni della buona novella. Essi trovano forza e ispirazione nell’Eucaristia. Possono trovare appoggio nella loro famiglia e negli amici. Ma senza dubbio dovrebbe essere fatta qualche altra cosa ancora. Non sarebbe importante mettere ancor più in pratica il suggerimento proposto dai vescovi belgi nelle loro lettere pastorali sull’Europa e sulla crisi? Essi proponevano in questi documenti la creazione di “gruppi di speranza”. Si tratta di piccoli gruppi di cristiani che si scambiano le proprie esperienze. Essi mettono a raffronto la propria vita col Vangelo. Si danno coraggio a vicenda. Con un minimo di organizzazione, questi gruppi di amici possono costituirsi e svolgere il loro ruolo in tutti i campi: negli ambienti economici e sociali, nei gruppi professionali, negli ambienti sportivi, dello svago e della cultura. Sono piccole comunità vigorose, missionarie, che vogliono mettere in pratica il Vangelo.

7. In questa Chiesa locale molte donne cristiane assumono importanti responsabilità. Le prendono nel quadro di fiorenti organizzazioni socio-culturali, di istituzioni cristiane, nella catechesi familiare e in molte altre sedi. L’apporto della donna è indispensabile per la pienezza e l’armonia della vita della Chiesa. È comprensibile che molte donne soffrano di talune forme di paternalismo e di discriminazione. La comunità cristiana deve valorizzare il contributo e la responsabilità delle donne, ed esserne loro riconoscente.

La comunità cristiana riceve moltissimo dall’impegno della donna nella Chiesa, ma questo ancor più quando sa vedere nella donna un’immagine della Chiesa. È attraverso il suo particolare mondo interiore, e il suo insostituibile carisma, che la donna porta la propria testimonianza di fede, di speranza e di carità. Essa arricchisce allo stesso tempo e la Chiesa e la società. Porta profondità, autenticità, calore, spontaneità e molte altre qualità a lei proprie. Come potrebbe aver avuto inizio l’avvento del regno di Dio senza Maria, Madre di Gesù? Non fu forse Maria Maddalena colei che per prima vide e comprese che Gesù era risuscitato? Maria non ha forse avuto un ruolo centrale nell’evento della Pentecoste? La comunità credente aspetta l’apporto arricchente della donna, non solo in seno alla famiglia - nella quale il suo ruolo rimane d’importanza fondamentale per il coniuge e per i figli - ma in tutti i campi della vita: in quello spirituale, nella riflessione teologica, nella vita di comunità, nella vocazione missionaria, nelle sedi organizzative e nei servizi pastorali.

8. Nella società i laici, uomini e donne, devono essere soprattutto messaggeri delle beatitudini di Cristo. Gesù chiedeva ai discepoli: “In qualunque casa entriate, dite innanzitutto: Pace a questa casa” (Lc 10, 5). È la prima parola di Cristo risuscitato, l’abituale saluto della Chiesa. Questo messaggio dev’essere una buona novella per l’uomo reale. Esso comporta la bontà, la dolcezza, il rifiuto della violenza: “Ecco io vi mando come agnelli in mezzo ai lupi” (Lc 10, 3). Questo spirito di pace suppone anche il coraggio di resistere al male, alla persecuzione. È orientato soprattutto al guarire tutti coloro che soffrono in senso fisico e morale. Non può ignorare la giustizia. Il regno di Dio, “regno di giustizia e di pace”, sarà annunciato innanzitutto ai “privilegiati del Vangelo”, cioè ai piccoli e ai semplici, agli emarginati, agli stranieri, alle vittime della crisi e della violenza, ai malati, a chi è solo. Tutti aspettano un aiuto concreto ed effettivo. Annunciare la pace significa lavorare per la giustizia, e questo significa anche porre attenzione e instaurare strutture e leggi che favoriscano la giustizia. In tempo di crisi, infatti, numerose sono le vittime anonime di strutture inadatte alle loro reali necessità.

9. Cari amici, la vostra meravigliosa missione di laici suppone, lo sapete, un certo numero di disposizioni nonché una preparazione. Nel Vangelo, Gesù invia i suoi discepoli “in ogni città e luogo dove stava per recarsi” (Lc 10, 1). I discepoli vengono dunque inviati in vece di Gesù, avanti a lui. Essi devono preparare il terreno, e anche mostrare Gesù, essere trasparenti, affinché Gesù sia in essi riconoscibile.

Come i discepoli, dovete innanzitutto entrare in intimità con Gesù, per essere gli operai delle sue messi. Dovete frequentarlo regolarmente nella preghiera (cf. Lc 10, 2). Attraverso la preghiera vi mettete in diapason con l’anima di Gesù, col suo spirito filiale, con le sue beatitudini. La pace di Dio entra nella vostra vita, dalla quale potrà irraggiarsi (cf. Lc 10, 5-6). Il discepolo che prega si mantiene al servizio del Signore; non bada al successo, ancor meno all’insuccesso. Si rallegra unicamente del fatto che il suo nome sia scritto nei cieli (cf. Lc 10, 20).

Alla base dell’azione del discepolo sono due convinzioni fondamentali. Innanzitutto quella che Dio ci ha amati per primo, che non cessa d’amarci, che noi viviamo per mezzo di lui (cf. 1 Gv 4, 9), della sua grazia, come il tralcio sulla vigna, e che, senza di lui, non possiamo far nulla (cf. Gv 15, 5). Dunque - questa è la seconda convinzione - colui che si apre così alla misericordia divina riceve forza ed energia per seguire Gesù e consacrarsi a edificare un mondo conforme al Vangelo, un mondo contrassegnato dalla carità di Gesù. Lo fa a prezzo della croce, nella certezza della vittoria finale dell’amore, della resurrezione.

Laici cristiani, Cristo vi invita come suoi discepoli (Lc 10, 1). Sostenuti dalla preghiera e certi nella convinzione di cui vi ho ora parlato, dovete familiarizzarvi con tutto il Vangelo, bere alle fonti della fede. In una società secolarizzata, è importante creare luoghi nei quali i laici approfondiscano la propria fede.

L’organizzazione e l’intesa non possono essere trascurate. Tuttavia oggi vi è soprattutto bisogno di modelli di vita evangelica. In ciascun incontro con gli altri, i credenti cercano di esprimere la loro esperienza di vita, di emettere insieme giudizi a partire dal Vangelo e di determinare così la loro responsabilità di fronte al mondo, vicino o lontano. “Vedere, giudicare e agire” insieme, nello spirito di Cardijn, rimane una notevole pedagogia per l’edificazione di un mondo secondo il Vangelo.

Voi partecipate alla missione della Chiesa. È la Chiesa che conserva interpreta, attualizza il ricordo vivente di Gesù. È con la Chiesa, sotto la guida del Papa e dei vescovi, che ogni cristiano può crescere nella fede, rafforzarla malgrado gli errori e le contestazioni. La Chiesa, purtroppo, non è mai “senza macchia e senza rughe”. Tuttavia è ad essa che Gesù ha affidato la sua buona novella, e il canale ordinario della sua grazia. Il laico che vuole vivere e testimoniare Gesù Cristo deve amare la Chiesa, suo corpo, suo popolo in marcia. Non solo amarla, ma aderire agli insegnamenti del suo magistero, ai suoi orientamenti pastorali fondamentali, oprare in solidarietà con essa. Inoltre deve aprirsi alla Chiesa universale. La Chiesa che è nelle Fiandre fa parte della Chiesa intera. In cambio, oggi può beneficiare della grazia che è all’opera nelle giovani Chiese.

Senza trascurare le missioni lontane, i cristiani devono preoccuparsi in modo particolare dei loro fratelli che cercano o non credenti. Si sforzano di portare loro, come i discepoli di Gesù, la guarigione, poiché molti di questi recano in sé qualche ferita nascosta inferta dalla vita. Essi devono far sentire loro il segreto della tenerezza di Dio, che rallegra e solleva la loro stessa vita; e anche dire con franchezza ciò che il Vangelo ha loro rivelato riguardo alle questioni vitali che affrontano insieme, con tutto rispetto, nella fiducia che Dio è all’opera nel cuore di ciascun uomo.

Nelle situazioni delicate, come scrivevo nell’esortazione sulla riconciliazione e sulla penitenza (cf. Giovanni Paolo II, Reconciliatio et paenitentia, 34), dobbiamo testimoniare allo stesso tempo compassione e misericordia, lasciando sempre alla persona la porta aperta sulla speranza, e contemporaneamente testimoniare la verità e la coerenza, riconoscendo con chiarezza che tra ciò che è un male e ciò che è un bene secondo la legge di Dio rimane un’ineluttabile contraddizione.

10. Un’ultima parola, cari fratelli e sorelle, sulle vocazioni sacerdotali e religiose. Vi ringrazio d’aver manifestato voi stessi la vostra preoccupazione a questo riguardo. Il ruolo dei pastori è altrettanto indispensabile di quello dei laici; sono essi che vi permettono proprio di compiere a fondo la vostra missione specifica, alimentando il vostro zelo cristiano mediante il Vangelo e i sacramenti, permettendo alla comunità di essere Chiesa. Quando Gesù deplora che gli operai siano poco numerosi e chiede di pregare per loro, intende senza dubbio tutti questi operatori evangelici, ma più in particolare coloro che si consacrano per intero alla sua missione. Se le vostre famiglie pregano intensamente con questa intenzione, se manifestano rispetto e sollecitudine per le anime consacrate, sono certo che le vostre comunità ecclesiali avranno quelle vocazioni di sacerdoti, di frati, di religiose di cui hanno assolutamente bisogno.

Che il Signore vi fortifichi, ciascuno secondo il vostro proprio carisma! Possiate essere testimoni autentici, ferventi, gioiosi, di Cristo Gesù! Io vi ripeto la fiducia della Chiesa. In nome del Signore benedico voi, benedico le vostre famiglie, e vi invio a portare la buona novella, testimoniare la verità, guarire i cuori feriti, portare la pace, suscitare comunità d’amore, annunciare e costruire il regno di Dio.

 

© Copyright 1985 - Libreria Editrice Vaticana

                                      

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