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VISITA PASTORALE NEI PAESI BASSI

CELEBRAZIONE EUCARISTICA A BEAURAING

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Sabato, 18 maggio 1985

 

1. “In verità, in verità vi dico: se chiederete qualche cosa al Padre nel mio nome egli ve la darà” (Gv 16, 23).

Ecco, cari fratelli e sorelle, le parole che abbiamo udito nella liturgia. Cristo le ha pronunciate davanti agli apostoli, nel Cenacolo, la vigilia della sua passione, e anche nella prospettiva della sua partenza, dell’ascensione.

“Sono uscito dal Padre e sono venuto nel mondo; ora lascio di nuovo il mondo, e vado al Padre” (Gv 16, 28).

In questa prospettiva l’appello del Cristo diviene particolarmente eloquente. Con tutto il fervore del suo cuore egli invita alla preghiera; anzi di più, ci chiede di pregare, e ce lo dice con insistenza. Questa volta, non parla più per mezzo di parabole, ma direttamente: agli apostoli parla apertamente del Padre (cf. Gv 16, 25). Infatti, invitare alla preghiera è un modo particolare di parlare del Padre, perché significa: “Il Padre stesso vi ama, poiché voi mi avete amato, e avete creduto che io sono venuto da Dio” (Gv 16, 27).

Sì, la nostra via al Padre è stata ampiamente aperta. Di conseguenza, “chiedete e otterrete, perché la vostra gioia sia piena” (Gv 16, 24).

2. Tutta la Chiesa, dopo l’ascensione del Signore, ritorna al Cenacolo per attendere nella preghiera la discesa dello Spirito Santo nel giorno della Pentecoste: è in questo momento privilegiato che noi veniamo a Beauraing. Ci veniamo per essere assidui nel pregare con un cuore solo, come gli apostoli con Maria, la Madre del Signore (At 1, 14).

Da più di cinquant’anni questo luogo è divenuto un importante centro di pellegrinaggio mariano, per tutto il Belgio e per i Paesi vicini, un luogo privilegiato di preghiera e di rinnovamento nel quale i fedeli avvertono in maniera speciale la presenza di Maria, la Vergine immacolata, la Regina dei cieli, e la sua potente intercessione per la conversione dei peccatori.

Per accogliere i pellegrini voi avete disposto questo santuario all’aperto collocandovi la statua di Maria, avete edificato una cappella le cui pietre stanno a testimoniare l’origine del pellegrinaggio; poi avete costruito una grande chiesa; avete aperto una casa d’accoglienza per i malati, il “Castel Sainte-Marie” per i ritiri, e un luogo di contemplazione. Tutto questo mi rallegra, perché attraverso il vostro atteggiamento di fede e le vostre riunioni di preghiera viene onorata la Vergine Maria. E con lei, il suo divin Figlio, Dio Padre e lo Spirito Santo sono glorificati; per mezzo di lei la Chiesa si avvicina sempre più alla fonte della salvezza.

È bene che ciascuna regione abbia uno o più santuari mariani, eretti per una ragione particolare, con il benestare dei vescovi responsabili; è lì che si concretizza la devozione mariana, tanto importante nella fede cattolica e posta in chiara luce dal Concilio Vaticano II al culmine della costituzione sulla Chiesa. Maria “ha cooperato in modo tutto speciale all’opera del Salvatore, con l’obbedienza, la fede, la speranza e l’ardente carità, per restaurare la vita soprannaturale delle anime. Per questo è stata per noi la madre nell’ordine della grazia. Assunta in cielo, ella non ha deposto questa missione di salvezza, ma con la sua molteplice intercessione continua a ottenerci i doni della salvezza eterna” (Lumen gentium, 61. 62). E se ella attira in modo particolare l’attenzione dei suoi figli in dati luoghi e in dati momenti, attraverso fatti la cui interpretazione è soggetta al giudizio del magistero della Chiesa, la Madre di Dio è costantemente presente nella missione del Cristo e della Chiesa.

Questa presenza si rende particolarmente intensa nel santuario, luogo della permanenza della preghiera con Maria.

3. Qual è l’oggetto della preghiera della Chiesa nascente nel Cenacolo di Gerusalemme?

La liturgia di oggi ci dice che, prima di tutto, la Chiesa ringrazia: “Noi ti rendiamo grazie, Signore Dio onnipotente, che sei e che eri, perché hai messo mano alla tua grande potenza, e hai instaurato il tuo regno” (Ap 11, 17).

La Chiesa rende grazie per il mistero messianico della Pasqua: essa ringrazia per la croce - attraverso la quale il Cristo ha riportato la vittoria - e ringrazia per la risurrezione nella quale egli ha rivelato la potenza di Dio sulla morte e ha inaugurato definitivamente il suo regno nella storia dell’uomo e del mondo.

La Chiesa rende dunque grazie per l’opera della redenzione: “Ora si è compiuta la salvezza, la forza e il regno del nostro Dio e la potenza del suo Cristo” (Ap 12, 10).

La Chiesa rende grazie per l’opera della giustificazione dell’uomo davanti a Dio, “poiché è stato precipitato l’accusatore dei nostri fratelli, colui che li accusava davanti al nostro Dio” (Ap 12, 10).

Con la sua croce e la sua risurrezione, il Cristo ha giustificato l’uomo che Satana non cessava - e non cessa - di “accusare” estendendo su di lui il potere della sua apostasia da Dio e il mistero di iniquità, la potenza del peccato.

Così dunque gli uomini, figli di Adamo, “lo hanno vinto per mezzo del sangue dell’Agnello e grazie alla testimonianza del loro martirio, poiché hanno disprezzato la vita fino a morire” (Ap 12, 11).

La Chiesa rende grazie per il permanere della testimonianza apostolica di generazione in generazione.

Anche noi ringraziamo, riuniti in questa comunità di preghiera con Maria la Madre della Chiesa, a Beauraing, in Belgio.

Noi ricordiamo la fedeltà e il coraggio di tanti credenti su questa terra, nel corso dei secoli.

4. Al tempo stesso, unita nella preghiera, la Chiesa esprime una domanda.

Che cosa domanda? Ciò che in quei giorni essa domandava nel Cenacolo di Gerusalemme. Essa domandava certamente di poter nascere come Chiesa, di poter nascere dallo Spirito Santo.

E che cosa chiede oggi, qui a Beauraing? Che cosa dovrebbe chiedere?

Penso che chieda - che dovrebbe chiedere - la stessa cosa. Infatti la Chiesa, nata all’inizio dalla croce di Cristo e dallo Spirito Santo, nasce ancora costantemente dalla croce del Cristo e dallo Spirito Santo. Costantemente. In ogni generazione. In ogni luogo. In ogni nazione.

Essa vive della forza che l’ha fatta nascere. Essa rivive, si sviluppa nelle diverse epoche. Costantemente, essa cerca di “conservare l’unità dello Spirito per mezzo del vincolo della pace”. Non c’è che “un solo corpo, un solo Spirito . . . un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo, un solo Dio Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, agisce per mezzo di tutti ed è presente in tutti” (Ef 4, 3-6).

La Chiesa cerca costantemente di conservare questa unità! L’unità che essa ha da Dio! E per la quale prega con sempre maggior fervore.

5. Essa prega nel nome di quell’“unica speranza” alla quale siamo stati chiamati. Nel nome della speranza che ci è stata data attraverso la nostra vocazione (cf. Ef 4, 4).

La dove c’è la speranza, lì nasce la preghiera, lì si rinnova la speranza.

Il contenuto di questa speranza e della preghiera è la nostra vocazione in Gesù Cristo; la nostra vocazione cristiana.

L’ultimo Concilio ha stabilito uno stretto legame tra la causa della Chiesa e la causa della vocazione. Quando preghiamo perché si rinnovi la nascita della Chiesa in questo Paese, in questa fine del secondo millennio dopo Cristo, secondo la misura dei bisogni della nostra epoca, e per ciò stesso secondo la misura dell’immensa speranza che ci viene dalla nostra vocazione cristiana, noi preghiamo perché le vocazioni siano abbondanti.

6. “A ciascuno di noi è stata data la grazia secondo la misura del dono di Cristo . . . per rendere idonei i fratelli a compiere il ministero, al fine di edificare il corpo di Cristo” (Ef 4, 7. 12).

Nella Chiesa, popolo di Dio, tutti i membri sono incorporati al Cristo mediante il Battesimo, partecipano alla sua vita grazie ai sacramenti, alla sua funzione sacerdotale, profetica e regale; sono tutti chiamati alla santità, ed esercitano nella Chiesa e nel mondo la missione che è propria di tutto il popolo cristiano; ciascuno ha la sua parte di apostolato. Tale è la vocazione cristiana per tutti (cf. Lumen gentium, 31. 39).

Ma le vocazioni particolari sono diverse. Lo Spirito Santo “dispensa tra i fedeli di ogni ordine grazie speciali, con le quali li rende adatti e pronti ad assumersi varie opere o uffici, utili al rinnovamento della Chiesa e allo sviluppo della sua costruzione” (Ivi, 12).

A tre riprese, qui in Belgio - ad Anversa, a Laeken, a Liegi - ho l’occasione di parlare ai laici della loro missione cristiana nella Chiesa e nel mondo.

Oggi la nostra attenzione viene portata più particolarmente sulla vocazione sacerdotale e religiosa.

7. Sì, è con grande gioia e con molto affetto che saluto qui, assieme ai vescovi del Belgio, numerosi sacerdoti, diaconi, seminaristi, religiosi e religiose, membri di istituti di vita apostolica e missionaria, membri di istituti secolari.

Cari amici, vi invito anzitutto a rendere grazie a Dio. Egli vi fa un dono straordinario nel chiamarvi a lasciare tutto per seguirlo e servirlo in questo modo. Questa chiamata ha potuto farsi sentire in molti modi: ciò fa parte della storia segreta di ciascuno; poi la Chiesa l’ha ratificata. Custodite la memoria dei benefici del Signore, e camminate nella speranza. I doni del Signore sono senza pentimento. Su questo cammino della vita sacerdotale o religiosa voi, come il Cristo, come Maria, trovate evidentemente la croce. Soffrite a causa degli ostacoli che il Vangelo incontra, quando avete la missione di predicarlo al mondo; soffrite anche delle vostre fatiche, dei vostri limiti, talvolta delle vostre debolezze. Ma guardate con fiducia verso colui che vi ha chiamati e che rimane con voi, che opera in voi, per mezzo di voi, grazie allo Spirito Santo. Siate contenti di essere così vicini al Cristo e così utili alla Chiesa. Anche se spesso non potete verificare visibilmente il risultato del vostro ministero, rallegratevi, come Gesù diceva ai suoi apostoli, del fatto che i vostri nomi sono scritti in cielo (cf. Lc 10, 20). Se sarete fedeli, troverete sempre la pace del Cristo. Valgono specialmente per voi queste parole di Gesù ai suoi apostoli: “Il Padre stesso vi ama, poiché voi mi avete amato” (Gv 16, 27).

Voi conoscete il cammino della fedeltà. Mettete la preghiera al centro della vostra vita. Vivete in stretta unione con Cristo. Vivete con lui tutti gli incontri o le azioni del vostro apostolato. Rimanete molto uniti tra di voi, perché a nessuno di voi manchi il sostegno fraterno.

8. Ma, innanzitutto, ravvivate il dono che avete ricevuto. Non rimettete in discussione la vostra identità particolare nel popolo di Dio. Umilmente, poiché è un dono di Dio, ma fermamente, mantenete una viva coscienza della vostra vocazione. I laici stessi hanno bisogno della vostra vocazione. Per voi e per loro ne parlerò brevemente.

Cari amici sacerdoti, voi sapete quanto la vostra funzione ministeriale sia indispensabile alla Chiesa: voi cooperate al ministero del vescovo per partecipare, in un modo speciale, alla missione dell’unico mediatore che è il Cristo, capo della Chiesa, per agire in suo nome, in vista del bene soprannaturale di tutti i battezzati membri del suo corpo (cf. Lumen gentium, 28). L’apostolo Paolo scriveva agli Efesini: “E lui che ha stabilito alcuni come apostoli, altri come profeti, altri come evangelisti, altri come pastori e maestri . . . al fine di edificare il corpo di Cristo” (Ef 4, 12).

Voi annunciate la parola di Dio, voi santificate i credenti con i sacramenti, li radunate e li guidate a imitazione del Buon Pastore, preoccupato che neanche una pecora si perda per la vostra negligenza. Questa funzione sacra è tale che non impegna soltanto alcuni momenti della vostra vita, alcuni gesti, ma richiede una consacrazione di tutta la vostra persona, della vostra vita, del vostro amore a Cristo Gesù. Questo mistero è grande!

9. E voi, cari religiosi e religiose, voi avete lasciato tutto per seguire il Cristo, secondo i consigli evangelici. Avete scelto uno stato di vita che può permettervi di incarnarli quotidianamente. Questa professione religiosa appartiene inseparabilmente alla vita e alla santità della Chiesa. In un mondo che conosce tante schiavitù o che si lascia ingombrare da ricchezze non necessarie, voi potete manifestare il radicalismo del Vangelo, la sua libertà, l’obbedienza e la povertà del Cristo. In un mondo che è legato all’immediato, che limita il suo orizzonte alle realtà terrestri, che si inebria delle proprie conquiste o, al contrario, che si dispera, voi annunciate il regno di Dio che verrà. In un mondo che dubita o si sente lontano da Dio, voi mostrate che vale la pena di amarlo gratuitamente; fin d’ora, voi gli consacrate in una maniera particolare tutte le risorse del cuore. E siete liberi per la preghiera nel cuore della Chiesa, o per le molteplici forme di apostolato e di servizio alle comunità cristiane che esigono la disponibilità totale.

Penso nel medesimo tempo a tutti coloro che, negli istituti secolari, consacrano la loro vita a Dio.

Il Concilio affermava che il segno della vita religiosa può e deve esercitare un’influenza efficace su tutti i membri della Chiesa nel compimento coraggioso dei doveri della vocazione cristiana (cf. Lumen gentium, 44).

Invito tutti i cristiani qui presenti, tutti i cristiani del Belgio, a onorare la vostra vocazione sacerdotale e religiosa, a rendere grazie di essa, a sostenervi, a pregare per voi.

Non si può davvero concepire una Chiesa senza sacerdoti. E una Chiesa senza religiosi sarebbe privata di una testimonianza impareggiabile.

10. “La messe è molta, ma gli operai sono pochi” (Lc 10, 2). Quello che appunto ci sta tanto a cuore è il reclutamento delle vocazioni. Per quali vie trovarle? L’apostolo Paolo diceva: “Vi esorto io, prigioniero del Signore, a comportarvi in maniera degna della vocazione che avete ricevuto” (Ef 4, 1).

Desidero ripetervi questa esortazione: il comportamento che corrisponde alla vostra vocazione - cristiana, sacerdotale, religiosa - fa nascere nuove vocazioni. Questo comportamento coerente costituisce come una base permanente per la preghiera: esso la prepara, la preghiera ne è lo sboccio; e reciprocamente la preghiera suscita costantemente questo comportamento.

Le vocazioni sacerdotali e religiose suppongono nelle famiglie, nelle comunità ecclesiali, un clima di vita cristiana, una riflessione sul Vangelo e una testimonianza trasparente. Al giovane ricco, il Cristo ha cominciato col domandare se osservasse i comandamenti. Occorre anzitutto condurre una vita retta, coscienziosa, che troverà il suo coronamento, in certo modo la sua pienezza, nella decisione di donare la propria vita. Queste vocazioni suppongono dunque una preoccupazione di vita morale e un’educazione al servizio, al dono generoso di se stessi. Esse suppongono soprattutto un clima di preghiera, un’abitudine a conversare con il Cristo, abitudine che s’imprime nel bambino o nella bambina fin dalla sua infanzia.

I sacerdoti, i diaconi, i religiosi e le religiose, hanno una particolare responsabilità nello sboccio e nel sostegno delle vocazioni. Se essi danno una testimonianza della gioia di servire il Cristo in questo modo, se a causa della loro fede irradiano la speranza pur in mezzo alle loro fatiche, se si prodigano veramente per le anime, se sono capaci di iniziarle alla preghiera che impregna la loro stessa vita, come dubitare che non sorgano attorno a loro delle vocazioni? E come chiedevo nella mia lettera ai sacerdoti quest’anno, siamo vicini ai giovani, molti dei quali cercano un senso nella loro vita. Invitiamoli a collaborare alle nostre attività pastorali: celebrazioni liturgiche, catechesi, cura dei poveri e dei malati, animazione dei movimenti. Invitiamo a partecipare alla nostra vita religiosa: “Venite e vedete”. Ma, anche, non abbiamo timore di chiamarli esplicitamente a questo servizio. Cessiamo di essere pessimisti, rassegnati, timidi nel parlare delle vocazioni. Il seme è senza dubbio nel cuore di molti giovani, esso attende un’occasione favorevole per germinare.

11. E non dimentichiamo questa intenzione nella nostra preghiera: preghiamo e facciamo pregare per le vocazioni sacerdotali e religiose.

Tutta la Chiesa ha realmente bisogno di una tale preghiera. La Chiesa che è nella vostra patria ne ha grande bisogno, per sé, e per continuare il suo apporto missionario alle altre Chiese. “Pregate il padrone della messe perché mandi operai per la sua messe” (Lc 10, 2).

Ecco perché siamo qui riuniti, come gli apostoli dopo l’ascensione.

Preghiamo con Maria, nostra Signora di Beauraing. Ella è la prima chiamata alla soglia del Nuovo Testamento. Ella è il modello del cuore che piace a Dio, familiare di Dio. Ella rimane, per i sacerdoti, il modello della cooperazione all’opera di Cristo, della disponibilità allo Spirito Santo. Ella è il modello della vita consacrata al Signore. Ella orienta i discepoli verso il Cristo perché aderiscano a lui, con amore, e facciano tutto ciò che egli dirà. Con lei, ci è facile dire, nel “Padre nostro”: “La tua volontà sia fatta!”. Con lei, nel rosario, noi seguiamo passo dopo passo la vita gaudiosa, dolorosa e gloriosa nel suo Figlio, la sua propria vita.

Con Maria, noi apriamo i nostri cuori allo Spirito Santo.

Preghiamo nel nome del Cristo. Forse, finora, non avete abbastanza domandato invocando il nome del Cristo (cf. Gv 16, 24)? Continuate ad essere convinti che “nulla è impossibile a Dio” (Lc 1, 37).

Chiedete e otterrete, perché la vostra gioia sia piena” (Gv 16, 24).

Sì, le vocazioni sono il frutto della preghiera, esse sono la sorgente della gioia della Chiesa. Amen.

 

© Copyright 1985 - Libreria Editrice Vaticana

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