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VISITA PASTORALE IN VENETO
SANTA MESSA IN PIAZZA SAN MARCO
OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II
Venezia - Domenica, 16 giugno 1985
1. “Alzerò il calice della salvezza e invocherò il nome del Signore” (Sal
116, 13).
Da questa piazza San Marco, che è il cuore della storia della serenissima città
di Venezia, la celebrazione eucaristica di questa sera ci invita a recarci
spiritualmente nel Cenacolo. Là, dove il primo giorno degli Azzimi erano riuniti
gli apostoli per immolare la Pasqua dell’antica alleanza (cf. Mc 14, 12).
Infatti là, nel Cenacolo, Cristo istituì il santissimo Sacramento, la Pasqua
della nuova ed eterna alleanza.
Mentre mangiavano la cena, secondo la consuetudine di tante generazioni
d’Israele, Gesù “prese il pane e, pronunziata la benedizione, lo spezzò e lo
diede loro, dicendo: Prendete, questo è il mio corpo. Poi prese il calice
e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. E disse: Questo è il mio
sangue, il sangue dell’alleanza, versato per molti” (Mc 14, 22-24).
Così dunque gli apostoli, l’uno dopo l’altro, hanno alzato il calice della
salvezza nel nome del Signore. È stato istituito il sacrificio pasquale
della nuova ed eterna alleanza: l’Eucaristia.
2. Leggendo il testo del Vangelo secondo San Marco, abbiamo davanti agli occhi
dell’anima tutte le generazioni di coloro, che dagli apostoli hanno ricevuto in
eredità il sacramento del corpo e del sangue del Signore. Il sacramento di cui
vive, senza intervallo, la Chiesa di Gesù Cristo.
Davanti ai nostri occhi questa sera sta in modo particolare anche quel
sacerdote, vescovo, cardinale e Papa, del quale celebriamo insieme in terra
veneta il 150° anniversario della nascita: Giuseppe Sarto, patriarca di Venezia,
Pio X papa, San Pio X.
Quando egli “alzò” per la prima volta il calice della salvezza, invocando
il nome del Signore? Era il 19 settembre 1858, quando, sacerdote novello,
celebrò la sua prima messa a Riese.
Poi durante gli anni rinnovò il santo sacrificio in diversi luoghi: a
Tombolo, a Salzano, a Treviso, a Mantova. Poi qui, a Venezia, dove come pastore
della vostra Chiesa riuniva il popolo di Dio, celebrando l’Eucaristia.
Pronunziate le parole della consacrazione, alzava in alto il corpo e il sangue
del Redentore, realmente presente sotto le specie del pane e del vino.
Nella solennità del Corpus Domini usciva in processione per le piazze e le vie
di questa città, che giustamente è chiamata la “perla dell’Adriatico”.
3. E poi, col soffio forte e a un tempo mite dello Spirito Santo Paraclito, egli
vi fu tolto. Cristo Signore lo chiamava a Roma, affinché servisse
come successore di San Pietro in quella sede, la cui vocazione particolare è di
unire la Chiesa nella carità (cf. S. Ignazio di Antiochia, Epist. ad Romanos,
in Ser., F. 1, 252).
Giuseppe Sarto, vostro cardinale patriarca, divenne come Pio X in modo
particolare il “papa dell’Eucaristia”.
4. Infatti, fra le molteplici attività che esplicò da pastore della Chiesa
universale, egli dedicò in modo speciale la sua opera per far vivere più
intensamente del mistero eucaristico tutti i fedeli. A tal fine promosse la
pratica della Comunione frequente, possibilmente quotidiana. Incoraggiò
l’amministrazione della santa Comunione agli infermi (Sacra Congr. Conc., 7
dicembre 1906), offrendo così a quanti portano la croce della sofferenza il
conforto e la consolazione di poter ricevere il cibo eucaristico, “alimento che
trasforma l’uomo in ciò che mangia e gli permette di portare sempre e dovunque,
in spirito e carne, colui nel quale siamo morti, sepolti e risuscitati” (S.
Leone Magno, Serm. 14 de Pass. Dom.). Infine, mediante il decreto Quam
singulari (S. Congr. Sacr., Quam singulari, 8 agosto 1910) stabilì che
verso i sette anni cominciasse l’obbligo della Comunione, permettendo così che i
bambini, giunti all’uso di ragione, potessero accostarsi alla sacra mensa.
5. Un altro aspetto del suo pontificato, collegato strettamente al servizio
della carità: è la sua attività in favore della pace. Nei vari interventi
magisteriali ne indicò la strada nel dialogo, nella giustizia e nell’amore,
nell’ordine e “in quelle virtù che dell’ordine sono il principio e fondamento
precipuo” (Pio X, Libenter, 11 giugno 1911).
Nella tempesta della vigilia della prima guerra mondiale, egli esortò con tutte
le sue forze alla pace e invitò a pregare affinché Iddio allontanasse “quanto
prima le funeste faci di guerra” e ispirasse ai supremi reggitori delle nazioni
“pensieri di pace e non di afflizione” (2 agosto 1914). È il grande obiettivo a
cui si dedicò con lungimirante sapienza e intrepido ardimento anche papa
Benedetto XV, durante gli anni del sanguinoso conflitto.
6. Oggi - come indegno successore di Pio X nella sede romana - sono con voi,
cari veneziani, per “alzare”, in questo luogo, “il calice della salvezza” e
“invocare il nome del Signore”, così come, un tempo, lui faceva.
L’Eucaristia apre davanti agli occhi della nostra fede le prospettive di
quella “tenda” che è “più grande e più perfetta, non costruita da mano di
uomo” (Eb 9, 11).
La vostra splendida cattedrale, la basilica di San Marco, è una delle
espressioni artistiche più ammirate nel mondo di quest’eterna tenda di Dio uno e
trino, tenda che per opera di Cristo deve diventare la definitiva “dimora di
Dio con gli uomini” (Ap 21, 3). L’Eucaristia apre davanti agli occhi
della nostra fede la prospettiva di questa dimora, di questo luogo sacro, di
questo santuario di Dio stesso.
Ecco, Cristo entra in esso “con il proprio sangue” (Eb 9, 12).
Cristo, “il quale con uno Spirito eterno offrì se stesso senza macchia a Dio” (Eb
9, 14).
Cristo, il quale “è mediatore di una nuova alleanza” (Eb 9, 15).
7. Dunque, come io sto oggi qui dinanzi a voi, cari veneziani, così stava il
vostro santo patriarca, per celebrare “in persona Christi” l’Eucaristia;
e per portarla nella solennità del Corpus Domini in processione attraverso la
città: la famosa processione della chiesa di San Marco.
Con la stessa umiltà e amore, con cui dopo l’ordinazione sacerdotale
celebrò per la prima volta il santo sacrificio, con lo stesso ardore del
cuore, Pio X ripeteva:
“Che cosa renderò al Signore per quanto mi ha dato? . . . / Io sono tuo servo,
figlio della tua ancella . . . / Alzerò il calice della salvezza e invocherò il
nome del Signore. / Adempirò i miei voti al Signore davanti a tutto il suo
popolo” (Sal 116, 12. 16-18).
8. I santi non cessano di parlare. Anche dopo lunghi anni, anche dopo
secoli parlano, anzi gridano “cum clamore valido” (Eb 5, 7).
La voce del santo patriarca di Venezia e del papa dell’Eucaristia parla e grida
a questa Chiesa, di cui fu pastore e servitore. Rende testimonianza
all’Eucaristia. Rende testimonianza a Cristo, il quale “offrì se stesso senza
macchia a Dio”
- per “purificare la nostra coscienza dalle opere morte”,
- affinché possiamo “servire il Dio vivente” (Eb 9, 14).
Anche voi, cari fratelli e sorelle di Venezia, raccogliendovi intorno
all’altare, adorate il Signore e ascoltatelo. Partecipate con assiduità alla
santa messa e cibatevi spesso dell’Eucaristia. Siate in particolare fedeli alla
messa domenicale e nei giorni di precetto, attingendovi la forza di vivere con
vigore e con gioia la vostra identità cristiana, in una vita coerente con la
fede dei vostri padri, della quale è segnato ogni angolo di questa città.
Più la vostra esistenza avrà Cristo eucaristico come centro e più sarete pietre
vive nella costruzione della Chiesa di Venezia, la quale di conseguenza sarà
maggiormente in grado di rendere ragione della speranza che custodisce dinanzi a
quanti vengono così numerosi per motivi di studio, di lavoro o di turismo in
questa vostra città, stupiti della sua storia, della sua bellezza e della sua
umanità.
9. Chiamata a entrare in contatto con le più diverse culture e civiltà, non solo
per quanti vi convengono da ogni parte del mondo ma anche per gli incontri
internazionali che qui hanno sede, Venezia deve diventare una Chiesa della
Pentecoste nella quale tutti si sentono interpellati dal Vangelo: la diocesi di
Venezia ha una speciale vocazione missionaria. Molte diocesi mandano i
missionari in altri Paesi. Per i veneziani c’è un altro modo per vivere la
missionarietà: è il mondo che viene a Venezia e visita le sue chiese
straordinariamente ricche di arte.
L’Eucaristia è anche un invito all’accoglienza dei fratelli, con rispetto e
cordialità.
Forte della sua identità cristiana, accogliente nella carità, la vostra Chiesa
sia sempre pronta e aperta al dialogo con le culture, di cui Venezia è il
crocevia, per annunziare ad esse il Vangelo.
Protagonisti di questo impegno devono essere non solo i sacerdoti, ma tutti i
battezzati, innanzitutto coloro, ai quali il Signore ha dato doni singolari
di cultura: essi possono e devono divenire interlocutori dell’uomo dando ragione
della speranza che è in loro (cf. 1 Pt 3, 15).
10. Con questi pensieri che l’Eucaristia ispira, saluto di cuore la Chiesa che è
in Venezia, rivolgendo un affettuoso pensiero innanzitutto al suo patriarca, il
cardinale Marco Cè.
Nel ricordo anche dei suoi predecessori, in particolare di quelli che da questa
sede furono chiamati a quella di Pietro, saluto tutti i figli della città
lagunare, insieme con quelli del Lido e delle isole (Murano, Burano, Torcello,
Sant’Erasmo, Mazzorbo), di Mestre, di Marghera, della Riviera del Brenta e le
zone del Litorale, dalle antiche Caorle ed Eraclea ai popolosi territori di
Jesolo. A tutti desidero ricordare, cari fratelli e sorelle, la verità
vivificante proclamata da questa celebrazione: Gesù si offre come vittima
immacolata nel mistero eucaristico, che si rinnova quotidianamente sull’altare,
manifestando così la potente vicinanza e condiscendenza di Dio ad ogni uomo.
Tale verità, scritta con il sangue di Cristo su tutta la storia dell’uomo, è
quella che Giuseppe Sarto attinse dal cuore stesso dell’Eucaristia e trasmise ai
vostri avi.
“Alzerò il calice della salvezza e invocherò il nome del Signore”.
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