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MESSA NELLA SOLENNITÀ
DEI SANTI APOSTOLI PIETRO E PAOLO
OMELIA DI GIOVANNI
PAOLO II
Sabato, 29 giugno 1985
“Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente” (Mt 16, 16).
1. Queste parole pronunziate nei pressi di Cesarea di Filippo, questa
confessione della verità su Gesù di Nazaret, che per un figlio dell’antica
alleanza non era facile da pronunziare, segnano il momento della nascita di
Pietro!
Possiamo dire che egli è nato in questa confessione.
Prima era conosciuto come figlio di Giona, come Simone. Era pescatore, come suo
fratello Andrea; era stato Andrea a condurlo da Gesù sulle sponde del lago di
Genesaret. Già allora Gesù disse: “Ti chiamerai Cefa (che vuol dire Pietro)” (Gv
1, 42), ma questo fu soltanto un preannunzio.
Pietro - Cefa - pietra - roccia.
Nel momento in cui Simone figlio di Giona confessa che Cristo - il Messia - è il
figlio di Dio, quel preannunzio diventa realtà. E Cristo dice a Simone: “Tu
sei Pietro” - roccia.
Così dunque la confessione fatta nei pressi di Cesarea di Filippo è, in realtà,
il momento della nascita di Pietro.
È nato mediante la fede nella figliolanza divina di Cristo. In questa fede si
è rivelato il Padre, il Dio dell’alleanza come Padre. E Dio-Padre ha
rivelato a Simone il suo figlio: “Né la carne, né il sangue te l’hanno rivelato,
ma il Padre mio che sta nei cieli!” (Mt 16, 17).
2. Questa nuova nascita di Simone, figlio di Giona - la nascita di Pietro -
permette a Cristo di concretizzare la prospettiva del regno di Dio, che
egli ha proclamato sin dall’inizio della sua missione messianica in Israele.
Cristo dice: “Edificherò la mia Chiesa e le porte degli inferi non
prevarranno contro di essa” (Mt 16, 18).
Nell’annunzio di Cristo, la Chiesa viene legata a Pietro, e Pietro
viene inserito nella Chiesa come roccia, cioè Cefa. In questo modo
si spiega il mistero del nome, che Gesù di Nazaret ha proclamato a Simone già
durante il primo incontro.
“Io ti dico: tu sei Pietro e su questa Pietra edificherò la mia Chiesa”.
Le parole sono chiare e univoche. Colui che costruisce la Chiesa è Cristo
stesso. Pietro deve essere una particolare “materia”, un elemento
particolare della costruzione. Deve esserlo mediante la fedeltà alla sua
professione fatta presso Cesarea di Filippo, in forza delle parole: “Tu
sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”.
3. La nascita di Pietro nei pressi di Cesarea di Filippo ha, come si vede, un
duplice carattere: cristologico ed ecclesiologico. Pietro nasce dalla
fede nella divinità, nella figliolanza divina di Cristo. Nasce insieme nella
Chiesa e per la Chiesa. Nasce per un particolare servizio, al quale
corrisponde un particolare carisma. Il servizio di Pietro e il carisma di
Pietro.
Cristo dice: “A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai
sulla terrà sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà
sciolto nei cieli” (Mt 16, 19).
La Chiesa ha il suo inizio in Dio: nel Padre, nel Figlio e nello Spirito
Santo. Nella santissima Trinità essa ha anche il suo destino definitivo.
La vocazione e missione della Chiesa si compiranno in modo definitivo nel regno
di Dio. Sulla strada verso questo regno la Chiesa deve “legare e
sciogliere”, deve quindi tenere “le chiavi del regno”, e Pietro è il primo
depositario di questo potere, che è un servizio (di questo servizio che è un
potere).
4. Oggi la Chiesa romana, i cui inizi sono collegati al servizio di
Pietro-apostolo, ricorda con affettuosa venerazione il martirio della sua
“roccia”. Dal giorno della morte di Pietro guarda - mediante le letture
liturgiche - verso la sua nascita. E cerca di ricordare anche le principali
tappe della via, che da Cesarea di Filippo lo condusse proprio a Roma.
In particolare ricorda il periodo gerosolimitano, quando il Signore
strappò miracolosamente Pietro “dalla mano di Erode” (At 12, 11).
È noto che dopo aver lasciato Gerusalemme e prima di venire a Roma, San Pietro
dette altresì inizio alla Chiesa di Antiochia.
In tutte queste tappe sono rimaste determinanti le parole di Cristo, mediante le
quali Simone, figlio di Giona, nacque come Pietro. Parole riconfermate dopo
la risurrezione, quando Cristo stabilì Pietro nell’amore e gli affidò il
servizio pastorale: “Pasci i miei agnelli . . . pasci le mie pecorelle” (Gv
21, 15-17).
E allora gli predisse “con quale morte egli avrebbe glorificato Dio” (Gv
21, 19).
5. Oggi la Chiesa romana ricorda proprio il giorno di questa morte beata, da
martire. Essa ha unito al termine della via i due apostoli: Pietro e Paolo.
Sant’Agostino ne parla così nell’odierna liturgia delle ore: “Un solo giorno
è consacrato alla festa dei due apostoli. Ma anch’essi erano una cosa sola.
Benché siano stati martirizzati in giorni diversi, erano una cosa sola. Pietro
precedette, Paolo seguì. Celebriamo perciò questo giorno di festa, consacrato
per noi dal sangue degli apostoli.
Amiamone la fede, la vita, le fatiche, le sofferenze, le testimonianze e la
predicazione” (S. Agostino, Sermo 295: PL 38,1352).
6. La Chiesa romana unisce ambedue gli apostoli nel comune ricordo della loro
morte di martiri.
La liturgia dedica un altro giorno al ricordo della nascita di Paolo. È
il 25 gennaio, che celebra la sua miracolosa conversione davanti alle porte di
Damasco. Colui che si è convertito, era prima un nemico mortale del nome di
Cristo e persecutore dei cristiani. E il suo nome era Saulo. Saulo di Tarso.
Sulla strada verso Damasco la potenza di Dio lo fece cadere a terra. E Cristo
gli domandò: “Perché mi perseguiti?” (At 9, 4).
A Simone, Gesù rivolse la domanda: “La gente chi dice che sia il Figlio
dell’uomo?” (Mt 16, 13).
E a Paolo: “Perché mi perseguiti?”.
E come dalla risposta di Simone è nato Pietro, così dalla risposta a
Cristo, data da Saulo vicino a Damasco, è nato Paolo. L’apostolo Paolo, che ha
detto di essere “infimo” perché ricordava di aver perseguitato, una volta, “la
Chiesa di Dio” (1 Cor 15, 9), è nato dalla fede in Gesù risorto,
la cui potenza ha sperimentato davanti alle mura di Damasco. E l’ha sperimentata
poi su tutte le vie della sua missione apostolica.
E anche nella nascita spirituale di Paolo, Cristo ha inscritto il mistero
della propria Chiesa. Già da allora, quando gli domandò: “Perché mi
perseguiti?”, egli parla della Chiesa.
Saulo infatti perseguitava la Chiesa. Quindi, già da quella volta, Paolo poté
vedere con gli occhi della fede Cristo nella Chiesa e la Chiesa in Cristo.
La Chiesa, corpo di Cristo.
7. Oggi, nel giorno in cui si rende omaggio alla morte beata di ambedue gli
apostoli a Roma, ambedue sembrano parlare a noi che siamo la Chiesa: “Celebrate
con me il Signore, esaltiamo insieme il suo nome” (Sal 34, 4).
E contemporaneamente la Chiesa risponde ai due apostoli con lo stesso versetto
del salmo: “Celebrate con me il Signore, esaltiamo insieme il suo nome”.
Lo fa in particolare la Chiesa romana: “O Roma felix, quae tantorum principum /
es purpurata pretioso sanguine, / non laude tua, sed ipsorum meritis / excedis
omnem mundi pulchritudinem” (“Primi Vespri”).
8. La Chiesa di Roma ha la gioia di salutare la delegazione ortodossa presieduta
dal metropolita Chrysostomos di Mira, che il patriarca ecumenico Dimitrios I ha
inviato a Roma per questa festa dei santi Pietro e Paolo.
È per noi cara la presenza di tale delegazione, nel giorno solenne dedicato a
Simone, figlio di Giona. Pietro infatti fu chiamato per mezzo del fratello
Andrea, il quale è venerato, in modo particolare, dalla Chiesa di
Costantinopoli, di cui è patrono. Ringraziamo pertanto i rappresentanti di
questa Chiesa che si sono uniti alla nostra celebrazione.
Il dialogo aperto tra le nostre Chiese sulla comune fede apostolica ci condurrà
alla piena unità e, finalmente, a poter celebrare insieme l’Eucaristia del
Signore. A questo scopo invito tutti a pregare sempre e particolarmente quest’oggi.
9. La Chiesa romana gioisce anche della presenza dei nuovi metropoliti
che riceveranno il pallio qui presso la tomba di San Pietro. Sono undici
metropoliti, provenienti da varie parti del mondo.
Come sappiamo, il pallio è simbolo di una speciale comunione con la Sede di
Pietro. Esso è titolo d’onore ma anche richiamo a una più alta responsabilità, a
un più generoso spirito di servizio e di sacrificio nella fedeltà e nella
comunione col vicario di Cristo per l’unità, la santificazione e la crescita del
corpo mistico e la salvezza del mondo. L’augurio che vi rivolgo, allora, cari
confratelli, è che il vostro amore a Cristo e alla Chiesa non venga mai meno, e
siate pronti, per questo amore, ad affrontare ogni prova, partecipando del
coraggio apostolico dei santi che oggi festeggiamo.
10. Così, dunque, venerabili fratelli nell’Episcopato, e anche voi, cari
fratelli e sorelle del popolo di Dio! Rallegriamoci nella solennità dei
santi apostoli Pietro e Paolo.
Mediante la loro vocazione e il servizio ai misteri di Cristo, Figlio di Dio,
tale solennità è stata inscritta, una volta per sempre, nella storia del regno
di Dio sulla terra. E i due apostoli, nascendo da questo mistero, hanno
costruito la Chiesa nelle sue fondamenta.
Beato te, Simone figlio di Giona!
Beato te, Paolo di Tarso!
“Per crucem alter, alter ense triumphans / vitae senatum laureati possident”
(“Inno dei primi Vespri”).
La Chiesa romana celebra con grande gratitudine il giorno della vostra
nascita al regno dei cieli: per l’eternità in Dio. Amen.
© Copyright 1985 - Libreria Editrice Vaticana
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