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MESSA PER IL PERSONALE DELLE VILLE PONTIFICIE
OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II
Palazzo Pontificio di Castelgandolfo - Domenica, 14
luglio 1985
Carissimi fratelli e sorelle.
1. Vi saluto nel nome di Cristo. Siamo tutti invitati ad essere una comunità con
Cristo. Siamo tutti invitati a partecipare al suo sacrificio. Questo sacrificio
dà gloria a Dio. Noi tutti siamo chiamati, oggi, giorno del Signore, a rendere
gloria a Dio, a cantare le lodi di Dio, nostro Creatore. Siamo qui, ciascuno di
noi, con la nostra esistenza, che è limitata. Ma siamo insieme, ciascuno di noi,
come portavoce di tutte le creature e dobbiamo con la nostra intelligenza, la
nostra volontà e il nostro cuore, rendere omaggio, cantare il canto di lode a
colui cui tutti noi dobbiamo il nostro essere, come anche tutte le creature
intorno a noi devono il loro essere, e cioè a Dio. Questa è la prima finalità
della nostra convocazione, del nostro essere con Cristo e in Gesù Cristo durante
la celebrazione della santissima Eucaristia.
2. Questo atto di lode a Dio è insieme un atto di riconoscenza. La parola
Eucaristia vuol dire soprattutto questo: gratitudine, riconoscenza. Siamo qui
per ringraziare Iddio per tutto il bene che, grazie a lui, si trova nella
creazione e costituisce il cosmo, cioè l’ordine e la bellezza di tutto. Nella
santissima Eucaristia noi tutti e ciascuno di noi si rende portavoce di ogni
creatura per ringraziare Dio per le cose magnifiche, per la magnificenza della
sua bontà mostrataci nella creazione e mostrataci non solamente una volta,
all’inizio di tutto, ma mostrataci sempre e ogni giorno, perché il mistero della
creazione perdura sempre, si rinnova sempre, continua sempre.
Siamo chiamati e siamo venuti per prendere parte al sacrificio di Gesù Cristo.
Con questo sacrificio egli ha offerto al Padre se stesso fino alla fine, fino
alla morte di croce e, con questa morte in croce, ha risposto pienamente a tutto
quello che era in sospeso fra Dio Creatore e Padre e noi uomini, sue creature
fin dai tempi del primo Adamo. Così, Cristo, tramite la sua croce e la sua morte
sul Calvario, ci ha riconciliati con il Padre e ci ha offerto questa
riconciliazione per sempre. Noi viviamo nella riconciliazione con Dio. E, ogni
volta, quando ci riuniamo per partecipare alla santissima Eucaristia, ogni volta
entriamo di nuovo in questa realtà della riconciliazione con Dio offertaci in
Gesù Cristo e per mezzo di Gesù Cristo. Nella santissima Eucaristia siamo
testimoni della morte di Cristo che ci ha salvati e che ci salva continuamente.
Siamo anche partecipi e testimoni della sua risurrezione. Con la sua
risurrezione, infatti, come dice San Paolo, Iddio ci ha giustificati, ci ha
fatto uomini nuovi, ha portato la novità della vita nel cosmo corrotto dal
peccato. Ha portato e porta continuamente la novità della vita in ogni cuore
umano. Noi partecipiamo a questa santissima Eucaristia per ricevere nuovamente,
ogni volta, questa novità della vita che è in Cristo risorto. Così siamo
partecipi della morte e della risurrezione di Gesù Cristo tramite un segno
sacramentale. Questo segno si chiama Eucaristia ed è un segno molto ricco ed
efficace. Ci troviamo dentro una realtà soprannaturale e sacramentale che porta
nei nostri cuori tutto il mistero di Dio Padre, Figlio e Spirito Santo e porta
così nei nostri cuori tutto il mistero della creazione e della storia della
salvezza. Così ricco è questo sacramento.
3. Noi, naturalmente, non ci rendiamo sempre conto di questa ricchezza. Ma,
ogniqualvolta partecipiamo alla celebrazione di questo divino mistero, dobbiamo
di nuovo ritrovare la consapevolezza di questa ricchezza infinita,
soprannaturale, di questo sacramento di Gesù Cristo, offertoci nella croce e
lasciatoci come sacramento nell’ultima cena.
Ci riuniamo per partecipare a questo sacramento e partecipandovi ogni volta
diventiamo uomini nuovi, nuove persone umane, rinnovate da Cristo in forza della
sua redenzione e rinnovate anche mediante un’attiva partecipazione da parte
nostra. Per questo, noi incominciamo ogni volta la celebrazione eucaristica con
la confessione dei nostri peccati. Questa confessione vuol dire volontà di
cambiare se stessi. Dobbiamo quindi uscire dalla partecipazione eucaristica
cambiati e rinnovati interiormente. Ogni volta si deve compiere nella
celebrazione dell’Eucaristia quanto ha detto il profeta Ezechiele: la nascita di
un cuore nuovo, che dobbiamo acquistare da Dio. Dobbiamo quindi uscire da questa
stupenda esperienza spirituale che è la messa, interiormente rinnovati, più
cristiani, più uomini, rinnovati gli uni per gli altri, perché l’Eucaristia è
sempre una grande scuola e un’esperienza di fraternità.
Siamo qui, intorno all’altare, come una famiglia che ha il suo Padre nei cieli e
questa paternità del Padre celeste diventa per noi reale, sacramentalmente
tangibile tramite Gesù, unico Figlio di Dio. Se egli è Figlio per noi, dobbiamo
essere in lui figli e fratelli fra noi.
4. Desidero, in questo nostro incontro sacramentale ed eucaristico di oggi,
salutare voi tutti che qui, nelle ville pontificie di Castel Gandolfo, fate
parte della comunità pontificia. Vi saluto uno per uno. Saluto tutte le vostre
famiglie, perché le famiglie costituiscono la comunità più intima e più
fondamentale. Saluto gli anziani, i nonni, i genitori, i figli, i nipoti, tutti.
Saluto voi tutti, come comunità specifica, legata a questo luogo del Vescovo di
Roma.
Vi auguro di portare da questo incontro che abbiamo oggi celebrato in comunione
con Cristo Gesù, con la sua croce e con la sua risurrezione, nella realtà del
suo sacramento, di portare Cristo al mondo. Vi auguro di diventare più
consapevolmente cristiani, più consapevoli di ciò che siete e di ciò che dovete
essere ogni giorno di più. Questo augurio che formulo per voi si trova nella
preghiera della celebrazione della liturgia eucaristica: “O Dio, che mostri agli
erranti la luce della tua verità perché possano tornare sulla retta via, concedi
a tutti coloro che si professano cristiani, concedi a tutti noi, di respingere
ciò che è contrario a questo nome e di seguire ciò che gli è conforme”. A tutti
voi, a tutti noi, e anche a me, auguro ciò che dice la preghiera dell’odierna
liturgia. Amen!
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