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VIAGGIO APOSTOLICO IN TOGO, COSTA D'AVORIO II, CAMERUN I,
REPUBBLICA CENTRO-AFRICANA, ZAIRE II, KENYA II, MAROCCO

SANTA MESSA PER LA CONSACRAZIONE DELLA CATTEDRALE D'ABIDJAN

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Abidjan (Costa d'Avorio) - Sabato, 10 agosto 1985

 

1. “I veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità” (Gv 4, 23).

Una donna di Samaria interroga Gesù. Lo fa perché ha scoperto la verità della sua parola: Gesù ha illuminato la sua vita. Gesù le ha annunciato il dono dell’acqua viva che calma ogni sete per sempre. Questa donna, il cui popolo si teneva a distanza da quello di Gerusalemme, adesso lo interroga: dove si può adorare Dio? E Gesù, l’inviato di Dio per tutti gli uomini, il vero profeta, proclama che l’ora è venuta in cui non è più su una sola montagna o in una sola città che si incontra Dio. In ogni luogo, ormai, l’incontro di Dio è possibile con l’uomo che cerca il Padre in spirito e verità.

Consacrando oggi la vostra cattedrale, noi desideriamo ardentemente che essa divenga un “vero tempio di Dio e degli uomini”, in questa grande città del continente africano: che essa serva al culto che rendono “i veri adoratori in spirito e verità”. È nostro auspicio e nostra convinzione che questo edificio sarà una testimonianza di preghiera autentica: coloro che accolgono la verità di Dio e che sono illuminati dal suo Spirito si volgono verso il Padre per rendere grazie dei suoi doni e supplicarlo di effonderli con abbondanza sulla comunità umana.

2. Cinque anni fa, l’11 maggio 1980, sono stato da voi invitato a benedire la prima pietra della vostra cattedrale. E ora mi è dato di consacrare la casa che voi avete costruita per Dio. Rendo grazie per questo raro privilegio. Rendo grazie specialmente per tutto ciò che questa impressionante realizzazione rappresenta nella vostra nazione, che ha celebrato il 25° anniversario della sua indipendenza. Incoraggiati da tutto un popolo, gli architetti e i numerosi costruttori hanno portato a termine un’opera meravigliosa, perché è segno eloquente di fede, ed è testimonianza della maturità e della vitalità di una Chiesa. Con voi che riempite questa cattedrale, io rendo grazie. E con voi tutti, la folla che si è radunata all’esterno, attorno alla casa del Signore, rendo grazie, perché Dio stabilisce la sua dimora in mezzo agli uomini!

La Chiesa di Abidjan, la Chiesa in Costa d’Avorio, manifesta con questa costruzione materiale che essa stessa è in verità una costruzione spirituale. Senza il dinamismo interiore della fede, senza la speranza fondata sul Cristo vivente, un tempio di pietra resterebbe vuoto di senso, per quanto grandioso esso sia. La ragion d’essere di un tempio di pietra è il tempio interiore della comunità dei discepoli del Signore. Ascoltiamo di nuovo, come cinque anni fa, la parola dell’apostolo Pietro: “Anche voi venite impiegati come pietre vive per la costruzione di un edificio spirituale” (1 Pt 2, 5).

Costruire la Chiesa è un’opera che lo Spirito di Dio anima e rende possibile. Innalzare un tempio è l’offerta di tutta una comunità che si raduna per celebrare il sacrificio del Signore. Essa eleva sul suolo del suo Paese un segnale che costituisce un richiamo permanente ad innalzare lodi a Dio, ad accogliere i suoi doni, ad ascoltare la sua parola, a rafforzare la fraternità, a invitare incessantemente nuovi fratelli perché conoscano la buona novella della salvezza portata dal Cristo.

3. Voi portate a termine un edificio, ma sapete che la costruzione della Chiesa continua. È un compito di tutti i giorni e di tutte le generazioni. Per adempierlo fedelmente occorre che gli uomini siano purificati e rinnovati incessantemente, che siano convertiti dalla grazia di Dio e distolti dal peccato che è opera di morte. Per questo abbiamo cosparso su di noi, così come sui muri della chiesa, l’acqua battesimale nella quale siamo stati purificati e uniti alla vita nuova data dal Cristo. Quest’acqua Gesù l’aveva promessa alla samaritana del Vangelo dicendole: “L’acqua che io darò diventerà sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna” (cf. Gv 4, 14).

Prima di consacrare la cattedrale canteremo le litanie dei santi. Metteremo così in risalto che la Chiesa vivente ha per fondamento gli apostoli e i santi di tutte le epoche. Questo santuario è dedicato a San Paolo. Quale gioia invocare il patrocinio dell’apostolo delle nazioni su questa terra d’Africa! Quale gioia per il Vescovo di Roma affidare questa chiesa di Abidjan a colui che coronò il suo pellegrinaggio missionario fecondando la terra di Roma con il dono del suo sangue! Il popolo oggi chiamato ad essere santo è il popolo in mezzo al quale Dio ha suscitato i santi innumerevoli che sono per noi degli esempi: essi sono vivi nel regno dei cieli e intercedono per noi. Il patrocinio di San Paolo e la comunione di tutti i santi siano per la Chiesa che qui si raduna un fermento di unità e di amore! E vorrei ricordare che voi onorate particolarmente la Regina degli apostoli, sotto il titolo di Nostra Signora d’Africa, innalzando un altro santuario di cui ho potuto benedire la prima pietra. Ella vi guidi e vi sia di soccorso, vi accompagni sulle vie del servizio di Dio e degli uomini!

4. Al centro di questa azione liturgica, una grande preghiera esprime la nostra azione di grazie e la nostra supplica. Consacrando una Chiesa, noi lodiamo Dio che ci permette di essere radunati dal Cristo nella sua dimora, noi lodiamo Dio che fa della sua Chiesa il corpo vivo santificato dal sangue del Cristo. Noi lodiamo Dio che erige la città santa, perché essa ha per pietra angolare il Cristo Gesù.

E noi supplichiamo umilmente che questo luogo veda il peccato perdonato, i fedeli uniti nel memoriale della Pasqua. Nella speranza della salvezza, noi chiediamo che la comunità riunita pratichi la misericordia e scopra la vera libertà dei figli di Dio.

5. Con i vescovi di questo Paese, io farò sull’altare e sui muri dell’edificio l’unzione del sacro crisma. L’olio santo significa la potenza di Dio che prende e consacra: con l’unzione, il Padre ha fatto di Gesù il suo Cristo, cioè colui che lo Spirito ha totalmente penetrato. Oggi, con l’unzione, egli fa di questa chiesa il luogo in cui lo Spirito del Cristo libera ciascuno dal peccato e lo battezza nel mistero della sua morte e della sua risurrezione. Egli fa di questa chiesa, mediante l’unzione, il luogo santo dove egli chiama il suo popolo a riunirsi e a partecipare della sua stessa vita.

Oggi, lo Spirito del Signore ha fatto di questo altare il segno del Cristo, perché è lui il sacerdote per eccellenza, è lui che offre la sua vita nel sacrificio eucaristico. Ed egli ci concede di offrirlo a nostra volta attraverso il ministero del vescovo e dei sacerdoti. A questo altare egli invita i battezzati a comunicare la sua presenza reale, egli li unisce nel suo corpo. Consacrato dall’unzione, l’altare manifesta il centro vivo di questa chiesa, il luogo dell’Eucaristia, centro di tutti gli altri sacramenti.

Il fumo dell’incenso sarà il simbolo della preghiera che sale verso il Padre attraverso il Cristo presente nel suo popolo, dell’offerta gradita a Dio. La luce accesa sull’altare, diffusa in tutta la cattedrale, rappresenterà ai nostri occhi la luce del Cristo che egli ci chiede di far risplendere agli occhi degli uomini, portando il suo messaggio e diffondendo il suo amore.

Questi gesti dell’antica tradizione cristiana esprimono in profondità la realtà che è la Chiesa, la bellezza dell’immagine del Cristo che si imprime in lei. Con gioia, in questo giorno felice, lodiamo il Signore riprendendo le parole del salmo:

“Quanto sono amabili le tue dimore, / Signore degli eserciti! / Beato chi abita la tua casa . . . / Beato chi trova in te la sua forza / e decide nel suo cuore il santo viaggio!” (Sal 84, 2. 5a. 6).

6. La pagina del libro di Neemia che abbiamo appena letta evoca un’assemblea del popolo di Dio presso il tempio di Gerusalemme. Noi vi troviamo un esempio per l’assemblea cristiana d’oggi, per gli “abitanti della casa” del Signore. Possiate voi radunarvi nell’unità, felici di essere la Chiesa, il popolo che Dio si è acquistato (cf. Ef 1, 14)! Possiate ascoltare la lettura dei libri santi che sono la parola e la legge di Dio, e rispondere ad essa come facevano i nostri padri che l’acclamavano esclamando: “Amen!”. Con questa parola essi pronunciavano l’adesione della loro fede e accettavano la legge di Dio per condurre la loro vita. Il popolo riunito da Esdra riceve con gioia ed emozione questa parola che è da Dio, questa parola che invita alla fedeltà in risposta alla fedeltà di Dio, questa parola dell’alleanza tra Dio e l’umanità, ora adempiuta per sempre dal Verbo fatto carne, dal Figlio di Dio venuto “perché ricevessimo l’adozione a figli” (Gal 4, 5). Possiate, in sempre maggior numero, mettere in comune in questa cattedrale la gioia di essere illuminati dalla parola della salvezza, di essere resi forti dalla presenza del Signore, di essere disponibili a partecipare fraternamente ai doni ricevuti per la vita!

7. L’assemblea dei cristiani prende qui un rilievo particolare. La cattedrale occupa nella Chiesa locale il primo posto tra i santuari: essa è la chiesa del vescovo, quella in cui egli riunisce i sacerdoti e i fedeli del popolo, quella in cui attorno al rappresentante del Cristo per questa diocesi si manifesta la coesione del corpo tutt’intero. Nella circostanza storica di questa consacrazione, sono lieto di salutare il vostro arcivescovo, il cardinal Bernard Yago, pastore che conduce questa diocesi da venticinque anni con fede e dedizione. Mi rallegro della presenza dei cardinali Zoungrana e Thiandoum e degli altri vescovi che rappresentano gli episcopati dei Paesi dell’Africa dell’Ovest. Saluto e incoraggio tutti i sacerdoti, che prolungano tra voi il ministero del vescovo, quelli che sono nati su questa terra e quelli che hanno lasciato il loro paese per venire qui a servire la Chiesa. Saluto cordialmente anche i fratelli e le religiose che hanno contribuito in così grande misura alla costruzione della comunità cristiana di questo paese fin dagli inizi, per dare testimonianza del Vangelo con il dono di loro stessi e attraverso numerose istituzioni. Rivolgo un saluto deferente ai rappresentanti delle altre confessioni cristiane e dell’Islam, che hanno voluto partecipare a questa cerimonia. E sono sensibile alla presenza in mezzo a voi delle alte autorità del vostro Paese e del corpo diplomatico; saluto in particolare il signor presidente della Repubblica. E vorrei esprimere i miei fervidi auguri a voi tutti, miei fratelli e sorelle ivoriani o venuti da altrove: in occasione di questa solenne consacrazione, Dio doni a tutti voi di fortificare una comunità felice di compiere la sua volontà di pace, unità e amore!

Egli vi doni la sua ricompensa per tutta la generosità e tutti gli sforzi impiegati in comune per edificare questa cattedrale nella capitale, nel luogo stesso in cui hanno sede gli organi rappresentativi e direttivi di questo Paese. Qui voi avete eretto un segno che richiama la forza dei valori spirituali nella vita delle nazioni.

Noi affidiamo questa chiesa, questa comunità cristiana, al Cristo che è la pietra angolare dell’edificio; lo faremo particolarmente nella concelebrazione dell’Eucaristia del Papa, dell’arcivescovo di Abidjan, dei vescovi della Costa d’Avorio e dei loro fratelli. Questo sottolinea quanto il vescovo che raduna nella sua cattedrale la Chiesa di una diocesi sia legato ai suoi fratelli, quelli dello stesso Paese anzitutto, quelli del mondo intero, e specialmente quello che ha ricevuto il mandato di succedere all’apostolo Pietro per confermare tutti i suoi fratelli nella fede. Cari fratelli e sorelle di Abidjan e della Costa d’Avorio, quando voi entrate in questa chiesa del vescovo, non dimenticate che la sua missione lo mette in stretto rapporto con le altre Chiese; e presentemente il vostro arcivescovo, che è cardinale, è molto vicino al Papa di Roma, partecipa alla sua sollecitudine per tutte le Chiese e per tutti i problemi del mondo.

E come non evocare fin da oggi il Congresso eucaristico internazionale che si aprirà per la prima volta nell’Africa nera! Sia esso per tutte le famiglie del mondo un appello all’unità attorno al Cristo salvatore! Perché il Figlio di Dio è venuto in mezzo a noi, ha dato il suo corpo e il suo sangue perché tutti abbiano in lui la vita.

8. Il Cristo ha detto alla samaritana: “È giunto il momento in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; perché il Padre cerca tali adoratori”. Questo momento viene in questo Paese, dopo una storia già lunga; diversi gruppi di evangelizzatori hanno cercato di stabilire qui la Chiesa dal XVII al XIX secolo, e non hanno potuto rimanervi; delle prove, nelle quali molti hanno offerto la loro vita, hanno interrotto la loro opera. Il momento è giunto in modo decisivo nel 1895, quando la fondazione della Chiesa nel vostro Paese ha potuto essere intrapresa su una base duratura dai Padri delle Missioni Africane e dal primo prefetto apostolico di Abidjan, ai quali presto si sono associate le suore di Nostra Signora degli apostoli. È giusto, in questo giorno, richiamare la memoria di tutti gli evangelizzatori che hanno speso qui la loro salute, e talvolta la loro vita, per stabilire - grazie alla loro carità eroica - una Chiesa che ha ora le sue radici e che sviluppa da sola i suoi rami, che porta essa stessa i frutti della semente che viene da Dio. Penso alle diocesi che hanno potuto essere erette sotto la responsabilità dei vescovi africani.

Al presente, il “momento” di Dio è venuto in modo nuovo. La cattedrale che la Chiesa in Costa d’Avorio dedica a San Paolo con la consacrazione di oggi, officiata dal Vescovo di Roma, è un segno di maturità nell’opera di evangelizzazione che rimane sempre da continuare. Il Vangelo del Cristo è indirizzato a tutti gli uomini, e su coloro che lo hanno ricevuto fino ad oggi incombe la responsabilità di farlo giungere ai loro fratelli. Si è parlato, giustamente, di seconda evangelizzazione. È, in verità, il confronto dei valori cristiani con il retaggio, le aspirazioni, le scoperte e i poteri degli uomini. In tutti i campi, il rispetto della vita, il senso della giustizia, la ricerca dell’unità traducano concretamente l’impegno dei cristiani a imitare Cristo nella loro partecipazione alle diverse attività della società! Possa l’approfondimento della vita ecclesiale rendere le vostre comunità sempre più fedeli, più capaci di irradiamento, più responsabili, in collegamento con tutti i membri del corpo di Cristo nel mondo!

Questo segno esteriore, nobile, segni profondamente le vostre anime: questo edificio rappresenta la “dimora di Dio con gli uomini”. La sua forma evoca simbolicamente la santa Trinità, la sua struttura richiama la struttura della vita cristiana che poggia sui sette sacramenti dati dal Signore alla sua Chiesa.

Siete voi stessi il tempio di Dio: ciascuno di voi è tempio di Dio. San Paolo ci domanda: “Non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi?” (1 Cor 3, 16). Noi proclameremo nel prefazio della preghiera eucaristia: “Città santa è la tua Chiesa, fondata sugli apostoli e unita in Cristo pietra angolare. Essa cresce e si edifica con pietre vive e scelte, cementate nella carità con la forza del tuo Spirito, fino al giorno in cui, o Padre, sarai tutto in tutti e splenderà in eterno la luce del tuo Cristo” (“Rituale della Consacrazione delle Chiese”).

La presenza di Dio che è Spirito faccia di coloro che abiteranno questa casa, che è la sua casa, dei veri adoratori in spirito e verità, ora e per i secoli a venire! Amen.

 

© Copyright 1985 - Libreria Editrice Vaticana

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