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VIAGGIO APOSTOLICO IN TOGO, COSTA D'AVORIO II, CAMERUN I,
REPUBBLICA CENTRO-AFRICANA, ZAIRE II, KENYA II, MAROCCO

LITURGIA EUCARISTICA PER LA NUOVA BEATA
MARIA CLEMENTINA ANUARITE

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Lubumbashi (Zaire) - Venerdì, 16 agosto 1985

 

1. “Chi ci separerà dall’amore di Cristo?” (Rm 8, 35).

San Paolo pose questa domanda ai destinatari della sua lettera, i cristiani della città di Roma, all’epoca di Nerone.

Sviluppando, in seguito, le idee contenute in questa domanda, egli rievoca tutto ciò che minacciava, umanamente parlando, quelli che affermavano la loro fede in Cristo nel mondo pagano di allora, ostile al Vangelo: “La tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada?”.

Anche se tutto questo ci minaccia, anche se “a causa di Cristo” ci tolgono la vita - San Paolo dice: “Per causa tua siamo messi a morte tutto il giorno” - e tuttavia “in tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di colui che ci ha amati”!

Dunque, “nulla potrà mai separarci dall’amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore” (Rm 8, 35-39).

2. Queste parole sono state scritte all’epoca romana, quando quelli che si proclamavano discepoli di Cristo si trovarono sottoposti a una grande prova della loro fede e del loro amore per il Salvatore.

Oggi, quando rileggiamo le stesse parole a Lubumbashi, all’indomani della beatificazione della beata Anuarite, esse hanno un’altra portata di quella dei tempi di Nerone, ma vi sono delle somiglianze.

Di fronte alla minaccia della morte, Anuarite doveva porsi la stessa domanda:

“Chi ci separerà dall’amore di Cristo?”.

“La morte?”.

“Né la morte né la vita . . . né alcuna creatura, nulla potrà mai separarci dall’amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore”.

Con tanti uomini e donne che hanno offerto allo Sposo divino la testimonianza definitiva, in tutti i tempi, su tutti i continenti, Anuarite poteva dire: “In tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di colui che ci ha amati”.

Oggi, è una giovane figlia dell’Alto Zaire che testimonia la fede in Gesù Cristo. Essa ha consacrato la sua vita allo Sposo divino ed è stata fedele fino alla morte.

La sua testimonianza, portatrice di fedeltà fino al martirio, con la motivazione puramente, esplicitamente religiosa, ha fatto sì che l’attenzione della Chiesa e del popolo zairese si sia fissata in modo speciale sull’analisi del suo caso, in vista della beatificazione, per proporre il suo esempio ai fedeli.

Non lo si può dimenticare: molte altre vittime della violenza ingiusta e della guerra vi sono state in questo Paese e altrove, i cui meriti sono ben noti a Dio. Penso soprattutto ai sacerdoti, ai religiosi, alle religiose e ai laici che hanno testimoniato un grande coraggio nel dono di sé e nel servizio al loro prossimo, nell’attaccamento alla loro fede o alle esigenze della loro vita cristiana a rischio della loro vita. La luce che emana dalla beata Anuarite risplende anche sul loro sacrificio, noi li portiamo nel nostro ricordo riconoscente e nella preghiera che eleviamo anche per i loro amici e la loro comunità.

Anuarite è vicina a noi, perché è nata 44 anni fa. La sua famiglia, le sue sorelle vivono sempre in questo Paese. La fede della bambina, attirata presto dalla vita religiosa, non aveva cessato di approfondirsi, mentre nello stesso tempo scopriva le esigenze dei servizi apostolici e quelle della vita religiosa. Noi l’ammiriamo in modo particolare perché nulla la distingue, se non la sua semplice fedeltà ispirata dalla fede e dall’amore di Cristo, nel dono totale di se stessa. Non è commovente che le ultime parole segnate sul suo libretto, il giorno del martirio, siano: “La nostra testimonianza di purezza di cuore”?

3. Come lo propone la liturgia, con Anuarite e per lei, noi rendiamo grazie, riprendendo la preghiera di Ben Sirach il Saggio:

“Dio, mio salvatore, glorificherò il tuo nome, / perché fosti mio protettore e mio aiuto . . . / Mi ricordai delle tue misericordie, Signore . . . / e innalzai dalla terra la mia supplica. / Tu mi hai liberato dal profondo seno degli inferi, / dalla lingua impura e dalla parola falsa. / Per questo ti ringrazierò e ti loderò, / benedirò il nome del Signore” (cf. Sir 51, 1-2. 8-9. 5. 12).

Sì, noi ripetiamo questa fiduciosa preghiera e rendiamo grazie, perché la morte non ha avuto l’ultima parola, Anuarite, senza temere coloro che uccidono il corpo, è accolta dal Signore, che le dice: “Mi hai riconosciuto davanti agli uomini, anch’io ti riconoscerò davanti al Padre mio che e nei cieli” (cf. Mt 10, 32).

In Anuarite noi riconosciamo la testimone di una Chiesa che allora superava una grande tappa della sua storia. Era come il punto di arrivo della prima evangelizzazione, quando una figlia di questa terra la fecondò col suo sangue verginale.

In questo avvenimento, ora che è celebrato con la beatificazione di Anuarite, noi vediamo un punto di partenza. La Chiesa dello Zaire, ormai diretta da vescovi figli del suo popolo, avanza verso la maturità dell’evangelizzazione in profondità. Le difficoltà non le saranno risparmiate, la fedeltà potrà costare molte pene, ma noi chiediamo al Signore che sia il vostro sostegno con la grandezza della sua misericordia e a gloria del suo nome (cf. Sir 51, 2-3), affinché insieme anche voi possiate dire: “Nulla potrà mai separarci dall’amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore” (Rm 8, 39).

L’amore vero che viene da Dio, l’amore che ha vissuto la vostra prima beata, è necessario in questo mondo dove molti uomini e donne conoscono l’angoscia, la miseria, la fame e, in troppe regioni del mondo, la persecuzione o il supplizio. Questo mondo cambia. In questo mondo molti figli sono tagliati dalle radici dei loro padri. In questo mondo, il piacere dei beni materiali, l’egoismo, il ripiegamento su di sé provocano il male di vivere. Che Anuarite vi aiuti, lei che così bene sapeva rendere gli altri felici, a ridare agli uni e agli altri la gioia di vivere!

4. Fratelli e sorelle di Lubumbashi, dello Shaba, di tutto l’immenso Zaire, il successore di Pietro desidera confermare i suoi fratelli come il Signore l’ha incaricato, rendendo grazie con voi per i doni di Dio, pregando perché tutti siano sempre più fedeli agli appelli di Cristo. Sono felice di celebrare l’Eucaristia con voi che accogliete calorosamente il Vescovo di Roma. E tra voi saluto i vescovi presenti intorno all’arcivescovo di Lubumbashi, monsignor Kabanga Songasonga, che ringrazio per le parole rivoltemi. Voi costituite una Chiesa numerosa e dinamica. La sua vera forza e la sua profonda coesione vengono “dall’amore di Dio riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato” (cf. Rm 5, 5). Questo dono fondamentale sappiatelo accogliere. Lasciatevi condurre dallo Spirito d’amore in tutte le attività che costituiscono la vita della Chiesa e modellano il suo volto! L’unità fraterna è una base essenziale perché la buona novella possa essere intesa. È la qualità di ciò che è vissuto insieme che dona alla testimonianza la sua credibilità. Ricordatevi sempre che, alla vigilia della sua morte, Gesù ha detto: “Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri” (Gv 13, 35). Si riconosce la comunità dei discepoli di Cristo dal mutuo sostegno dei suoi membri, dalla loro reciproca benevolenza, dalla generosità del loro aiuto vicendevole, dalla buona collaborazione tra i laici, i religiosi e i sacerdoti, dall’intesa tra le generazioni e tra le persone di origini differenti. Per quello che lo Spirito vi dona di compiere in questo senso, noi rendiamo grazie. E pregheremo perché questo amore fraterno in tutta la comunità ispiri un’azione generosa.

La maturità di una Chiesa unita si riconosce dai frutti che essa produce. Apprezzare completamente il loro prezzo, dipende dal giudizio di Dio. Ma noi possiamo riconoscere dei segni. Ne richiamo alcuni per aiutarvi a fare il punto.

Il più visibile di questi segni, sono le assemblee di una Chiesa che celebra la liturgia. La partecipazione di tutti i membri del popolo di Dio, l’ascolto della parola di Dio, l’unione intorno al celebrante che presiede la preghiera e offre il sacrificio del Signore, l’accoglienza del corpo di Cristo, realmente presente, nella gioia della comunione, la chiara solidarietà con tutta la Chiesa nel mondo, tutto ciò esprime la vita interiore di una comunità unita. L’autenticità della celebrazione è una condizione perché un maggior numero di fratelli raggiungano i discepoli di Cristo, oggi. In questo momento il congresso eucaristico internazionale manifesta tutta la portata della presenza e dell’azione di Cristo salvatore nella sua Chiesa. Tra qualche ora io sarà a Nairobi. Vi invito ad unirvi con il pensiero con tutti coloro che sono là riuniti e con tutte le famiglie della terra.

Ci potrebbe essere la tentazione di ripiegarsi sulla comunità. Ma, limitata al proprio gruppo essa perderebbe, evidentemente, la sua ragion d’essere. Perché un amore che non si condivide rimane sterile. Il vignaiolo del Vangelo pota i rami e, se non producono frutti, li taglia (cf. Gv 15, 1-9). Bisogna che tutti s’interroghino solidalmente sulla parte di responsabilità che assumono nella testimonianza del Vangelo al di fuori, presso i loro fratelli che non li conoscono, o che se ne sono allontanati. Una Chiesa viva è missionaria. Voi lo sapete, voi che vi impegnate a compiere, nella vostra società, un’evangelizzazione in profondità.

Un altro segno di maturità è la viva relazione della Chiesa locale con le comunità degli altri Paesi che appartengono allo stesso corpo di Cristo. San Paolo parla dei rami innestati sull’olivo, la cui radice è santa (cf. Rm 11, 16-24). Ogni ramo porta all’albero le proprie qualità: quelle che voi potete dare alla Chiesa universale sono considerevoli. Ma il ramo fiorisce veramente quando si lascia invadere dalla linfa che viene dal Signore e quando si integra nell’unica pianta. Fratelli e sorelle dello Zaire, conosco il vigore del vostro ramo; voi ne fate beneficiare le Chiese sorelle in questo continente e ben oltre. Fatelo a partire dall’unica linfa che è quella del Vangelo trasmesso dagli apostoli e dai loro successori: essi hanno ricevuto il compito di discernere in ogni epoca ciò che lo esprime fedelmente. Al vescovo di Roma spetta particolarmente il ruolo di assicurare l’unità di tutta la Chiesa, al seguito di Pietro.

5. Cari fratelli e sorelle, ho richiamato questi aspetti della comunità che celebra, che assume la missione evangelica e che rimane solidale con tutta la Chiesa. Ora vorrei chiedere con voi al Signore che fortifichi e illumini sempre più ciascuno di voi personalmente nelle differenti azioni delta sua vita di cristiano.

Il Vangelo ci dice che Gesù stesso pregava a lungo in tutte le tappe della sua missione. Siete fedeli e disponibili alla preghiera? A ciascuno sta a cuore di prolungare la preghiera comune della liturgia con la preghiera personale di ogni giorno? Ricordatevi che la beata Anuarite non mancava di terminare la sua giornata pregando con Maria e che amava recitare il rosario.

E in quale spirito pregate? Si tratta di ottenere quello che ciascuno ha deciso da sé, o di abbandonarsi alla volontà di Dio? Si tratta di dar sfogo ai propri sentimenti, o piuttosto di lasciarsi invadere dalla presenza e dalla parola di Dio? Si è disposti anche, molto semplicemente, a trovare il tempo per condividere la propria esperienza spirituale con i fratelli e, nei diversi gruppi, ad aiutarsi reciprocamente sulle vie di Dio? Lo Spirito di Dio si unisca al vostro spirito, per permettervi di approfondire l’esperienza della preghiera (cf. Rm 8, 26).

6. Concludendo il discorso sulla montagna, Gesù dichiara: “Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli” (Mt 7, 21). È in tutti i campi che d’azione del cristiano deve consistere nel “fare la volontà del Padre mio”. Alcuni trovano ciò impossibile, scoraggiante . . . La legge può sembrare dura . . . Ma, quando si è scoperto che si è amati da Dio, come non desiderare di ordinare la propria condotta alla luce della sua parola, come non consentire alle esigenze della giustizia e dell’amore, a quelle di un vero rispetto dell’uomo che ha la dignità di figlio di Dio? E se si è sinceri e umili, come non ammettere che la Chiesa ha il dovere di enunciare le regole morali conformi al Vangelo? Se la debolezza, gli influssi contrari, rendono difficile l’osservanza di una sana morale, non bisogna scoraggiarsi: la misericordia e l’esigenza si accordano nell’amore unico del Signore; il sostegno della grazia non manca a chi l’invoca. E se qualcuno cade, in rotta con la legge di vita, i suoi fratelli gli tendano la mano e, soprattutto, sappia che il Signore è pronto a perdonare coloro che si rivolgono a lui. San Paolo esprime con forza questo aspetto del ministero apostolico: “Tutto questo viene da Dio, che ci ha riconciliati con sé mediante Cristo e ha affidato a noi il ministero della riconciliazione” (2 Cor 5, 18).

Sulla via del bene, gli esempi luminosi sono numerosi nella comunità cristiana. Non dimentichiamo la fedeltà di Anuarite! Dio doni alle sue sorelle e ai suoi fratelli lo stesso coraggio per seguirlo sulle strade, ma nobili, che conducono al suo regno!

7. Orientare la propria vita secondo la legge di Dio, conduce alla generosità piuttosto che alla ricerca del proprio interesse. Significa rispettare la vita e la dignità di ogni essere umano; significa cercare, in tutte le circostanze, la giustizia, assicurare le funzioni di cui si è incaricati con una stretta integrità, contribuire alla buona intesa e alla pace tra i gruppi; significa fare un uso avveduto delle risorse di cui il Creatore ci permette di disporre, affinché ciascuno benefici della giusta parte che gli è necessaria per vivere convenientemente, curare il proprio corpo, sviluppare la propria intelligenza, dimostrare le proprie capacità personali, assumere le proprie responsabilità familiari.

Fratelli e sorelle cristiani, la fede e l’amore - che sono benefici di Dio - siano per voi delle ragioni per lavorare nella società con generosità: assumete pienamente il vostro ruolo nello sviluppo del Paese. Siate portatori di speranza, siate fedeli ai grandi valori umani quando contribuite all’educazione dei giovani, alla costruzione della civiltà nella pace. Siate aperti al dialogo con coloro che non condividono la vostra fede, e con i cristiani che non si riconoscono nella Chiesa cattolica.

“Voi siete il sale della terra” (Mt 5, 13). Con queste parole Gesù vi incarica di far scoprire ai vostri fratelli che quando si entra nell’alleanza con Dio, l’esistenza umana ha più gusto, ossia più grandezza e più bellezza. Il Vangelo che noi portiamo è come il sale, o come il lievito, nella pasta già intrisa da tutte le culture, da tutte le generazioni. Liberi figli dell’Africa, rendete grazie per l’incontro delle ricche eredità dei vostri popoli con l’eredità del Figlio di Dio, lui che ha offerto la sua vita perché gli uomini di tutti i continenti diventino insieme suoi fratelli!

8. Tutto il senso della vita cristiana, con le sue esigenze e con la sua gioia, noi lo vediamo compiuto con i santi. In essi, noi glorifichiamo l’opera più bella della creazione di Dio, della redenzione, della santità comunicata dal Padre, dal Figlio e dallo Spirito Santo.

La loro presenza è per noi una grande sfida. È la viva espressione della sfida del regno di Dio, rivolta agli uomini che vivono in questo mondo in cui non è stata ancora edificata la nostra dimora definitiva.

Ecco la vostra compatriota Anuarite - vostra compatriota e vostra contemporanea - essa si presenta oggi davanti a tutto il popolo di questa terra africana e gli ripete le parole di Cristo:

“Chi mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli” (Mt 10, 32).

Con la prima figlia dello Zaire elevata agli altari, ascoltiamo con fiducia le parole esigenti del nostro Redentore, con lei che non ha rinnegato il Signore, con lei che la sua fedeltà ha condotto al sacrificio della propria vita. Grazie alla testimonianza che ci viene data, può maturare in noi la convinzione che siamo salvati da Cristo: nulla “potrà separarci dall’amore di Dio, in Cristo Gesù”!

Beata Anuarite, nostra sorella, ottieni per noi dal Signore la grazia di essere per sempre uniti in lui!

Amen.

 

© Copyright 1985 - Libreria Editrice Vaticana

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