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CONCELEBRAZIONE EUCARISTICA NEL CIMITERO ROMANO DEL VERANO

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Solennità di tutti i Santi - Venerdì, 1° novembre 1985

 

1. “Apparve una moltitudine immensa” (Ap 7, 9).

Oggi la Chiesa, insieme con l’Autore dell’Apocalisse, aguzza gli occhi della fede per abbracciare il mistero di Tutti i Santi. Professiamo questo mistero nel Simbolo degli apostoli, in unione con la fede della Chiesa universale: “Credo . . . la Chiesa cattolica; la comunione dei santi . . . la risurrezione della carne; la vita eterna”.

La fede della Chiesa, che è il popolo di Dio pellegrinante su questa terra verso la Casa del Padre, trova il suo “prolungamento” nel mistero della comunione dei santi.

Questa fede ci permette di cercare, in terra, la mediazione e l’intercessione di tutti i Santi e in primo luogo della santissima Madre di Dio, Maria. Questa fede ci induce ad imitare il modello di vita che essi ci hanno dato.

2. Su di essi si è compiuto fino in fondo l’“amore”, che “ci ha dato il Padre”. Ne parla la seconda lettura dell’odierna liturgia. Quest’amore si manifesta nel fatto che, già fin d’ora, noi siamo “chiamati figli di Dio”, e “lo siamo realmente” (1 Gv 3, 1), tuttavia “ciò che saremo non è stato ancora rivelato” (1 Gv 3, 2). L’Apostolo scrive: “Sappiamo però che, quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è” (1 Gv 3, 2).

“Egli è puro” - Santo (1 Gv 3, 3).

Coloro che vedono Dio “faccia a faccia” (1 Cor 13, 12), “così come egli è” partecipano in modo definitivo alla sua santità. Mediante questa partecipazione anch’essi sono santi. Quindi, la vita eterna si manifesta nel mistero della comunione dei santi.

3. Da questo mistero, di cui fa memoria l’odierna solennità, la Chiesa conduce alla Commemorazione di tutti i fedeli defunti, che sarà celebrata domani.

Ci rechiamo alle tombe dei nostri cari, visitiamo i cimiteri. Pensiamo anche a tutti coloro, il cui luogo della sepoltura rimane sconosciuto: a tutti coloro che hanno attraversato la soglia della temporalità e della vita eterna. Per tutti preghiamo.

La preghiera della Chiesa abbraccia in modo particolare quelli che, nel cammino a Dio, sono sottomessi alla sofferenza che purifica: le anime del purgatorio.

Ad essi si riferiscono anche le parole del Salmo ascoltato alcuni istanti fa nella liturgia della parola: “Chi salirà il monte del Signore, / chi starà nel suo luogo santo? / Chi ha mani innocenti e cuore puro” (Sal 24, 3).

4. Trovandoci, in questo luogo, alla soglia tra la vita temporale e l’eterna, desideriamo ringraziare Gesù Cristo per la luce del Vangelo. Per la luce che scende sulla nostra vita umana dalle otto Beatitudini.

È la luce del regno dei cieli, la luce che permette di vedere Dio, la luce della consolazione definitiva. E questa luce si proietta su tutti coloro che sono poveri in spirito, che sono afflitti, miti, che hanno fame e sete di giustizia, che sono puri di cuore, misericordiosi, operatori di pace, perseguitati per causa della giustizia. Sono questi coloro ai quali si rivolge il messaggio delle otto beatitudini.

Questa luce della comunione dei santi si proietta su di essi mediante la verità del Vangelo. Il Salvatore del mondo dice: “Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò” (Mt 11, 28). Ringraziamo quindi per la luce del Vangelo: della buona novella della vita eterna.

5. E ringraziamo per il mistero dell’Agnello di Dio.

È proprio lui che si trova in mezzo alla “moltitudine immensa” di coloro, che l’Autore dell’Apocalisse vede nella sua visione escatologica.

Ecco, “coloro che sono passati attraverso la grande tribolazione e hanno lavato le loro vesti rendendole candide col sangue dell’Agnello” (Ap 7, 14).

Sono “segnati” col segno della sua Redenzione. Gridano a gran voce: “La salvezza appartiene al nostro Dio . . . e all’Agnello” (Ap 7, 10).

Ringraziamo quindi per il mistero dell’Agnello, per la sua passione, morte e risurrezione, per la redenzione del mondo, perché questo ci conduce all’eterno tabernacolo, alla comunione dei santi.

6. Che presso le tombe dei nostri fratelli e sorelle in Cristo, vicini e lontani, si rinnovi la nostra fede nella vita eterna. Tutti viviamo nella prospettiva dell’incontro definitivo “a faccia a faccia”, nella prospettiva della “moltitudine immensa” dell’Apocalisse.

Siamo il popolo fedele che cerca Dio: sua “è la terra e quanto contiene, / l’universo e i suoi abitanti” (Sal 24, 1).

Sua è l’eternità.

La realtà della vita eterna si trova in lui.

“Chi salirà il monte del Signore, / chi starà nel suo luogo santo?”.

Ecco: la generazione che lo cerca, / che cerca il volto del Dio di Giacobbe (cf. Sal 24, 6), del Dio Vivente.

7. “Credo la Chiesa cattolica; la comunione dei santi; la remissione dei peccati; la vita eterna”.

Splenda ad essi la luce perpetua”, la luce di Dio stesso.

Noi, sulla terra, camminiamo in questa luce mediante la fede.

Amen.

 

© Copyright 1985 - Libreria Editrice Vaticana

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