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RITO ECUMENICO DURANTE LA XIII CONGREGAZIONE GENERALE DEL SINODO DEI VESCOVI

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Giovedì, 5 dicembre 1985

 

Cari fratelli e sorelle.

1. C’è un punto centrale attorno al quale la famiglia umana può unirsi: Gesù Cristo. Questa è la volontà e il piano di Dio. Gesù ha detto: “Io, quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me” (Gv 12, 32). Egli morì “per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi” (Gv 11, 52). La sua Chiesa è “il sacramento, ossia il segno e lo strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità con tutto il genere umano” (Lumen gentium, 1). Essa è veramente l’inizio dell’incorporazione di tutta l’umanità in Gesù Cristo, unico Signore. “Perché piacque a Dio di fare abitare in lui ogni pienezza e per mezzo di lui riconciliare a sé tutte le cose, rappacificando con il sangue della sua croce, cioè per mezzo di lui, le cose che stanno sulla terra e quelle nei cieli” (Col 1, 19-20).

Le divisioni fra i cristiani sono contrarie al piano di Dio. “Uno solo, infatti, è Dio e uno solo il mediatore fra Dio e gli uomini, l’uomo Cristo Gesù” (1 Tm 2, 5), in cui Dio vuole riconciliare a sé tutte le cose. Coloro che sono i latori della sua missione debbono essere loro stessi riconciliati; essi debbono continuamente manifestare nell’azione il suo amore che unisce; essi devono vivere in quella comunione che si rivolge al Padre attraverso il Figlio e lo Spirito Santo, e debbono manifestare ciò in una comunità unita, che dia testimonianza all’opera di riconciliazione di Dio.

Il Concilio Vaticano II ha gettato nuova luce su questo imperativo e l’attuale Sinodo lo ha riaffermato. Era quindi importante che in questi giorni, insieme ai nostri amici, osservatori delegati delle altre Chiese e delle Comunioni cristiane mondiali, dovessimo dedicare del tempo in preghiera per l’unità dei cristiani.

2. Il ripristino dell’unità deve essere soprattutto il ripristino della dimensione intima della vita cristiana: un impegno personale generoso a Gesù Cristo, che rende intollerabile ogni separazione tra coloro che condividono questo impegno. Ogni tentennamento nel movimento verso l’unità a partire dall’impeto del Concilio Vaticano II è parzialmente dovuto al fatto che non abbiamo curato abbastanza questa dimensione interiore. Non dobbiamo darla per scontata. La forma fondamentale di azione per l’unità dei cristiani è la preghiera continua e prolungata, che da sola suscita la collaborazione e il dialogo. È perché gli individui e le comunità nella Chiesa cattolica si affidarono a questa preghiera che la Chiesa fu in grado, nel Concilio Vaticano II, di assumere con particolare vigore la propria responsabilità ecumenica. Un cambiamento del cuore, conversione interiore, rinnovamento della Chiesa - che erano fra gli obiettivi centrali del Concilio (cf. Unitatis redintegratio, 6-7) - sono essenziali per il movimento ecumenico e per la sua crescita.

3. Nel riunirci questo pomeriggio, chiediamo al Signore, che pose fine a tutte le inimicizie con la sua croce e che abbatté tutti i muri di separazione, di guardare con compassione ai dolori del nostro mondo. Con il potere del suo Santo Spirito, possa renderci strumenti della sua pace e della sua riconciliazione. Preghiamo affinché Dio voglia toccare la Chiesa cattolica con il potere della sua grazia rinnovatrice in occasione del Sinodo, e che allo stesso modo possa rinnovare e incoraggiare nella ricerca dell’unità quelle Chiese e quelle Comunioni cristiane mondiali rappresentate qui dai loro osservatori, e tutte le altre comunità cristiane. Ringraziamolo per quanto egli ha fatto per loro, come pure per la Chiesa cattolica attraverso il Concilio Vaticano II. Insieme chiediamo che per tutti noi questo Sinodo possa essere un punto di rinascita della volontà all’unità, un approfondimento del nostro proposito di andare avanti, una risolutezza a continuare nel dialogo teologico, in maggiori impegni di collaborazione e di testimonianza comune e in inesauribile preghiera.

Colui che ha iniziato in noi quest’opera buona possa “portarla a compimento fino al giorno di Cristo Gesù” (Fil 1, 6).

 

© Copyright 1985 - Libreria Editrice Vaticana

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