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SANTA MESSA DI MEZZANOTTE NELLA BASILICA
DI SAN PIETRO
OMELIA DEL SANTO PADRE
GIOVANNI PAOLO II
Solennità del Santo Natale, 24
dicembre 1985
1. “Et incarnatus est de Spirito Sancto ex Maria Virgine et homo
factus est”.
Ripeteremo tra breve queste parole, recitando il Credo, e ci metteremo
tutti in ginocchio.
In quest’ora di mezzanotte la Chiesa saluta l’inizio della solennità
liturgica che celebra il momento in cui nella storia dell’umanità si sono
compiute le parole appena menzionate. La solennità del Natale diventa di nuovo,
ogni anno, un particolare “oggi” del Mistero, che professiamo con le
parole dell’antico Simbolo di fede.
Professiamo questo mistero - il mistero dell’Incarnazione - ogni giorno;
tuttavia a mezzanotte del Natale esso diventa di nuovo un grande “oggi” della
Chiesa. La liturgia non solo ricorda l’avvenimento, ma “rende presente”,
“attualizza” il Mistero.
2. Questo è un grande, inscrutabile mistero divino. Mistero inscrutabile è
Dio stesso nella sua divinità. Mistero inscrutabile è il Padre e il Figlio e
lo Spirito Santo nell’unità assoluta della natura divina e nella trinità delle
Persone.
Tuttavia le parole del nostro Credo testimoniano qualcosa di completamente
nuovo. Qualcosa che è inscrutabile, anche sotto un altro aspetto:
“Cur Deus homo?”
Perché Dio si è fatto uomo? Come è possibile che Dio sia diventato uomo? Così
si chiedono i secoli e le generazioni. E molti si allontanano con questa domanda
sulle labbra, si allontanano increduli. A volte con una comprensibile
indignazione, con una obiezione riguardo a un evento che trascende la loro
mente.
È inconcepibile che Dio sia Padre e Figlio . . . È inconcepibile che
Egli diventi uomo . . .
È un mistero difficile e inscrutabile come quello dell’unità e trinità di
Dio.
Noi tuttavia, credendo alla onnipotenza di Dio, sappiamo che niente gli è
impossibile. Dio è onnipotenza. Ma soprattutto è Amore. Nulla è impossibile
all’onnipotenza, che è Amore.
E proprio questo crediamo: “per noi e per la nostra salvezza . . . si è fatto
uomo”.
Per noi vuol dire: per amore verso di noi.
3. Quando ci inginocchiamo durante la liturgia del Natale pronunciando le
suddette parole del Credo, diventiamo simili ai pastori di Betlemme. Loro
per primi si sono trovati nel raggio di questo mistero, che illumina le tenebre
della storia dell’uomo sulla terra.
Come leggiamo da Isaia:
“Su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse” (Is
9, 2).
Questa luce viene definita più da vicino nel vangelo di San Luca.: “La gloria
del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande spavento” (Lc
2, 9), scrive l’evangelista.
Così dunque quella luce fu di natura misteriosa; fu destinata più allo
spirito e al cuore dell’uomo che non ai suoi occhi. Mediante questa luce
si è svelato, davanti ai pastori di Betlemme il mistero inscrutabile. È
diventato accessibile a loro. Essi lo hanno accolto. Sono andati nella sua
direzione, si sono avvicinati ad esso. Hanno trovato “un bambino avvolto in
fasce, che giace in una mangiatoia” (Lc 2, 12): nel visibile hanno
riconosciuto l’Invisibile.
Sono diventati i primi testimoni del mistero. Si sono uniti a Maria e a
Giuseppe. La Natività del Signore si è legata innanzitutto alla loro
testimonianza. Proprio questo la Chiesa desidera esprimere con la santa Messa,
che si celebra a mezzanotte e che in taluni luoghi viene chiamata “dei pastori”.
4. Da questa prima testimonianza fluisce ampiamente verso il mondo
l’invito: “Christus natus est nobis, venite adoremus”. Adoremus.
Il mistero di Dio invita all’adorazione. All’adorazione invita il mistero,
che si svela alla luce della Rivelazione. Invita all’adorazione il mistero di
Dio, che si è fatto uomo.
Il Verbo si fece carne. In questa notte la Chiesa intera fa suo l’invito, che
proviene dal presepe di Betlemme. Tutta la Chiesa si unisce a Maria e
Giuseppe. Si unisce ai pastori. “Venite adoremus”. Venite adoriamo.
La luce, che li ha illuminati è “la gloria del Signore”. Dio “abita una luce
inaccessibile” (cf. 1 Tm 4, 16), e anche questo Dio, che giace nella
mangiatoia, come un piccolo bambino, abita in tale luce, anzi vi dimora
particolarmente.
“Cur Deus homo?”.
“Propter nos homines et propter nostram salutem”.
Nella povertà della mangiatoia di Betlemme trova il suo inizio la
rivelazione di quella onnipotenza che è soprattutto, “Amore”: la rivelazione
dell’Amore che è il definitivo significato dell’onnipotenza.
L’Amore che è la verità definitiva dell’essenza di Dio. Il suo definitivo
nome.
L’Onnipotenza sotto le forme di un Bambino.
L’Onnipotenza come non-potenza.
Non-potenza come Amore, che supera tutto, che a tutto dà senso.
5. La nascita del Signore è la luce del significato: la luce del significato
ritrovato di tutte le cose. E soprattutto: del significato dell’uomo (“Cur Deus
homo!”), del senso della vita umana.
Proprio questo significa: Luce!
La notte della luce. La luce della notte di Betlemme. Questo significato,
questo ritrovato senso dell’umanità - e senso di tutte le cose - prorompe su
tutta la terra con il canto:
“Cantate al Signore un canto nuovo, / canta al Signore tutta la terra . . .”.
A tutti voi, qui riuniti, a tutti i popoli e nazioni, a tutto il creato
auguro di innalzare in questa notte di Betlemme tale canto: in tante lingue, in
tante tradizioni, in tante culture:
Il canto del Natale del Signore / Il canto che proclama il significato
divino della vita umana.
© Copyright 1985 - Libreria Editrice
Vaticana
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