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PELLEGRINAGGIO APOSTOLICO IN INDIA

CONCELEBRAZIONE PER I CATTOLICI DEL BENGALA OCCIDENTALE

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Parco Brigade Parade Grounds di Calcutta - Martedì, 4 febbraio 1986

 

1. “Egli mi ho mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio” (Lc 4, 18).

Cari fratelli e sorelle, queste sono le parole scritte originariamente dal profeta Isaia quando pensavo al futuro Messia. Messia significa “L’Unto”. Ma qui non si intende semplicemente una unzione con l’olio, ma un’unzione con lo Spirito Santo.

Così il profeta dice: “Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione, e mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio” (Lc 4, 18; cf. Is 61, 1).

Unzione con l’olio significa conferimento di potere. Il Messia è uno che è unto con lo Spirito Santo e che viene nel potere dello Spirito Santo. Egli porta alla gente lo Spirito di Verità ed il potere di questo Spirito.

Il Messia è Cristo: Gesù Cristo. Gesù di Nazareth. E proprio lì, a Nazareth, Gesù legge le parole del profeta Isaia riguardo al Messia. riguardo all’unzione con lo Spirito Santo. Ed egli dice ai suoi concittadini riuniti nella sinagoga di Nazareth: “Oggi si è adempiuta questa Scrittura che voi avete udito con i vostri orecchi” (Lc 4, 21). Si era adempiuta in lui.

2. Gesù di Nazareth è colui che “il Padre ha consacrato e mandato nel mondo” (Gv 10, 36). Le profezie che lo riguardavano si sono adempiute. Le attese di Israele e di tutta l’umanità si sono adempiute in lui. Egli, Gesù Cristo, ha portato la pienezza di vita che viene da Dio stesso. È la pienezza di vita per lo spirito, per ogni spirito creato. Dio, che è egli stesso lo Spirito infinitamente perfetto, apre questa pienezza dinanzi all’umanità nello Spirito Santo.

Già nella creazione del mondo “Lo spirito di Dio aleggiava sulle acque” (Gen 1, 2), come riporta il libro della Genesi. E l’uomo creato ad immagine e somiglianza di Dio è stato chiamato, dall’inizio, a prender parte, per mezzo dello Spirito Santo, alla vita di Dio tramite la grazia.

Dal momento che il peccato si è inserito fra il cuore umano e la santità di Dio - il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo - il sentiero verso questa pienezza di vita che viene da Dio può essere riaperto soltanto attraverso la Redenzione.

La Redenzione dell’umanità! La Redenzione del mondo! Colui di cui parlava Isaia è il Redentore. L’unzione con lo Spirito Santo sta a significare il potere della Redenzione. Solo a prezzo di questa Redenzione, a prezzo della Croce di Cristo, l’umanità ha potuto riottenere questa vita che viene da Dio, la vita che era perduta a causa del peccato, la vita che è trasmessa allo spirito umano nello Spirito Santo. Gesù Cristo, per mezzo della sua Morte e Resurrezione, ha rivelato questa vita. Egli l’ha lasciata a tutti i popoli nel mistero della sua Chiesa. In questo modo si realizza la Buona Novella della salvezza: l’uomo è compartecipe della natura divina. Egli riceve la vita che viene da Dio e la riceve “in abbondanza” (cf. Gv 10, 10).

La chiesa evangelizzatrice e le culture dei popoli

3. Cari fratelli e sorelle in Cristo nostro Redentore: è missione fondamentale della Chiesa proclamare al mondo la parola della Buona Novella della Redenzione, Ed è per questo motivo che sono venuto da voi: per celebrare con voi, soprattutto nell’Eucaristia, il mistero redentore della Passione e Resurrezione di Cristo, e per incoraggiarvi nei vostri sforzi di dare testimonianza a questo mistero dinanzi al mondo.

Nell’offrire agli altri la Buona Novella della Redenzione, la Chiesa si sforza di comprendere le loro culture. Essa cerca di conoscere le menti e i cuori di chi l’ascolta, i loro valori e costumi, i loro problemi e le loro difficoltà, le loro speranze e i loro sogni. Una volta che essa conosce e comprende questi diversi aspetti della cultura, allora può iniziare il dialogo di salvezza; essa è in grado di offrire, con rispetto ma chiaramente e con convinzione, la Buona Novella della Redenzione a tutti coloro che liberamente desiderano ascoltare e rispondere. Questa è la sfida evangelica della Chiesa in ogni epoca.

Nel visitare l’India, sono felice di essere in questa grande città della sua regione orientale. Nel ricco mosaico delle vostre molteplici popolazioni, il popolo di questa regione mostra un carattere particolare, ed ha contribuito in modo importante, grazie alla vitalità della sua cultura, alla storia della Nazione ed al suo dinamismo.

Questa regione ha dato all’India grandi statisti e, capi, eminenti portavoce delle aspirazioni e degli ideali del vostro popolo, nella ricerca dell’indipendenza e dell’unità nazionale. Questa regione ha anche avuto artisti, poeti, uomini e donne di lettere che hanno parlato a menti, ai cuori e all’immaginazione dei propri concittadini, risvegliando in loro un senso di autostima e dignità, chiamandoli a perseguire valori che richiedono sacrificio e disciplina.

4. Questa regione ha generato anche eminenti pensatori religiosi, tra i quali il noto Premio Nobel, Gurudev Rabindranath Tagore. Queste persone hanno contribuito a promuovere una sensibilità religiosa e culturale che ha arricchito la vita del Paese. La Chiesa li stima molto, insieme alle religioni che essi rappresentano. Come disse una volta Papa Paolo VI delle religioni non-cristiane: “Esse portano in sé l’eco di millenni di ricerca di Dio . . . Posseggono un patrimonio impressionante di testi profondamente religiosi. Hanno insegnato a generazioni di persone a pregare. Sono tutte cosparse di innumerevoli «germi del Verbo» e possono costituire una autentica «preparazione evangelica»” (Pauli VI Evangelii Nuntiandi, 53).

Nella sua stima per il valore di queste religioni, e vedendo in esse talvolta l’azione dello Spirito Santo, che è come il vento che “soffia dove vuole” (Gv 3, 8), la Chiesa rimane nella convinzione di dover adempiere al proprio compito di offrire al mondo la pienezza della verità rivelata, la verità della Redenzione in Gesù Cristo.

5. Isaia parla e Gesù fa proprie le parole del profeta quando le proclama a Nazareth: “Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione, e mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio, per proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; per rimettere in libertà gli oppressi, e predicare un anno di grazia del Signore” (Lc 4, 18-19).

La Chiesa del Bengala e di tutta l’India ha cercato, in vari modi, di mettere in pratica questo programma Messianico di Gesù Cristo, seguendo la sua antica tradizione apostolica e venendo incontro alle concrete necessità delle condizioni attuali. Mi riferisco ad esempio al contributo significativo dato dalla Chiesa in questi luoghi nel campo dell’istruzione. L’anno scorso, il Collegio San Francesco Saverio di questa città ha celebrato i suoi centoventicinque anni di servizio, ed è stato degno di nota il fatto che l’intera città e lo Stato si siano uniti alle celebrazioni che sono state onorate dalla presenza dello stesso Presidente dell’India.

I Padri Gesuiti, che lavorano in molte istituzioni oltre che nel collegio San Francesco Saverio, vennero presto seguiti dall’Istituto della Beata Vergine Maria, meglio conosciuto come Suore di Loreto. Esse aprirono la loro prima scuola femminile nel 1842, e fino ai nostri giorni è ben nota ed apprezzata la qualità dei loro istituti di formazione. Molte altre congregazioni religiose, sia maschili che femminili sono seguite ed hanno condiviso la stessa meritata reputazione di perfezione e generosità.

Tutte le iniziative di istruzione e servizio che la Chiesa ha intrapreso in questa regione, sotto la guida dei Vescovi, non sono state rivolte soltanto ai cristiani, ma a tutti coloro che vi abitano. Le vostre istituzioni, condotte da religiosi, cristiani laici e dai loro collaboratori, hanno aiutato la gente di tutte le condizioni e di tutte le confessioni. Nel compiere questi servizi voi avete dato testimonianza al Vangelo della Redenzione. E avete dato un grande contributo all’unità e allo sviluppo della società.

6. In questi tempi, il programma Messianico di Gesù di Nazareth, il programma del Vangelo, ha trovato proprio qui, in India, e soprattutto a Calcutta, una conferma che è particolarmente eloquente e, allo stesso tempo, una testimonianza. È una testimonianza a cui tutto il mondo guarda, un testimone che scuote la coscienza del mondo. Sto parlando della testimonianza della vita e dell’opera di una donna che, anche se non è nata in India, è nota come Madre Teresa di Calcutta. Alcuni anni fa, spinta dall’amore di Cristo e dal desiderio di servirlo in quelli che soffrono la più grande miseria ed i più grandi dolori, essa lasciò un istituto di istruzione per fondare le Missionarie della Carità. Questo tipo di servizio evangelico ai più poveri dei poveri realizza in modo concreto il programma Messianico di Gesù di “annunziare ai poveri un lieto messaggio” (Lc 4, 18). Ha dato al mondo una stimolante lezione di compassione e di amore autentico nei confronti del nostro prossimo che è nel bisogno. Ha mostrato il potere della Redenzione di ispirare uomini e donne ad un servizio eroico e di sostenerli anno dopo anno in tale servizio.

Questa carità e questo sacrificio di sé, compiuto per amore di Cristo, è una sfida per il mondo, un mondo ormai troppo avezzo all’egoismo e all’edonismo, avido di denaro, di prestigio e di potere. Di fronte ai mali della nostra epoca moderna, questa testimone proclama non con le parole ma con le azioni e il sacrificio il valore preminente dell’amore, l’amore di Cristo nostro Redentore. Esso chiama il peccatore alla conversione e lo invita a seguire l’esempio di Cristo, “ad annunziare ai poveri un lieto messaggio” (Lc 4, 18).

Le vere povertà dei nostri giorni

7. Ma chi sono i poveri del nostro tempo? Il Vangelo parla dei “ciechi”, dei “prigionieri” e degli “oppressi” (Lc 4, 18). Ed i poveri comprendono tutti coloro che vivono senza le basi indispensabili per la vita fisica o spirituale. Nel mondo d’oggi inoltre, vi sono milioni di profughi che hanno dovuto lasciare la loro patria, e altri milioni di persone, talvolta intere tribù o popolazioni, che sono esposti alla minaccia dell’estinzione totale a causa della siccità e della carestia. E chi potrebbe non riconoscere la povertà e l’ignoranza di coloro che non hanno mai avuto la possibilità di studiare? O l’assoluta impotenza di innumerevoli persone di fronte all’ingiustizia ed al sottosviluppo? E vi sono moltissime persone che sono state private del loro diritto alla libertà religiosa e soffrono immensamente perché non possono venerare Dio secondo i dettami di una retta coscienza.

I nostri tempi si trovano ad affrontare diversi tipi di povertà morale, che minaccia la libertà e la dignità della persona umana, come la povertà di coloro che vivono senza comprendere il significato della vita, la povertà di una coscienza fuorviata o erronea, la povertà delle famiglie distrutte o separate, la povertà del peccato.

In questo mondo moderno che soffre di tante forme di povertà, la Chiesa si sforza di “annunziare ai poveri un lieto messaggio” (Lc 4, 18). E lo fa servendosi dell’impegno di persone come Madre Teresa ed altre come lei, il cui amore per Cristo ed il cui servizio ai più poveri dei poveri è profondamente profetico, profondamente evangelico. Questa opera di sacrificio di sé e di amore cristiano è in verità un modo eloquente di “proclamare un anno di grazia del Signore” (Lc 4, 19). È per me e per tutta la Chiesa “consolazione in Cristo”, “un conforto derivante dalla carità”, una “comunanza di spirito” (Fil 2, 1).

8. Quindi, dopo aver veduto quest’opera qui, a Calcutta, qui dove essa è nata dal grande amore di Cristo nel cuore di una semplice serva del Signore, desidero far mia l’esortazione che l’Apostolo Paolo fece ai Filippesi: “Se c’è pertanto qualche consolazione in Cristo, se c’è conforto derivante dalla carità, se c’è qualche comunanza di spirito, se ci sono sentimenti di amore e di compassione, rendete piena la mia gioia con l’unione dei vostri spiriti, con la stessa carità, con i medesimi sentimenti” (Fil 2, 1-2).

Forse che le parole dell’Apostolo dei Gentili erano dirette soltanto alla Chiesa di Filippi? Solo alla Chiesa di Calcutta? No! A tutta la Chiesa in tutto il mondo! A tutti i cristiani! Ai seguaci di tutte le religioni. A tutti gli uomini di buona volontà.

Questa è la testimonianza di amore fraterno. Questa è l’esortazione di San Paolo: “Rendete piena la mia gioia con l’unione dei vostri spiriti, con la stessa carità, con i medesimi sentimenti. Non fate nulla per spirito di vanità o di vanagloria” (Fil 2, 2-3).

Non fate nulla che possa alimentare l’odio, l’ingiustizia o la sofferenza! Non fate nulla in favore della corsa agli armamenti! Nulla per incentivare l’oppressione dei popoli e delle Nazioni! Nulla che sia ispirato da forme ipocrite di imperialismo o di ideologie disumane.

Lasciate finalmente parlare coloro che non hanno voce!

Lasciate parlare l’India!

Lasciate parlare i poveri di Madre Teresa e tutti i poveri del mondo!

La loro voce è la voce di Cristo!

Amen.

 

© Copyright 1986 - Libreria Editrice Vaticana

 

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