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PELLEGRINAGGIO APOSTOLICO IN INDIA
BEATIFICAZIONE DI PADRE KURIAKOSE
ELIAS CHAVARA E DI SUOR ALFONSA MUTTATHUPANDATHU NELLO STADIO NAHRU DI
KOTTAYAM
OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II
Sabato, 8
febbraio 1986
“Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra” (Mt 11,
25).
Cari fratelli e sorelle.
1. Queste sono le parole di Gesù di Nazaret, ed egli si rallegrava nello
Spirito Santo quando le pronunciò. Quanto sono piene di significato per noi
oggi! “Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto
nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai
piccoli”. (Mt 11, 25)
Quali cose ha tenuto nascoste il Signore? Quali misteri ha rivelato? Davvero
i più profondi, della sua vita divina, quelli noti qui sulla terra solo a lui,
solo a Cristo stesso. Dice egli infatti: “Tutto mi è stato dato dal Padre mio;
nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il
Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare” (Mt 11, 27).
E osservate, il Figlio rivela effettivamente queste cose. Allo stesso tempo
egli rivela il Padre. Il Padre è rivelato attraverso il Figlio. E a chi rivela
il Figlio queste cose? Le rivela a coloro che sceglie: “Perché così è piaciuto a
te”, dice Gesù al Padre. Egli rivela queste cose ai piccoli.
2. Oggi, in questa sacra liturgia, desideriamo unirci in modo particolare a
Cristo Signore. Insieme a lui desideriamo benedire il Padre per il particolare
amore che ha dimostrato a un figlio e a una figlia della Chiesa in India.
Rendiamo lode a Dio per le sue innumerevoli benedizioni nel corso della
bimillenaria esistenza della Chiesa sul suolo indiano. Con Cristo glorifichiamo
il Padre per l’amore che ha dimostrato ai piccoli del Kerala e di tutta l’India.
La Chiesa in tutto il mondo si rallegra con la Chiesa in India nel momento in
cui padre Kuriakose Elias Chavara e suor Alfonsa dell’Immacolata Concezione
vengono innalzati al rango di beati nella grande comunione dei santi. Quest’uomo
e questa donna, entrambi membri della Chiesa siro-malabarese qui nel Kerala,
hanno raggiunto grandi vette di santità attraverso la loro generosa cooperazione
con la grazia di Dio. Ciascuno di essi possedeva un ardente amore di Dio, e
tuttavia ciascuno ha seguito un cammino spirituale diverso.
3. Padre Kuriakose Elias Chavara nacque qui nel Kerala, e per quasi tutti i
65 anni della sua vita terrena operò generosamente per il rinnovamento e
l’arricchimento della vita cristiana. Il suo profondo amore per Cristo lo colmò
di zelo apostolico e lo rese particolarmente attento a promuovere l’unità della
Chiesa. Con grande generosità collaborò con altri, in particolare fratelli
sacerdoti e religiosi, nell’opera di salvezza.
Le numerose e fertili iniziative apostoliche in cooperazione coi padri Thomas
Palackal e Thomas Porukara, padre Kuriakose fondò una Congregazione religiosa
indiana maschile, ora nota col nome di Carmelitani di Maria Immacolata.
Successivamente, con l’aiuto di un missionario italiano, padre Leopoldo Beccaro,
fondò una Congregazione religiosa indiana femminile, la Congregazione della
Madre del Carmelo. Queste Congregazioni crebbero e fiorirono, e le vocazioni
religiose vennero meglio capite e apprezzate. Grazie agli sforzi comuni dei
membri di nuove famiglie religiose, le sue speranze e opere vennero moltiplicate
molte e molte volte.
La vita di padre Kuriakose, così come le vite di questi nuovi religiosi,
furono dedicate al servizio della Chiesa siro-malabarese. Sotto la sua guida o
ispirazione, vennero intraprese numerose iniziative apostoliche: istituzione di
seminari per l’educazione e la formazione del clero, introduzione di ritiri
annuali, una casa editrice di opere cattoliche, una casa di ricovero per gli
indigenti e gli incurabili, scuole di istruzione generale e programmi per la
formazione dei catecumeni. Egli diede un contributo alla liturgia
siro-malabarese e diffuse la devozione alla santa Eucaristia e alla sacra
Famiglia. In particolare, si dedicò all’incoraggiamento e al sostegno delle
famiglie cristiane, convinto com’era del ruolo fondamentale della famiglia nella
vita della società e della Chiesa.
Ma nessuna causa apostolica era più cara al cuore di questo grande uomo di
fede che quella dell’unità e armonia in seno alla Chiesa. Era come se avesse
sempre a mente la preghiera di Gesù, la sera prima del sacrificio sulla croce:
“Perché tutti siano una sola cosa. Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano
anch’essi in noi una cosa sola” (Gv 17, 21). Oggi la Chiesa ricorda
solennemente con amore e gratitudine tutti i suoi sforzi per resistere alle
minacce di disunione e per incoraggiare clero e fedeli a mantenere l’unità con
la Sede di Pietro e la Chiesa universale. La sua riuscita in questo, come in
tutte le sue molte iniziative, era indubbiamente dovuta all’intensa carità e
preghiera che caratterizzarono la sua vita quotidiana, alla sua intima comunione
con Cristo e al suo amore per la Chiesa quale corpo visibile di Cristo sulla
terra.
4. Suor Alfonsa dell’Immacolata Concezione, nata un secolo dopo padre Elias
Kuriakose, avrebbe servito con gioia il Signore con progetti apostolici simili.
Ed effettivamente aveva una devozione personale per padre Kuriakose sin dagli
inizi della sua vita religiosa. Ma per suor Alfonsa il cammino della santità fu
chiaramente diverso. Fu la via della croce, la via della malattia e della
sofferenza. Già in giovanissima età, suor Alfonsa desiderò servire il Signore
come religiosa, ma non fu senza dure prove che riuscì alla fine a perseguire
questo obiettivo. Quando ciò divenne possibile, si unì alla Congregazione delle
Clarisse francescane. Per tutta la sua breve vita, di soli 36 anni, rese
continuamente grazie a Dio per la gioia e il privilegio della propria vocazione
religiosa, per la grazia dei voti di castità, povertà e obbedienza.
Sin dagli inizi della propria vita, suor Alfonsa conobbe grandi sofferenze.
Col passare degli anni, il Padre celeste le diede una ancor più piena
partecipazione alla passione del suo amato Figlio. Ricordiamo come essa provò
non solo dolore fisico di grande intensità ma anche la sofferenza spirituale
dell’essere incompresa ed erroneamente giudicata dagli altri. Tuttavia accettò
costantemente tutte le sue sofferenze con serenità e fiducia in Dio, fermamente
convinta che esse avrebbero purificato i suoi intenti, la avrebbero aiutata a
vincere ogni egoismo, e l’avrebbero unita più intimamente al suo diletto sposo
divino. Al suo direttore spirituale scriveva: “Caro padre, poiché il mio buon
Signore Gesù mi ama tanto, desidero sinceramente rimanere su questo letto di
malattia e soffrire non solo questo, ma anche qualsiasi altra cosa, anche sino
alla fine del mondo. Capisco ora che Dio ha voluto che la mia vita fosse
un’oblazione, un sacrificio di sofferenza” (20 novembre 1944). Giunse ad amare
la sofferenza perché amava il Cristo sofferente. Imparò ad amare la croce
attraverso il proprio amore per il Signore crocifisso.
5. Suor Alfonsa sapeva che attraverso le sue sofferenze partecipava
all’apostolato della Chiesa; trovò gioia in esse offrendole tutte a Cristo. In
questo modo, sembrò aver fatte proprie le parole di san Paolo: “Perciò sono
lieto delle sofferenze che sopporto per voi e completo nella mia carne quello
che manca ai patimenti di Cristo, a favore del suo corpo che è la Chiesa” (Col
1, 24).
Era stata dotata da Dio di un carattere affettuoso e allegro, con una
capacità di gioire delle cose comuni e semplici. Il fardello della sofferenza
umana, nemmeno l’incomprensione o l’altrui gelosia, non potevano estinguere la
gioia del Signore che le colmava il cuore. In una lettera scritta poco prima di
morire, in un momento d’intensa sofferenza fisica e mentale, diceva: “Mi sono
data completamente a Gesù. Si compiaccia egli di curarsi di me. Il mio solo
desiderio in questo mondo è di soffrire per amore di Dio e di rallegrarmi nel
farlo” (febbraio 1946).
Sia padre Kuriakose che suor Alfonsa danno testimonianza della bellezza e
della grandezza della vocazione religiosa. E vorrei cogliere quest’occasione per
rivolgere in particolare i miei pensieri ai religiosi e alle religiose che sono
qui presenti, nonché a tutti i religiosi dell’India.
Ognuno di coloro che sono stati battezzati in Cristo ha scoperto una “perla
di grande valore” e un “tesoro” che vale tutti gli averi che si hanno (cf. Mt
13, 44-45). Poiché tutti i battezzati partecipano alla vita stessa della
santissima Trinità e sono chiamati ad essere la “luce” e il “sale” del mondo (cf.
Mt 5, 13-16). Tuttavia all’interno della grande famiglia della Chiesa,
Dio nostro Padre chiama alcuni di voi a seguire Cristo più da vicino e a
dedicare le vostre vite con una speciale consacrazione mediante la professione
di castità, povertà e obbedienza. Voi, religiosi della Chiesa, date pubblica
testimonianza del Vangelo e del primato dell’amore di Dio. Attraverso l’impegno
permanente e la fedeltà perpetua ai vostri voti, cercate di crescere in unione
con Cristo e di contribuire in modo peculiare alla vita e alla missione della
Chiesa. E quale contributo vitale è il vostro!
In una ricca varietà di forme, vivete appieno la vostra consacrazione
evangelica. Alcuni di voi hanno ascoltato la chiamata personale del Signore alla
vita contemplativa, nella quale, benché nascosti agli occhi del mondo, offrite
le vostre vite e preghiere, per il bene di tutta l’umanità. Altri sono stati
chiamati a una vita apostolica attiva, nella quale servite nell’insegnamento,
nel campo della salute, nel lavoro parrocchiale, nei ritiri, nelle opere di
carità e in molte forme di attività pastorale.
In qualunque modo servite, cari fratelli e sorelle in Cristo, non dubitate
mai del valore della vostra vita consacrata. Che il vostro servizio assomigli
alle grandi iniziative apostoliche di padre Kuriakose, o che assuma la forma di
sofferenza segreta come per suor Alfonsa, qualunque esso sia, è importante nella
vita della Chiesa. Ricordate le parole di san Paolo, nella seconda lettura di
oggi: “Noi sappiamo che tutto concorre al bene di coloro che amano Dio” (Rm
8, 28). Anche quando vi sentite scoraggiati o prostrati da mancanze o peccati
personali, abbiate ancor più fiducia nell’amore di Dio per voi. Rivolgetevi a
lui per averne misericordia, perdono e amore. Poiché, come dice san Paolo nella
stessa lettera, “lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza” (Rm 8,
26). È in lui che troviamo la nostra forza, il nostro coraggio e la nostra
gioia.
Senza il vitale contributo dei religiosi e delle religiose, la carità della
Chiesa sarebbe sminuita, il suo dar frutti sarebbe di minore portata.
Così, prego perché la beatificazione di questi due religiosi esemplari
dell’India vi dia rinnovato zelo nella vostra preziosa vocazione. Nel vostro
amore per Cristo possiate essere ispirati dal loro fervore. E come loro possiate
mantenere la semplicità dei “piccoli” del Vangelo. Siate puri di cuore e colmi
di compassione. Siate sempre desiderosi di piacere al Signore. Poiché è ai
piccoli che i misteri di Dio sono rivelati (cf. Mt 11, 25).
6. E ora, desidero salutare tutti coloro che sono venuti a Kottayam per
questa celebrazione. Con rispetto e stima ringrazio tutti gli altri cristiani
oltre che i nostri fratelli indù e musulmani e i seguaci delle altre religioni
che oggi mi onorano con l’essere qui. Sono grato della presenza delle autorità
civili e invoco su tutti benedizioni di gioia e di pace. Davvero straordinaria è
questa giornata nella storia della Chiesa e della cristianità in terra indiana.
Essa è anche importante nella storia del ministero pastorale del Vescovo di
Roma, il successore di san Pietro. È la prima volta che egli ha avuto la gioia
di innalzare alla gloria degli altari un figlio e una figlia della Chiesa in
India, nella loro terra natia.
Pertanto cantiamo insieme al salmista nella liturgia di oggi.
Insieme rendiamo grazie: “È bello dar lode al Signore / e cantare al tuo
nome, o Altissimo. / Poiché mi rallegri, Signore, con le tue meraviglie, /
esulto per l’opera delle tue mani. / Come sono grandi le tue opere, Signore!” (Sal
92 [91], 2-6 a).
Davvero grandi sono le opere di Dio! E l’opera più grande di Dio sulla terra
è l’uomo. La gloria di Dio è l’uomo pienamente vivo nella vita di Dio. La gloria
di Dio è la santità di ciascuna persona e dell’intera Chiesa. La santità è opera
della grazia divina. Quando la proclamiamo solennemente in mezzo al popolo di
Dio in questa terra, rendiamo gloria all’Altissimo. Con le parole di sant’Agostino
rendiamo lode a Dio dicendo: “Coronando i meriti, coroni i tuoi doni”.
7. Davvero straordinario questo giorno! Dice il profeta Isaia: “Quanto il
cielo sovrasta la terra, tanto le mie vie sovrastano le vostre vie, i miei
pensieri sovrastano i vostri pensieri” (Is 55, 9).
Oggi ci è dato penetrare ancor più a fondo in questi pensieri divini. Ci è
dato conoscere meglio le vie del Signore. E osservate, quali vie! Quali vie!
Scrive l’Apostolo: “Poiché quelli che egli da sempre ha conosciuto li ha anche
predestinati ad essere conformi all’immagine del Figlio suo, perché egli sia il
primogenito tra molti fratelli; quelli poi che ha predestinati li ha anche
chiamati; quelli che ha chiamati li ha anche giustificati, quelli che ha
giustificati li ha anche glorificati” (Rm 8, 29-30).
Sono questi i pensieri divini. Sono queste le vie del Signore. Oggi ci è dato
vedere come questi pensieri si adempiono nel beato Elias Kuriakose e nella beata
suor Alfonsa. Oggi vediamo come queste vie di Dio conducono attraverso i loro
cuori, attraverso il loro pellegrinaggio terreno alla gloria degli altari.
8. “Sì, o Padre”, dice Gesù, “perché così è piaciuto a te” (Mt 11,
26). E prosegue: “Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io
vi ristorerò. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite
e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime. Il mio giogo infatti
è dolce e il mio carico leggero” (Mt 11, 28-30).
Così parla Gesù. E parla a ciascuno. Siamo chiamati alla santità. Siamo
chiamati alla comunione con lui; col suo cuore, con la sua croce, con la sua
gloria. Così parla Gesù. E insieme a Gesù il beato Kuriakose e la beata Alfonsa.
I loro cuori sono uniti al Cuore del Divino Redentore e sono colmi d’amore per
tutti i figli e le figlie della vostra terra benedetta. Amen.
© Copyright 1986 - Libreria Editrice
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