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INCONTRO DI PREGHIERA CON UN GRUPPO
ECUMENICO DEI PAESI BASSI
OMELIA DI GIOVANNI PAOLO
II
Cappella Urbano VIII (Città del
Vaticano) Venerdì, 21 marzo 1986
Cari amici in Cristo.
Nella nostra preghiera oggi noi richiamiamo una verità che è vitale per la
nostra vita di cristiani, vale a dire che Cristo diede un incarico ai suoi
discepoli: “Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome
del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto
ciò che vi ho comandato” (Mt 28, 19-20). Queste parole pongono
chiaramente prima di noi la nostra verità come seguaci di Cristo. Egli ci ha
affidato il compito di portare la gente a contatto con i misteri salvifici della
redenzione e sostenere i testimoni della buona novella di Cristo. Ma con questo
incarico, dato da Cristo, viene una sfida ai cristiani di ogni età e luogo.
Perché la nostra missione sia efficace, dobbiamo noi stessi dare
testimonianza della realtà della riconciliazione che predichiamo. Ecco perché
credo che una questione irrinunciabile del nostro tempo riguardi l’unità dei
cristiani. L’attuale disunità non indebolisce la nostra capacità di portare
avanti il grande compito che Cristo ci ha affidato? Non sollevano altre
questioni circa la credibilità dei cristiani quando essi vedono che siamo in
disaccordo gli uni con gli altri su importanti problemi di fede? Ma la nostra è
un’epoca di ecumenismo. Un’epoca in cui veniamo con un nuovo spirito ad
affrontare vecchi problemi che stanno tra di noi. Se guardiamo alla storia della
nostra separazione, forse possiamo riconoscere di essere tutti vittime di eventi
che ci divisero secoli fa e che continuano a separarci.
Il problema che ora dobbiamo affrontare è se noi perpetueremo queste
divisioni che rendono difficile portare avanti il compito che Cristo ci ha dato.
La sfida che ci si pone ora è se noi potremo diventare architetti di una nuova
situazione nella quale le divisioni tra di noi saranno sanate alla radice
cosicché lo scandalo della disunità possa essere consegnato al passato, alla
storia. In quella situazione noi saremo liberi di dare più ardentemente
testimonianza, pieno significato della vita di Cristo.
Naturalmente questo non sarà più facile. Ma il salmista ci ricorda: “Il
nostro aiuto è nel nome del Signore che ha fatto il cielo e la terra” (Sal
124 (123), 8). Cristo ci chiama all’unità. E alla grande missione che ha dato ai
discepoli aggiunse anche una promessa: “Io sono con voi tutti i giorni fino alla
fine del mondo” (Mt 28, 20). In questo modo egli ci ha assicurato la sua
costante presenza tra noi, non ci abbandona mai. Nei passi che facciamo pregando
insieme i discutendo insieme i nostri problemi noi collaboriamo con Cristo a
creare una nuova pace tra coloro che credono in lui. Noi contribuiamo al giorno
in cui la nostra testimonianza a lui potrà essere libera dal fardello della
disunità che getta un’ombra sui nostri sforzi di predicare al mondo Cristo che è
il Verbo del Dio vivente e la nostra speranza per la salvezza.
© Copyright 1986 - Libreria Editrice
Vaticana
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