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VISITA PASTORALE IN ROMAGNA

SANTA MESSA PER L'AMMINISTRAZIONE DELLA CRESIMA A 15 GIOVANI

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Imola - Venerdì, 9 maggio 1986

 

1. Prego “per quelli che per la loro parola crederanno in me” (Gv 17, 20).

Il Vangelo che è stato or ora letto, cari fratelli e sorelle di Imola, ci riporta alla preghiera che Cristo pronunziò nel cenacolo il giorno precedente la sua passione e morte. È la preghiera “sacerdotale”. Cristo prega per coloro che sono con lui: per gli apostoli. Tuttavia abbraccia con la sua invocazione tutte le generazioni della Chiesa, tutti i cristiani fino alla fine del mondo. E abbraccia anche noi. Noi qui riuniti.

Noi siamo la generazione contemporanea dei cristiani. Abbiamo creduto in Cristo “per la parola” (cf. Gv 17, 20) degli apostoli e dei loro successori e collaboratori, che quasi da venti secoli svolgono la loro missione in questa terra. Direttamente dobbiamo questa fede ai nostri genitori, ai pastori d’anime, agli educatori, alle persone e agli ambienti, a tutti coloro che, in vario modo, ci hanno trasmesso la buona novella, ci hanno condotto a Cristo e costantemente ci avvicinano a lui.

2. La Chiesa che oggi ho la gioia di visitare, la Chiesa di Imola, s’iscrive nella storia del cristianesimo in Italia fin dal IV secolo. Il suo consolidarsi su radici tanto profonde è attestato - nella ricchezza dei monumenti artistici - dall’antico duomo di San Cassiano e dalla residenza vescovile, che risalgono alla fine del 1100. Ma il monumento più eloquente è la cospicua eredità di fede, di cui è espressione non secondaria la devozione alla Madonna, patrona della diocesi, venerata sotto il familiare titolo di “Madonna del Piratello”. Era infatti appesa ad un piccolo pero l’immagine dalla quale, prodigiosamente, gli Imolesi furono invitati a erigere un santuario a tre miglia dalla città.

Correva allora il 1483. Il santuario fu eretto, e ogni anno, nella settimana delle Rogazioni che precede la solennità dell’Ascensione, voi accogliete in cattedrale la venerata immagine. Io sono particolarmente lieto che la mia visita pastorale coincida con questa solenne celebrazione, che appartiene al patrimonio della vostra religiosità. Così vedo segnata la traiettoria del cammino della vostra Chiesa locale e le tappe della sua incessante crescita, che hanno come obiettivo di fondo una sempre più solida saldatura tra la fede professata e la vita vissuta.

Con tale prospettiva nel cuore e dinanzi agli occhi, io saluto voi qui presenti e tutti i membri di questa amata porzione del popolo di Dio. Saluto il venerato fratello vescovo mons. Luigi Dardani e il suo presbiterio, i religiosi e le religiose, i cari seminaristi, i fedeli laici, particolarmente quelli impegnati nelle associazioni e nei movimenti di preghiera, di apostolato, di carità.

3. Prego “per quelli che per la loro parola crederanno in me”.

Queste parole si riferiscono a voi, cari fratelli e sorelle, che mediante la parola di Dio e i sacramenti, uniti col vostro vescovo, costituite la Chiesa di Dio che è a Imola. La preghiera sacerdotale di Cristo si riferisce a voi giovani, che avete ancora fresca nell’anima la forza del sacramento della Confermazione; e a voi che tra poco riceverete questo Sacramento dalle mie mani.

La parola di Dio dell’odierna Liturgia ci conduce quindi a Gerusalemme per il giorno della Pentecoste. Poiché lì occorre cercare l’origine di questo sacramento, quasi la sorgente dalla quale esso scaturì. Ecco, sotto il soffio dello Spirito di Verità, prende la parola Pietro con gli altri Undici e dice: “Accade . . . quello che predisse il profeta Gioele: Negli ultimi giorni, dice il Signore, io effonderò il mio Spirito sopra ogni persona; i vostri figli e le vostre figlie profeteranno” (At 2, 16-17).

Oggi alcuni figli e figlie di questa Terra s’aggiungono a quei primi, che sono stati testimoni e partecipi dell’“effusione dello Spirito Santo” nel giorno della Pentecoste. Ricevono il sacramento della Confermazione, che dona loro l’“investitura” di testimoni di Cristo. Dona loro un nuovo titolo e una nuova energia per partecipare alla missione profetica del Salvatore del mondo.

4. La venuta dello Spirito Santo costituisce un avvenimento di grande importanza. Accadono certo, nella vita, incontri decisivi e irripetibili. Ma l’incontro con lo Spirito di sapienza, di fortezza, di amore è decisivo e irripetibile in modo del tutto singolare. Decisivo, perché depone nell’anima i germi di una ricchezza spirituale nuova - i sette doni - la quale si aggiunge alla grazia ricevuta nel Battesimo e conferma in essa. Irripetibile, perché imprime un sigillo che, per natura sua, è duraturo. Come il soffio vitale che soltanto la morte può spegnere.

La Cresima, carissimi adolescenti, vi introduce nella stagione della maturità cristiana, vi abilità ad essere “testimoni della risurrezione e della vita del Signore Gesù e segno del Dio Vivo” (Lumen Gentium, 38).

Ricevete un dono e, nello stesso tempo, assumete un impegno. La volontà di coerenza e l’entusiasmo, che oggi vi animano, saranno avvalorati continuamente dalla grazia sacramentale che vi accompagnerà e che voi terrete sempre viva con la resistenza al peccato, la preghiera, la frequente confessione, la partecipazione all’Eucaristia, la pratica della carità, la devozione alla Vergine. E le vostre famiglie, che oggi godono per questa grande tappa della loro storia, sentiranno non soltanto come un dovere, ma anche come un privilegio, quello di aiutarvi a ravvivare costantemente la fedele e operosa consapevolezza del significato del vostro incontro con lo Spirito Santo.

5. La sera che precede la passione, Cristo nel cenacolo prega il Padre per la sua Chiesa. Chiede che “tutti siano una cosa sola”. Ne indica il modo e il fine: “Come tu, Padre, sei in me e io in te . . . Perché il mondo creda”. Vuole che i suoi formino un’unità perfetta, priva di qualsiasi oscillazione, paragonabile solamente a quella che intercorre tra lui e il Padre, affinché il mondo conosca “che tu mi hai mandato e li hai amati come hai amato me” (Gv 17, 21-23).

Il Sinodo straordinario dei vescovi, celebrato recentemente a vent’anni dal Concilio, ha ricordato che una delle idee madri del magistero conciliare è la comunione. La Chiesa è una comunione. Comunione è un concetto molto ricco. Fondamentalmente significa l’unione con Dio attraverso Cristo nello Spirito Santo. È dunque, la Chiesa, una comunità di fede, che si costruisce sulla parola di Dio e sui Sacramenti (cf. Synodi Extraordinariae Episcoporum Relatio Finalis). È un edificio, per vari aspetti, sempre in costruzione, e i costruttori sono tutti i componenti, nessuno escluso, chiamati a cooperare unitariamente alla meravigliosa impresa.

Una delle più notevoli acquisizioni ecclesiali del nostro tempo è proprio questa: l’universalità del compito costruttivo. Essa non è dovuta a calcoli di strategie contingenti. Essa risale alla fisionomia originaria e tipica del seguace di Cristo. I cristiani, incorporati alla Chiesa attraverso il Battesimo, vengono vincolati più perfettamente ad essa con il sacramento della Confermazione, mediante il quale “sono arricchiti di una speciale forza dallo Spirito Santo e in questo modo sono più strettamente obbligati a diffondere e difendere, con la parola e l’opera, la fede” (Lumen Gentium, 11).

6. In questa visione si collocano anche le prospettive della vostra amata Chiesa particolare: le sue risorse, le difficoltà, i traguardi, i programmi pastorali. Io vi esorto a valorizzare al massimo i contenuti della religiosità trasmessavi dalle generazioni passate, e a tradurli nella “religione pura e senza macchia” (Gc 1, 27), la quale trae necessario alimento dalla catechesi e dalla pratica sacramentale e preserva dalle contaminazioni del male.

Bisogna vincere quell’equivoco pregiudiziale secondo cui la fede sarebbe semplicemente un affare intimo dell’individuo. La fede, sì, ha il suo nido nella coscienza. Ma proprio per questo ispira - deve ispirare - coerentemente la pratica e i comportamenti. Tra fede e vita corre un rapporto indissolubile.

Non per nulla fin dai primordi della storia Dio ha dato al suo popolo i dieci Comandamenti. Questi, perfezionati da Cristo, formano tuttora le basi del vivere individuale e sociale del cristiano.

Una delle tendenze che si è andata intrecciando con l’incremento del benessere materiale nei nostri giorni, è l’indifferenza religiosa. Questo fenomeno si accompagna all’abbassamento del livello di moralità e al senso del vuoto. Ne portano il peso maggiore le vite giovanili, spogliate spesso del loro slancio e avviate a effimeri e negativi surrogati della felicità. Occorre tornare continuamente, con disponibilità, alle ragioni profonde della fede. Allora si comprende che esse coincidono pienamente con le ragioni dell’uomo, poiché vi è nell’uomo “un abisso infinito, che non può essere colmato che da un oggetto infinito e immutabile, cioè da Dio stesso” (Pascal, Pensées). Allora si ricollocano in onore i grandi valori: la vita, innanzitutto, dal suo primo sbocciare nel grembo materno fino all’ultimo respiro; l’amore umano, riflesso di Dio-Amore; la dignità del matrimonio: la santità e la stabilità del vincolo coniugale.

7. La promozione di questi valori incontra ostacoli nella mentalità contemporanea e talvolta nella stessa organizzazione della società. Lungi dal lasciarsi abbattere, occorre impegnarsi con cristiana coerenza, con coraggio e con fiducia nella grazia di Dio, che accompagna gli operai della buona novella e ne feconda le fatiche.

Il mio pensiero corre a voi, carissimi sacerdoti, incoraggiandovi a rinvigorire ogni giorno, sull’altare, la speranza che anche il più piccolo frammento della vostra operosità pastorale è calcolato da Dio e può dare frutti per il suo regno. E desidero stimolare tutti voi, fratelli e sorelle della Chiesa imolese, ad essere generosi collaboratori del Vangelo.

La consegna è chiara: i fedeli “inseriti nel Corpo mistico di Cristo per mezzo del Battesimo, fortificati dalla virtù dello Spirito Santo per mezzo della Cresima, sono deputati dal Signore stesso all’apostolato” (Apostolicam Actuositatem, 3).

8. Oggi la Chiesa che è a Imola vive il suo giorno particolare. La visita del Vescovo di Roma e successore di san Pietro mette in rilievo la partecipazione della vostra comunità diocesana alla Chiesa universale di Cristo. Alla grande famiglia del Popolo di Dio che si estende su tutta la terra. Tocchiamo quasi con mano i legami più profondi dell’unità spirituale per la quale Cristo ha pregato nel cenacolo e che è nata nel giorno della Pentecoste per la venuta dello Spirito di Verità, del Consolatore.

Mediante questi vincoli ci sentiamo uniti spiritualmente a tutti i nostri fratelli e sorelle nella fede, nella grazia del Battesimo, della Cresima, dell’Eucaristia, nel mondo intero. “Infatti tutti i fedeli sparsi per il mondo, comunicano gli uni con gli altri nello Spirito Santo, e così chi sta in Roma sa che gli Indi sono sue membra” (Lumen Gentium, 13).

9. E contemporaneamente siamo testimoni di come la Chiesa rinasce mediante i sacramenti, tra i quali quello della Cresima. Perciò i nostri pensieri e sentimenti sono pieni di gratitudine, che si traduce in rendimento di grazie, come il cuore dell’apostolo, quale si esprime nella seconda lettura dell’odierna Liturgia con le parole della Lettera agli Efesini.

Insieme con lui preghiamo per tutti, e specialmente per questi adolescenti, rinvigoriti dal sacramento della Confermazione: perché il Dio del Signore nostro Gesù Cristo, il Padre della gloria, li illumini e faccia loro comprendere a quale speranza li ha chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità tra i santi, qual è la straordinaria grandezza della sua potenza verso noi credenti (cf. Ef 1, 17-19).

Ecco, questo è il giorno di una particolare professione di fede. Il giorno di una particolare testimonianza. Desideriamo rendere - di generazione in generazione - questa testimonianza apostolica a Cristo crocifisso e risorto.

Poiché siamo - e desideriamo essere - il suo popolo, la sua Chiesa: “il suo Corpo, la pienezza di colui che si realizza interamente in tutte le cose” (Ef 1, 23). Amen.


Al termine della celebrazione

Ancora un’altra parola. Trovandomi in terra di Romagna desidero ancora una volta levare la mia voce per la liberazione del signor Alessandro Fantazzini che è stato rapito nel gennaio scorso. Ho rivolto già un pressante appello il giorno 8 marzo nella preghiera dell’Angelus. Agli autori di quella triste vicenda voglio ripetere: liberate quel vostro e nostro fratello!

Preghiamo anche e non cessiamo di pregare per le vittime di questa grande sciagura atomica nucleare nella terra di Ucraina e anche per le sue conseguenze nei diversi Paesi dell’Europa. Specialmente in quel Paese dove l’esplosione ha avuto luogo e continua ancora ad essere pericolosa.  

Questo il saluto finale improvvisato dal Santo Padre al termine della concelebrazione.  

La Chiesa ha il suo Pastore: vi lascio un bacio di pace e vi ringrazio per questo incontro di oggi che va visto nel contesto di tutti gli incontri con la Chiesa popolo di Dio e la società che vive in Romagna. Ringrazio tutti i presenti, le autorità civili, rappresentanti delle diverse componenti della società, dei diversi organismi ecclesiali. Lascio un abbraccio molto cordiale ai giovani, a quelli che oggi hanno ricevuto il sacramento della Cresima e a tutti i giovani, non solamente della diocesi di Imola, ma anche delle altre diocesi: di Forlì, Cesena e Ravenna. Vivete la stagione in cui lo Spirito Santo viene a incontrare la vostra giovane anima e spirito; viene lui, Spirito di Cristo, del Padre, Spirito Santo, Spirito della Verità, per sigillare il vostro giovane spirito umano con le sue energie, le sue forze e i suoi doni.

Incontrando voi giovani penso anche agli anziani; li incontro dappertutto, in tutte le città, in tutte le Chiese visitate. Oggi vorrei dire loro che questo dono dello Spirito Santo che anche voi, cari fratelli e sorelle, avete ricevuto nella vostra giovinezza, fruttifica negli anni e forse ancora di più porta i frutti dell’età anziana, specialmente i doni della sapienza e pietà e timore di Dio; il dono del consiglio, tutti i doni. Sono tanto necessari nei vostri anni per portare avanti il prosieguo della vostra vita interiore, cristiana, sacramentale; per guidare e illuminare gli altri più giovani, e adulti, vostri figli e vostri nipotini. Auguro a tutti gli anziani della Romagna di avere e manifestare una pienezza dei doni dello Spirito Santo una volta ricevuti nella loro cresima . . . Ringraziando per la vostra buona accoglienza che avete riservato al Papa vi auguro tutto il bene. Sia lodato Gesù Cristo! Arrivederci.

 

© Copyright 1986 - Libreria Editrice Vaticana

 

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