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SANTA MESSA PER UN GRUPPO DI PELLEGRINI POLACCHI

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Solennità della Madonna di Jasna Gora
Castel Gandolfo - Martedì, 26 agosto 1986

 

1. Oggi siamo radunati qui a Castel Gandolfo per unirci con tutti pellegrini a Jasna Gora. È la festa della Madre, Signora di Jasna Gora, e in un certo senso il suo onomastico. Nel giorno dell’onomastico della Madre tutti i suoi figli desiderano stare vicino a lei. Almeno con la memoria e con il cuore. Così noi, anche se riuniti qui, ci troviamo a Jasna Gora.

2. Del resto, Castel Gandolfo ha in sé qualcosa di Jasna Gora. Nella cappella centrale c’è il quadro donato a Pio XI dai vescovi polacchi dopo la prima guerra mondiale, nel 1920. È noto che Pio XI era stato in Polonia in qualità di primo nunzio apostolico dopo la riconquista dell’indipendenza.

Non solo Pio XI, ma anche tutti i suoi successori - compreso l’ultimo - hanno celebrato le sante Messe e hanno pregato davanti a questa immagine. Così, anche venendo qui, a Castel Gandolfo, si può essere pellegrini a Jasna Gora,

3. Oggi si compiono 30 anni dal significativo avvenimento che ebbe luogo a Jasna Gora, in Polonia nel 1956. Vorrei ricordare che in quell’anno furono rinnovati i Voti del popolo, pronunciati dal re Giovanni Casimiro nel 1656 e quindi 300 anni fa, nella cattedrale di Leopoli. Sappiamo che il carattere di questi Voti fu non solo profondamente religioso ma anche patriottico e sociale. L’episcopato polacco si riferiva a questi Voti negli anni della grande Novena durante i quali la Chiesa polacca fece i preparativi per il millenario del Battesimo. Tutto ciò avveniva sotto la guida del card. Stefan Wyszynski il quale - come ben ricordiamo - il 26 agosto 1956 non era presente a Jasna Gora. Ma poco dopo, alla fine dell’ottobre dello stesso anno 1956, ritornò alla Sede primaziale.

4. Come ho già detto, i Voti di Giovanni Casimiro oltre al contenuto religioso possiedono anche quello patriottico e sociale, costituiscono documento a cui bisogna fare un continuo riferimento. Rinnovati nello stesso spirito dopo 300 anni, cioè nel 1956, essi vengono rinnovati continuamente, anno dopo anno.

Su questo sfondo vorrei ricordare anche i significativi avvenimenti dell’agosto 1980, poiché in essi si manifesta lo stesso profondo legame tra la Chiesa e la vita della Nazione. Ricordiamo che in quei giorni dell’agosto 1980 furono stilati i memorabili accordi a Danzica, a Stettino e infine a Jastrzab in Slesia. In questi accordi si è manifestato lo spirito della Nazione, Nazione millenaria che cerca di risolvere i problemi sociali e morali attraverso il dialogo con i rappresentanti del potere. Tale dialogo dimostra il rispetto della società da parte delle autorità ed è una conferma del riconoscimento della sua autentica soggettività. Perciò i vescovi polacchi parlano sistematicamente di tutti i problemi sociali e morali legati alla questione del rispetto dei diritti del popolo e al bisogno di assicurare la soggettività alla società polacca. Per esempio, nel Comunicato del 1 - 2 maggio scorso leggiamo: “I Pastori della Chiesa hanno dedicato molta attenzione ad alcuni problemi sociali e morali del nostro paese. È stato sottolineato che senza il pieno rispetto dei diritti della persona umana, dei gruppi sociali e professionali, non si possono risolvere i problemi economici che esistono nella nostra Patria. È stato indicato, quale l’unica via che porta al risanamento di questa situazione, l’autentico e sincero dialogo sociale”. (Com. CCXIII plenarii coetus Conferentiae Episcopalis pol. 3, die 2 maii 1986)

5. Così si ripropone il bisogno dell’attuazione degli accordi siglati nel 1980. Nello stesso Comunicato i vescovi parlano poi dei diritti e dei doveri dei credenti: “I laici cattolici hanno il diritto e dovere di costruire l’ordine temporale nello spirito evangelico, indipendentemente dalle difficoltà esterne. Hanno il dovere di testimoniare la fede nella vita pubblica, nell’ambiente di lavoro e nell’attività professionale. Devono reagire con coraggio di fronte alle dimostrazioni del male morale. Guidati nelle loro azioni, dalla coscienza cristiana, devono essere consapevoli della propria dignità e dei propri diritti nella comunità politica; devono manifestare la saggia sollecitudine per il giusto sviluppo della vita sociale” (Comunicato della Conferenza Plenaria dell’Episcopato, 2 maggio 1986).

6. L’Episcopato polacco è ritornato agli stessi problemi durante la conferenza del 28 giugno svoltasi a Gniezno. Ecco un brano del comunicato: “Numerosi gruppi sociali e professionali aspettano che le autorità pubbliche creino e aumentino le possibilità dell’attività legale al di fuori dell’appartenenza ad un partito politico. È necessario applicare tali soluzioni sociali e legali che non portano alle discriminazioni politiche e che permettono di risolvere definitivamente il problema dei prigionieri politici. Grazie a tali soluzioni si potranno evitare i disordini, i conflitti e le tensioni sociali, e tutti i cittadini sentiranno la parità dei loro diritti nella propria Patria” (Comunicato della Conferenza Plenaria dell’Episcopato, 27 e 28 giugno 1986).

7. Alla fine è stato affrontato il problema dei prigionieri politici, strettamente legato al problema dell’amnistia.

Desidero tuttavia sottolineare che la Chiesa ha il dovere di fornire lo aiuto ai prigionieri politici. Penso soprattutto al Comitato primaziale di carità e assistenza, il quale mantiene i contatti con le singole diocesi. Questa assistenza ai prigionieri, soprattutto politici, organizzata dalla Chiesa è espressione indispensabile dell’atteggiamento proclamato nel Vangelo. Cristo ricorda sempre: “Ero carcerato e siete venuti a trovarmi” (Mt 25, 36). Sono carcerato. Non possiamo non andarlo a trovare. Le parole di Cristo sono chiare e impegnative.

8. Mi richiamo oggi alle espressioni dell’Episcopato polacco poiché ci troviamo di fronte alla Madre di Jasna Gora, Regina della Polonia e Madre del nostro popolo; ci presentiamo dinanzi a lei insieme a tutti questi problemi. Sono problemi della nostra Patria che comprendono anche le sofferenze dei nostri compatrioti. Ci presentiamo di fronte a lei così come il re Giovanni Casimiro nella cattedrale di Leopoli, al tempo dell’invasione svedese; come l’Episcopato polacco, 30 anni orsono, a Jasna Gora.

9. La vocazione e il compito della Chiesa, e soprattutto dei suoi pastori, consistono nell’annunciare tutto il Vangelo, e quindi anche il suo insegnamento sui diritti dell’uomo e del popolo. Certo, recandoci a Jasna Gora desideriamo portarvi tutto ciò che è polacco e anche tutto ciò che è buono, che è migliore. Siamo convinti che il bene non manca sulla nostra terra, non manca nei vari settori della vita, della vita sociale e familiare, individuale e personale; che non manca nei cuori dei nostri compatrioti, né in quelli della nuova generazione. Lo dimostrano anche numerosi pellegrinaggi che nel mese di agosto confluiscono a Jasna Gora da tutte le parti della Polonia. È certamente solo un’espressione esterna, frammentaria. La conferma di questa verità bisognerebbe cercarla più ampiamente, più profondamente. Uniti con Jasna Gora, qui, a Castel Gandolfo, nell’onomastico di nostra Madre, preghiamo affinché questo bene si accresca, affinché ce ne sia sempre di più, affinché non diminuisca, affinché la Polonia occupi nella grande famiglia dei popoli dell’Europa e del mondo il giusto e meritato posto, affinché in Polonia l’uomo possa vivere la pienezza della vita umana e poiché siamo nella maggior parte battezzati, anche cristiana, affinché in Polonia l’uomo si sviluppi in base a quei diritti fondamentali che Giovanni XXIII ha ricordato e sottolineato nella sua enciclica Pacem in Terris: il diritto alla verità, il diritto alla libertà, il diritto alla giustizia e all’amore. Preghiamo per tutto questo. Per tutto questo pregano senza dubbio anche i nostri compatrioti a Jasna Gora. Noi, qui, preghiamo insieme a loro. Siamo in un certo senso l’eco della preghiera di Jasna Gora.

L’odierna liturgia ci ricorda lo sposalizio di Cana di Galilea, il primo miracolo di Gesù, primo e significativo perché in esso si manifestò la sollecitudine particolare del cuore materno di Maria verso gli sposi, verso i padroni di casa. Gesù trasformò l’acqua nel vino per trarre dalle difficoltà i padroni di casa e gli sposi. Maria, rivolgendosi ai servi che avrebbero obbedito all’ordine di Cristo, disse: “Fate quello che vi dirà” (Gv 2, 5). Ce lo ricordiamo continuamente, quando siamo riuniti a Jasna Gora, quando celebriamo la liturgia che parla della Madre di Jasna Gora; ci ricordiamo quell’avvenimento di Cana di Galilea, poiché esso rappresenta, nel suo profondo, un simbolo. Cristo con la sua grazia può cambiare l’uomo, renderlo più generoso, trasformarlo; può sollevare l’uomo e non solo l’uomo ma anche le comunità intere, le famiglie, i popoli. Desideriamo appoggiarci sulla sua forza salvifica ed è per questo che pellegriniamo a Jasna Gora e che siamo sempre uniti con la Madre della Nazione; desideriamo appoggiarci su questa forza salvifica che è strettamente legata alla dignità dell’uomo ed è al suo servizio. Non vogliamo che la vita sociale sia sottomessa alle cieche leggi della storia, come si suol dire; vogliamo che sia frutto della società degli uomini maturi, coscienti e responsabili: ecco lo scopo del nostro pellegrinaggio, lo scopo della nostra preghiera odierna. Desideriamo che la vita dell’uomo sulla nostra terra diventi sempre più umana, sempre più degna dell’uomo, sia dal punto di vista personale che sociale.

“Proteggi tutto il popolo, affinché possa vivere per la tua gloria, affinché possa crescere . . .”. Siete venuti qui con questa preghiera a cui mi unisco con tutto il cuore perché sono figlio della stessa Nazione, della stessa Patria, venero la stessa Madre di Jasna Gora. Porto nel cuore tutti i problemi dei miei compatrioti e della mia Patria; vorrei servirli meglio che posso.

“Proteggi tutto il popolo, affinché possa vivere per la tua gloria, affinché cresca splendido”. Amen.

 

© Copyright 1986 - Libreria Editrice Vaticana

 

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