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VISITA PASTORALE A FIESOLE E FIRENZE

CONCELEBRAZIONE EUCARISTICA NELL'ANFITEATRO ROMANO

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Fiesole - Sabato, 18 ottobre 1986

 

1. “Il Signore mi ha mandato ad annunziare ai poveri la buona novella” (Lc 4, 18).

Questo versetto alleluiatico, che abbiamo cantato nell’odierna liturgia, riassume bene una caratteristica fondamentale del Vangelo di Luca, di cui oggi celebriamo la festa: la presentazione di Gesù come colui che è “consacrato con l’unzione” (Is 61, 1) “per annunziare ai poveri un lieto messaggio, per proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; per rimettere in libertà gli oppressi” (Lc 4, 18-19). È un messaggio di gioia. La gioia di chi recupera la libertà dalla prigionia o dall’oppressione. Di chi recupera la vista, di chi torna a vedere la luce della verità.

Cristo è mandato per annunciare agli uomini che la verità può essere conosciuta e che la libertà può essere raggiunta. L’evangelista Luca, sulle orme di Cristo, è stato un grande annunciatore di questo messaggio. E noi pure siamo da Cristo chiamati, siamo da lui mandati ad annunciare questo messaggio. Ci invita a ricordare ciò anche l’odierna vigilia della Giornata missionaria mondiale.

2. Nel Vangelo appena letto Luca (10, 1-20) ci presenta alcuni dei principali insegnamenti di Cristo ai discepoli circa i loro compiti missionari. Gesù non nasconde loro le difficoltà: “Ecco io vi mando come agnelli in mezzo ai lupi”; eppure li orna di una grande potenza spirituale: “Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra i serpenti e gli scorpioni e sopra ogni potenza del nemico; nulla vi potrà danneggiare”.

Qui vediamo inculcate le doti dell’apostolo, del missionario, dell’evangelizzatore. Da una parte lo spirito di sacrificio, l’apertura al dialogo, la misericordia; dall’altra la saldezza delle proprie convinzioni di fede, la potenza della grazia che opera in loro e che li rende strumenti dell’azione divina nel mondo per la salvezza degli uomini.

Dio ama scegliere i poveri per evangelizzare i poveri. Ama scegliere degli “agnelli”, cioè persone inappariscenti e umili. Ama scegliere dei poveri strumenti, per mostrare che è lui l’Agente principale della salvezza. Ma l’evangelizzatore deve anche “essere agnello”, nel senso che deve essere umile e docile nelle mani di Dio. Solo uno strumento docile, infatti, è uno strumento utile.

3. “Curate i malati e dite loro: è vicino a voi il regno di Dio”. L’impegno di annuncio del Vangelo è connesso, con profondi legami, alla promozione integrale dell’uomo. Non c’è dubbio infatti che il regno del Signore, annunciato e proclamato presente, si rende visibile proprio attraverso segni concreti di carità fraterna, di servizio, di pratica della giustizia. È questo lo stile di Gesù e dei suoi discepoli. È uno stile che rende credibile il messaggio e - nello stesso tempo - introduce alle esigenze più alte del Vangelo partendo dai compiti più urgenti della giustizia e della solidarietà umana.

Sta qui il motivo per il quale Gesù inviò i discepoli “a due a due avanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi”: l’azione di solidarietà umana dei discepoli doveva preparare gli animi ad accogliere la presenza del Figlio di Dio incarnato e del suo messaggio d’amore divino ben superiore alle esigenze e alle possibilità dell’uomo.

4. L’annuncio ufficiale del mistero di Cristo è affidato da Cristo stesso, come sappiamo, al sacerdote. Tuttavia il compito di “precedere” questo annuncio e di collaborare, coinvolge tutti i laici cristiani, e ciò proprio in forza del fatto che essi sono chiamati - come dice il Concilio - a farsi animatori e promotori delle realtà temporali, ordinandole secondo Dio e le indicazioni del Vangelo. Così facendo, i laici “preparano le vie del Signore” (Mt 3, 3), e nel loro stesso impegno per la giustizia e la pace sulla terra, implicitamente annunciano, mediante la loro testimonianza, il mistero del Signore Gesù che “viene”, e l’imminenza del regno dei cieli.

In questo lavoro di animazione e di trasformazione evangelica della società e della storia, i laici cristiani possono e devono dare un contributo decisivo e insostituibile al superamento delle difficoltà e delle preoccupazioni dell’ora presente, relative a questa nostra civiltà, che spesso tende a chiudere il cuore dell’uomo alla trascendenza, al senso di Dio, ai grandi valori evangelici della giustizia e della misericordia.

5. La festa e il ricordo di san Luca Evangelista, che oggi celebriamo, costituisce un pressante invito a far nostra l’ansia missionaria di tutti coloro che hanno permesso alla parola di Cristo di risonare nel mondo e di riempire il cuore dell’uomo di luce e di consolazione. Cristo infatti è la risposta adeguata e vera agli interrogativi e alle aspirazioni più profondi del cuore dell’uomo. Cristo dona all’uomo molto più di quanto l’uomo possa sperare e desiderare. Egli solo rivela a noi il vero volto di Dio e dell’uomo. Egli che ha vinto il peccato e la morte è la nostra speranza e la nostra salvezza. Egli è la via, la verità e la vita.

Per questo, non possiamo rimanere indifferenti al pensiero che uomini, donne, giovani, nel mondo, ma anche nei confini della propria Chiesa locale, non hanno la gioia di fare esperienza di Gesù Cristo, redentore e amico dell’uomo. Tale pensiero, anzi tale inquietudine, deve risvegliare in noi le migliori energie per individuare e promuovere con generosità e creatività, dovunque sia possibile, occasioni, luoghi, iniziative per annunciare a tutti la buona notizia del Vangelo.

È indispensabile, oggi più che mai, attingere a piene mani dal Vangelo, attraverso una preghiera assidua, calma, meditata, per lasciarci rimettere in discussione dalla Parola e comprendere sempre meglio e più profondamente il progetto che Dio ha sulla comunità ecclesiale di Fiesole e su ciascuno di voi.

6. Desidero ora rivolgermi a questa comunità, a tutti voi con un caloroso saluto.

Con grande gioia ho accolto l’invito del vostro vescovo, mons. Luciano Giovannetti, a incontrarmi con voi, con questa Chiesa che, secondo la tradizione, è sorta nel primo secolo, quasi al tempo di questo splendido anfiteatro romano; questa vostra Chiesa che, fin dai tempi apostolici, ha saputo mantenere viva la fede cristiana e la comunione con la Sede di Pietro. Questa Chiesa che vengo a confermare e incoraggiare nel suo impegno di testimonianza cristiana.

E come san Paolo a Timoteo, anch’io sento di esprimere la certezza che il Signore vi è stato, vi è vicino e vi dà forza, affinché il suo Vangelo si radichi sempre più in questa terra, tra questa gente. Così, mentre vengo tra voi, voglio augurarmi che si compia ancor oggi la proclamazione del messaggio della salvezza con nuovo entusiasmo e con rinnovata generosità, affinché tutti possano udirlo, specialmente coloro che sono lontani e che maggiormente hanno bisogno della misericordia di Dio e dei fratelli.

7. Desidero in particolare esprimere una parola di compiacimento per il vostro recente convegno ecclesiale diocesano, nel quale - tra l’altro - avete opportunamente sottolineato la funzione “missionaria” dell’assemblea eucaristica domenicale, e vi siete proposti di curare maggiormente la formazione dei laici capaci di assolvere i vari compiti della missione, nell’ambito dell’attuale “ministerialità” della Chiesa. Questi vostri intenti e impegni sono carichi di promesse, che mi auguro possano essere attuate al più presto, grazie anche all’impulso che ad esse potrà venire dal vostro progettato Sinodo diocesano.

Accanto però alla promozione del laicato, resta sempre urgente la promozione delle vocazioni sacerdotali e religiose. E voi adulti, voi educatori, voi tutti che già avete scoperto la vostra vocazione, dite con franchezza ai giovani: la Chiesa ha bisogno di sacerdoti e di religiosi, ha bisogno di voi; non abbiate paura: il Signore non vi deluderà. Rispondete con prontezza e seguitelo con generosità. Ciò contribuirà fortemente alla nascita di una nuova civiltà: porterà una “nuova Pentecoste”, vera attuazione del Concilio.

8. Sono lieto di trovare tra voi presenti e vivi i germi e i frutti di quella fede cristiana, che nel tempo ha saputo esprimere, secondo il vostro genio particolare, opere meravigliose di arte, di bellezza, di civiltà e di carità. Oggi sono qui per riconoscere, con profonda gratitudine al Signore e a tutti coloro che vi hanno preceduto, questi risultati tanto numerosi e significativi; ma sono qui anche per incoraggiarvi e stimolarvi nella missione che Cristo stesso ci ha affidato, quella di annunciare il suo Vangelo, sull’esempio del grande san Luca. In quest’opera di apostolato tutti dobbiamo sentirci coinvolti: laici, associazioni e movimenti ecclesiali, i religiosi e soprattutto i presbiteri, che hanno particolarmente offerto la propria vita per l’annuncio e il servizio del Vangelo.

“Pregate il padrone della messe, perché mandi operai nella sua messe” (Lc 10, 2). Così abbiamo ascoltato. Oggi siamo qui anche per questo, perché alla Chiesa tutta, e alla Chiesa fiesolana in particolare, non manchino mai tali annunziatori forti e miti della parola di Dio.

9. So che la vostra diocesi si è sempre resa particolarmente sensibile anche ai problemi dell’ordine temporale mediante un vivace associazionismo laicale e numerose opere di volontariato e di assistenza concreta, oltre che di sostegno, a tutti coloro che hanno scelto di operare nei diversi ambiti sociali e civili. Continuate a sviluppare una presenza sempre più incisiva e feconda in quegli ambienti dove la missione oggi si rende tanto urgente e necessaria: il mondo della cultura, dell’educazione, della scuola, del lavoro; tra le famiglie e tra coloro che soffrono, soprattutto gli ammalati, gli anziani e i giovani più bisognosi di aiuto materiale e morale.

Una particolare attenzione merita la famiglia, oggi purtroppo sottoposta a tante spinte che ne mettono in pericolo l’unità e la pace. Dedicatevi in modo speciale alla promozione dell’unità e della comunione nelle famiglie, e in generale nei gruppi, nelle associazioni, nella società stessa civile e religiosa.

La pace si costruisce dal basso, partendo dai rapporti interpersonali. È inutile pensare a grandi prospettive di pace, se non siamo in pace col nostro vicino, con i nostri familiari, con i nostri compagni di lavoro. Ognuno di noi, quindi, da questo punto di vista ha una precisa responsabilità nella costruzione della pace, anche ai massimi livelli nazionali e internazionali.

10. Fratelli carissimi, la missione dell’apostolo non è facile. Occorre, per essa, un grande amore per l’uomo. Ma, nello stesso tempo, è da Dio e non dagli uomini che dobbiamo attendere la nostra ricompensa. Nel lavoro dell’apostolo, spesso si è abbandonati dagli uomini, anche se possono restare alcune poche amicizie, come abbiamo visto nell’esperienza di san Paolo, nella prima lettura. “Tutti mi hanno abbandonato”, dice Paolo (2 Tm 4, 17). Siamo disposti a seguirlo in ciò? Egli però aggiunge: “Non se ne tenga conto contro di loro. Siamo pronti ad imitarlo anche in questo? Tutto sta a vedere per chi lavoriamo. Se lavoriamo per il Signore, in lui - come fa Paolo - troveremo la nostra forza e la nostra consolazione. Diversamente, scenderemmo a compromessi e non saremmo capaci di una piena fedeltà a Dio.

L’intercessione di san Paolo e di san Luca ci ottengano da Dio questa forza! Amen.

 

© Copyright 1986 - Libreria Editrice Vaticana

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