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VISITA PASTORALE A FIESOLE E FIRENZE

BEATIFICAZIONE DI TERESA MARIA DELLA CROCE MANETTI

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Firenze - Domenica, 19 ottobre 1986

 

1. “Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?” (Lc 18, 8). La Chiesa ci invita a rileggere e meditare queste parole nell’odierna domenica, che - come è noto - è anche la “Giornata missionaria mondiale”.

Le parole pronunziate da Cristo in questa sua domanda, contengono una specie di sfida alla Chiesa di tutti i tempi. E questa sfida ha un carattere missionario. Se il Figlio dell’uomo alla sua venuta definitiva deve trovare “la fede sulla terra”, è necessario che tutta la Chiesa sia costantemente missionaria (“in statu missionis”), così come è stato sottolineato dal Concilio Vaticano II.

2. La Chiesa è missionaria, quando accoglie con fede, con speranza e con carità, la parola di Dio: questa Parola che è “viva, efficace, e scruta i sentimenti e i pensieri del cuore” (Eb 4, 12). La Chiesa vive nella luce di questa Parola. Vive e si rinnova nella sua potenza.

La potenza della parola di Dio si fonda sulla Verità, sulla Verità definitiva, perché è anche la prima. Sulla Verità assoluta, cioè tale per cui in essa “si risolvono” tutte le verità che ne derivano, le verità umane. Sulla verità perciò, assolutamente semplice e limpida, che è accessibile ai “piccoli”, che si rivela a tutti gli uomini “puri di cuore” e di buona volontà, come Gesù ci ha insegnato nel suo Vangelo. La potenza della parola di Dio è nella verità ed è nella missione! Dio non tiene nascosta questa verità nell’intimo della sua Divinità. Benché elevata al di sopra degli intelletti e dei cuori, essa è la verità salvifica, è la buona novella. Dio giunge con essa fino alla creazione. Giunge fino all’uomo. Dio affida questa verità salvifica al Figlio e allo Spirito, che sono della stessa sostanza del Padre, e da lui mandati.

La Chiesa permane “in statu missionis” incontrandosi incessantemente con questa divina messaggera cioè la Verità e con la missione del Figlio nello Spirito Santo da parte del Padre.

3. La giornata odierna deve rinnovare nell’intero popolo di Dio la coscienza di tale incontro. La Chiesa che da secoli è a Firenze, desidera rinnovare la sua coscienza missionaria e la sua missionaria disponibilità, partecipando all’elevazione alla gloria degli altari di una sua venerabile figlia: la serva di Dio suor Teresa Maria della Croce. Questo è il motivo essenziale e insieme proprio della coscienza e della disponibilità missionaria: la Chiesa reca incessantemente in sé la chiamata alla santità (Lumen Gentium, 39 ss.) e così persevera nella sua missione salvifica.

4. Che cosa ci dice l’odierna liturgia sulla santità? Che cosa ci dice sulla santità di questa serva di Dio, che è stata vostra concittadina?

La santità è quell’“alzare gli occhi verso i monti”, di cui parla il salmo responsoriale (120, 1): è l’intimità con il Padre che è nei cieli; l’intimità mediante Cristo nello Spirito Santo. In questa intimità vive l’uomo, consapevole della sua via, che ha i suoi limiti e le sue difficoltà, l’uomo che guarda con fiducia verso Dio.

Santità è la coscienza di essere “custoditi”. Custoditi da Dio. Il santo conosce benissimo la sua fragilità, la precarietà della sua esistenza, delle sue capacità. Ma non si spaventa. Si sente ugualmente sicuro. Egli confida nel fatto che Dio “non lascerà vacillare il suo piede, che veglierà su di lui, che lo proteggerà da ogni male” (Sal 121 (120), 3. 5. 7. 8).

I santi, nonostante avvertano tanta tenebra in se stessi, sentono di essere fatti per la Verità. Per Dio-Verità. E quindi danno sempre più spazio a questa Verità nella loro vita. Di qui viene quella sicurezza che li distingue: dove gli altri vacillano, essi resistono. Dove gli altri dubitano, essi vedono il vero.

5. Che cosa ci dice oggi la liturgia circa la santità della serva di Dio Teresa Maria della Croce?

La santità vuol dire anche le mani alzate nella preghiera a Dio, mentre attorno è in corso un combattimento, mentre continua la lotta tra il bene e il male. L’impegno contemplativo e della preghiera sembra, a tutta prima, un estraniarsi dalle lotte della vita. Sembra una rinuncia a combattere. Ma chi pensa così, non conosce la potenza della preghiera, come vediamo chiaramente dalla prima lettura della Messa.

Teresa Maria fu una grande donna d’azione; eppure, fin dalla adolescenza, ebbe la grazia di comprendere questa potenza della preghiera, che avvertiva in modo speciale nell’adorazione eucaristica, che era la sorgente della sua forza e della sua letizia, insieme con una fervente devozione alla Beata Vergine Maria.

Il gusto della preghiera e l’esigenza di corrispondere all’Amore col quale essa si sentiva amata da Cristo, furono per la serva di Dio, fin da giovanissima, una cosa sola. E questo desiderio di operare il bene si tradusse subito nell’iniziativa che essa prese - non ancora ventenne - di riunire attorno a sé, in una vita in comune, alcune coetanee al fine di svolgere un’opera di assistenza e di aiuto nei confronti della fanciullezza povera e abbandonata.

Ben presto, nonostante difficoltà e patimenti, l’iniziativa si consolidò e - sotto il segno della spiritualità carmelitana - giunse, dopo pochi anni, a divenire Istituto religioso di diritto pontificio, riconosciuto nel 1904 da papa Pio X. Da allora le suore di Teresa Maria cominciarono a diffondersi anche all’estero, come nel Libano e in Terra Santa.

6. Teresa Maria ha vissuto in modo esemplare le esortazioni di san Paolo, che abbiamo letto nella liturgia: “fin dall’infanzia” si è lasciata convincere dalla verità della parola di Dio, su di essa ha costruito, in essa è “rimasta salda”. E col passare degli anni ha rafforzato tale sua “saldezza” e robustezza interiore, e l’ha saputa “insegnare”, convincendo e correggendo le proprie figlie spirituali, e formandole alla giustizia e ad ogni opera buona. Fino ad oggi. E anche nel futuro.

La caratteristica particolarmente evidente di Teresa Maria era la gioia. Donna di una tenerezza materna e di un equilibrio eccezionali, la sua parola di sapienza, il suo stesso sguardo e portamento sapevano infondere a tutti tanta luce, tanto conforto e tanta speranza, che ella era continuamente ricercata da persone di ogni ceto e condizione, che attendevano anche per ore, pur di essere da lei ricevute nel suo conventino, sotto l’argine del Bisenzio, per ascoltare le sue parole di fede che sapevano trasfigurare la sofferenza e ridonare la pace.

7. Ma la gioia di Teresa Maria non era la gioia illusoria di questo mondo. Quella gioia era frutto di un alto prezzo, che del resto pagava volentieri, perché spinta dall’amore per Cristo e per le anime. Essa ebbe molto da soffrire: dalla critica alla calunnia; dal martirio di un tumore maligno che la divorò con sofferenze spaventose, all’angoscia di una “notte oscura” della fede, che la provò nelle fibre più intime del suo spirito. Ma in tutto ciò perfettamente abbandonata nelle mani di Dio, essa seppe vivere nella pace e pareva quasi ripetere le parole di Paolo quando dice: “Sovrabbondo di gioia in ogni tribolazione” (2 Cor 7, 4).

Ecco la gioia che c’insegna la nuova Beata. Una gioia che è verità, che è pienezza, che è fecondità e che ci apre alla vita divina. Oggi abbiamo molto bisogno di questa gioia. È la gioia che ci viene dalla croce, quella croce con la quale essa volle segnare il suo nome di religiosa. Quella santa croce che in Firenze dà anche il nome a una piazza, monumento, a un tempo, di storia, di arte, di cultura e di fede.

La croce di Cristo ha animato, o Fiorentini, la vostra cultura, la vostra civiltà. Ancor oggi e sempre, nelle mutate condizioni dei tempi e tra i nuovi valori che emergono dalla storia. La fede in Cristo crocifisso e risorto sia ispiratrice di alti ideali, forza di rinnovamento, orientamento al progresso morale e civile!

8. Accingendomi a lasciare tra poco questa vostra stupenda città, o Fiorentini, desidero salutarvi e ringraziarvi tutti. Saluto innanzitutto l’arcivescovo card. Silvano Piovanelli, con i suoi collaboratori, le autorità civili e cittadine qui convenute, il clero, i religiosi e le religiose, le rappresentanze delle parrocchie, dei gruppi parrocchiali, dei vari movimenti ed organizzazioni cattolici, tutto il popolo di Dio che è in Firenze: in particolare le famiglie, i lavoratori, gli artisti e gli uomini di cultura, i giovani, gli anziani, i fanciulli, i malati, i sofferenti, e anche coloro che, non sentendosi parte della comunità cattolica, fossero ugualmente presenti a questo nostro incontro, che vuole essere non solo testimonianza di fede, ma anche testimonianza umana di solidarietà ai grandi valori dell’amore e dell’interesse per l’uomo, per la sua salvezza e per la sua dignità, valori che nella vita e nell’opera della beata Teresa Maria della Croce trovano una realizzazione così fulgida e convincente. I santi della Chiesa cattolica non sono soltanto per i cattolici, ma per l’intera umanità.

9. “Il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?”. Troverà certamente diverse manifestazioni di fede, espresse nei monumenti della cultura e della tradizione. Numerosi documenti e prestigiosi monumenti presenti in questa città hanno fatto sì che proprio Firenze sia in questo periodo la “Capitale europea della cultura”. “La dolce, misurata e armoniosa Firenze - come disse Giorgio La Pira -, creata insieme dall’Uomo e da Dio, per essere come città sul monte, luce e consolazione sulla strada degli uomini”.

Firenze, capitale dell’umanesimo cristiano, che ha dato un volto all’Europa e che ancora deve darlo, se l’Europa vuole svolgere nel mondo la sua missione di giustizia e di pace. Questa è Firenze!

10. Sì, Questa grande, meravigliosa eredità della cultura italiana, della cultura europea, della cultura cristiana è anche una parte della Chiesa che nel corso dei secoli e delle generazioni è rimasta “in statu missionis”.

Questa eredità ha forse soltanto l’eloquenza del passato? Rende testimonianza soltanto a ciò che è stato? La parola di Dio dell’odierna liturgia ci induce a rispondere di no; non soltanto!

Ecco, infatti, dal profondo di tutto ciò che Firenze è stata e che - grazie all’eloquenza delle opere della sua cultura - continua ad essere, sembra risuonare questa esortazione che l’Apostolo dei Gentili ha inserito nella Lettera a Timoteo: “Ti scongiuro davanti a Dio e a Cristo Gesù che verrà a giudicare i vivi e i morti, per la sua manifestazione e il suo regno: annunzia la parola, insisti in ogni occasione opportuna e non opportuna, ammonisci, rimprovera, esorta con ogni magnanimità e dottrina” (2 Tm 4, 1-2).

L’eredità parla. L’eredità chiama. L’eredità è indirizzata verso il futuro, verso il futuro definitivo che l’uomo e il mondo - mediante Gesù Cristo - hanno in Dio stesso.

Firenze! Ascolta questa voce, iscritta profondamente nella tua eredità. Firenze! Italia! Europa! Ascolta! “Ti scongiuro”!

 

© Copyright 1986 - Libreria Editrice Vaticana

 

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