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VISITA ALLA PARROCCHIA DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE 
«AD SAXA RUBRA» A GROTTAROSSA

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Domenica, 2 novembre 1986

 

1. “Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito . . . perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna” (Gv 3, 16).

In questo giorno la Chiesa dirige i nostri pensieri e le nostre preghiere, in modo particolare, verso la “vita eterna”. Dopo la solennità di tutti i Santi, oggi, giorno dedicato alla memoria dei defunti, noi desideriamo innanzitutto ricordare quanti, tra i nostri cari, hanno lasciato questa vita. Nel ricordarli, siamo chiamati a riflettere che l’esistenza umana non si risolve tutta dentro l’orizzonte terreno. Siamo invitati a considerare la vita alla luce del fine ultimo, del destino che ci attende dopo la morte, con lo sguardo rivolto alla nostra vocazione eterna. A tutto questo pensiamo in occasione di questa mia visita alla parrocchia dell’Immacolata Concezione di Maria a Grottarossa, ad “saxa rubra” dove, nell’anno 312, come dice la tradizione, prima della storica battaglia tra Costantino e Massenzio, apparve all’imperatore la misteriosa visione della croce con il motto “in hoc signo vinces”.

2. Alla luce della liturgia, che celebra il sacrificio di Cristo, siamo portati a riflettere oggi sul significato della morte. Da una parte, troviamo una riflessione realistica circa la precarietà della vita terrena, votata alla sconfitta; dall’altra il mistero eucaristico proclama che la morte di Cristo si è risolta nella risurrezione, evento decisivo per l’esistenza di ogni uomo.

Di fronte al ricordo dei nostri defunti noi siamo tristi perché siamo costretti a riconoscere con dolore che questo nostro corpo passa: i progetti, che noi costruiamo ogni giorno confidando nella salute, nella forza, nelle doti di cui disponiamo, sono provvisori, sono destinati a spegnersi. Ma, se accettiamo il messaggio che scaturisce dalla parola di Dio, or ora ascoltata, apprendiamo che morire non significa cadere nel nulla, nell’ombra buia della fine totale. Piuttosto significa passare a una nuova condizione di vita che è gloria e beatitudine eterna. La fede illumina il mistero della morte con confortanti certezze.

3. Oggi noi, col libro della Sapienza, professiamo che “le anime dei giusti sono nelle mani di Dio” (Sap 3, 1). La parola che abbiamo sentito ci assicura che Dio ha creato l’uomo per l’immortalità (Sap 2, 23), cioè per la partecipazione a una vita senza fine. Coloro che per le loro opere buone hanno creduto e meritato il premio annunciato dalle promesse vivono nelle mani di Dio e nella pace. Noi, confidando nella parola rivelata, proclamiamo di fronte al mondo che le anime dei giusti dimorano presso Dio nell’amore, poiché egli nella sua sollecitudine non abbandona i suoi né li priva della sua protezione.

Agli occhi del mondo e in una prospettiva esclusivamente terrena “parve che morissero” (Sap 3, 2), ma la morte fisica è per i credenti solo un passaggio da un’esistenza di dolori e di prove alla vita piena e duratura nella felicità di Dio; non più un castigo, ma una liberazione dai molteplici mali, indotti nella vita umana dal peccato. I nostri morti sono nella pace, cioè nel godimento completo dei doni profetizzati, nella salvezza delle realtà finali, ultime ed eterne. Essi sono stati coinvolti nel destino del Cristo Risorto, il quale ha raccolto la loro vita di quaggiù per condurla nella sua gloria. Come scintille infuocate, le anime dei giusti splendono per l’eternità, in virtù della vittoria finale che Cristo glorioso ha operato sulla morte.

4. Il nostro sguardo sull’eternità è poi ancora confortato dalla luce del mistero della comunione dei Santi. Abbiamo ereditato dalle più antiche comunità cristiane la certezza che esiste una partecipazione intensa di vita tra noi e i fratelli che sono nella gloria celeste o che ancora dopo la morte stanno purificandosi (cf. Lumen Gentium, 49). Noi formiamo un’unica realtà soprannaturale, un unico corpo con coloro che ci hanno preceduto nella vita eterna: il corpo mistico di Gesù Cristo. Siamo perciò uniti, mediante Gesù, a quelli che sono entrati nella visione di Dio. Ma essi non ci hanno lasciati. Con loro formiamo una comunità, che si perfeziona nella preghiera e che l’offerta del sacrificio eucaristico realizza in modo eminente. L’amore che verso i nostri morti noi continuiamo a nutrire si esprime nell’orazione e in una singolare partecipazione di grazia, mentre siamo mossi dalla pietà a chiedere la loro intercessione ricordando i loro esempi di vita cristiana. Nella preghiera comune della Chiesa, che rivolgiamo a Dio uniti ai nostri defunti, noi possiamo pregustare quella liturgia della gloria eterna, verso la quale tutti camminiamo sorretti dalla speranza. In forza della comunione con Cristo la morte non elimina la comunione fraterna, ma la esalta e la realizza in una dimensione nuova.

5. Il libro dell’Apocalisse ci assicura che il mondo è aperto a una nuova creazione in forza del Cristo, della sua morte redentrice, della sua risurrezione, della sua vittoria. Le angosce e le pene, come tutte le lotte che hanno segnato l’umanità presente saranno superate, e ci sarà “un nuovo cielo e una nuova terra” (Ap 21, 1). Nasce dalla morte l’uomo nuovo, che viene formato secondo l’immagine di Cristo. Noi siamo invitati ad accogliere questo progetto di Dio.

Gerusalemme, la Chiesa dei santi, che “scende dal cielo, da Dio, pronta come una sposa per il suo sposo” (Ap 21, 2) è l’immagine di quanto l’iniziativa divina vuole compiere per coronare di gloria il destino ultimo della storia umana. Dio risolverà nella più grande gioia e nella più alta glorificazione tutto il travaglio, le sofferenze, il martirio, il lavoro e le aspirazioni dell’umanità segnata dalla morte, ma riscattata dalla morte. Gerusalemme, la città che è simbolo del mondo presente, non sarà distrutta né respinta da Dio eterno, ma sarà da lui interamente rinnovata “come una sposa”, perché egli compie definitivamente con lei l’alleanza. Gerusalemme, la sposa, è segno del rinnovamento indefettibile della carità perfetta portata alla sua pienezza, “dimora di Dio con gli uomini! Egli dimorerà tra di loro ed essi saranno suo popolo ed egli sarà Dio-con-loro” (Ap 21, 3). Per questo e in tale modo tutto il pianto versato nel corso di questa nostra lunga e dolorosa storia umana sarà asciugato da Dio, perché l’umanità non sarà più colpita dalla morte né dal dolore, ma avrà una vita e una gioia senza fine. Egli, il Signore, “tergerà ogni lacrima dai loro occhi; non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno” (Ap 21, 4).

6. Invochiamo anche noi, perciò, con il salmo responsoriale, la luce della verità che sostiene la speranza: “Manda la tua verità e la tua luce; siano esse a guidami, mi portino al tuo monte santo, alle tue dimore” (Sal 42, 3). Il tempo che fugge inesorabile e sospinge senza sosta tutti noi e le nostre cose verso la meta della morte sia illuminato dalla sublime luce e dalle esaltanti promesse della parola di Dio: questa ci sprona a non fermare i nostri passi su questa terra segnata dalle lacrime, ma a procedere verso la confortante meta del monte di Dio, il luogo in cui egli rivelerà a noi il suo volto, il monte dove egli abita, il paradiso. Chiediamo al Signore che ci renda degni della sua chiamata e ci faccia testimoni di queste verità, così che “sia glorificato il nome del Signore nostro Gesù” (2 Ts 1, 11-12) da tutti coloro che crederanno per la nostra testimonianza.

7. “Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito . . . perché chiunque crede in lui . . . abbia la vita eterna” (Gv 3, 16). Dio ha già introdotto nella storia e nel tempo presente colui che annuncia e realizza in sé il momento definitivo della salvezza. In Cristo il tempo futuro della gloria è già presente e operante; la vita vera è una possibilità attuale offerta agli uomini. Confortiamoci dunque noi, Chiesa in cammino, perché con Gesù Cristo è giunta l’ultima fase dei tempi e la rinnovazione del mondo è irrevocabilmente stabilita e in certo modo anticipata già fin d’ora, quaggiù (Lumen Gentium, 48).

Saluto con gioia l’eletta porzione della Chiesa di Cristo che vive nella parrocchia dell’Immacolata. Insieme col card. vicario, saluto il vostro parroco, don Giacomo Ceretto che il card. Gulbinowic, titolare di questa chiesa, ha nominato canonico onorario della cattedrale metropolitana di Breslavia. Saluto gli altri sacerdoti che lo aiutano nel ministero pastorale. Desidero, inoltre, esprimere il mio apprezzamento per le comunità religiose che operano in questo territorio: anzitutto le Suore Francescane Missionarie di Cristo, che con zelo si dedicano alla scuola materna parrocchiale, alla cura degli infermi e alla catechesi; le Suore del Santo Bambino Gesù, che si prestano per le opere della “Caritas” diocesana in favore dei profughi e degli ex carcerati; la comunità della Piccola Casa Sant’Antonio, e ho un pensiero speciale per i bambini colà ospitati con tanto spirito di carità cristiana; la prelatura dell’Opus Dei.

Esprimo ancora il mio compiacimento per i gruppi dei laici che collaborano nelle diverse iniziative di apostolato: i giovani e gli animatori dell’oratorio parrocchiale; il Consiglio pastorale; il gruppo liturgico; i numerosi catechisti; l’Azione Cattolica; le Dame di san Vincenzo.

A tutti voi e a quanti si prodigano per diffondere il Vangelo, condividendo l’impegno spirituale di questa comunità, va il mio animo riconoscente con la mia benedizione, e l’augurio fervido per il vicino 50° anniversario di fondazione della parrocchia.

8. Maria Immacolata, colei che è stata redenta in modo privilegiato, è il segno dell’inizio del progetto di Dio di fare nuova ogni cosa. È lei che disvela, con la sua singolare grazia, la nuova vita introdotta da Dio Padre nelle profondità più intime dell’essere umano. Incoronando la sua immagine ricorderemo proprio questo: che in lei Dio ha dato inizio alla creazione rinnovata. Maria è la prima creatura della nuova Gerusalemme, preparata come una sposa per il suo sposo.

Noi ci rivolgiamo a te, Vergine Santa Immacolata. In te inizia il mistero della Redenzione che ci libera dalla morte, perché l’eredità del peccato non ti ha raggiunta. Tu sei piena di grazia, e in te si apre per noi il regno di Dio, il nuovo avvenire dell’uomo, che può, nella fede, contemplare in te l’opera del suo rinnovamento e il fondamento della sua speranza d’immortalità. Tu porti a noi, nella tua purezza, il Figlio di Dio, la “luce venuta nel mondo”, e conduci tutti noi sulle vie della santità perché possiamo incontrare Cristo, ora e per sempre. Noi t’invochiamo, guidaci lungo il nostro cammino, Vergine Santa, affinché operando la verità veniamo alla luce del tuo Figlio, cerchiamo la grazia della sua parola, percorriamo fedelmente la via che conduce al monte di Dio, al porto soave dove sono giunti i nostri cari e dove, con Gesù, tu ci attendi. Amen.


Al termine dell'omelia

Voglio ancora aggiungere una parola di apprezzamento: direi di più, di ammirazione. prima per le preparazioni in vista della mia visita pastorale di oggi; e anche per l’incoronazione della Vergine Immacolata. Poi voglio esprimere l’apprezzamento e la mia gratitudine per la vostra perseveranza durante il rito sacro svoltosi in un tempo non del tutto favorevole con questa intensa pioggia; essa faceva il suo e nessuno di voi ha perso la serenità. Per questo voglio ringraziarvi e voglio ancora farlo per la vostra generosità verso la mia persona, per le preghiere nel giorno in cui quarant’anni fa ho celebrato la mia prima Messa o piuttosto le mie prime Messe, poiché, si sa bene, che il giorno 2 novembre, giorno dei defunti si celebrano tre Messe, come oggi così allora.

Per tutto questo vi ringrazio e ancora per i doni, direi doni troppo abbondanti, non me li merito. Ringrazio per la presenza dei signori cardinali, per i molti sacerdoti che hanno voluto concelebrare questa santissima Eucaristia con me. Rendiamo grazie a Dio e raccomandiamo tutti nelle nostre preghiere: i nostri cari defunti, i nostri vicini, i nostri genitori, i nostri parenti e tutti i nostri connazionali, tanti defunti sconosciuti; sconosciuti alla memoria umana ma sempre conosciuti a Dio solo; raccomandiamo ciascuno e tutti all’infinita misericordia di Dio onnipotente e immortale, al Cuore santissimo di Gesù e alla Vergine Immacolata. Sia lodato Gesù Cristo.

 

© Copyright 1986 - Libreria Editrice Vaticana

 

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