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CONCELEBRAZIONE EUCARISTICA AL COLLEGIO BELGA DI ROMA

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Domenica, 21 dicembre 1986

 

1. “Il figlio che si è generato in essa viene dallo Spirito Santo”.

In questa quarta domenica di Avvento, che ci prepara al Natale, contempliamo Maria che porta in sé il Salvatore del mondo. La guardiamo con lo sguardo silenzioso e ammirato di Giuseppe.

Dall’annunciazione, la Vergine Maria conservava in sé un segreto . . . che la riempiva al tempo stesso di gioia e di timor di Dio, di gratitudine e di responsabilità nei confronti del Figlio dell’Altissimo che ella aveva concepito, di disponibilità verso lo Spirito Santo che l’aveva presa sotto la sua ombra in un’alleanza intima.

Ella non poteva prendere l’iniziativa di condividere questo segreto divino. È l’angelo del Signore che lo svela a Giuseppe, l’uomo giusto promesso in matrimonio alla Vergine di Nazaret.

Con Giuseppe, veneriamo Maria, benedetta tra tutte le donne. Adoriamo il frutto benedetto del suo ventre che ella si appresta a mettere al mondo e a donarlo per la salvezza degli uomini, cooperando all’opera di Dio che ha donato al mondo il suo Figlio unigenito. Rileggiamo nella luce della fede, come Maria, come gli evangelisti, come la prima comunità cristiana, la profezia di Isaia: “Ecco che la Vergine concepirà . . . un figlio al quale si darà il nome di Emanuele, Dio con noi”.

Questo tempo felice che ha preceduto la natività è stato per Maria e Giuseppe quello dell’attesa e della speranza, quello della maturazione e lo sbocciare della vita del Bambino-Gesù, quello della meditazione silenziosa di sua Madre davanti al misterioso disegno di Dio, davanti alla meraviglia del suo amore.

Cari fratelli e sorelle, anche noi accogliamo il Salvatore che viene, trasaliamo di gioia e di fiducia, presentiamogli tutte le intenzioni di questo mondo del quale siamo solidali e che ha tanto bisogno della luce e della salvezza di Dio!

2. Da parte mia, sono venuto a celebrare questo mistero con il Collegio Belga di Roma che mi ha accolto quarant’anni fa. Conservo un ricordo commosso e riconoscente dell’ospitalità di cui ho beneficiato durante i due anni di studi teologici a Roma, subito dopo essere stato ordinato sacerdote. Avevo come compagno di studi il mio compatriota Stanislaw Starowieyski, di Cracovia, che era seminarista. La sede era posta al numero 26 in via del Quirinale. Il cardinale Massimiliano di Furstemberg era allora rettore e lo ringrazio per la benevolenza con la quale diresse la nostra piccola famiglia sacerdotale. Ho stretto relazioni cordiali con gli amici belgi e americani dei quali almeno una decina esercitano ancora il loro ministero in Belgio e tre negli Stati Uniti. Ho la gioia di ritrovarne alcuni oggi.

Con loro, tengo a ricordare i nomi di coloro che hanno raggiunto la casa del Padre e al quale restiamo fedelmente uniti nel ricordo affettuoso e nella preghiera: sua eccellenza mons. Albert Descamps, professore a Lovanio, vescovo ausiliario di Tournai e segretario della Commissione biblica pontificia; mons. Marcel Uylenbroeck, segretario del Consiglio pontificio per i laici; il reverendo padre Stanislaw Starowieyski, diventato padre del Santo Sacramento, e che non potendo esercitare il suo ministero in Polonia, consacrò le sue forze apostoliche in Brasile dove è morto quest’anno; l’abate Alfred Delmee, di Malines-Bruxelles cappellano di San Giacomo, in Terra Santa; l’abate Marcel Denis, di Namur; il canonico Poul De Hoes, di Malines-Bruxelles, vicario generale, responsabile della formazione dei diaconi permanenti; l’abate Michel Reygoerts, di Tournai; il canonico Korel Van Kerckove, di Gand, curato-prefetto; l’abate William Conrad, della Florida e l’abate William Weinheimer della Florida.

1. “L’Enfant qui est engendré en elle vient de l’Esprit Saint”.

En ce quatrième dimanche de l’Avent qui nous prépare de près à Noël, nous contemplons Marie qui porte en elle le Sauveur du monde. Nous la regardons avec le regard silencieux et admiratif de Joseph.

Depuis l’Annonciation, la Vierge Marie gardait en elle un secret inouï, qui la remplissait tout à la fois de joie et de crainte de Dieu, de gratitude, de responsabilité vis-à-vis du Fils du Très-Haut qu’elle avait conçu, de disponibilité envers l’Esprit Saint qui l’avait prise sous son ombre dans une alliance intime. Ce secret divin, elle ne pouvait pas prendre l’initiative de le partager. C’est l’ange du Seigneur qui le dévoile à Joseph, l’homme juste promis en mariage à la Vierge de Nazareth.

Avec Joseph, nous vénérons Marie, bénie entre toutes les femmes. Nous adorons le fruit béni de ses entrailles qu’elle s’apprête à mettre au monde et à donner pour le salut des hommes, coopérant à l’œuvre de Dieu qui a donné au monde son Fils unique. Nous relisons dans la lumière de la foi, comme Marie, comme les évangélistes, comme la première communauté chrétienne, la prophétie d’Isaïe: “Voici que la Vierge concevra . . . un fils auquel on donnera le nom d’Emmanuel, Dieu-avec nous”.

Ce temps bienheureux qui précédait la Nativité a été pour Marie et Joseph celui de l’attente et de l’espérance, celui de la maturation et de l’éclosion de la vie de l’Enfant-Dieu, celui de la méditation silencieuse de sa Mère devant le mystérieux dessein de Dieu, devant la merveille de son amour.
Chers Frères et Sœurs, nous aussi, accueillons le Sauveur qui vient, tressaillons de joie et de confiance, présentons-lui toutes les intentions de ce monde dont nous sommes solidaires et qui a tant besoin de la lumière et du salut de Dieu!

2. Pour ma part, je suis venu célébrer ce mystère avec le Collège belge de Rome qui m’a accueilli il y a juste quarante ans. Je garde un souvenir ému et reconnaissant de l’hospitalité dont j’ai bénéficié durant deux années d’études théologiques à Rome, alors que je venais d’être ordonné prêtre. J’avais comme compagnon d’études mon compatriote, Stanisław Starowieyski, de Cracovie, qui était séminariste. La maison était alors située au 26 de la via del Quirinale. Le Cardinal Maximilien de Furstenberg en était le Recteur et je le remercie de la bienveillance avec laquelle il dirigeait notre petite famille sacerdotale. J’y ai noué des relations cordiales avec les amis belges et américains dont une dizaine exercent encore actuellement leur ministère en Belgique et trois aux Etats-Unis. J’ai la joie d’en retrouver quelques-uns aujourd’hui ici.

Avec eux, je tiens à rappeler les noms de ceux qui ont rejoint la Maisòn du Père et auxquels nous restons Isdèlement unis dans le souvenir affectueux et la prière: Son Excellence Mgr Albert Descamps, professeur à Louvain, Evêque auxiliaire de Tournai et Secrétaire de la Commission biblique pontificale; Mgr Marcel Uylenbroeck, Secrétaire du Conseil pontifical pour les Laïcs; le Révérend Père Stanis³aw Starowieyski, devenu Père du Saint-Sacrement, et qui, ne pouvant exercer son ministère en Pologne, consacra ses forces apostoliques au Brésil où il est mort cette année; l’Abbé Alfred Delmée, de Malines-Bruxelles, chapelain de l’œuvre de Saint-Jacques, en Terre sainte; l’Abbé Marcel Denis, de Namur; le Chanoine Paul De Haes, de Malines-Bruxelles, Vicaire général, responsable de la formation des diacres permanentes; l’Abbé Michel Reygaerts, de Tournai; le Chanoine Karel Van Kerckhove, de Gand, curé-préfet; l’Abbé William Conrad, de Floride; et l’Abbé William Weinheimer, de Floride.

3. Fin d’allora il Signore mi ha guidato lungo le strade che non ho potuto prevedere e lungo le quali ho potuto continuamente ricevere la sua grazia e anche la vocazione di prendermi più grandi responsabilità nella Chiesa. Ma il mio soggiorno come giovane prete e studente nel Collegio Belga a Roma rimarrà nella mia memoria una tappa felice e fruttuosa. Era come se fosse l’Avvento, un periodo di maturazione, un periodo di preparazione per il servizio nella Chiesa, un periodo di scoperte e di scambi che mi hanno arricchito. Sì, devo molto a questo collegio per la formazione scientifica che ha promosso in me, accanto all’insegnamento teologico che ho ricevuto all’Angelicum, e per l’educazione che mi ha dato verso un’apertura alla realtà pastorale. Attraverso il collegio avevo contatto con il cattolicesimo del popolo belga, con la profondità della sua tradizione di fede, con la ricchezza delle sue istituzioni, con il carattere serio della sua riflessione teologica, con il dinamismo del suo spirito apostolico.

In modo particolare penso all’università di Lovanio, della quale ho potuto conoscere i professori e della quale ho potuto apprezzare il lavoro; penso a movimenti come la Gioventù cattolica operaia, movimento che in quell’epoca veniva animato dal suo fondatore, Joseph Cardijn; penso anche allo sforzo missionario che i belgi sostengono in tanti paesi. Non posso evocare tutti i valori o aspetti dei quali sono stato testimone e nei quali sono stato introdotto, ma sono convinto che abbiano avuto la loro influenza su di me, come delle onde che si propagano sempre di più. Insieme a voi rendo grazie per tutto ciò. Non è nel mistero del corpo di Cristo che i membri della Chiesa si arricchiscono?

4. Sono felice che in cambio ho potuto svolgere il mio lavoro come successore di Pietro al servizio dei vostri connazionali durante il mio viaggio pastorale in Belgio nel maggio 1985. Conservo nel cuore il ricordo dei miei incontri con i reali belgi, con i vescovi, con i laici ad Anversa e Liegi, con i giovani in Ieper e Namur, con il movimento operaio cristiano a Bruxelles, con il mondo universitario a Lovanio e Lovanio-Nuovo, con gli artisti, con i malati a Banneux, con tutto il popolo cristiano durante le celebrazioni a Bruxelles-Kockelberg, Gand e Beauraing. Lì ho riscoperto quei valori che quarant’anni prima avevo acquisito solo in pectore.

L’evoluzione della mentalità rende difficile il comportarsi da cristiano e richiede una forte volontà personale. Ma credo che la mia visita ha reso possibile la scoperta della profondità dell’anima del popolo belga, il quale in larghi strati rimane attaccato alla fede cattolica, alla chiesa e alla Santa Sede.

Al cardinale Danneels, arcivescovo di Malines-Bruxelles e presidente della Conferenza episcopale vorrei ripetere l’augurio che ho espresso al momento della mia partenza dal vostro paese: “Mi auguro che i cattolici belgi possano contare sulla ricca eredità della loro fede, che nel corso dei secoli gli ha dato la necessaria forza interiore; che ritornino continuamente alla fonte del Vangelo; che infine insieme a tutta la Chiesa cerchino di realizzare una nuova evangelizzazione dell’attuale mentalità attraverso una testimonianza che rispetta la libertà di ognuno.

Un’evangelizzazione che unisca la vita dell’uomo con Dio e che accolga tutti gli sforzi umani e li nobiliti. L’autenticità di questa evoluzione verrà garantita da un legame di fiducia tra la Chiesa locale e la Santa Sede a Roma, e da un’apertura verso la Chiesa universale”.

E poiché pensiamo particolarmente ai nostri fratelli sacerdoti di questo collegio, prego il Signore di rendere fruttuoso il loro servizio. Ma aggiungo: la Chiesa universale e la Santa Sede continueranno a contare sull’apporto dei sacerdoti, dei religiosi e dei laici del Belgio, i quali benedico con tutto il mio cuore. In particolare benedico tutti quelli che hanno partecipato alla nostra celebrazione, e specialmente gli studenti del collegio con il loro rettore e i Fratelli della Carità che hanno offerto la loro generosa ospitalità.

Che la santa Vergine Maria ci protegga, nella gioia di ricevere incessantemente la grazia del Redentore e soprattutto il dono di Dio stesso, Emanuele, che rimane in noi attraverso la sua Parola, il suo Spirito e la sua Eucaristia.

 

© Copyright 1986 - Libreria Editrice Vaticana

 

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