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SANTA MESSA DI MEZZANOTTE NELLA
BASILICA VATICANA
OMELIA DI GIOVANNI
PAOLO II
Mercoledì, 24 dicembre 1986
1. “Non temete! Vi annuncio una grande gioia . . . oggi vi è nato nella
città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore” (Lc 2, 10-11).
Siamo qui riuniti nella notte della veglia natalizia per riascoltare
nuovamente, dopo secoli e secoli, queste parole. Le ascoltarono per la prima
volta i pastori nei campi di Betlemme. E questa è la ragione per cui
l’assemblea liturgica della notte di Natale porta in alcuni Paesi il nome di
“Messa dei pastori”.
2. Siamo riuniti nella basilica di San Pietro. Partecipano alla liturgia
non soltanto le persone qui presenti, ma anche numerosi nostri fratelli e
sorelle ai quali questo solenne rito è fatto giungere attraverso le onde
della radio e della televisione.
L’avvenimento della notte di Betlemme ci unisce tutti. In momenti
successivi, scanditi dal tempo che passa sulla terra esso si realizza in tutti
i luoghi del nostro pianeta.
Diverse sono pure, nelle varie regioni, le stagioni dell’anno e le
condizioni climatiche di questa santa notte: essa accade sia nel caldo
tropicale, sia nel rigido inverno nordico e tra le bufere di neve. Pur in
condizioni così diverse ciò che si compie in questa ora è sempre lo stesso
avvenimento. E la medesima “grande gioia” proclamano quanti annunciano la
notte di Betlemme, anche se le loro parole sono ascoltate in tante lingue
diverse di tutto il globo terrestre.
3. I pastori nei campi di Betlemme - i primi testimoni dell’avvenimento
- erano figli di Israele, la cui storia era collegata con la promessa del
Messia. Perciò le parole che ascoltarono potevano - e anche dovevano -
suscitare la loro meraviglia. Ma, al tempo stesso, non erano parole
incomprensibili per loro.
I pastori sapevano che cosa vuol dire la parola “Messia”. Da
generazioni Israele viveva nell’attesa del Messia, dell’Unto del Signore.
Se il “Messia” viene al mondo nella “città di Davide” è perché
questa circostanza appartiene ai preannunci profetici. La città di Davide è
proprio Betlemme.
Inoltre il Messia doveva provenire dalla “stirpe di Davide”. Della casa
e della famiglia di Davide erano pure Giuseppe e Maria, la Madre del Neonato.
E perciò a motivo del censimento ordinato dai romani, essi dovettero recarsi
proprio a Betlemme, partendo da Nazaret, dove abitavano.
4. Così dunque le parole ascoltate dai pastori erano per loro
comprensibili. Si compiva in esse la promessa fatta a Israele. In pari tempo
queste parole dovevano essere per loro sorprendenti. L’Angelo disse:
“Troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia . . .”:
questo sarà per voi il segno.
I pastori non dubitarono che le parole ascoltate provenivano da Dio. Si
arresero alla “grande gioia”, e in pari tempo dimostrarono tranquillità e
misura. Si incamminarono nella direzione indicata e trovarono tutto
esattamente come era stato detto loro.
Divennero testimoni oculari dell’avvenimento, la cui adeguata dimensione
è accessibile solo agli “occhi luminosi” della fede.
5. Noi tutti, religiosamente riuniti in tanti luoghi della terra per
rinnovare e rendere presente, con la liturgia eucaristica, l’avvenimento
salvifico, che ebbe tra i primi partecipanti i pastori di Betlemme in quella
notte santa - noi tutti, tra breve ci metteremo in ginocchio, quando
risuoneranno le parole ben note del Credo niceno-costantinopolitano: Dio da
Dio, Luce da luce, della stessa sostanza del Padre . . . “incarnatus est de Spiritu Sancto ex Maria Virgine, et homo factus
est”.
6. Il mistero dell’Incarnazione. Il mistero del “farsi uomo” di Dio
nel Figlio eterno.
Ci inginocchieremo e rimarremo prostrati per manifestare questa ineffabile
realtà. Rimarremo in ginocchio a nome di tutti gli uomini, in luogo di tutto
il Creato.
L’avvenimento della notte di Betlemme svela dinanzi agli occhi della
nostra fede la definitiva pienezza del significato della creazione, del mondo,
dell’uomo.
7. E poi dinanzi a ciascuno di voi si presenterà un sacerdote o un
diacono, ministri della Eucaristia, e dirà: “Corpus Christi . . . - Il corpo
di Cristo”. E ciascuno di voi risponderà: “Amen”; la parola della fede
che riconosce, adora, ringrazia. La parola che accomuna ai pastori davanti
all’avvenimento della notte di Betlemme: il Verbo si è fatto carne, la
carne e il sangue della nuova ed eterna alleanza di Dio con l’uomo.
L’evento della notte di Betlemme è diventato l’inizio della nuova
comunione, che penetra il cuore e la storia dell’uomo sulla terra. “Gloria
a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli
ama”.
8. “Gioiscano i cieli, esulti la terra, / frema il mare e quanto
racchiude, / esultino i campi e quanto contengono, / si rallegrino gli alberi
della foresta / davanti al Signore che viene” (Sal 96 (95), 11. 13).
A tutto il creato a tutti coloro che vivono questa sacra notte di Betlemme:
ai fratelli e alle sorelle sparsi in tutto il globo terrestre: gioia, pace e
benedizione. Amen.
© Copyright 1986 - Libreria Editrice
Vaticana
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