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SANTA MESSA NELLA BASILICA DI SAN PAOLO FUORI LE MURA

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Domenica, 25 gennaio 1987

 

1. “Ecco il nostro Dio; in lui abbiamo sperato perché ci salvasse! Rallegriamoci ed esultiamo” (Is 25, 9).

Amati confratelli, carissimi fedeli! Facciamo nostre le parole che il profeta Isaia pronunciava tanti secoli or sono, elevando il pensiero al Dio unico e vero, e spingendo lo sguardo nel misterioso corso della storia futura. Anche noi, come lui, abbiamo sperato e speriamo in Dio, che ci ha salvati in Cristo: i nostri animi sono perciò colmi, come il suo, di letizia e di riconoscenza.

Ogni anno ci riuniamo in questa insigne Basilica di san Paolo fuori le Mura per commemorare la conversione dell’apostolo delle genti e per concludere la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, che quest’anno ha avuto come tema: “Uniti in Cristo, una nuova creazione”. È una settimana provvidenziale di più intensa preghiera e di più profonda meditazione, che ci richiama fortemente al fondamentale dovere di promuovere l’unità di tutti i cristiani e ci stimola a continuare ogni giorno nel proposito di fervorosa orazione e di autentico impegno per il raggiungimento di quella nobilissima meta.

In Cristo la salvezza è venuta per l’umanità intera: in lui, per lui e con lui possiamo offrire al Padre il sacrificio eucaristico, che la rende sempre attuale in ogni tempo e in ogni luogo, perpetuando il sacrificio cruento della croce.

In Cristo san Paolo trovò la luce, quando intese quella voce misteriosa e imperiosa che lo sconvolse e cambiò la sua vita: “Io sono Gesù il Nazareno, che tu perseguiti . . . Alzati e prosegui verso Damasco; là sarai informato di tutto ciò che è stabilito che tu faccia” (At 22, 8-10). E là, a Damasco, per il tramite di Anania, egli ebbe la manifestazione del programma di Dio circa la sua esistenza: “Il Dio dei nostri padri ti ha predestinato a conoscere la sua volontà, a vedere il Giusto e ad ascoltare una parola dalla sua stessa bocca, perché gli sarai testimone davanti a tutti gli uomini delle cose che hai visto e udito” (At 22, 14-15).

2. “Ti ha predestinato a conoscere la sua volontà”. La volontà di Dio era che Paolo percorresse il mondo annunciando a tutti la parola della salvezza. Paolo accettò questo impegno e ne fece, da quel momento, la ragione della sua vita. La sua “conversione” sta precisamente in questo: nell’aver accettato che il Cristo, incontrato sulla via di Damasco, entrasse nella sua esistenza e la orientasse ad un unico scopo: l’annuncio del Vangelo. “Sono debitore verso i Greci come verso i barbari, verso i dotti come verso gli ignoranti . . . Non mi vergogno del Vangelo, poiché è potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede” (Rm 1, 14-16).

Il Vangelo, tuttavia, è sorgente di salvezza, perché è il Vangelo di Cristo. Consapevole di ciò, Paolo volle confrontare il proprio annuncio con quello degli altri apostoli, per accertarsi dell’autenticità della propria predicazione (cf. Gal 2, 1-10) e durante tutta la sua vita non si stancò mai di raccomandare la fedeltà agli insegnamenti ricevuti, perché “nessuno può porre un fondamento diverso da quello che già vi si trova, che è Gesù Cristo” (1 Cor 3, 11).

È da questa consapevolezza che deriva la sollecitudine dell’Apostolo “per l’unità nella fede”: “Un solo Signore - egli ricorda con insistenza - una sola fede, un solo battesimo; un solo Dio, Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, agisce per mezzo di tutti ed è presente in tutti” (Ef 4, 5-6).

Ogni attentato all’unità della fede è un attentato contro Cristo stesso. Paolo ne era così profondamente convinto che, di fronte alle fazioni emergenti nella comunità primitiva nel nome dell’uno o dell’altro apostolo, reagiva con quell’interrogativo sofferto, la cui eco non cessa di risuonare anche nella Chiesa di oggi: “Cristo è stato forse diviso?” (1 Cor 1, 13). La domanda di Paolo interpella anche noi. Essa si rivolge alla coscienza ecclesiale di ogni tempo e di ogni luogo, invitandola a dare espressione visibile al mistero supremo di unità, a cui sono chiamati irrevocabilmente gli uomini e le donne provenienti da un solo Dio e redenti da un solo Signore, in un solo Spirito.

Il Concilio Vaticano II, definendo la Chiesa come “un sacramento o segno e strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano” (Lumen Gentium, 1), ha raccolto e fatta sua l’intuizione dell’Apostolo, testimoniando dinanzi al mondo il proprio ardente desiderio di poter indicare a ogni creatura, in Cristo, la via dell’unità.

3. Il movimento ecumenico, in questo scorcio di secolo che ci separa dal grande giubileo del secondo millennio della redenzione, avverte acutamente questo richiamo.

La preghiera corale di tutti i cristiani, nel corso di questa settimana, è in qualche modo, prefigurazione di tale realtà.

La preghiera per l’unità deve accompagnare senza sosta i molteplici passi concreti di quanti, per incarico delle rispettive Chiese e comunità ecclesiali, mirano a ritessere, nel pensiero e nella prassi, i doni copiosamente profusi dallo Spirito nell’unica trama dell’unica Chiesa, sacramento dell’unico Signore, redentore dell’uomo.

4. In questa Basilica, esattamente un anno fa, fu dato l’annuncio di un avvenimento che ha ben espresso un’importante dimensione della missione della Chiesa. Mi riferisco alla Giornata di preghiera per la Pace in Assisi.

La terra che ci ospita, la quale vista dallo spazio, appare come un globo stupendo, quasi una azzurra oasi di pace, per il peccato dell’uomo è purtroppo una terra d’angoscia.

Gli uomini che vi abitano, lo sappiamo bene, hanno paura. Hanno paura le nazioni, l’una dell’altra. Hanno paura, vicendevolmente, i diversi gruppi nei quali gi uomini si organizzano. L’uomo, possiamo dire, ha paura dell’uomo.

Ma proprio questa angoscia, che fa da contrappunto nella nostra epoca alla grandezza della civiltà raggiunta dall’uomo, sembra pressantemente invitarlo a percepire se stesso come mistero. Eppure, come sappiamo, la tentazione che caratterizza questo secolo al termine di una complessa e secolare evoluzione culturale - specialmente nei paesi di più elevato sviluppo scientifico e tecnologico - è proprio l’oblio del mistero.

Dall’alba della storia umana le varie religioni hanno sempre cercato di ricondurre l’uomo alla coscienza del proprio mistero e lo hanno, al tempo stesso, invitato ad aprirsi al riconoscimento del mistero assoluto e a cercare in esso una risposta ai propri interrogativi.

A noi cristiani il mistero è stato rivelato nella croce e nella risurrezione di Cristo, come testimonianza di un amore infinito, in cui ogni angoscia è dissolta per sempre. Una “nuova creazione” si annuncia nell’orizzonte di tale amore. Di essa noi cristiani dobbiamo essere, con le parole e con la vita, i banditori davanti al mondo. Lo saremo nella misura in cui vivremo l’unità che scaturisce dall’amore. Davanti al mondo, diviso dall’egoismo e perciò assillato dalla paura, noi dobbiamo far brillare la prospettiva di quella “nuova creazione”, a cui aspira, anche se inconsciamente, ogni cuore umano: una creazione allietata da un’intesa fraterna e operosa, perché affrancata dal peccato, grazie al sangue redentore di Cristo. “Uniti in Cristo, una nuova creazione”: davanti ai gravi problemi del mondo contemporaneo, l’impegno ecumenico si rivela necessario e urgente come non mai.

5. L’incontro di Assisi e lo spirito che da esso è nato si situano così nella loro vera luce: un passo avanti verso tale prospettiva. La giornata di Assisi è stata infatti l’occasione di una comune e riverente testimonianza resa a quel mistero di Dio, dal quale soltanto scaturiscono le sorgenti della pace.

Nel gesto che ha riunito, per un giorno, i rappresentanti delle religioni maggiori alle quali appartiene l’intera famiglia umana, non poteva mancare la preghiera comune di noi cristiani, che invochiamo Dio come il Padre di Gesù, morto in croce per i nostri peccati e risorto nella gloria.

Tale gesto, teso a far emergere l’unità creaturale della famiglia umana attorno alla sua origine nascosta e santa, fu anzi reso più facile dalla consapevolezza che dobbiamo avere della ben più profonda unità a noi donata ed espressa nel comune battesimo.

Sulle orme del Concilio la Chiesa, oggi come non mai, è consapevole della sua natura di sacramento dell’unità; essa vede la sua ragione d’esistenza, specialmente in questa nostra epoca critica, nella compiuta realizzazione di quella sua realtà sacramentale.

Nel nostro tempo, la ricerca della piena unità tra i cristiani, di conseguenza, si colloca nel cuore della vocazione e della missione della Chiesa cattolica.

6. Carissimi fratelli e sorelle, queste riflessioni devono spingerci a una preghiera insistente, instancabile, fervorosa per impetrare l’unione completa.

La preghiera per l’unità si leva oggi dal nostro cuore più ardente e più grata per il fatto che abbiamo già potuto rendere testimonianza comune, davanti allo sguardo degli uomini religiosi del mondo intero, al nome supremo di Cristo.

Questa preghiera affido all’intercessione di Maria, Regina della pace, nella prospettiva dell’approssimarsi dell’anno a lei dedicato.

Vergine Santa, Madre dell’unica Chiesa di Cristo, prega per noi!

 

© Copyright 1987 - Libreria Editrice Vaticana

 

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