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VISITA PASTORALE ALLA PARROCCHIA ROMANA DI SANTA MARIA AI MONTI

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Domenica, 8 marzo 1987

 

1. A Dio solo rendi culto (cf. Mt 4, 10). Queste parole rivolge Cristo al tentatore.

Oggi, nella prima domenica di Quaresima, la Chiesa ci ricorda il digiuno di Cristo all’inizio della sua missione messianica. Questo digiuno è durato “quaranta giorni e quaranta notti” (Mt 4, 2). Nella pericope odierna, l’evangelista inizia con le parole: “Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto per essere tentato dal diavolo” (Mt 4, 1). Quando dunque - dopo quaranta giorni e quaranta notti - Gesù ebbe fame, iniziò la tentazione: “Se sei Figlio di Dio, di’ che questi sassi diventino pane” (Mt 4, 3).

Poco fa abbiamo ascoltato il Vangelo. Ricordiamo lo svolgimento della tentazione, le parole del tentatore e le risposte di Cristo.

Tante volte, durante la storia, diversi uomini hanno cercato di comprendere e di interpretare queste parole e queste risposte. Non soltanto gli scrittori ecclesiastici. Il tema della tentazione di Cristo non cessa di stimolare alla riflessione.

Anche la Chiesa vuole stimolarci alla riflessione, presentando questo tema all’inizio della Quaresima. In quale direzione va la riflessione della Chiesa?

2. “Adora il Signore Dio tuo / e a lui solo rendi culto”. Gesù termina con queste parole, respingendo colui che sin dall’inizio dichiara: “Non servirò”.

Gesù, invece, entra nel periodo della sua missione come colui che serve: come servo di Jahvè.

Una contraddizione di questo servizio che Gesù proclama e compie fino in fondo, fino al sacrificio della croce - è il peccato.

Quindi il tentatore “è peccatore fin da principio” (1 Gv 3, 8) e non cessa di essere “padre della menzogna” (Gv 8, 44). In modo analogo parla di lui la sacra Scrittura in diversi luoghi del Nuovo Testamento (cf. Mt 13, 24-30.39; At 5, 3; 2 Cor 4, 4; 11, 3; 1 Tm 4, 2; 1 Gv 2, 22; Ap 12, 9).

Il peccato spunta proprio da qui: dalla menzogna, dalla falsificazione della verità.

La riflessione della Chiesa nella prima domenica di Quaresima va verso il mistero del peccato nei suoi inizi stessi, al principio della storia dell’uomo sulla terra.

3. Rileggiamo ancora una volta il terzo capitolo del Libro della Genesi per convincerci che all’inizio del peccato nella storia dell’uomo si trova lo stesso Essere, che incontriamo all’inizio della missione messianica di Gesù di Nazaret, dopo il digiuno di quaranta giorni.

Anche qui il tentatore cerca di falsificare la verità delle parole di Dio. All’inizio della storia dell’uomo, la sostanza della tentazione è contenuta prima di tutto in questa frase:

“Non morirete affatto! Anzi, Dio sa che quando voi ne mangiaste, si aprirebbero i vostri occhi e diventereste come Dio, conoscendo il bene e il male” (Gen 3, 4-5).

Ricordiamo che questa frase si riferisce all’albero simbolico della conoscenza del bene e del male, di cui Dio ha vietato ai progenitori di mangiare il frutto.

Nell’enciclica Dominum et Vivificantem sullo Spirito Santo si trova un’analisi più ampia di questo importante testo, che spiega la dimensione originale del peccato nella storia dell’uomo.

Le parole del tentatore contengono un invito alla disubbidienza nei riguardi del Creatore. Nello stesso tempo egli cerca di innestare nell’anima dell’uomo il suo “non servirò”.

“Non servirò” vuol dire: non accetto Dio come sorgente della verità e del bene nel mondo creato. Io stesso voglio decidere, come Dio, del bene e del male.

È stupefacente la profondità di questo antico testo del Libro della Genesi. In un certo senso è racchiuso in esso, in germe, tutto ciò che si può dire della sostanza del peccato.

4. Cristo viene nel mondo ed inizia la sua missione messianica come servo di Jahvè. Si fa “obbediente fino alla morte e alla morte di croce” (Fil 2, 8), per superare quella disubbidienza dell’inizio e tutte le conseguenze che essa ha avuto nella storia dell’uomo sulla terra. Ne parla in questa domenica san Paolo con le parole della Lettera ai Romani:

“Se infatti per la caduta di uno solo morirono tutti, molto più la grazia di Dio e il dono concesso in grazia di un solo uomo Gesù Cristo si sono riversati in abbondanza su tutti gli uomini . . . come per la disubbidienza di uno solo tutti sono stati costituiti peccatori, così anche per l’obbedienza di uno solo tutti saranno costituiti giusti” (Rm 5, 15.19).

Il dono della grazia . . . (partì) da molte cadute per la giustificazione” (Rm 5, 16).

Gesù Cristo, obbediente fino alla morte è il Redentore del mondo.

5. Nel corso della Quaresima la Chiesa ci chiama a meditare e ad approfondire il mistero del peccato e quello della redenzione. Tutta la liturgia ci avvicina a questi misteri. E nello stesso tempo ci indica dove dobbiamo cercare la luce nella sacra Scrittura.

Utile può essere anche lo studio dei recenti testi del magistero ecclesiale, quali l’esortazione apostolica Reconciliatio et Paenitentia e l’enciclica sullo Spirito Santo.

Tale studio deve essere compenetrato dalla preghiera. La parola di Dio deve essere accolta in ginocchio. Occorre aprire largamente il cuore alla verità, perché non trovi spazio in noi colui che è “padre della menzogna”.

E la parrocchia deve diventare in Quaresima un particolare ambiente dello studio salvifico della verità circa il peccato e la grazia. Un ambiente della conversione quaresimale.

6. Sono lieto che oggi mi è dato di celebrare l’Eucaristia in questo tempio, da secoli santuario mariano fra i più venerati in Roma e meta di numerosi santi, che qui devotamente ricorsero all’intercessione della Vergine Madre. È per me una gioia grande trovarmi tra voi, cari fratelli e sorelle, per sostenere il vostro cammino di credenti, che, raccolti attorno all’altare, accogliete la Parola e il Pane di vita.

Invocando sull’intera parrocchia la protezione della Madonna, saluto, insieme al signor Cardinale Vicario e a Mons. Filippo Giannini, Vescovo Ausiliare del settore, il nostro ospite Cardinale Lubachivsky; il parroco, don Gino D’Anna. Con lui saluto don Tullio forte e gli altri sacerdoti, che gli sono di valido aiuto nel ministero pastorale. Il loro concorde e responsabile servizio è organicamente affiancato dai religiosi e dalle religiose, le cui case si trovano nel territorio di questa comunità ecclesiale, fra tutti mi è caro menzionare la Pontificia Università di san Tommaso, della quale serbo sempre un grato ricordo per la significativa parte che ebbe nella mia formazione culturale, e le Oblate Apostoliche della Pro Sanctitate. Tale istituto è nato in questa parrocchia della Madonna dei Monti per volontà di Mons. Guglielmo Giaquinta, attuale Vescovo di Tivoli, che, oltre quarant’anni or sono, qui iniziò la sua attività spirituale.

7. Rivolgo il mio saluto ai laici impegnati nel Centro Sociale Monticiano “San Benedetto Giuseppe Labre”, nel Praesidium della Legione di Maria, al gruppo di ragazzi e ragazze, che generosamente hanno aderito alla proposta di una esperienza comunitaria, sostenuta dalla preghiera, illuminata dalla catechesi, alimentata dalla carità.

A tutti desidero giunga il mio pensiero di affetto nel Signore. Saluto pertanto ogni fedele di questa parrocchia, con particolare riguardo a chi è giovane e vive la tensione del crescere; a chi è ammalato e fatica nel dolore; a chi è anziano e desidera aver riempita la propria solitudine; a chi è straniero e attende una fraterna dimora.

Carissimi, vi abbraccio tutti spiritualmente e vi assicuro che non solo conosco la realtà della vostra parrocchia, così attenta ad accogliere chi è lontano dalla propria patria, ma vi sono vicino con la preghiera e con la sollecitudine di padre.

È per questo che oggi sono tra voi e, soprattutto con la presente celebrazione, intendo comunicarvi Cristo, che avvalora il gioire ed il soffrire svelando come l’affannoso errare dell’uomo peccatore possa e debba terminare in lui, Amore infinito e da sempre cercato.

Mentre esprimo vivo apprezzamento per l’iniziativa che porterà l’immagine della beata Vergine nelle vostre famiglie, in occasione dell’Anno Mariano, esorto ciascuno e ciascuna di voi a custodire, come la Madonna, il Verbo di Dio, che indica ciò che non è compatibile con un’esistenza redenta e guida a quanto è conforme al volere di Dio.

Assimilatevi al Redentore che prega e digiuna, per vivere con lui un atteggiamento di ascolto del Padre e di maturo dono di sé. Potrete così presentare un sacrificio gradito e perfetto in Cristo, il quale “poiché ha sofferto ed è stato messo alla prova può venire in aiuto di coloro che sono provati” (Eb 2, 18).

8. A Dio solo rendi culto.

Mettiamoci accanto a Cristo, che divenne servo per la nostra redenzione, e ripetiamo: “Pietà di me, o Dio . . . / nella tua grande bontà / cancella il mio peccato. / Lavami da tutte le mie colpe, / mondami dal mio peccato. / Riconosco la mia colpa, / il mio peccato mi sta sempre dinanzi. / Contro di te, contro te solo ho peccato, / quello che è male ai tuoi occhi, io l’ho fatto . . . / Crea in me, o Dio, un cuore puro / rinnova in me uno spirito saldo” (Sal 51, 3-6.12).

E in questa parrocchia, che è dedicata alla Madre di Dio, col titolo di santa Maria ai Monti, aggiungo ancora: “santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte”. Amen.

 

© Copyright 1987 - Libreria Editrice Vaticana

 

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