Domenica, 15 marzo 1987
1. “Non parlate a nessuno di questa visione, finché il Figlio dell’uomo non
sia risorto dai morti” (Mt 17, 9).
Nella liturgia della seconda domenica di Quaresima ascoltiamo le parole rivolte
da Gesù ai tre apostoli, mentre discendevano dal monte della Trasfigurazione.
I tre erano: Pietro, Giacomo e Giovanni. Gesù li aveva fatti testimoni della
visione, cioè della “teofania” che ebbe luogo su questo monte conosciuto come il
monte Tabor.
Il fatto che la Chiesa, ogni anno, ci ricorda la trasfigurazione del Signore
nella liturgia quaresimale, proprio nella seconda domenica, ci indica che
la Quaresima è una preparazione al mistero pasquale nella sua piena
dimensione. Non soltanto alla passione, ma anche alla risurrezione di
Cristo.
In sostanza la teofania della trasfigurazione del Signore sul monte Tabor
prepara gli apostoli alla croce sul Golgota nella prospettiva della
Risurrezione. Cristo chiede di conservare il segreto sul tema
dell’avvenimento del monte Tabor, “finché il Figlio dell’uomo non sia risorto
dai morti”.
2. La liturgia odierna ci consente non soltanto di rileggere quest’avvenimento
straordinario nel suo svolgimento, ma ci fa risalire anche all’inizio
della via per la quale il Dio dell’alleanza conduce il suo popolo al mistero
pasquale di Cristo. Infatti questo mistero è, su tale via, l’apice e
l’adempimento di tutti i preannunzi e promesse di Dio.
Quindi oggi meditiamo non soltanto sulla teofania della Trasfigurazione
in cui appaiono agli occhi degli apostoli Mosè ed Elia che parlano
con Cristo, ma anche sulla figura di Abramo, presentato nella prima
lettura del Libro della Genesi.
Dio gli dice: “Vattene dal tuo paese, dalla tua patria e dalla casa di tuo
padre, verso il paese che io ti indicherò” (Gen 12, 1). E Abramo si mette
in cammino, dando così inizio al pellegrinaggio nella fede, al quale
partecipa l’intero Popolo dì Dio. Infatti Dio dice: “Farò di te un grande
popolo- e diventerai una benedizione”. Anzi: “In te si diranno benedette tutte
le famiglie della terra” (Gen 12, 2-3).
L’apice di questa benedizione è proprio Cristo: il suo mistero pasquale.
3. Egli, infatti, è “il Figlio prediletto” di Dio. Nella teofania, che ebbe
luogo sul monte della Trasfigurazione, si ripetono le stesse parole che sono
state pronunciate in occasione del battesimo di Gesù nel Giordano,
all’inizio della sua attività messianica in Israele.
“Questo è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto.
Ascoltatelo” (Mt 17, 5).
La voce da una nube, le parole pronunciate dal Padre, sembrano, in questo
momento, particolarmente necessarie. Poiché si avvicina l’ora decisiva in cui
questo Figlio sarà schernito, flagellato e crocifisso. I più vicini, perfino gli
apostoli, subiranno una pesante prova. Potranno perfino perdere la speranza in
Cristo. La voce dalla nube, se da una parte riconferma la verità sul
Figlio prediletto, dall’altra sembra mettere sull’avviso, come se
preannunzi il momento, in cui questa “predilezione” del Padre sarà confermata
dalla risurrezione.
Già ora - agli occhi dei tre apostoli - Gesù è trasfigurato. “Il suo
volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce” (Mt
17, 2). Similmente trasfigurato tornerà agli apostoli dopo la
risurrezione.
Per questo la “visione” - la teofania del monte Tabor - soltanto allora
diventerà pienamente comprensibile: “Non parlate a nessuno- finché il Figlio
dell’uomo non sia risorto dai morti” (Mt 17, 9).
4. “Ascoltatelo”.
Un tale appello è contenuto nella “voce dalla nube”. Nella Seconda
Lettera a Timoteo, san Paolo sembra fare riferimento a quest’appello.
Dio “infatti ci ha salvati e ci ha chiamati con una vocazione santa-
secondo- la sua grazia: grazia che ci è stata data in Cristo Gesù” (2 Tm
1, 9).
La Trasfigurazione sul monte non è forse una rivelazione di tale grazia?
Essa, scrive l’Apostolo, è stata data in Cristo “fin dalla eternità, ma è stata
rivelata solo ora con l’apparizione del Salvatore nostro- Egli ha vinto
la morte e ha fatto risplendere la vita e l’immortalità per mezzo del Vangelo” (2
Tm 1, 10).
Questa luce del Vangelo è in tutto ciò che Gesù “fece e insegnò” (cf.
At 1, 1) - ma, in modo pieno e definitivo è negli avvenimenti pasquali
della croce e della Risurrezione. Quando Cristo “ha vinto la morte” ha anche “fatto
risplendere la vita e l’immortalità” in tutta la pienezza della sua
missione. In tutta la pienezza della verità salvifica data da Dio
all’umanità.
La Trasfigurazione costituisce come una tappa speciale sulla via che conduce a
questa pienezza. Un suo particolare pregustamento.
5. La parrocchia è il luogo, è l’ambiente dove il Popolo di Dio,
continuando sulla strada della fede - iniziata da Abramo - accoglie la chiamata
della Trasfigurazione. Cerca di seguire Gesù, secondo le parole pronunziate sul
monte: “Ascoltatelo”. Cerca di assorbire la luce con cui Cristo ha
fatto risplendere la vita e la immortalità per mezzo del Vangelo (cf. 2 Tm
1, 10) e particolarmente per mezzo del mistero pasquale della sua croce e
della Risurrezione.
6. Cari fratelli e sorelle! Proprio il mistero della croce e della
Risurrezione fu intensamente vissuto dalla patrona della vostra comunità
parrocchiale, santa Maria Maddalena de’ Pazzi.
Nata nel 1566 da una delle più ragguardevoli famiglie fiorentine, che aveva dato
alla Chiesa ed alla società illustri figure di Vescovi, letterati e guerrieri,
Caterina de’ Pazzi, ancora giovinetta, lasciò tutto per consacrarsi alla vita
religiosa nel monastero delle suore carmelitane. Ma non rinunciò ad occuparsi
della situazione storica, sociale e spirituale del suo tempo: ne sono chiara
testimonianza le sue coraggiose lettere, in cui esortava gli illustri
destinatari a porre rimedio ai mali che minacciavano l’ordine sociale, la
dignità umana e l’integrità dei costumi. Associata alla passione di Cristo con
le stimmate e con altri fenomeni mistici, martoriata nel corpo da ulcere
dolorosissime, ella trovò il segreto della vittoria sulla sofferenza nella
contemplazione del Cristo crocifisso e risorto. È rimasto celebre il suo motto:
“Pati, non mori”, patire e non morire.
In questo tempo di Quaresima, in cui la vostra comunità parrocchiale si è
imposta un itinerario spirituale segnato dalla penitenza e dalla conversione del
cuore, la figura di suor Maria Maddalena è quanto mai emblematica, perché
insegna a rifuggire dalle vanità illusorie di questo mondo per seguire la via
che conduce a Cristo che per restituire all’uomo la pienezza della sua dignità e
della sua grandezza non ha esitato ad affrontare la passione e la morte, ed
associarlo così alla gloria della risurrezione. Ecco il mistero della croce e
della Risurrezione, significato della Trasfigurazione, a cui la comunità
cristiana deve ispirarsi in questo tempo quaresimale.
7. Con questi sentimenti nel cuore, saluto voi, cari fedeli della parrocchia di
santa Maria Maddalena de’ Pazzi e vi ringrazio per la numerosa partecipazione a
questa celebrazione liturgica. Saluto in particolare il Cardinale Ugo Poletti,
che segue con cura le iniziative pastorali di questo quartiere popoloso e vivace
del Nomentano. Saluto il parroco, don Saverio Lipori, che unitamente ai
sacerdoti suoi collaboratori, si prodiga senza risparmio di energie nella cura
delle anime. Desidero pure ricordare e salutare tutte le componenti più
impegnate nell’animazione cristiana della zona: il gruppo missionario, gli
scouts dell’AGESCI, il gruppo donatori di sangue; ma soprattutto desidero
esprimere un grato pensiero a quanti nel gruppo catechistico si dedicano alla
delicata missione della illuminazione ed edificazione delle menti e delle
coscienze; a coloro che partecipano al gruppo di preghiera e si incontrano
nell’adorazione della Eucaristia; a coloro che formano il gruppo famiglia e si
riuniscono per confrontarsi sui loro problemi e per aiutarsi reciprocamente. Non
posso infine passare sotto silenzio il gruppo sportivo e quello ricreativo, che
impiegano il tempo libero nella promozione di autentici valori umani e nella
sana ricreazione del corpo e dello spirito.
La mia visita alla vostra parrocchia vuole essere uno stimolo e un
incoraggiamento a ben continuare ad operare con sempre maggior entusiasmo per la
crescita in ciascuno di voi della fede cristiana e della solidarietà umana, così
da fare della vostra comunità “un cuor solo ed un’anima sola” (At 4, 32), alla
maniera in cui vivevano le prime comunità cristiane.
Ma questo esige capacità di impegno, buona volontà e spirito di sacrificio.
8. Ce lo ripete ancora san Paolo nella seconda lettura di questa liturgia
eucaristica: “Soffri anche tu insieme con me per il Vangelo, aiutato
dalla forza di Dio” (2 Tm 1, 8).
La Trasfigurazione è stata per i tre apostoli una simile chiamata nella
prospettiva degli avvenimenti pasquali già vicini.
“Il soffrire per il Vangelo” raggiunge così il suo culmine. Tuttavia
dalla rivelazione del Golgota è passato poi a quella della “tomba vuota”. Gesù
crocifisso è tornato agli apostoli “trasfigurato” dalla risurrezione, a
somiglianza dì quanto è successo sul monte Tabor.
D’allora in poi la Chiesa ripete la medesima chiamata ad ogni generazione
di discepoli e di seguaci di Cristo: “soffri anche tu- per il Vangelo”.
La ripete oggi nella vostra parrocchia dedicata a santa Maria Maddalena de’
Pazzi, mediante il servizio del Vescovo di Roma.
Accogliete questa chiamata salvifica. Essa parla di fatiche e di contrarietà, ma
indica la via della salvezza.
Non è forse una chiamata alla salvezza l’intero Vangelo, e in particolare
l’odierno Vangelo della Trasfigurazione?
“Signore, è bello per noi restare qui” (Mt 17, 4) - dice Pietro sul monte
Tabor. La via della croce e della risurrezione di Cristo è, per l’uomo, fonte
della verità che rende profondamente felici.
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