VISITA PASTORALE ALLA PARROCCHIA ROMANA DI
SANT’ELIGIO
«AD OVILE»
OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II
Domenica, 26 aprile 1987
1. “Beati quelli che pur non avendo visto
crederanno”! (Gv 20, 29).
Con l’odierna domenica termina l’ottava pasquale. Quest’ottava è, in verità, un solo
giorno: il giorno fatto dal Signore. È il
giorno dell’unica e medesima gioia pasquale, che sin dalla risurrezione di
Cristo si irradia sull’anno intero. Sull’intera vita cristiana. In questo
giorno-ottava si trova come il centro di questa irradiazione.
La lettura del
Vangelo secondo Giovanni ci consente di ritornare ancora una volta al Cenacolo,
per vivere in esso l’incontro degli apostoli con il Signore risorto.
“Come il
Padre ha mandato me, anch’io mando voi . . . Ricevete lo Spirito Santo” (Gv
20, 21-22).
2. Otto giorni dopo - proprio come oggi, ottava di Pasqua - ci
troviamo di nuovo nel Cenacolo dove Gesù viene appositamente per Tommaso.
Questi, infatti, non era incline a credere che il Maestro era vivo. Benché gli
altri apostoli avessero parlato dell’incontro con lui, Tommaso non era stato
allora presente insieme con loro.
Così dunque Cristo è venuto appositamente per
Tommaso, in considerazione della sua incredulità. E così, come la prima volta,
venne nel Cenacolo “a porte chiuse, si fermò in mezzo a loro e disse: “Pace a
voi!”” (Gv 20, 26).
Subito dopo si rivolge a Tommaso e - quasi per rispondere
esattamente alle richieste manifestate da lui davanti agli altri apostoli -
dice: “Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani, stendi la tua mano, e mettila
nel mio costato; e non essere più incredulo ma credente!” (Gv 20, 27).
Qui ci
troviamo come all’apice del mistero dell’Incarnazione. L’evangelista Giovanni
poi scriverà: vi annunziamo “ciò che noi abbiamo udito, ciò che noi abbiamo
veduto coi nostri occhi, ciò che noi abbiamo contemplato e ciò che le nostre
mani hanno toccato” (1 Gv 1, 1). Il Verbo si fece carne. Il Figlio, mediante il
corpo, ha compiuto la volontà del Padre. Ci ha redenti con la sua passione e con
la sua morte sulla croce. Nel corpo risorto ha conservato i segni della
crocifissione.
“Non essere più incredulo ma credente!” vuol dire: accogli tutta
questa verità stupenda circa, Dio-Redentore. La verità circa il Verbo della
vita. Convinciti con i tuoi stessi occhi e credi. Convinciti delle
ferite rimaste nel corpo del Figlio dell’uomo - credi nel mistero divino.
3. Tommaso
professa la sua fede, la fede degli apostoli, la fede della Chiesa con le parole
tanto concise e insieme tanto ricche: “Mio Signore e mio Dio!” (Gv 20,
28).
Questa professione di fede ha valore di testimonianza apostolica. Su questa
testimonianza si basa la Chiesa di generazione in generazione. Su di essa si
basano tutti coloro, che “mediante la parola degli apostoli” crederanno in
Cristo.
Il Risorto dice quindi a Tommaso: “Perché mi hai veduto, hai creduto: beati
quelli che pur non avendo visto crederanno!”.
In queste parole i muri del Cenacolo, per così dire, si aprono. La realtà
della risurrezione di Cristo si diffonde per il tramite della testimonianza
degli apostoli in Gerusalemme ed oltre; va al di là della frontiera della Terra
Santa, e si spande in tutto il mondo. “Beati quelli che pur non avendo visto
crederanno” alla testimonianza dei testimoni oculari, quale Tommaso. Su questa
testimonianza e sulla fede del Risorto si costruisce la Chiesa, in tutto il
mondo.
Cristo risorto rimane per sempre “la pietra angolare” di questa
costruzione.
4. La liturgia dell’odierna
domenica pasquale ci conduce alla prima comunità ecclesiale, che si è plasmata
intorno agli apostoli, a Gerusalemme, il giorno della Pentecoste.
I suoi membri
“erano assidui nell’ascoltare l’insegnamento degli apostoli e nell’unione
fraterna, nella frazione del pane” - cioè nell’Eucaristia - “e nelle preghiere”
(At 2, 42). Essi “tenevano ogni cosa in comune” (At 2, 44), in modo tale che a
ciascuno veniva dato secondo il suo bisogno. Questa testimonianza di giustizia e
di carità attirava le benedizioni del Signore e la stima del popolo, cosicché,
“il Signore ogni giorno aggiungeva alla comunità quelli che erano salvati” (At
2, 48).
5. Da tale comunità derivano tutte le altre comunità cristiane in tutto
il mondo. E a questa prima sono unite mediante la continuità e con la
fondamentale identità.
Tra le molte Chiese locali, quella che è a Roma ha un particolare significato a
motivo dell’eredità dei santi apostoli Pietro e Paolo. Pietro è anche il primo
pastore della Chiesa di Roma, il suo primo Vescovo.
Nell’ambito della Chiesa di Roma, le singole parrocchie ritrovano la loro
continuità e la fondamentale identità con quella comunità, di cui parlano gli
Atti degli Apostoli.
Le parrocchie della Chiesa di Roma hanno una particolare responsabilità nei
confronti di quelle di tutto il resto del mondo: appartenendo esse a quella
diocesi che è sede del successore di Pietro, esse devono sentirsi in qualche
modo partecipi della sua missione e sentirsi chiamate ad una speciale
testimonianza di carità e di apostolato nella Chiesa cattolica. Devono sentire
in modo speciale il valore e l’urgenza della missione. Il dovere del
servizio e dell’aiuto alle Chiese più povere e più bisognose.
6. So che questa
consapevolezza e questo impegno già esistono nella vostra parrocchia, che è
molto viva e fiorente, ed aperta a nuove prospettive future. So che già vi
occupate della missione mediante un contributo annuale offerto alla parrocchia
che i padri monfortani curano alla periferia di Lima, in Perù. Di ciò mi
rallegro, e vi esorto ad insistere in questo senso. Possiate allargare i vostri
spazi missionari ad altri luoghi, bisognosi non soltanto di beni materiali, ma
anche di personale generoso.
Le celebrazioni in corso del ventesimo anniversario
di fondazione della parrocchia vedono da alcuni anni la vostra comunità
impegnata in una fase di crescita e di rinnovamento, grazie in modo speciale
alle missioni popolari compiute dai padri francescani del Terz’Ordine Regolare,
che vi hanno aiutato anche a preparare questo nostro bell’incontro.
Mi è caro notare che la vostra parrocchia, fin dal suo primo sorgere, è sempre
stata un punto di riferimento per gli abitanti della zona non soltanto dal punto
di vista religioso, ma anche in ordine ad una crescita economica e civile, tanto
che il piccolo nucleo di abitanti esistente agli inizi e diventato oggi una vera
e propria borgata, che ancora per molti motivi, vede nella presenza della
parrocchia un fattore di progresso sia civile, che umano e cristiano. La
comunità cristiana di questa zona, mediante coraggiose iniziative, ha in tal
modo sopperito in questi anni anche a certe carenze delle strutture pubbliche,
mostrando come il Vangelo sia fermento di progresso sociale di promozione umana.
Penso in modo speciale alla riuscita del Comitato di Quartiere ed al sorgere
della scuola materna, gestita dalle suore Figlie del Santo Nome di Dio.
7.
Desidero salutarvi tutti cordialmente nel nome di Cristo risorto, in questo
“giorno fatto dal Signore”. Saluto il Cardinale Vicario, il Vescovo del settore,
Monsignor Giulio Salimei, il parroco Don Rino Cunial insieme con i suoi
collaboratori: in modo speciale i chierici ed i religiosi monfortani e le
religiose che ho già nominato, il consiglio pastorale, i catechisti, i vari
gruppi parrocchiali. Saluto la Comunità Neocatecumenale, ed i gruppi da essa
suscitati come quello dell’oratorio, della preghiera liturgica e del “dopo
cresima”, fecondi di buoni risultati soprattutto tra i giovani. Saluto le
famiglie, i lavoratori, i fanciulli, gli anziani, i malati, ed in modo speciale
rivolgo un pensiero affettuoso a coloro che soffrono, a chi ha problemi di
lavoro, a chi si sente emarginato. Saluto anche chi, pur non condividendo la
fede religiosa di questa comunità, fosse ugualmente qui presente.
A tutti voi il mio caldo augurio che il vostro impegno ecclesiale e sociale
possa sempre più affermarsi ed espandersi.
8. “Sia benedetto Dio e Padre del Signore nostro Gesù
Cristo” (1 Pt 1, 3). Così ci parla oggi Pietro, un testimone eminente del Signore
risorto. Parla a tutte le Chiese che esistono su tutta la terra. In modo più
diretto parla a noi: a questa Chiesa che è a Roma. A questa parrocchia che
l’apostolo visita oggi nella persona del suo indegno successore, Vescovo di
Roma.
“Sia benedetto Dio . . .; nella sua grande misericordia egli ci ha
rigenerati, mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti, per una speranza
viva, per una eredità che non si corrompe . . . Dalla potenza di Dio siete
custoditi mediante la fede, per la vostra salvezza, prossima a rivelarsi negli
ultimi tempi” (1 Pt 1, 3-5).
Mediante la fede . . .
Mediante questa fede che l’apostolo Tommaso ha professato oggi con tanta
forza: “Mio Signore e mio Dio!”.
Questa è anche la fede di noi tutti. Di noi che pur non avendo visto,
abbiamo creduto.
In questa fede si è aperta in noi, mediante la risurrezione di Cristo,
una speranza viva. La speranza della vita eterna in Dio.
Ecco il primo messaggio di san Pietro nella liturgia dell’odierna domenica
pasquale.
9. E il secondo
messaggio è contenuto nel primo. Vi è, per così dire, inserito con le sue
radici. “Perciò - scrive l’apostolo - siete ricolmi di gioia”. Siete ricolmi di
gioia “anche se ora dovete essere per un po’ di tempo afflitti da varie prove”
(1 Pt 1, 6). È stato sempre così. È stato così nella prima generazione dei seguaci
di Cristo, nei tempi apostolici - e così è anche oggi. Le “varie prove”
assomigliano alle prime, ma, nello stesso tempo, sono diverse, sono commisurate
ai tempi in cui viviamo. A misura dell’uomo contemporaneo.
Benché quindi cambino
i tempi, gli uomini, le prove e le sofferenze umane, rimane invariato il valore
della fede, della quale scrive l’apostolo. La fede infatti “si prova” in esse
così come l’oro “si prova col fuoco” - e ancora più dell’oro.
E proprio questa
prova della fede mostrerà il suo valore indistruttibile “nella manifestazione di
Cristo”. E nascerà da essa la “gloria” alla quale siamo chiamati in Cristo (cf.
1 Pt 1, 7).
“Esultate di gioia indicibile e gloriosa, mentre conseguite la mèta della
vostra fede, cioè la salvezza delle anime” (1 Pt 1, 8-9).
10. Accogliamo, cari fratelli e sorelle, questo messaggio
dell’apostolo. Accogliamo il messaggio dell’intera odierna liturgia
pasquale: “voi lo amate - scrive san Pietro - pur senza averlo visto; ed ora
senza vederlo credete in lui” (1 Pt 1, 8).
Si compia questo “adesso” della nostra fede cristiana. Si compia nella vostra
vita terrena di giorno in giorno. E si compia quel “dopo” divino,
preannunciato con la risurrezione di Cristo. Si compia quando conseguiremo la
mèta della nostra fede: la salvezza delle anime.
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Copyright 1987 - Libreria Editrice Vaticana