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CONCELEBRAZIONE EUCARISTICA PER IL XX ANNIVERSARIO DI
FONDAZIONE DEL PONTIFICIO COLLEGIO FILIPPINO A ROMA

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

San Pietro - Domenica, 17 maggio 1987

 

Celebrate la vostra gioia al Signore . . .
Ringraziate il Signore
. . .” (Sal 33, 1).

1. Queste parole del salmo responsoriale esprimono la gioia spirituale che condividiamo mentre siamo riuniti a celebrare il sacrificio eucaristico del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo.

È in un tale spirito di lode e ringraziamento che voi, membri della comunità filippina, siete riuniti intorno a questo altare per ringraziare il Padre del nostro Signore Gesù Cristo, e nostro stesso Padre, per il venticinquesimo del Collegio Pontificio delle Filippine. Così facendo, voi riaffermate i legami ecclesiali e la comunione spirituale che riuniscono l’amato popolo filippino con il successore di Pietro e venite a conoscenza dell’importanza per il vostro popolo e per la Chiesa nella vostra terra della saggia deliberazione che guida la gerarchia filippina a stabilire a Roma un’istruzione per l’educazione dei membri del clero.

2. La liturgia di questa quinta domenica di Pasqua ci parla di tutto il mistero della nostra unione spirituale con Cristo, il Signore risorto, che con le parole del Concilio è il fine della storia umana, il “punto focale del desiderio della storia e della civilizzazione, il centro della razza umana, la gioia di ogni cuore e la risposta ad ogni speranza” (Gaudium et Spes, 45). Gesù vuole che noi ci uniamo a lui: “Così che siate anche voi dove sono io” (Gv 14, 3).

La domanda posta da Tommaso: “Come possiamo conoscere la via?” esprime una reazione spontanea alla presentazione della visione cristiana sulla vita e la realtà. Esprime anche l’interesse di ogni essere umano quando è risvegliato al senso di responsabilità per la vita che Dio ha dato, quando è posto di fronte al bisogno di dare una direzione alle attività della vita. È una domanda che ha accompagnato la famiglia umana in una via o in un’altra attraverso la storia, e che oggi prende la forma di un problema acuto per l’autentico futuro della civilizzazione, un problema che sorge nel cuore e nelle voci di molti, specialmente dei giovani, come spinta verso la giustizia, la pace e la verità nelle questioni umane.

 “Come possiamo conoscere la via?” (Gv 14, 5).

Non una via che alla fine dimostri di essere stata una falsa illusione, che abbia promesso ciò che non può dare.

Non una via che conduca alla disperazione e alla morte!

Ma la via che conduce alla verità e alla pienezza della vita!

3. E ricercando noi sentiamo le potenti parole di Gesù in risposta a Tommaso e ad ognuno di noi:

Io sono la via, la verità e la vita” (Gv 14, 6).

All’Ultima Cena prima della sua morte, Gesù Cristo ci rivela l’intero significato della nostra esistenza. Egli rivela la via al Padre, ci insegna la verità sulla misericordia di Dio e sul nostro destino di trascendenza; offre a noi la vita della quale san Giovanni dice: “La vita fu resa manifesta e noi abbiamo visto e rendiamo testimonianza a ciò e proclamiamo a voi la vita eterna, quella che era presso il Padre e che ci è stata manifestata” (1 Gv 1, 2).

Sì, vita! Vita per ogni individuo e per ogni popolo!

La vera vita che fu resa manifesta nel Figlio di Dio!

Dove il peccato e la morte hanno trionfato, il mistero pasquale di redenzione ha portato nuova vita. Questa nuova vita viene comunicata a coloro “che vengono a lui” (cf. 1 Pt 2, 4), quelli che vengono a Gesù Cristo. Se noi sentiamo la sua voce e apriamo i nostri cuori al dono del Santo Spirito, egli darà a noi la vita eterna. Nelle parole della seconda lettura, egli che è “la pietra viva” della “casa spirituale” trasformerà anche noi in “pietre vive” (cf. 1 Pt 2, 5). Oggi qui, in questa magnifica Basilica, che le mani degli artisti hanno meravigliosamente creato dalla pietra, noi, come comunità di fede unita intorno all’altare del sacrificio, “pietre vive”, siamo chiamati ad essere la vera “casa spirituale” della quale il Signore è la “pietra d’angolo” e nella quale è offerto “il sacrificio spirituale che Gesù Cristo ha reso accetto a Dio” (1 Pt 2, 6).

4. Dall’8 dicembre scorso la Chiesa nelle Filippine celebra l’Anno Eucaristico Nazionale per commemorare il quinto anniversario del Congresso Eucaristico Internazionale tenuto a Manila nel 1937. Questo è quindi un tempo speciale per la crescita spirituale di ogni Filippino che desideri fare dell’Eucaristia il punto focale del suo cammino verso la maturità in Cristo. L’Eucaristia chiede e sostiene la conversione “di vita che il sacramento della penitenza rinnova costantemente nel cuore del cristiano. L’Eucaristia costituisce e nutre la comunione di fede e vita di tutti coloro che celebrano il grande mistero del patto eterno (cf. Preghiera Eucaristica IV). L’Eucaristia riempia la comunità ecclesiale di vitalità ed energia. È il nutrimento di ogni forma dell’apostolato. L’Eucaristia parla a noi del sacerdozio di Gesù Cristo.

5. La seconda lettura della liturgia di oggi ci ricorda appropriatamente del regale sacerdozio a cui partecipa tutto il Popolo di Dio: “Voi, però, siate stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione sacra, popolo tratto in salvo affinché annunziate le meraviglie di Dio” (1 Pt 2, 9).

Questa descrizione si riferisce ad ogni comunità di cristiani battezzati. In maniera speciale si riferisce alla prima comunità cristiana, la cui storia è narrata negli Atti degli Apostoli. E precisamente dagli Atti degli Apostoli della prima lettura di questa Messa noi impariamo che in quella prima comunità raccolta intorno agli apostoli è sorta molto velocemente una chiara percezione della diversità di uffici e di doveri (cf. At 6, 3-4).

Il fedele che sa “stendere le mani” costituisce il segno visibile di una vocazione e consacrazione che chiama ad uno speciale ministero (cf. At 6, 6). I preti “nell’immagine di Cristo l’eterno alto Sacerdote, sono consacrati a predicare il Vangelo, guidare i fedeli e celebrare il divino culto” (Lumen Gentium, 28). In ciò sta il significato speciale dell’anniversario che voi desiderate commemorare in questa occasione: venticinque anni della commissione Collegio Pontificio Filippino per la formazione di preti che costituiscono la “casa spirituale” di Dio.

6. Come figli e figlie delle Filippine, voi stimate molto la vocazione al sacerdozio e alla vita religiosa. La presenza qui di molti preti, e di uomini e donne religiosi è un segno visibile della vitalità della Chiesa nel vostro paese. Cari preti e religiosi: più profonda è la crisi dei valori spirituali che colpisce la società contemporanea, più lucente deve brillare la vostra luce davanti ai fratelli e alle sorelle, più dovete diventare uomini e donne di preghiera e accettare di essere testimoni della persona, dell’opera e dell’insegnamento di Cristo, ed infine dovete voi personalmente essere disposti a “diminuire perché egli possa crescere” (cf. Gv 3, 30). Il presente ora richiede che voi siate uomini e donne di Dio.

E voi, cari uomini e donne laici delle Filippine, avete un ruolo differente ma non meno urgente. È vostro compito portare il Vangelo di Gesù nelle faccende giornaliere della famiglia, del lavoro, della società. Non meno di quanto sia per i preti ed i religiosi, Gesù è “la via, la verità e la vita” anche per voi.

Sono felice che così tanti siano potuti venire qui oggi. Prego che la compagnia che nasce dall’Eucaristia e la gioia dell’incontro l’uno con l’altro possano rafforzarvi e sostenervi tutti nelle sfide che la vita vi porrà di fronte, specialmente quando sarete lontani dalle vostre case e dalle famiglie, e nei compiti che Cristo vi metterà sulle spalle. In Europa siete chiamati ad essere nuovi e giovani testimoni della fede che il vostro paese ricevette dall’Europa molte generazioni addietro. Possa la beata Vergine Maria, la Madre spirituale che i Filippini amano profondamente, accogliere l’intero popolo filippino sotto il suo manto di cura e protezione amorevole. Possa intercedere per tutti voi con suo Figlio, nostro Signore Gesù Cristo. Amen.

 

© Copyright 1987 - Libreria Editrice Vaticana

 

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