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VISITA PASTORALE IN PUGLIA
CONCELEBRAZIONE EUCARISTICA CON I VESCOVI DELLA PUGLIA
OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II
Aeroporto «Gino Lisa» -
Domenica, 24 maggio 1987
1. “La Samaria aveva accolto la parola di Dio” (At 8,14). Le letture
liturgiche del periodo pasquale attingono, in notevole misura, al testo degli
Atti degli Apostoli, nel quale è raccolta la testimonianza dei primi avvenimenti
della storia della Chiesa. Il diacono Filippo è arrivato da Gerusalemme alla
Samaria e vi ha annunziato Cristo. E la Samaria ha accolto la parola di Dio.
Nell’ascoltare questa testimonianza, cari fratelli e sorelle di Foggia e della
Capitanata, il ricordo torna al passato della vostra terra. Quando
proprio in questa parte della penisola pugliese, in questa città è giunta la
parola di Dio? Quando è stata accolta così, come una volta in Samaria? Da quando
in questa terra continua la storia degli Atti degli Apostoli?
Come è noto, secolari e venerabili tradizioni fanno risalire l’arrivo del
cristianesimo nelle Puglie alla stessa età apostolica. Nei primi secoli dell’era
cristiana fiorirono poi le più antiche diocesi di questo territorio e da quelle
comunità ereditarono la fede i primi abitanti della Capitanata che dopo il 1000
fondarono i villaggi del Tavoliere foggiano.
Una ininterrotta tradizione di fede collega le popolazioni pugliesi di oggi a
quelle radici cristiane, mentre ancora la parola di Dio continua ad essere
predicata ed annunciata, seguendo l’esempio degli apostoli. Essi predicarono la
parola della verità e generarono Chiese, ed in maniera continuativa tale
missione prosegue senza interruzione nel tempo. La parola di Dio e così anche
oggi “glorificata” (2 Ts 3, 1), e noi rendiamo grazie a Dio per il lavoro
meraviglioso compiuto in tanti secoli di storia della fede. Le vostre
meravigliose Cattedrali sono un inno che testimonia la forza e la vitalità di
una fede assimilata nella cultura. Voi avete “accolto” la parola di Dio. Le
radici della vostra mentalità, con il genio della vostra terra, sono ben
piantate nel Cristianesimo.
2. Quando gli apostoli, a Gerusalemme, seppero che la Samaria aveva accolto la
parola di Dio, vi inviarono Pietro e Giovanni. Essi discesero e pregarono
per loro perché ricevessero lo Spirito Santo (cf. At 8, 14-15).
Prima vi era stato Filippo diacono. Dopo di lui, gli apostoli, che dal momento
dell’Ultima Cena hanno ricevuto la pienezza del sacerdozio.
Proprio lì, nel cenacolo, essi hanno ricevuto lo Spirito Santo. Primi era
stato promesso loro come Consolatore! Gesù aveva detto, la vigilia della sua
morte, “Io pregherò il Padre ed gli vi darà un altro Consolatore, perché rimanga
con voi per sempre, lo Spirito di verità” (Gv 14, 16-17).
In seguito, dopo la risurrezione, Cristo ha portato agli Apostoli, sempre
nel cenacolo, questo promesso “Dono dall’alto” (cf. Gc 1, 17). L’ha
portato nella potenza della sua morte redentrice, quando sulle mani e sul
costato si vedevano i segni della crocifissione. Ed è stato allora che egli
“alitò su di loro e disse: ricevete lo Spirito Santo” (Gv 20, 22).
Ha compiuto ciò che aveva promesso: “Lo Spirito di verità . . . dimora presso di
voi e sarà in voi” (Gv 14, 17). Quel giorno, nella luce di questo Spirito
consolatore, “saprete che io sono nel Padre e voi in me e io in voi” (Gv
14, 20).
3. Gli apostoli hanno ricevuto lo Spirito Santo per darlo agli altri.
Proprio per questo Pietro e Giovanni vennero in Samaria e pregarono per coloro
che mediante il ministero di Filippo avevano accolto la parola di Dio, affinché
ricevessero lo Spirito Santo.
Infatti “erano stati soltanto battezzati nel nome del Signore Gesù” (At
8, 16). Così gli apostoli “imponevano loro le mani e quelli ricevevano lo
Spirito Santo” (At 8, 17).
Forse in nessun altro luogo è indicato così chiaramente il nesso tra il
battesimo e la cresima. Il battesimo ci immerge nella morte di Cristo perché
possiamo partecipare alla sua risurrezione. La cresima è complemento del
battesimo. Così come la Pentecoste è complemento della Pasqua. Il tempo
liturgico che attualmente viviamo ci fa rivivere proprio questo stesso mistero.
4. Coloro che hanno accolto la parola di Dio ovunque - tanto in Samaria, quanto
in altri luoghi, quanto ancora in questa antichissima terra cristiana -
ricevono lo Spirito Santo proprio mediante l’imposizione delle mani apostoliche:
lo Spirito consolatore, che gli apostoli hanno ricevuto per primi dopo la
risurrezione di Cristo e poi nel giorno della Pentecoste.
Avendo ricevuto il Consolatore che è lo Spirito di verità essi hanno conosciuto
di non essere orfani; hanno conosciuto che Cristo è venuto in loro: egli
è nel Padre ed essi in lui poiché egli è in loro. Ecco, lui, Cristo, vive, ed
essi vivono in lui.
5. A coloro che hanno accolto la parola di Dio, che mediante il battesimo e la
cresima sono divenuti partecipi del dono dello Spirito Santo, Pietro apostolo
scrive:
“Adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori, pronti sempre a rispondere a
chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi” (1 Pt 3, 15).
Siate disposti a rendere testimonianza a questa speranza. A quale speranza?
A quella che portate nei vostri cuori, dato che Cristo abita in essi, dato che
egli è in voi e voi in lui.
Infatti Cristo vive. Colui che è venuto a voi nella potenza dello Spirito
Santo ha vinto la morte e il peccato.
Cristo vive e voi vivrete in lui. Questa è la speranza alla quale dovete
rendere testimonianza.
Se riceviamo lo Spirito Santo mediante l’imposizione delle mani degli apostoli,
dei Vescovi, questo avviene perché divenga viva in noi la speranza che ha la
sua sorgente in Cristo crocifisso e risorto, e perché rendiamo testimonianza
a questa speranza.
6. “Fateci posto nei vostri cuori” (2 Cor 7, 2). Con questa accorata
richiesta dell’apostolo Paolo ai cristiani di Corinto i vostri Vescovi vi hanno
esortato ad accogliere la mia visita. Li ringrazio per la loro significativa
lettera pastorale e per le speranze che essi hanno voluto proporre alla vostra
buona volontà.
Faccio mie lo loro esortazioni e vi invito a non deludere l’aspettativa dei
vostri pastori, ben sapendo che essi vi hanno scritto con coscienza illuminata e
zelante, tenendo conto del momento peculiare che le vostre Chiese stanno vivendo
in quest’epoca di profonde trasformazioni sociali per la vostra terra. Essi vi
hanno incoraggiato a rinsaldare la vostra fede e a renderla operosa.
Anch’io vi esorto a rigenerarne la consapevolezza del vostro credo,
secondo le esigenze spirituali d’oggi, divenendo sempre più consapevoli di
quello che ai nostri giorni occorre testimoniare.
Vi chiedo di crescere nell’amore alla Chiesa; in essa è Cristo stesso che ci
guida, nella sua voce egli ci parla, ci ammaestra, ci santifica. Rendetevi
generosamente disponibili e responsabili per la sua edificazione e per la
missione che essa continua a svolgere sulla terra.
Riscoprite il ruolo che vi spetta come comunità partecipe della missione propria
a tutto il popolo cristiano. Perseverate anche nella volontà di aprire il vostro
cuore con generosità veramente cattolica. A tale proposito, mi compiaccio con
voi per l’opera di carità che avete intrapreso a favore di una nazione d’Africa,
istituendo un ospedale a Cotonou, nel Benin.
7. La testimonianza resa alla speranza, che ha la sua sorgente in Cristo
risorto, deve essere unita all’amore in una sola cosa. È per amore che
Cristo abita in noi e noi in lui. “Chi mi ama sarà amato dal Padre mio e anch’io
lo amerò e mi manifesterò a lui” (Gv 14, 21).
Mi manifesterò a lui . . . camminerà attraverso la vita con una coscienza nuova.
In un certo senso con una nuova immagine di Cristo nel cuore e nelle opere.
Tale coscienza si riflette nel cuore e nelle opere come la misura divina
dell’intera vita cristiana: “Se mi amate, osserverete i miei comandamenti” -
dice Cristo (Gv 14, 15). E l’apostolo Pietro scrive: “Questo sia fatto
con dolcezza e rispetto, con una retta coscienza”. La “vostra buona condotta”,
le opere degne della coscienza cristiana siano testimonianza della speranza che
è in noi.
8. Cari fratelli e sorelle. Da molti secoli i figli e le figlie di questa terra
- così come una volta la Samaria - hanno accolto la parola di Dio. I sacramenti
dell’iniziazione cristiana, il battesimo e la cresima, ci conducono, da
generazioni, a questa sorgente della speranza che è Cristo risorto.
Cristo che vive nel Padre.
Cristo-Eucaristia: colui che vive in noi, e noi in lui.
Non dobbiamo forse fare nostre le stesse esigenze, che una volta
l’apostolo Pietro ha posto ai primi cristiani?
Non dobbiamo forse essere sempre pronti - anche in questo nostro secolo - a
difendere la speranza che è in noi?
La nostra vocazione cristiana non è forse quella di rendere testimonianza
a Cristo, nella potenza dello Spirito di verità?
Con questi interrogativi che interpellano la coscienza e l’impegno di ciascuno,
a tutti i presenti - a tutta Foggia e all’intera Capitanata - porgo il mio
saluto e il mio augurio in Cristo risorto.
Amen.
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Copyright 1987 - Libreria Editrice Vaticana
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