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VIAGGIO APOSTOLICO IN POLONIA

MESSA INAUGURALE DEL CONGRESSO EUCARISTICO NAZIONALE

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Chiesa di Ognissanti (Varsavia) - Lunedì, 8 giugno 1987

 

1. “Li amò sino alla fine” (Gv 13, 1).

Fate viva attenzione a queste parole di Cristo, voi, cari fratelli e sorelle, durante questi giorni del Congresso Eucaristico in Polonia, che oggi mi viene concesso di aprire.

Cristo Signore pronunciò queste parole il Giovedì Santo. Le troviamo annotate nel testo del Vangelo di Giovanni, all’inizio del discorso d’addio, unito all’Ultima Cena. “. . . Gesù sapendo che era giunta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine” (Gv 13, 1).

Queste parole - così come l’istituzione dell’Eucaristia - si uniscono a quell’“ora”, che Gesù chiama “la sua ora” (Gv 13, 1), l’ora in cui doveva in modo definitivo portare a compimento la missione datagli dal Padre (cf. Gv 13, 3).

L’Eucaristia appartiene proprio a quell’ora, all’ora redentrice di Cristo, alla redentrice ora della storia dell’uomo e del mondo. Questa è l’ora, nella quale il Figlio dell’uomo “amò sino alla fine”. Sino alla fine ha confermato la potenza salvifica dell’amore. Ha rivelato che Dio stesso è amore. Non vi è mai stata e non vi sarà una rivelazione maggiore di questa verità una sua conferma più radicale: “non vi è un amore più grande di questo: dare la vita” (Gv 15, 13) per tutti, perché essi “abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza” (Gv 10, 10).

Tutto questo si esprime nel Vangelo. L’Eucaristia è il memoriale e il segno sacramentale di tutto questo.

2. Entriamo dunque, cari fratelli, nel centro stesso della realtà eucaristica, mentre iniziamo a vivere i giorni del Congresso Eucaristico in Polonia, riferendoci a queste parole del Redentore stesso.

Presentandomi in mezzo a voi da questo altare, desidero unirmi con tutti coloro che durante quest’anno si sono raccolti, e specialmente nel corso della prossima settimana si raccoglieranno, attorno al Santissimo Sacramento, nello spirito delle parole pronunciate da nostro Signore nel Cenacolo.

Saluto cordialmente tutti i membri di questa assemblea liturgica, riunita per l’apertura del II Congresso Eucaristico Nazionale. Saluto il Cardinale Primate, Arcivescovo Metropolita di Varsavia, i suoi Vescovi Ausiliari, i Cardinali Ospiti, gli Arcivescovi e i Vescovi, il Capitolo Metropolitano, il clero dell’arcidiocesi e della metropoli, i pellegrini delle diocesi vicine, quelli provenienti da tutta la Polonia e dall’estero.

Saluto e do il benvenuto ai rappresentanti degli istituti religiosi maschili e femminili, degli atenei cattolici e dei seminari ecclesiastici, ai membri del Servizio Liturgico dell’Altare e tutti coloro che provengono da particolari movimenti o gruppi pastorali.

Saluto voi tutti, cari fratelli e sorelle, miei connazionali.

3. L’apertura del Congresso Eucaristico cade il lunedì dopo la Pentecoste, quando la Chiesa in Polonia celebra la solennità di Maria Madre della Chiesa. Questa circostanza ha una speciale eloquenza.

Si può dire, che “la via polacca” all’Eucaristia passa attraverso Maria. Passa attraverso tutte le esperienze storiche della Chiesa e della nazione, unite in modo particolare al mistero dell’incarnazione. Nell’Eucaristia è costantemente con noi presente il Cristo, che “per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria e si è fatto uomo”. Egli, quasi prolungando il mistero della sua incarnazione fino alla fine dei tempi, edifica la Chiesa come suo corpo. L’Eucaristia come sacramento del corpo e del sangue di Cristo ci introduce nel mistero della Chiesa - corpo di Cristo mistico. L’Eucaristia “edifica” la Chiesa sin dalle sue basi più profonde.

Tutto questo troviamo su quella via dell’esperienza “polacca” della fede, che porta da Jasna Gora, dall’atto di consacrazione alla Genitrice di Dio in occasione del millennio, all’Eucaristia, a questo congresso. Possiamo dunque dire a nostra volta: la nostra patria-esperienza dell’Eucaristia ci orienta anche verso Maria. Noi ricordiamo che il Figlio di Dio “ha preso il corpo umano dalla Genitrice, la Vergine immacolata”.

4. La Madre di Dio è presente nel mistero di Cristo e della Chiesa, come insegna il Concilio. Lei, si può dire, partecipa in modo particolare ed eccezionale a quella “edificazione” della Chiesa, fin dalle basi, mediante l’Eucaristia.

Lei - la Madre del Verbo incarnato - è personalmente presente in questi momenti decisivi, in cui queste “basi” vengono poste nella storia della salvezza del mondo. Ce lo ricordano anche le letture dell’odierna liturgia.

È presente prima ai piedi della croce. Si trova là come testimone, preparata in modo speciale dallo Spirito Santo, testimone particolarmente sensibile di quell’amore con cui Cristo, suo Figlio, “ci amò sino alla fine”; di quell’amore che trova la sua espressione sacramentale proprio nell’Eucaristia. E a sua volta, come testimone particolarmente sensibile di quell’amore redentivo e salvifico, Maria si trova nel Cenacolo il giorno di Pentecoste, al momento della discesa del Consolatore, dello Spirito di verità sugli apostoli, al momento della nascita della Chiesa, di questa Chiesa, che costantemente vive di Eucaristia: “colui che mangia di me vivrà per me” (Gv 6, 57).

Da quel giorno, dal giorno della nascita della Chiesa nel Cenacolo della Pentecoste - lo stesso in cui è stato istituito il sacramento del corpo e del sangue del Signore - da quel giorno, ripeto, Maria è presente nel mistero della Chiesa mediante la sua particolare maternità. Ella costantemente “precede” nella peregrinazione mediante la fede, come Madre del Redentore, tutto il Popolo di Dio. Questa espressione della costituzione conciliare Lumen Gentium sulla Chiesa è anche il principale contenuto dell’ispirazione per l’“Anno Mariano”, aperto ieri a Roma.

Le vie della Chiesa, provenendo da diverse parti, partendo da diverse esperienze storiche e contemporanee, si incontrano sempre accanto agli stessi misteri di Dio, che rimangono per noi “sorgente di vita e di santità”.

5. È bene dunque che l’iniziativa del Congresso Eucaristico sia stata intrapresa nella Chiesa che è in Polonia. È bene che essa faccia riferimento alle parole di Cristo, che trattano del supremo amore: dell’amore “sino alla fine”. Queste parole, nella bocca del nostro Maestro e Redentore, si riferiscono nello stesso tempo al sacrificio della croce e all’Eucaristia. La nuova alleanza nel sangue dell’Agnello, l’alleanza eterna, passa in un certo senso nel sacramento, e sotto la forma del sacramento lo stesso sacrificio salvifico e redentivo perdura sino alla fine dei secoli.

Terra polacca! Terra patria! Loda la croce di Cristo! Che essa testimoni ovunque colui che ci amò sino alla fine.

“Grazie alla morte e risurrezione di Cristo - diceva don Jerzy Popieluszko - il simbolo dell’ignominia e dell’umiliazione è divenuto un simbolo di coraggio, di fortezza, di aiuto e di fratellanza. Nel segno della croce oggi presentiamo ciò che vi è di più bello e di più prezioso nell’uomo. Attraverso la croce si va verso la risurrezione. Non vi è un’altra via. Perciò le croci della nostra patria, le nostre croci personali, quelle delle nostre famiglie, devono condurre alla vittoria, alla risurrezione, se noi le uniamo con Cristo” (Jerzy Popiełuszko, Kazania patriotyczne - Omelie per la Patria, Parigi 1984, pp. 65-66).

Terra polacca! Terra patria! Unisciti intorno all’Eucaristia di Cristo, nella quale il sacrificio cruento di Cristo si rinnova costantemente e si realizza di nuovo, sotto la specie del Santissimo Sacramento della fede!

Mediante questo sacrificio è entrato nelle dimore divine Cristo, sacerdote “della nuova ed eterna alleanza” di Dio con l’uomo, dell’alleanza stipulata “nel sangue” dell’Agnello senza macchia. “. . . quanto più questo sangue, il sangue di Cristo, che con uno Spirito eterno offrì se stesso senza macchia a Dio, purificherà la nostra coscienza dalle opere morte, per servire il Dio vivente” (Eb 9, 14).

6. Che dunque l’Eucaristia testimoni dinanzi a tutti noi, cari connazionali, questo amore, con cui Cristo ci ha amati sino alla fine! Che essa purifichi le nostre coscienze dalle opere morte (Eb 9, 14).

Quanto è indispensabile una tale testimonianza! Quanto creativa! Solamente questo amore “sino alla fine” è capace di “purificare le coscienze”, è capace di sconfiggere nell’uomo tutto ciò che appartiene al retaggio del peccato originale. La liturgia odierna ce lo ricorda nella prima lettura.

Dobbiamo continuamente liberarci da questo retaggio. Dobbiamo liberarci dal retaggio dell’odio e dell’egoismo, perché l’Eucaristia è il sacramento dell’amore di Dio per l’uomo e dell’amore dell’uomo per Dio. Nello stesso tempo, questo è il sacramento dell’amore dell’uomo per l’uomo, il sacramento che crea la comunità. Dobbiamo dunque costantemente vincere in noi quel modo di vedere il mondo, che accompagna sin dall’inizio la storia dell’uomo, un modo di vedere “come se Dio non esistesse”, come se “egli non fosse amore”. Le parole del Libro della Genesi “diventerete come Dio” (Gen 3, 5) si uniscono con la negazione della verità su Dio, che è amore. Si uniscono con il fatto di porre il Creatore in stato di sospetto da parte delle creature, in stato di accusa. Quanto siamo, a volte, vicini a questa tentazione.

Quanto facilmente dimentichiamo “che tutto ci è stato donato” (cf. 1 Cor 4, 7). Anche ciò che l’uomo ritiene opera del proprio genio, anche questo ha la sua radice nel dono. Persino la sofferenza, se la si guarda attraverso il prisma del mistero di Cristo, della redenzione mediante la croce, acquista valore di un dono, mediante il quale “completiamo” il sacrificio redentivo del Figlio di Dio. Molti uomini vivono oggi sulla soglia di frustrazioni, causate da diverse circostanze dell’attuale esistenza.

Non solo qui, in questa terra travagliata e provata; ma anche negli ambienti del comfort e del piacere, nei paesi del “progresso tecnico”, la frustrazione compare come una sensazione della mancanza del senso della vita. Vi è un’uscita da questo stato dello spirito? Vi è una qualche strada per l’uomo? Questa via è proprio colui, che “amò fino alla fine”. La via è l’Eucaristia, il sacramento di questo amore.

7. Che Maria, la madre della Chiesa, la testimone più “sensibile” di questo amore di Cristo sino alla fine, ci aiuti tutti, cari fratelli e sorelle, ad uscire da situazioni senza via di uscita, dalle false strade verso le quali a volte, tende la nostra esistenza umana; ci aiuti a porci accanto a colui che è la via! È la via, la verità e la vita (cf. Gv 14, 6).

Gesù Cristo: redentore dell’uomo.

Gesù Cristo: Eucaristia.

 

© Copyright 1987 - Libreria Editrice Vaticana

 

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