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VIAGGIO APOSTOLICO IN POLONIA

CELEBRAZIONE EUCARISTICA A LODZ CON
LA PRIMA COMUNIONE DI MOLTI BAMBINI

OMELIA DI GIOVANI PAOLO II

Aeroporto dellAeroclub di Lodz - Sabato, 13 giugno 1987

 

1. “Chi mangia questo pane vivrà in eterno” (Gv 6,  51.58).

Oggi mi è dato di trovarmi in mezzo alla Chiesa che si trova in questa grande città di Lodz. Nel nome dell’Eucaristia, che è il pane di vita, saluto questa Chiesa, la città e la diocesi. Vi saluto tutti, cari fratelli e sorelle, che accanto a tanti banchi di lavoro industriale, guadagnate il pane quotidiano. Saluto anche coloro che svolgono un lavoro scientifico e i docenti di tutti gli atenei e di tutte le scuole, insieme alla schiera della gioventù universitaria e studentesca. Voi, figli e figlie della Chiesa che ricevete Cristo: Pane di vita eterna.

Ecco, Lui, Cristo “come Sommo Sacerdote dei beni futuri . . . entrò una volta per sempre nel santuario con il proprio sangue, dopo averci ottenuto una redenzione eterna” (cf. Eb 9, 11-12). L’Eucaristia è il Sacramento della nostra redenzione. Vi saluto nel nome dell’Eucaristia, dalla quale si edifica la Chiesa come Corpo di Cristo: la comunità dei credenti in Cristo.

Saluto il pastore della vostra Chiesa insieme ai Vescovi Ausiliari, saluto il Vescovo emerito, il Capitolo della Cattedrale, il Clero diocesano e religioso, tutte le comunità religiose femminili, i chierici del Seminario diocesano e quello dei Padri francescani conventuali. Saluto anche il Clero ed i fedeli giunti dall’arcidiocesi di Wroclaw, dalle diocesi di Kielce, di Plock, di Sandomierz-Radom e di Wloclawek. Uno speciale saluto rivolgo al gruppo, costituito di duecento persone, di cattolici dall’Ungheria.

2. In modo particolarmente cordiale saluto le famiglie di Lodz: della città e di tutta la diocesi. Il nostro incontro odierno, unito alla Prima Santa Comunione dei vostri figli, è una grande festa per le famiglie cristiane. Così è stato sempre nella nostra tradizione polacca, che da mille anni si è formata in questa terra come tradizione cristiana. La famiglia è sempre stata - e continua a rimanere - quell’ambiente umano, primo e fondamentale, nel quale Dio viene mediante i grandi Sacramenti della vostra fede, iniziando dal Santo Battesimo.

Gli sposi, che donano la vita umana ai loro figli qui sulla terra, invitano nei loro cuori, in tutta la loro comunità, il Datore della vita eterna. In questo modo sempre nuove generazioni camminano attraverso questa terra verso la Casa del Padre, così come una volta peregrinava il Popolo dell’Antica alleanza attraverso il deserto verso la terra promessa.

E Dio li nutriva con la manna del cielo, perché il deserto non poteva nutrirli. In questo cammino delle generazioni - nel cammino di ogni famiglia - alla Casa del Padre, la Prima Santa Comunione è un giorno particolare. Esprimo la cordiale gioia che sull’itinerario del Congresso Eucaristico in Polonia posso vivere una giornata così insieme a voi, a Lodz.

3. Ora, mi rivolgo a voi, cari bambini, ragazze e ragazzi, che oggi ricevete per la prima volta nei vostri cuori il Signore Gesù come cibo di eterna salvezza.

Oggi, quando le vostre piccole labbra si schiuderanno per ricevere la bianca specie del pane, il sacerdote pronuncerà le parole: “il Corpo di Cristo”, e ciascuno e ciascuna di voi risponderà: “Amen”, “Amen” - vuol dire: “credo”, “accolgo con la fede”.

Celebrando l’Eucaristia noi celebriamo un grande mistero di fede. Ed ecco, voi - piccoli cristiani - siete già maturi per partecipare pienamente a questo mistero. La S. Comunione è proprio la piena partecipazione all’Eucaristia, al Sacrificio di Cristo e della Chiesa.

Questo Sacrificio è stato istituito dal Signore Gesù anche per essere il nostro cibo spirituale. Ricordate, come il Signore Gesù disse agli Apostoli durante l’ultima cena.

Disse - prima sopra il pane: “Questo è il mio corpo che è dato per voi” (Lc 22, 19). E dopo, sopra il calice colmo di vino disse: “Questo è il mio sangue . . . che viene versato per voi” (e per molti) (cf. Lc 22, 20).

Mentre lo diceva, aveva davanti agli occhi la sua morte sulla croce. Proprio sulla croce si sono adempiute queste parole - una volta e per tutta l’umanità: il corpo è stato dato in sacrificio, e questo era il sacrificio cruento: il sangue è stato versato . . . per noi e per la nostra eterna salvezza.

4. Questo avvenne un’unica volta sul Calvario, il Venerdì Santo. Nel Cenacolo tuttavia, ciò che doveva compiersi il Venerdì Santo, il Signore Gesù istituì come Santissimo Sacramento della Chiesa sotto le specie del pane e del vino. Mentre dunque il sacrificio cruento sulla croce si è compiuto una volta per sempre.

Il Sacramento di questo Sacrificio, sotto le specie del pane e del vino, deve compiersi nella Chiesa continuamente, di giorno in giorno, e di generazione in generazione. Il Signore Gesù disse agli Apostoli nel Cenacolo: “Fate questo in memoria di me” (Lc 22, 19). “Fate questo” - vuol dire: ripetete e rinnovate il sacrificio del mio Corpo e Sangue sotto le specie del pane e del vino.

E perché il pane ed il vino? Perché il Corpo e il Sangue di Cristo potessero essere il nostro cibo. Il pane serve all’uomo come alimento, e il vino è bevanda (specialmente nei paesi del sud - là, dove il Signore Gesù visse ed istituì il Sacramento del suo Sacrificio). Che cosa dunque è il nostro cibo?

Sotto le specie del pane e del vino - il Corpo e il Sangue di Cristo. Sotto le specie del pane e del vino - il suo Sacrificio è il nostro Cibo. Il sacrificio salvifico, mediante il quale Egli ci ha redento dai peccati. Il sacrificio salvifico, che dà la vita eterna, rivelata nella risurrezione del Signore Gesù.

5. L’uomo ha bisogno di cibo o di bevanda, per poter vivere. Il corpo umano, l’organismo ha bisogno di cibo e di bevanda per poter vivere, crescere, svilupparsi e lavorare. Questo è il cibo della vita temporale transeunte, che termina con la morte.

Ha bisogno di cibo e di bevanda anche l’anima umana, per poter perseverare nel cammino verso la vita eterna L’uomo ha bisogno dell’Eucaristia per poter vivere in eterno quella vita, che viene da Dio. Ecco “il Pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno” (Gv 6, 51).

Così dice il Signore Gesù, e dice queste parole dopo la miracolosa moltiplicazione dei pani, ricordataci dallo odierno Vangelo: “Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà più fame e chi crede in me non avrà più sete” (Gv 6, 35).

Ecco oggi voi, cari bambini, ragazzi e ragazze, “venite” per la prima volta dal Signore Gesù nell’Eucaristia. Che gioia per i vostri genitori e per le famiglie, per le vostre parrocchie, per la Chiesa di Lodz. Quale gioia questa è per me di poter peregrinando lungo il cammino del Congresso Eucaristico attraverso la terra polacca, darvi oggi la prima Santa Comunione.

6. “La sapienza si è costruita la casa . . . e ha imbandito la tavola” (Pr 9, 1.2). Da duemila anni il Cristo, Sapienza di Dio, imbandisce una tavola davanti a noi: una duplice tavola: la tavola dell’Eucaristia e la tavola della Parola di Dio

L’ultimo Concilio ha ricordato questa verità “su due tavole”, espressa negli scritti dei Padri della Chiesa.

Essa rende e mette in rilievo quel legame organico, che esiste tra l’Eucaristia, la vita sacramentale della Chiesa e la Parola di Dio, in particolare tra la catechesi e la catechizzazione. Nella primitiva tradizione della Chiesa quel legame acquistava una particolare intensità in occasione del Sacramento del Battesimo dei catecumeni adulti ed anche della loro confermazione.

Oggi, mentre da tante generazioni si è stabilita la tradizione del battesimo poco dopo la nascita del bambino in una famiglia cristiana, questo legame acquista una particolare intensità proprio in rapporto all’Eucaristia la Prima S. Comunione dei bambini, quando essi sono già in grado di comprendere questo “grande mistero di fede”.

7. La catechesi infatti - sia quella che prepara direttamente alla Prima S. Comunione, sia quella che segue - ha come scopo non solo di far conoscere Gesù Cristo, ma soprattutto di condurre al suo amore e ad una profondissima unione con Lui. E la Comunione è un segno ed una viva testimonianza di questo amore e di questa unione. Nella Comunione Cristo ci conduce all’amore del Padre nello Spirito Santo e ci dà la partecipazione alla vita della Santissima Trinità, così che diventiamo “partecipi della natura divina” (2 Pt 1, 4)

La catechesi è anche un obbligo comunitario di tutta la Chiesa; della Chiesa che riceve la catechesi e che catechizza. Nella comunione di fede e di amore siamo allo stesso tempo catechisti e catechizzati (cf. Ioannis Pauli PP. II, Catechesi Tradendae, 45). Perciò la catechesi dovrebbe abbracciare sia i fanciulli e la gioventù, i pastori, gli insegnanti di religione, i seminaristi e le persone che si preparano alla vita consacrata, sia i genitori che trasmettono la fede ai propri figli, come persone che svolgono l’apostolato nel proprio ambiente.

I più piccoli come i più anziani - in una parola: tutti, perché tutti nella Chiesa di Cristo sono chiamati all’“autoevangelizzazione”, naturalmente in unione con il servizio docente del pastore. Evangelizzano il mondo in modo credibile ed efficace solamente coloro che prima evangelizzano se stessi mediante un costante approfondimento delle verità della fede e la vita nell’amore di Dio e del prossimo (cf. Pauli VI, Evangelii Nuntiandi, 15).

8. Abbiamo anche bravissime Guide nel campo dell’evangelizzazione inteso proprio come dovere personale e collettivo.

Qui, a Lodz e nella vicina Pabianice, cresceva in una famiglia operaia - tra i genitori ed i fratelli profondamente credenti - il piccolo Rajmund Kolbe - più tardi testimone di un grande amore, il santo martire Padre Massimiliano Maria. Ancora ragazzo scoprì in sè la vocazione a vivere nell’Ordine francescano e, fedele alla chiamata di Dio come sacerdote e missionario, sviluppò una molteplice attività apostolica. Con straordinaria energia impegnava nell’opera di evangelizzazione i mezzi di comunicazione sociale a lui accessibili, per parlare agli uomini di Cristo e della sua Madre Immacolata, in Italia, nel Giappone ed in Polonia. Il mondo non aspetta forse anche oggi tali catechisti?

Con Lodz è anche legata fortemente l’attività della beata Orsola Ledocliowska, Fondatrice della Congregazione delle Orsoline Grigie. In quell’enorme agglomerato di operai delle fabbriche, quale è stata questa città durante i vent’anni tra le due guerre, qui facevano catechismo le prime Orsoline, giunte a Lodz su richiesta del primo Vescovo di questa diocesi, Wincenty Tymieniecki. In una modesta casa in Via Czerwona 6, svolgevano, organizzavano e coordinavano il lavoro catechistico che si stava sviluppando nelle scuole elementari statali a Lodz e in alcune cittadine circostanti. Madre Orsola spesso veniva a trovare la sua comunità di Lodz ed essendo lei stessa un’eccellente educatrice e catechista, dimostrava vivo interesse per i problemi riguardanti l’insegnamento della religione. Si adoperava con ardore per lo sviluppo della “Crociata Eucaristica” dei fanciulli. Una volta scrisse alle sue Suore: “Quest’opera si ingrandisce di più a Lodz - da dove è anche arrivato il più grande numero di lettere”. Lettere dai piccoli “cavalieri della Crociata” per il Papa Pio XI, per il suo cinquantesimo di sacerdozio. I bambini di Lodz scrivevano allora di voler così bene al Santo Padre come ai propri genitori. Alcuni dicevano di aver già fatto la prima Santa Comunione, di adorare il Signore Gesù nel Santissimo Sacramento, di desiderare di essere i suoi apostoli e missionari. Un bambino scrisse così: “Sarei molto felice di poter vedere il Santo Padre! Come sarebbe bello se il Santo Padre venisse in Polonia” (Wybor pism blogoslawionej Urszuli Ledochowskiej, in “Polscy Swieci”, Vol. 4, Warszawa 1984, pp. 347-349). Sono lieto che, quasi compiendo il desiderio di quel ragazzo, posso essere oggi, come Papa, tra i bambini di Lodz.

La beata Orsola stimava altamente nella vita della famiglia il ruolo della madre-educatrice del bambino che si accostava alla Prima S. Comunione.

“Se comprenderemo il nostro compito, il compito di madri, il compito di educatrici, che ci ordina di vegliare sulle anime dei bambini affidatici da Dio, che ci ordina di dar loro Dio - insegna Madre Orsola - prima di tutto cerchiamo di esercitare in noi una forte, profonda fede . . . Per amore dei nostri figli diamoci da fare per acquistare una fede profonda, viva, raggiante nella nostra vita e in quella dei nostri figli, e dal cuore della madre questa fede passerà nell’anima del figlio” (Ivi, pp. 299-300). Non posso fare a meno di ricordare anche un’altra ben nota cristiana, quale era la Serva di Dio Wanda Malczewska, morta in concetto di santità verso la fine del secolo scorso.

La sua tomba si trova nel territorio della diocesi di Lodz, nella chiesa parrocchiale di Parzno, presso Belchatow. Sono in corso le pratiche per la sua beatificazione. Wanda nacque a Radom e li trascorse la sua infanzia. Si accostò alla Prima S. Comunione all’età di otto anni, molto presto - per quei tempi. Il motivo della Comunione fatta così in anticipo fu l’ardente desiderio di ricevere il Signore Gesù e una corretta comprensione dei misteri della fede. In tutta la sua vita si distinse per una profonda devozione verso il Santissimo Sacramento. Contemporaneamente, in spirito d’amore evangelico, andava in aiuto ai bambini poveri della campagna, alla gente bisognosa di assistenza, agli ammalati. Metteva molto sforzo e molto cuore nella diffusione dell’istruzione tra i contadini, insegnava loro a leggere e scrivere e diffondeva tra loro i libri. Per propria iniziativa insegnava la religione. In quest’attività socio-caritativa, Wanda, essendo una laica, collaborava con zelo con il clero e coinvolgeva nell’apostolato anche gli anziani e la gioventù. Svolgeva il suo apostolato in tempi particolarmente difficili, quando la Nazione e la Chiesa, oppressa da spartitori, erano ancora in cammino per riconquistare l’indipendenza (cf. Slowo Biskupow z diecezji lodzkiej do duchowienstwa i wiernyc o Wandzie Lesczynskiej, 28 maggio 1986).

9. Dice la Sapienza: “Venite, mangiate il mio pane, bevete il vino che io ho preparato” (Pr 9, 5).

E il Cristo Signore, il sommo sacerdote della nuova ed eterna alleanza compie l’annuncio profetico di queste parole, quando dice nel cenacolo: “Prendete e mangiate; questo è il mio corpo . . . Bevetene tutti: questo è il mio sangue” (cf. Mt 26, 26.28).

Il mio corpo: il Pane Eucaristico - “chi mangia di questo pane vivrà in eterno” (Gv 6, 51). Ecco oggi è il giorno del grande “banchetto” del pane di vita. Il giorno della Prima Santa Comunione. La Chiesa esclama dunque esultante: “Glorifica il Signore, Gerusalemme, loda Sion, il tuo Dio!” (Sal 147, 12).

Sion-Gerusalemme-Cenacolo, sono ovunque dove si ripete il sacramentale miracolo dell’Eucaristia. Dove Cristo diventa il nutrimento delle anime. Oggi Egli è tra voi, in questa grande città industriale, in questa Chiesa di Lodz.

È in tutti voi che lo ricevete nella Santa Comunione.

In voi: nei vostri cuori, cari bambini, ragazze e ragazzi che oggi lo ricevete per la prima volta . . . - per riceverlo sempre d’ora in avanti, per tutta la vita. - perché non vi manchino le forze lungo il cammino su questa terra verso la Casa del Padre.

 

© Copyright 1987 - Libreria Editrice Vaticana

 

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