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VIAGGIO APOSTOLICO IN POLONIA
CELEBRAZIONE EUCARISTICA PER I MALATI
OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II
Domenica, 14 giugno 1987
1. “Dio . . . ha tanto amato il mondo da dare il suo figlio unigenito” (Gv 3, 16).
Miei cari fratelli e sorelle, che raccolti mi ascoltate dagli apparecchi radio
in tutta la terra patria, sul mare e ovunque giunge la mia voce sulle onde
dell’etere!
Vi saluto di tutto cuore, nel giorno in cui la Chiesa rende una
particolare lode alla Santissima Trinità - Padre, figlio e Spirito Santo: Dio
Uno e Trino.
Vi saluto sul cammino del Congresso Eucaristico, che mi è dato di
compiere insieme con voi, miei Connazionali in diversi luoghi della terra
polacca. Oggi, nell’ultimo giorno della mia permanenza in Patria, questo luogo è
Varsavia, capitale della Polonia, nella chiesa di Santa Croce. E
contemporaneamente questo luogo è ovunque là dove voi vi trovate prendendo parte
al Sacrificio di Cristo per il tramite della radio.
2. Saluto dunque questa
particolare assemblea eucaristica con le parole della Lettera ai Corinzi:
“L’amore di Dio Padre, la grazia del Nostro Signore Gesù Cristo e la comunione
dello Spirito Santo siano con tutti voi” (cf. 2 Cor 13, 13).
È questo un saluto
meraviglioso. Schiude davanti a noi l’inscrutabile mistero di Dio-Trinità, il
quale - rimanendo l’indicibile realtà stessa della vita di Dio - è presente ed
opera nella storia del mondo, nella storia dell’uomo. In esso “infatti viviamo,
ci muoviamo ed esistiamo” (At 17, 28).
Annunziamo la stessa realtà con le parole,
che la Chiesa ripete così frequentemente: “Gloria al Padre e al Figlio e allo
Spirito Santo”. Ecco Dio in se stesso. Dio nella sua stessa divinità. Dio, “che
era, che è e che viene” (Ap 4, 8).
È infatti in se stesso, al di fuori di ogni
spazio e tempo, soprattutto ciò che esiste nel mondo creato, incomprensibile per
il pensiero umano o alcun altro pensiero creato. “Io sono colui che sono” (Es
3, 14).
E allo stesso tempo Egli è colui che viene. Tutto il creato annunzia non solo la
sua esistenza, ma attende la sua venuta.
3. Come viene Dio? A questa
domanda risponde Cristo stesso nel colloquio con Nicodemo, che abbiamo udito
nell’odierno Vangelo: Dio viene perché è Amore. Viene con Amore. “. . . ha tanto
amato il mondo da dare il suo figlio unigenito”. Viene dunque nel figlio - in
questo figlio, che è consostanziale al Padre e la cui gloria viene costantemente
proclamata dalla Chiesa al pari del Padre e dello Spirito Santo.
Venendo il
figlio, Dio conferma quel suo primo amore rivelatosi nella creazione: ecco Dio,
che “ha amato il mondo”. Perché l’ha amato - l’ha creato. E, al tempo stesso, quell’amore espresso nella creazione Dio lo porta all’apice, al vertice
definitivo in Gesù Cristo. Infatti in nessuna opera compiuta da Dio con la sua
onnipotenza, l’amore si manifesta in modo così sostanziale come in quella, in
cui Dio si dona.
Si dona nel figlio: il Padre dà il figlio - dona se stesso nel
figlio. L’Eucaristia è il Sacramento di questo dono. Il Sacramento - cioè un
segno visibile, per mezzo del quale questo dono, quest’amore del Padre nel
figlio, non solo viene significato, espresso, ma viene realizzato.
4. Che cosa
si realizza nell’Eucaristia? Si realizza l’“invio del figlio”. Il salvifico
invio del figlio. “Dio non ha mandato il figlio nel mondo per giudicare il mondo
(a causa del peccato) ma perché il mondo si salvi (dal peccato) per mezzo di
lui” (Gv 3, 17).
La salvezza è frutto dell’Amore.
Il figlio di Dio compie l’opera
della salvezza divenendo uomo, annunziando il Vangelo, facendo del bene a tutti
- specialmente ai poveri e ai sofferenti - durante il suo servizio messianico
sulla terra. Infine Egli compie quest’opera di salvezza, affidataGli dal Padre,
offrendo se stesso come Vittima redentrice sulla Croce.
La misura di questo
sacrificio è incommensurabile. Il figlio dona se stesso in sacrificio obbediente
sino alla morte, “perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita
eterna” (Gv 3, 16).
In questo modo la misura di quel Sacrificio è l’amore di Dio
Padre - e la grazia (l’amore redentivo) del figlio: Nostro Signore Gesù Cristo -
e il dono di sè dello Spirito Santo. L’Eucaristia è il Sacramento del sacrificio
e della comunione.
Noi tutti che partecipiamo ad essa come Sacrificio, la
riceviamo come Comunione - allo stesso tempo riceviamo il dono di sè di Dio
nello Spirito Santo, che il Cristo ci ha meritato per mezzo della sua passione -
“non vi lascerò orfani” (Gv 14, 18).
“Quando verrà il Consolatore, lo Spirito di
verità, che il Padre manderà nel mio nome, egli vi insegnerà ogni cosa” (cf. Gv
14, 26). “Egli mi renderà testimonianza: e anche voi nei renderete testimonianza”
(Gv 15, 26-27).
5. Cari fratelli e sorelle! Voi, che giacete nei letti degli
ospedali, infermi a motivo delle fragili condizioni dell’esistenza quotidiana,
voi, malati, sofferenti, rendete testimonianza a Cristo sofferente, martoriato,
crocifisso, agonizzante sul Golgota. Rendete testimonianza al figlio che “ha
dato se stesso” (Gal 1, 4) per i peccati del mondo.
E lo Spirito Santo rende
questa testimonianza insieme con voi: in voi e per mezzo di voi. Questa è una
testimonianza particolare! San Paolo scrisse, che gli fu dato “di completare
nella sua carne quello che manca ai patimenti di Cristo” (cf. Col 1, 24).
La
Chiesa intera riceve questa testimonianza - e vi è grata per essa. Così come è
anche grata a tutti coloro che vi servono come medici, infermieri, come
operatori sanitari. Essi trovano il loro modello evangelico nel buon Samaritano.
E bisogna che tutti cerchino di raggiungere questo modello. Cristo stesso è
infatti presente in ogni ammalato e in ogni sofferente. Verrà un giorno, in cui
Egli si rivolgerà anche a ciascuno di noi: “ogni volta che avete fatto queste
cose a uno di questi più piccoli, l’avete fatto a me . . . e ogni volta che non
avete fatto queste cose a uno di loro - non l’avete fatto a me” (cf. Mt
25, 40.45).
6. Così dunque Cristo cammina attraverso la vita di ogni uomo.
Attraverso la vita delle nazioni e dell’umanità. Mosè pregò nel Libro
dell’Esodo: “Se ho trovato grazia ai tuoi occhi, mio Signore, che il Signore
cammini in mezzo a noi” (Es 34, 9).
Cammina. Cammina “in mezzo a noi”.
Cammina - oggi nella capitale, nella solenne processione eucaristica, che è una
tradizione di Varsavia così come anche di altre città polacche.
“Fategli posto, cammina il Signore del cielo”. Cammina in mezzo alle strade.
Cammina nel segno dell’ostia bianca portata nell’ostensorio.
Cammina attraverso i cuori. Attraverso le coscienze. Siamo noi davvero un Popolo
unito dall’unione del Padre e del figlio e dello Spirito Santo? Siamo noi il suo
popolo?! Cari fratelli e sorelle!
Completate nelle vostre sofferenze quello che manca al Popolo di Dio su tutta la
terra polacca! Completatelo! Questa è la vostra vocazione in Cristo crocifisso e
risorto. Questa è la vostra parte - una parte speciale - nell’Eucaristia. Amen.
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Copyright 1987 - Libreria Editrice Vaticana
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