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CONCELEBRAZIONE IN SUFFRAGIO DI TUTTI I DEFUNTI

OMELIA DEL SANTO PADRE GIOVANNI PAOLO II

Cimitero del Verano - Lunedì, 2 novembre 1987

 

1. “. . . ciò che saremo non è stato ancora rivelato” (1 Gv 3, 2).

Il Salmo della liturgia della festa di oggi ci fa rivolgere i pensieri verso la terra: “Del Signore è la terra e quanto contiene, l’universo e i suoi abitanti. È lui che l’ha fondata sui mari, e sui fiumi l’ha stabilita” (Sal 24, 1-2).

Nel giorno odierno, e ancor più domani, guardiamo a questa terra come allo spazio della vita e della morte dell’uomo. Oggi, e tanto più con la Commemorazione di tutti i fedeli defunti, ci rendiamo maggiormente consapevoli che questo spazio in diversi luoghi è coperto dalle tombe, nelle quali riposano i corpi degli uomini. In questo modo di generazione in generazione viene riaffermata la verità delle parole pronunciate dal Creatore al primo Adamo: “Polvere tu sei e in polvere tornerai” (Gen 3, 19).

La meditazione sulla morte va di pari passo con la meditazione sul peccato, perché la morte, secondo le parole della rivelazione divina, è entrata nel mondo col peccato (cf. Rm 5, 12).

Così dunque “. . . del Signore è la terra e quanto contiene”, e si sa che è piena di molte ricchezze, sottoposte al dominio dell’uomo. Tuttavia la prospettiva di quel dominio dell’uomo sulla terra è interrotta in modo inevitabile dalla necessità della morte.

2. Il Concilio Vaticano II, al termine dell’ampia descrizione della situazione dell’uomo nel mondo contemporaneo, pone queste domande:

“Che cos’è l’uomo? Qual è il significato del dolore, del male, della morte, che malgrado ogni progresso continuano a sussistere? Che cosa valgono queste conquiste a così caro prezzo raggiunte? Che cosa reca l’uomo alla società e cosa può attendersi da essa? Che cosa ci sarà dopo questa vita?” (Gaudium et Spes, 10).

Sono, queste, domande eterne, domande fondamentali; ogniqualvolta, nei primi giorni di novembre, ci ritroviamo presso le tombe di coloro che ci hanno lasciati, esse tornano sempre di nuovo a interpellarci.

3. Il Salmo dell’odierna liturgia ci mostra l’uomo non come un essere che “scende” in terra, ma come un essere che “sale” verso Dio. Infatti domanda:

“Chi salirà il monte del Signore, / chi starà nel suo luogo santo? / Chi ha mani innocenti e cuore puro, / chi non pronunzia menzogna” (Sal 24, 3-4).

In questo contesto, che cosa è e come si fa sentire nell’uomo questa chiamata che sale oltre la morte e oltre la tomba?

È la chiamata della verità e del bene. La sfida della coscienza e della libertà. La sfida dell’amore.

Questa chiamata, in ultima analisi, è “la ricerca del volto di Dio” (cf. Sal 24, 6).

L’uomo non solo cerca la giustizia definitiva mediante le opere della vita che trascorre in terra, non solo cerca “benedizione da Dio, sua salvezza” (Sal 24, 5), ma cerca Dio stesso.

“Ecco la generazione che lo cerca, che cerca il tuo volto, Dio di Giacobbe” (Sal 24, 6).

4. Oggi ci troviamo qui tra le tombe. Innumerevoli antichi abitanti di Roma hanno trovato posto in questo cimitero per il riposo dopo la morte.

Mentre ci troviamo tra queste tombe, pensiamo al tempo stesso a tutti i cimiteri, nei quali oggi e domani i vivi si incontrano con i morti.

In questi luoghi della terra viene riconfermata la verità sull’uomo come l’essere che scende nella tomba insieme con la morte.

Ma in questi stessi luoghi la Chiesa predica la verità sull’uomo come l’essere che “sale” verso Dio. L’essere che “cerca il volto di Dio”.

In questa ricerca viene riaffermata definitivamente la parola del salmista: “Del Signore è la terra . . .”.

Sì, la terra appartiene al Signore. Ed egli l’ha fatta per l’uomo, come luogo di ascensione verso di lui!

5. Scrive l’Apostolo prediletto:

Quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente” (1 Gv 3, 1).

E il fatto che in Gesù Cristo siamo figli di Dio, spiega la ragione sostanziale della nostra ascensione verso Dio. Come può un figlio o una figlia non cercare la casa del Padre? Come può non cercare il suo volto?

Scrive ancora san Giovanni:

“Carissimi, noi fin d’ora siamo figli di Dio; ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato” (1 Gv 3, 2).

Non ancora . . .?”.

Che cosa sono tutte queste tombe e i cimiteri sulla terra intera?

Sono luoghi del non-ancora.

Ma il non-ancora non significa né termine, né delusione . . . Le tombe e i cimiteri sulla terra intera sono luoghi di attesa!

6. Scrive l’Apostolo Giovanni:

“Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è” (1 Gv 3, 2).

Così dunque, attraverso la storia di tutti gli uomini, attraverso la loro vita e la loro morte, si sviluppa nella storia dell’universo creato il mistero dell’immagine e della somiglianza di Dio, di cui parlano le prime pagine del Libro della Genesi.

“L’uomo . . . immagine e somiglianza di Dio” (cf. Gen 1, 27).

“Saremo simili a lui . . .”.

“Lo vedremo così come egli è”.

7. E perciò presso le tombe dei nostri morti imploriamo dal Signore la Luce. Questa Luce ci manca sulle vie del pellegrinaggio della vita terrestre. Non vediamo qui il volto di Dio. Pellegriniamo mediante la fede.

La “Luce eterna” splenda su coloro
che hanno già portato a termine
il pellegrinaggio terreno
mediante la fede.
Che in questa Luce
vedano Dio “come egli è”.

Che diventi per loro accessibile
il volto di colui
che “abita una luce inaccessibile“!
(1 Tm 6, 16).

Che li abbracci
e li penetri la luce
della gloria di Dio!

Amen.

 

© Copyright 1987 - Libreria Editrice Vaticana

 

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