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RITO DI BEATIFICAZIONE DI 85 MARTIRI INGLESI
OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II
Domenica, 22 novembre 1987
1. “Tu sei il re . . .?”. “Tu lo dici: io sono re. Per questo sono nato e per
questo sono venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla verità” (Gv
18, 33.37).
Nell’ultima domenica dell’anno liturgico leggiamo questo dialogo di
Cristo con Pilato. Infatti celebriamo oggi la solennità di Cristo Re.
In questo
giorno ci è dato pure di compiere il rito della beatificazione di George Haydock
e di 84 martiri inglesi.
Martire è colui che, a somiglianza di Cristo, rende
testimonianza alla verità. Più ancora: rende testimonianza alla stessa Verità
che è Cristo.
Davanti a Pilato Cristo disse: “Chiunque è dalla verità, ascolta
la mia voce” (Gv 18, 37).
Ecco stanno davanti a noi degli uomini, dei quali si può dire veramente che sono
stati “dalla verità”. Uomini che “hanno ascoltato la voce” di Cristo: primo ed
eterno testimone della Verità.
2. I martiri inglesi, che stanno oggi al cospetto della Chiesa, hanno confermato
la loro testimonianza alla Verità col sacrificio, della vita.
Hanno creduto sino
alla fine nella croce di Cristo.
Hanno creduto contemporaneamente nella potenza
della sua risurrezione.
“Tutti riceveranno la vita in Cristo” . . . dal quale
“verrà . . . la risurrezione dei morti” (1 Cor 15, 22.21).
I martiri, la cui
gloria oggi proclama la Chiesa, hanno dato la loro vita per rendere
testimonianza alla Verità. Hanno subìto la morte. Subendo la morte, hanno
professato la fede nella Vita. In quella Vita, che è stata rivelata al mondo
nella risurrezione di Cristo.
In tal modo hanno reso testimonianza anche alla
Vita, che per opera di Gesù Cristo è più potente della morte.
La testimonianza alla Verità e la testimonianza alla Vita: ecco
questo è il pieno significato del martirio a somiglianza di Cristo crocifisso e
risorto. Il suo mistero pasquale rivela il proprio volto redentore nella
morte dei martiri, subita per rendere testimonianza alla Verità.
3. Questa festa di Cristo Re proclama che ogni potere terreno viene
fondamentalmente da Dio che il suo regno è il nostro primo e durevole interesse
e che l’obbedienza alle sue leggi è più importante di ogni altra obbligazione o
fedeltà.
Tommaso Moro, che è il più inglese dei santi, dichiarò sul patibolo:
“Muoio da buon servitore del re, ma prima di tutto come servitore di Dio”. In
questo modo egli testimoniò il primato del regno.
Oggi abbiamo proclamato beati
altri ottantacinque martiri: dell’Inghilterra, Scozia e Galles e uno
dell’Irlanda. Ognuno di loro scelse di essere “servitore di Dio, innanzitutto”.
Essi abbracciano coscientemente e volentieri la morte per amore di Cristo e
della Chiesa. Anch’essi scelsero il regno sopra ogni altra cosa. Se il prezzo
doveva essere la morte essi lo pagarono con coraggio e con gioia.
Il beato Nicholas Postgate accolse la sua esecuzione “come una scorciatoia per il
paradiso”. Il beato Joseph Lambton incoraggiò tutti coloro che stavano morendo
con lui con le parole: “Siamo felici, per domani spero che avremo una colazione
paradisiaca”. Il beato Hug Taylor, non conoscendo il giorno della sua morte,
disse: “Come sarei felice se questo venerdì, nel quale Cristo è morto per me,
potessi incontrare la morte per lui”. Ricevette l’esecuzione proprio in quel
giorno venerdì 6 novembre 1585. Il beato Henry-Heath, che morì nel 1643,
ringraziò la corte per averlo condannato dandogli “l’onore particolare di morire
con Cristo”.
4. Tra questi ottantacinque martiri troviamo sacerdoti e laici, studiosi e
operai. Il più anziano aveva ottant’anni e il più giovane non più di
ventiquattro. C’erano tra di loro uno stampatore, un mediatore, un operaio di
scuderia e un sarto. Ciò che unisce tutti loro è il sacrificio delle loro vite a
servizio di Cristo loro Signore.
I sacerdoti tra loro desideravano solo nutrire il loro popolo con il Pane di
vita e con la Parola del Vangelo. Fare ciò significava rischiare la
propria vita. Ma per loro il prezzo era non caro se paragonato alle ricchezze
che essi potevano portare alla loro gente nel santo sacrificio della Messa.
Ventidue laici in questo gruppo di martiri condivisero totalmente lo stesso
amore per l’Eucaristia. Anch’essi rischiarono ripetutamente le loro vite,
lavorando insieme ai loro sacerdoti, e proteggendoli. Laici e sacerdoti
lavorarono insieme; insieme salirono al patibolo, insieme accolsero la
morte. Molte donne che non sono incluse oggi in questo gruppo di martiri,
soffrirono anch’esse per la loro fede e morirono in prigione. Esse hanno
guadagnato la nostra ammirazione e il nostro ricordo.
5. Questi martiri hanno dato la propria vita per la loro fedeltà al successore
di Pietro, egli solo è il pastore dell’intero gregge. Essi hanno dato la propria
vita anche per l’unità della Chiesa, dal momento in cui essi hanno condiviso la
fede della Chiesa, inalterata negli anni, che al successore di Pietro è stato
dato il compito di servire e assicurare “l’unità del gregge di Cristo” (Lumen Gentium, 22). Cristo gli ha assegnato il ruolo particolare di confermare la fede
ai suoi fratelli.
I martiri hanno colto l’importanza del ministero petrino.
Hanno dato le loro vite piuttosto che negare questa verità della loro fede. Nel
corso dei secoli la Chiesa in Inghilterra, Galles e Scozia ha tratto ispirazione
da questi martiri e continua nell’amore alla Messa e nella fedele adesione al
vescovo di Roma. La stessa fedeltà e testimonianza al Papa è dimostrata oggi
ogni volta che il lavoro di rinnovamento della Chiesa è portato avanti in
accordo con gli insegnamenti del Concilio Vaticano II e in comunione con la
Chiesa universale.
6. Il culmine di questo rinnovamento, al quale lo Spirito
Santo chiama la Chiesa, è il lavoro per quell’unità tra i cristiani per la quale
Cristo stesso ha pregato. Dobbiamo gioire che le ostilità tra i cristiani, che
colpirono l’epoca di questi martiri sono finite, sostituite dall’amore fraterno
e dalla stima reciproca.
Diciassette anni fa furono canonizzati quaranta della
gloriosa compagnia dei martiri. La preghiera della Chiesa di quel giorno era che
il sangue di quei martiri fosse sorgente di soluzione per la divisione tra i
cristiani. Oggi possiamo ringraziare convenientemente per il progresso fatto nel
frattempo verso la più piena comunione tra anglicani e cattolici. Rallegriamoci
della più profonda comprensione, della più ampia collaborazione e della comune
testimonianza che ha avuto luogo attraverso il potere di Dio.
Nei giorni dei
martiri che onoriamo oggi, c’erano altri cristiani che morirono per il loro
credo. Possiamo ora apprezzare e rispettare il loro sacrificio. Rispondiamo
insieme alla grande sfida che confronta quelli che predicano il Vangelo nella
nostra epoca. Siamo coraggiosi e uniti nella professione del nostro comune
Signore e Maestro, Gesù Cristo.
7. Nella liturgia odierna domina la persona del pastore: “Il Signore è il mio
pastore” (Sal 23, 1). I pensieri del salmista e del profeta Ezechiele seguono le
stesse orme.
Attraverso la persona del pastore - del buon pastore - possiamo
penetrare, in modo più semplice, la realtà del regnare di Cristo. In lui tutto è
regnare, tutto è regno, la sua venuta, la nascita dalla Vergine per opera dello
Spirito Santo, il suo Vangelo, la sua croce e la sua risurrezione. In tutto ciò
si rivela Cristo Re come compimento dell’immagine del pastore, di cui l’Antico e
il Nuovo Testamento sono profondamente penetrati.
San Paolo ci introduce nella
prospettiva definitiva di questo regnare di Cristo, che riempie la storia
dell’umanità.
L’Apostolo scrive: “Bisogna . . . che egli regni finché non abbia
posto tutti i nemici sotto i suoi piedi. L’ultimo nemico ad essere annientato
sarà la morte . . . E quando tutto gli sarà stato sottomesso, anche lui, il
Figlio, sarà sottomesso a colui che gli ha sottomesso ogni cosa, perché Dio sia
tutto in tutti” (1 Cor 15, 25.26.28).
8. Beati voi, martiri!
Voi che avete scelto la morte, per rendere testimonianza alla Verità!
Rallegratevi! Ecco la morte sarà annientata da Cristo come “l’ultimo
nemico”. Il regno di Dio è regno di Verità e di Vita.
Rallegratevi! La vostra testimonianza ha lasciato orme profonde su cui
cammina la Chiesa nella vostra patria, e contemporaneamente in tutto il
mondo.
Queste orme conducono verso il regno, che non tramonta.
Rallegratevi! Attraverso la vostra testimonianza si sta preparando il
compimento definitivo del mondo in Cristo, quando “Dio sia tutto in tutti”.
Rallegratevi!
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Copyright 1987 - Libreria Editrice Vaticana
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