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VISITA PASTORALE ALLA PARROCCHIA DI SAN CARLO DA SEZZE IN
ACILIA
OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II
Domenica, 13 dicembre 1987
“Il mio spirito esulta in Dio mio salvatore” (Lc 1, 47).
1. La terza domenica d’Avvento ha sempre in sé una nota particolare di gioia.
Quest’anno la liturgia prende a prestito l’espressione di questa gioia
prima di tutto dalle parole della Madre del Redentore: il suo “Magnificat”
manifesta in modo singolarmente intenso e profondo la gioia dell’Avvento. Oggi
queste parole ispirano il salmo responsoriale della Chiesa:
“Il mio spirito esulta in Dio, mio Salvatore . . . perché grandi cose ha
fatto in me l’Onnipotente” (Lc 1, 47.49).
La gioia della Vergine-Madre sgorga dalla consapevolezza di essere stata
particolarmente gratificata da Dio. Questa è la gioia nello Spirito Santo,
nel significato più pieno della parola.
La Vergine di Nazaret porta in sé l’inesprimibile Dono di Dio: è Madre del
Verbo-Figlio eterno. Lo porta già sotto il suo cuore. E, parimenti, questo è
Dono per tutti noi. Veramente: il Signore è vicino! (Fil 4, 5).
Così noi che ci troviamo al centro stesso del mondo creato, siamo chiamati ad
una gioia che supera questo mondo. Questa è propriamente la gioia
dell’Avvento.
2. Nello stesso tempo, dal profondo della liturgia della domenica odierna ci è
indirizzata la domanda.
Sappiamo gioire con la stessa gioia, con la quale esultava lo Spirito della
Vergine di Nazaret?
Per dare una risposta a questa domanda bisogna - seguendo il pensiero del
“Magnificat” - fare un’altra domanda:
Sappiamo scoprire con gli occhi dell’anima, con gli occhi della fede,
le grandi cose che ha fatto per noi l’Onnipotente?
La domanda è di enorme importanza per ogni uomo. L’uomo può trovare gioia
soltanto nel bene. Il male lo rattrista e abbatte. Il bene lo rallegra e
incoraggia. Per partecipare a questa gioia, preannunciata dalla liturgia
odierna per bocca della stessa Madre del Redentore, bisogna vedere il bene,
la cui sorgente è in Dio:
il bene della creazione il bene della redenzione il bene
dell’incarnazione: quale grande cosa ha fatto Dio per noi, divenendo uomo!
Sappiamo guardare alle sorgenti di questa gioia come a un punto centrale!
Sappiamo, ritornare ad esse!
3. Sì. Sappiamo ritornare sulla via dell’Avvento.
Su questa via ci conduce - nella prospettiva dell’antica alleanza - il
profeta Isaia.
È proprio lui che parla del Messia, di Colui che deve venire da Dio come
portatore del lieto annunzio, come medico dei cuori spezzati, come ministro
della liberazione e della misericordia (cf. Is 61, 1-2).
Questo aspetta continuamente l’uomo. Questo aspettano pure la società e le
nazioni. Il “preannunzio” di Isaia sul Messia è attuale, di generazione in
generazione.
4. Sulla via dell’Avvento ci conduce oggi anche un altro protagonista di questo
periodo liturgico: Giovanni il Battista, nei pressi del Giordano. Il precursore
del Messia.
“Chi sei tu?”, gli domandavano i contemporanei.
“Io sono voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore” (Gv
1, 22-23). Così aveva già detto il profeta Isaia. Giovanni è un’eco potente di
quel profeta del divino Avvento.
“Egli non era la luce” - scriverà poi di lui un altro Giovanni,
l’evangelista -, “ma doveva rendere testimonianza alla luce” (Gv 1, 8).
Così, dunque, la via della liturgia odierna ci conduce dal “preannunzio” di
Isaia alla “testimonianza” di Giovanni, nei pressi del Giordano.
Mediante l’uno e l’altro giungiamo al cuore della Vergine. In lei l’Avvento
significa non soltanto attesa, ma anche compimento: Dio ha guardato
“l’umiltà” della sua serva . . . tutte le generazioni La chiameranno “beata”
(cf. Lc 1, 48). Veramente, “grandi cose” l’Onnipotente ha fatto per
Maria e, in lei, per noi tutti!
5. Ecco la sorgente della gioia inimmaginabile.
Sappiamo attingere a questa sorgente? Sappiamo ritrovarci in mezzo a
questa gioia, proclamata dalla Vergine di Nazaret? Proclamata oggi dalla Chiesa
con le sue stesse parole?
Tutto ciò dipende dallo sguardo della fede. Dipende dalla sensibilità
interiore per queste “grandi cose”, che Dio ha fatto per noi.
Paolo Apostolo ci offre, in un certo senso, un metodo per raggiungere
questa gioia spirituale, e per scoprirla nella nostra vita interiore.
La “ricetta” è concisa. Egli scrive: “State sempre lieti, pregate
incessantemente”! (1 Ts 5, 15). Si può interpretarlo così: se volete
avere in voi la gioia spirituale, risalite alle sorgenti mediante la
preghiera. Quanti uomini, quanti cristiani, hanno collaudato questo
“metodo”! Quanti possono confermare la sua esattezza, la sua efficacia!
Ma l’Apostolo va oltre, e indica ciò che deve essere collegato con la preghiera.
Scrive: “Non disprezzate le profezie; esaminate ogni cosa, tenete ciò che è
buono” (1 Ts 5, 20-21). Dunque Paolo indirizza alla parola di Dio, alla
santa Scrittura, all’insegnamento della tradizione divina.
6. Tutto ciò - si può dire - appartiene alla “metodologia” paolina
dell’Avvento.
L’Avvento ha la sua sorgente in Dio. È lui che con la potenza dello Spirito
Santo, fa sì che tutto quello che è nostro, spirito, anima e corpo, si
conservi irreprensibile per la venuta del Signore nostro Gesù Cristo (cf. 1
Ts 5, 23).
Cioè è lui che fa sì che tutti viviamo lo spirito dell’Avvento come Isaia, come
il Battista, come la Vergine di Nazaret.
Vivere lo spirito dell’Avvento significa: continuamente consolidare in sé la
consapevolezza, la certezza della fedeltà di Dio; “Colui che ci chiama è
fedele e farà tutto questo” (1 Ts 5, 24).
Viviamo tra l’attesa e la realizzazione, cioè andiamo verso il compimento. La
luce di questa via è per noi certezza della fedeltà di Dio.
Per non sviare, per non allontanarsi, bisogna - scrive l’Apostolo - “astenersi
da ogni specie di male” (1 Ts 5, 22). Il male ci distoglie dal bene, ci
distoglie dalla sua sorgente in Dio. Così è stato sempre, fin dal principio!
Invece, per non perdere questa via, bisogna ravvivare in sé lo spirito della
gratitudine. “In ogni cosa rendete grazie” (1 Ts 5, 18), scrive san
Paolo.
Questa “metodologia dell’Avvento” indica contemporaneamente la via verso la
gioia, che si trova al centro stesso del messaggio della liturgia odierna:
“il mio spirito esulta in Dio”.
7. Questa gioia, che ha la sua sorgente in Dio, auguro a voi, cari fedeli della
parrocchia di San Carlo da Sezze. Se saprete alimentare in voi tale gioia
mediante la preghiera, la partecipazione alla liturgia, la coerenza della vita,
voi attirerete anche altri, che ancora non riconoscono Cristo, ad accoglierne il
messaggio.
Sono molto lieto di trovarmi oggi tra voi. Rivolgo il mio cordiale saluto a
tutti coloro che operano per il bene della vostra comunità parrocchiale.
Anzitutto al card. vicario e al vescovo ausiliare preposto al Settore Sud della
diocesi, mons. Clemente Riva. Saluto con loro anche il nostro ospite, il vescovo
caldeo. Saluto poi il parroco, don Mario Torregrossa, il viceparroco e tutti i
loro collaboratori nell’apostolato.
Mi compiaccio del cammino compiuto dalla parrocchia nel contesto del rapidissimo
sviluppo numerico della popolazione di questo territorio. Nel 1979, quando essa
fu istituita e i fedeli cominciarono a radunarsi per il culto in un piccolo
locale, le famiglie erano 350. Ora sono i 1.500 e il programma degli
insediamenti rimane aperto verso la prospettiva di ben 4.000 nuclei familiari.
La parrocchia ha fatto bene il suo cammino, non senza difficoltà e fatiche, ma
confortata dalla viva partecipazione dei fedeli, specialmente dei giovani.
Vi esorto a conservare tenacemente, pur nel contesto delle grandi trasformazioni
del territorio, il vostro carattere di comunità di fede, insieme compaginata
dall’amore.
Comunità è infatti un gruppo di persone che si riconoscono tra loro e
imparano ad amarsi. Per questo è importante il gesto di accoglienza e di
benvenuto dato alle nuove famiglie che arrivano qui. È importante il dialogo
instaurato, via via, con costanza e discrezione, dal Consiglio pastorale. Sono
importanti le occasioni di incontro, che generano attenzione dell’uno verso
l’altro, e suscitano collaborazione, amicizia, solidarietà.
Comunità di fede è, inoltre, un gruppo di persone proteso verso l’impegno
di testimoniare il Cristo, di farlo conoscere ad ogni uomo, perché ciascuno sia
aiutato a comprendere la speranza e la gioia che provengono dalle promesse di
Dio.
Sarà necessario essere sempre vigilanti per non ridurre la propria fede alla
sfera chiusa del privato: il cristiano è sempre chiamato a dar vita a una fede
comunitaria, fondata sul bisogno costante della testimonianza e della carità
spirituale.
Ringrazio, perciò, tutti coloro che si prodigano per la catechesi, affinché sia
assicurato un cammino organico di crescita per il singolo e per la comunità. La
catechesi comprende innanzitutto l’iniziazione alla fede dei ragazzi e dei
giovani, ma continua poi, come guida permanente, durante tutto l’arco della
vita.
Mi compiaccio, perciò, per i numerosi gruppi di adulti che si radunano per
leggere il Vangelo e gli Atti degli apostoli, per meditare la parola di Dio,
sotto la guida dei pastori e dei fratelli esperti.
8. Un pensiero speciale desidero rivolgere ai giovani e sono particolarmente
lieto di benedire la prima pietra del Centro Madonna di Loreto, che si propone
di operare come fulcro e luogo propulsore di tutta la pastorale giovanile
parrocchiale. È giusto ricordare che il servizio dei giovani per lo sviluppo
della parrocchia di San Carlo da Sezze ha già un’interessante storia, ricca di
iniziative, di attività, di opere, di interventi. Sono stati i giovani a
prodigarsi per la costruzione e l’adattamento della capanna prefabbricata che
fungeva da cappella qui prima che sorgesse l’attuale chiesa. Sono ancora i
giovani che con fervore sostengono l’attività di tanti gruppi, si dedicano alla
catechesi, si uniscono per preparare i servizi della carità e per altri numerosi
programmi nel volontariato.
Cari giovani, la vostra esperienza di apostolato è preziosa, non solo perché in
essa voi raccogliete l’invito di Cristo ad essere suoi testimoni, ma perché vi
accorgete concretamente che spetta ai giovani essere apostoli per i giovani.
Siate altresì consapevoli del privilegio della vostra condizione giovanile: a
voi è consentito di dare l’avvio al rinnovamento dell’evangelizzazione di cui la
nostra epoca ha bisogno. Su voi, giovani, poggia la speranza della Chiesa che
s’accinge ad affrontare l’evangelizzazione del terzo millennio; a voi, giovani,
si volge la generazione degli adulti per affidarvi la costruzione del mondo di
domani. Siate all’altezza dei grandi compiti che vi attendono.
Anche qui, nella parrocchia di San Carlo da Sezze alla Madonnetta, sarete voi
giovani i protagonisti dello sviluppo del vostro territorio. Non dovrete essere
le vittime delle tensioni o dei disordini che sorgono attorno all’espansione
rapida di un grande quartiere cittadino come questo; ma dovrete impegnarvi ad
essere operatori efficaci di un valido rinnovamento sociale, mediante la sincera
adesione a Cristo e il generoso impegno a tradurre nei fatti gli insegnamenti
del suo Vangelo.
9. “Il mio spirito esulta in Dio”.
La meditazione, nata dalla liturgia della domenica odierna, ci ha permesso di
sviluppare queste parole del “Magnificat” di Maria.
È cosa significativa che queste parole trovino il loro radicamento nella
profezia di Isaia, che pure risuona nella terza domenica, d’Avvento:
“Io gioisco pienamente nel Signore, / la mia anima esulta nel mio Dio, / perché
mi ha rivestito delle vesti di saggezza, / mi ha avvolto con il manto di
giustizia / . . . come una sposa che si adorna di gioielli” (Is
61,10).
La via dell’Avvento, la via verso la gioia spirituale, ce la mostrano
oggi Isaia e Giovanni nei pressi del Giordano, ma soprattutto la Vergine di
Nazaret, la “Alma Redemptoris Mater”.
Imbocchiamo questa via! Rivestiamoci delle vesti di salvezza!
Avvolgiamoci col manto della giustizia! Veramente, il Signore è vicino!
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Copyright 1987 - Libreria Editrice Vaticana
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