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SANTA MESSA DI MEZZANOTTE NELLA BASILICA DI SAN PIETRO

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Giovedì, 24 dicembre 1987

 

1. “Vi annunzio una grande gioia” (Lc 2, 10).

Questa voce venne dall’Alto. Penetrò la notte profonda, e giunse ai pastori che stavano nei campi, nei pressi di Betlemme.

Oggi la Chiesa si fa eco di tale voce in tutti i luoghi della terra:

Vi annunzio una grande gioia.

La notte descritta nel Vangelo di Luca viene riletta, in questa liturgia, attraverso la testimonianza della notte nella profezia di Isaia:

“Il popolo che camminava nelle tenebre / vide una grande luce; / su coloro che abitavano in terra tenebrosa / una luce rifulse” (Is 9, 1).

La testimonianza della notte in Isaia viene riconfermata dal Vangelo. Svela il suo senso e nello stesso tempo lo ritrova più pienamente.

Novum Testamentum in vetere latet; vetus in novo patet”, così scrive sant’Agostino, parlando dell’Antico Testamento in rapporto al Nuovo (S. Augustini, Quaest. in Hept., 2,73).

Quanto potente, però, è la testimonianza di Isaia circa la notte di Betlemme!

“Su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse”.

2. “Vi annunzio una grande gioia”.

Dice l’Angelo del Signore ai pastori, che in un primo momento si sono spaventati: “Furono presi da grande spavento”. Per questo aggiunge subito: “Non temete, ecco vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo” (Lc 2, 9.10).

Sì! Del popolo “che cammina nelle tenebre”, come di “coloro che abitano in terra tenebrosa”.

La voce del messaggero, in mezzo alla notte, annunzia la gioia.

È la gioia del creato. È la gioia del tempo che raggiunge la sua pienezza, secondo i disegni di Dio.

Per questo il profeta Isaia tiene davanti agli occhi non i pastori, ma i mietitori.

“Gioiscono davanti a te come si gioisce quando si miete” (Is 9, 2).

E così hanno gioito i pastori nei campi di Betlemme.

La mietitura significa la maturità. Significa la pienezza del tempo.

3. Realmente, il tempo è maturato. All’annunzio di questa notte beata, è maturata la storia di Israele e quella dell’uomo.

Con questa nascita è maturata la storia dell’uomo secondo i disegni di Dio.

“Vi annunzio una grande gioia . . . oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore”, così l’Evangelista Luca (Lc 2, 10-11).

Ed ecco il profeta Isaia: “Un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio . . . ed è chiamato: Consigliere ammirabile, Dio potente, Padre per sempre, Principe della pace” (Is 9, 5).

Quanta ricchezza di nomi!

Ma la Madre del Bambino, nato in quella notte a Betlemme, sa soltanto una cosa: “Lo chiamerai Gesù” (Lc 1, 31).

E la stessa cosa sa Giuseppe, il carpentiere, al quale Maria era “promessa sposa”.

4. Quale ricchezza di nomi nel libro del profeta! Con quale ampiezza egli cerca di esprimere chi sarà questo Bambino, questo Figlio che nascerà nella pienezza del tempo; che nascerà nella notte di Betlemme al di fuori della città, “perché non c’era posto per loro nell’albergo” (Lc 2, 7). Nascerà e sarà deposto “in una mangiatoia” (Lc 2, 7) destinata agli animali.

Ciò nonostante Isaia dice:

“Grande sarà il suo dominio / e la pace non avrà fine / sul trono di Davide” (Is 9, 6).

E Maria aveva ascoltato durante l’annunciazione: “Il Signore Dio gli darà il trono di Davide, suo padre, e regnerà per sempre . . . e il suo regno non avrà fine” (Lc 1, 32).

5. Tutto questo è mirabile.

Mirabile è la testimonianza della liturgia, che attinge al profeta e al Vangelo.

Mirabile è quest’incontro dei contrasti che dovrebbero escludersi a vicenda, ma che invece nel profondo s’incontrano. S’incontrano nel profondo delle prospettive divine.

La notte di Betlemme ha già ritrovato la sua luce. I pastori sono già arrivati nella stalla.

Ed ecco, al di sopra di questo avvenimento volano, ancora una volta, le parole del profeta, che proclama:

“Questo farà l’amore geloso del Signore degli eserciti” (Is 9,6).

6. L’amore geloso?

Geloso può essere l’amore di un uomo che, pur amando, non riesce a superare il limite del proprio “io”.

Ma l’amore di Dio può essere geloso?

Di che cosa intende parlare questa notte di Betlemme?

Non rende forse testimonianza a Dio, il quale “ha superato i limiti” del suo “Io” divino? A Dio che - ecco - giace nella mangiatoia (destinata agli animali) quale Bambino avvolto in fasce (cf. Lc 2, 7)?

Amore geloso?

Che cosa significa? Chi ci darà la risposta?

7. Rispondi tu Maria. Tu lo sai già ora meglio di chiunque altro. Già nella notte di Betlemme. Già nell’ora della nascita.

Lo sai già ora, e lo saprai fino in fondo. Conoscerai fino in fondo la verità dell’“amore geloso” di Dio, tuo Figlio; che darà “se stesso per noi, per riscattarci da ogni iniquità” (cf. Tt 2, 14).

Amore geloso? Diccelo tu, Isaia . . . Non è forse quell’amore che si dà fino alla fine e senza fine?

Quest’amore è venuto stanotte nel mondo.

Vi annunzio una grande gioia!

 

© Copyright 1987 - Libreria Editrice Vaticana

 

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