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VISITA ALLA PARROCCHIA DI SAN GABRIELE ALL’ACQUA TRAVERSA

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Domenica, 24 gennaio 1988

 

1. “Il Regno di Dio è vicino” (Mc 1, 15).

Cari fratelli e sorelle! Cerchiamo di penetrare col pensiero e col cuore il messaggio dell’odierna liturgia della Chiesa.

Ci troviamo - seguendo il testo del Vangelo di Marco - all’inizio dell’attività messianica di Gesù. Essa coincide, dapprima, con l’attività di Giovanni Battista sul Giordano, e poi col suo arresto. Gesù entra “nel terreno” preparato da Giovanni. Nella nativa Galilea comincia ad annunziare il Vangelo di Dio.

L’Evangelista ha annotato ciò che costituiva il nucleo stesso dell’insegnamento di Cristo: “Il tempo è compiuto e il Regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al Vangelo” (Mc 1, 15).

Oggi la Chiesa non solo ricorda queste parole pronunciate una volta, all’inizio dell’attività di Gesù. La Chiesa le legge come parole pronunciate una volta per sempre. Come pronunciate sempre nuovamente. E sempre nuovamente attuali.

2. Esiste un’analogia tra la missione di Cristo e quella del profeta Giona dell’antico testamento.

Giona era stato mandato a Ninive, una grande città, con un avvertimento da parte di Dio: “Ancora quaranta giorni e Ninive sarà distrutta” (Gn 3, 4). Distrutta a causa della “condotta malvagia” (Gn 3, 8) dei suoi abitanti.

Giona venne a Ninive per avvertire i suoi abitanti della incombente punizione divina ed esortarli a mutare la loro cattiva condotta.

Esortava dunque alla conversione, in nome dello sdegno di Dio e della giustizia divina. Leggiamo che la sua esortazione fu accolta.

Nell’annuncio di Giona è presente Dio, che premia il bene e punisce il male. Questa verità è la base di ogni ordine, religioso e morale. Essa è anche un’indispensabile introduzione al Vangelo, alla buona novella, ma non ne è ancora la pienezza.

Giona operava quando ancora non era venuta “la pienezza del tempo”. Con la sua azione egli la preparava.

3. Gesù è consapevole che “il tempo è ormai compiuto”. Mentre dice agli abitanti della sua nativa Galilea “convertitevi”, contemporaneamente annuncia l’avvicinarsi del Regno di Dio. Quest’avvicinarsi del Regno di Dio è il contenuto essenziale del Vangelo, della buona novella.

Gesù è l’annunciatore della buona novella. Non annuncia solo l’ira di Dio e la sua giustizia: egli è venuto per rivelare fino in fondo che Dio è amore. Allora, quando egli cominciava ad annunziare il Vangelo nella Galilea, i suoi ascoltatori (che erano insieme suoi compaesani) ancora non conoscevano questa verità fino in fondo. Sapevano che Dio è misericordioso, che egli perdona i peccati a coloro che si convertono (ne era prova, per esempio, la missione di Giona). Ma non sapevano ancora sin dove arrivava questo amore misericordioso di Dio, di Dio che è Padre.

Cristo doveva rivelare quest’amore con la parola e con l’opera. Doveva mostrare alla fine con la sua croce e risurrezione, quanto lontano giunga quest’amore paterno di Dio.

All’inizio aveva annunciato: “Il Regno di Dio è vicino”, però solo durante gli eventi della Pasqua a Gerusalemme doveva manifestarsi quanto esso era vicino! Quanto esso è vicino, proprio in Cristo; crocifisso e risorto.

4. Tutto questo noi già l’abbiamo conosciuto. È infatti in base a questa conoscenza che noi oggi ci troviamo qui. Prendiamo parte all’Eucaristia come Chiesa di Gesù Cristo.

È bene tuttavia che noi, seguendo il Vangelo, torniamo all’inizio di questa via, in Galilea, dove Gesù cominciava a proclamare il Vangelo, annunciando la vicinanza del Regno di Dio.

Bisogna infatti che noi sappiamo che il Regno di Dio si avvicina a noi - a ognuno e a tutti - a mano a mano che noi desideriamo prendere quei sentieri, lungo i quali Dio stesso ci conduce.

Perciò, proprio nella liturgia odierna sono così eloquenti le parole del salmista: “Fammi conoscere, Signore, le tue vie, insegnami i tuoi sentieri, guidami nella tua verità e istruiscimi, perché sei tu il Dio della mia salvezza, in te ho sempre sperato” (cf. Sal 25 [24], 4-5).

Così prega il salmista, uomo dell’antica alleanza. Ma così dice anche la Chiesa - di generazione in generazione -, ed esorta a una tale ardente preghiera ognuno e ognuna di noi. Ciascuno e tutti.

Perché, infatti, il Regno di Dio si è avvicinato alla storia dell’uomo in Cristo crocifisso e risorto, e questo è un fatto compiuto ed irrevocabile.

Però . . .
la storia dell’uomo - delle persone e delle comunità, delle nazioni e delle società - può allontanarsi da questo Regno, può abbandonare queste vie di verità, di cui parla il salmista. Il peccato può spadroneggiare in essa sotto diverse forme. L’uomo può - invece di cercare la giustizia del Regno di Dio - organizzare la propria vita personale come se Dio non esistesse; come se il Regno di Dio non si fosse avvicinato e non fosse entrato nella storia di questo mondo . . .

5. Tuttavia . . .
“passa la scena di questo mondo” (1 Cor 7, 31). Passa da sola. Passa verso la morte, come ci insegna la quotidiana esperienza. Passa verso il Regno di Dio, come annunzia il Vangelo di Cristo. Proprio per questo esso è parola di vita. Di vita eterna.

Giona, che andò a Ninive, esortò i suoi abitanti a convertirsi dai peccati.

Anche Gesù, iniziando il suo insegnamento in Galilea, esortava: “Convertitevi”, e aggiungeva: “Credete al Vangelo”.

Anzi. Subito all’inizio egli chiamò alcuni pescatori del lago di Galilea, dicendo loro così: “Seguitemi, vi farò diventare pescatori di uomini” (Mc 1, 17).

Che cosa significavano queste parole? Gli apostoli dovevano comprenderle più tardi alla luce della croce e della risurrezione, alla luce della Pentecoste.

Anche noi comprendiamo oggi queste parole di Cristo. Comprendiamo che il Regno di Dio ci è dato in dono come un compito, che esige conversione ed impegno nella missione.

La nostra generazione - per opera del Concilio Vaticano II - ha compreso ancora una volta questo: non solo la conversione dal peccato a Dio, che premia il bene e punisce il male, ma anche, ed insieme, l’entrare nel compito di questo regno, che ci è stato offerto in Gesù Cristo. L’entrare, a somiglianza dei pescatori di Galilea, che sono diventati “pescatori di uomini”.

6. Questo avete certamente compreso anche voi, fedeli della parrocchia di “san Gabriele all’Acqua Traversa”, che abbraccio con spirituale affetto. Con il Cardinale Vicario ed il Vescovo Ausiliare monsignor Remigio Ragonesi, saluto il vostro parroco, padre Salvatore De Fusco, insieme con tutti i suoi collaboratori, i Padri Vocazionisti, e mi compiaccio con loro per l’assidua cura pastorale e per le numerose iniziative di apostolato, specialmente tra i giovani.

Il mio saluto va poi ai numerosi nuclei familiari che compongono questa parrocchia. Vorrei ricordare tutti, dai funzionari dello Stato ai professionisti, dagli esponenti del mondo politico e della cultura, a quelli del giornalismo, dell’arte e del cinema; ma non voglio dimenticare la presenza, nella stessa area parrocchiale, di una larga fascia di popolazione emergente e povera.

Desidero, altresì, rivolgere uno speciale pensiero alle tante persone provenienti da varie parti del mondo, che in misura cospicua abitano in questo quartiere. La parrocchia di “san Gabriele all’Acqua Traversa” è chiamata ad esercitare verso di loro con spirito cristiano, una singolare ospitalità. Si tratta di funzionari di Ambasciate, ma anche di persone che collaborano presso le famiglie. Mi pare che questa circostanza meriti singolare attenzione per la comunità cattolica, che deve sentirsi interpellata ad offrire, con l’accoglienza, la cordialità, il dialogo e lo spirito di amicizia, anche una valida testimonianza di fede e di carità.

Il mio saluto, infine, va alle molte comunità religiose, che qui operano in tanti settori dell’apostolato e dell’assistenza. Un pensiero, quindi, prima di tutto ai Padri Vocazionisti della Curia Generalizia, qui presenti con il Padre Generale, alle Suore Vocazioniste che prestano il loro servizio nella parrocchia.

Saluto con affetto le comunità che si dedicano all’educazione dei giovani: i Padri Scolopi, con la loro scuola che comprende le elementari, le medie e le superiori; le Suore Domenicane della Redenzione, con il loro studentato; le Suore Adoratrici della Croce con l’orfanatrofio; ed ancora le Domenicane dell’Immacolata, con la casa di riposo. Saluto le rispettive Curie Generalizie, insieme con quelle delle Suore di Madre Cabrini e del divin Redentore.

7. Desidero incoraggiare il lavoro del Consiglio pastorale e di amministrazione e tutte le iniziative di catechesi per i ragazzi della Messa di prima Comunione e della Cresima. Uno speciale pensiero di benedizione e di plauso a voi catechisti.

Ovviamente meritano un ricordo ed un incoraggiamento tutte le associazioni, dall’Azione Cattolica agli Scouts, ai gruppi di servizio verso gli anziani e verso le famiglie con figli handicappati, alla “San Vincenzo”, al Movimento di Rinascita ed a tutte le iniziative di carità.

Ma un pensiero di particolare apprezzamento mi sembra necessario rivolgere al lavoro di catechesi che qui si compie in favore sia dei giovani che si preparano al matrimonio sia dei genitori che chiedono il Battesimo per i loro figli. Vi esorto ad aiutare le famiglie nuove a scoprire il vero significato del matrimonio cristiano, ad apprezzare il dono della vita, ad onorare l’impegno di fedeltà reciproca assunto davanti all’altare. La testimonianza della grazia e della gioia del sacramento coniugale è la prima e più forte risposta che le famiglie cristiane possono dare anche a coloro che hanno scelto forme di unione estranee al sacramento. Esorto, perciò, le famiglie giovani ad impegnarsi per portare insieme, mediante una testimonianza serena e coerente, l’annuncio della verità di Cristo sul matrimonio. Auguro che esse possano assumersi la responsabilità di proclamare con spirito missionario, la buona novella di Gesù sull’amore coniugale: essa rivela e compie il progetto sapiente e amoroso che Dio ha sugli sposi, introdotti nella misteriosa e reale partecipazione all’amore stesso di Cristo per la Chiesa (cf. Familiaris Consortio, 51).

8. Scrive l’Apostolo: “Questo vi dico, fratelli: il tempo ormai si è fatto breve; d’ora innanzi, quelli che hanno moglie, vivano come se non l’avessero; coloro che piangono, come se non piangessero e quelli che godono come se non godessero; quelli che comprano, come se non possedessero; quelli che usano il mondo, come se ne non usassero appieno: perché passa la scena di questo mondo” (1 Cor 7, 29-31).

Le parole di san Paolo ora citate rendono testimonianza che si è avvicinato il Regno di Dio, che dobbiamo vivere costantemente nella sua prospettiva. Nella prospettiva di ciò che è eterno e duraturo, dato che “passa la scena di questo mondo”.

Che cosa vuol dire questo? Che dobbiamo vivere come degli “assenti” in questo mondo? No. Questo vuol dire, che dobbiamo trasformare questo mondo con la verità del Vangelo, con la potenza dello Spirito Santo, datoci da Cristo crocifisso e risorto.

Leggiamo il messaggio del Concilio. Leggiamo la Costituzione sulla Chiesa nel mondo contemporaneo. Che cosa dice del matrimonio e della famiglia? Che cosa dice della vita della comunità umana: culturale, sociale, economica, politica, internazionale?

Questa è la risposta del Vangelo al passare del mondo.

Esso passa infatti non verso la morte, ma verso il Regno di Dio, entrato irrevocabilmente nella storia dell’uomo.

“Fammi conoscere, Signore, le tue vie . . .

Guidami nella tua verità e istruiscimi”. Amen.  

 

© Copyright 1988 - Libreria Editrice Vaticana

 

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