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SANTA MESSA DURANTE LA VEGLIA PASQUALE

OMELIA DEL SANTO PADRE GIOVANNI PAOLO II

Pasqua di Risurrezione - Domenica, 3 aprile 1988

 

1. “Lumen Christi”!

Nel buio esteso su tutto lo spazio di questa Basilica di san Pietro, sono risonate tre volte le parole del diacono come un annunzio profetico della veglia pasquale: “Lumen Christi”!

A poco a poco si è rischiarato lo spazio esterno per esprimere ciò che questa notte dopo il sabato, rivolta verso l’albeggiare del giorno, ha portato.

Tutti entriamo in questa notte, ancora sconvolti dagli avvenimenti di ieri, dalla morte di Gesù di Nazaret, e dalla sua sepoltura non lontano dalla croce del Calvario.

Camminiamo, come quei due discepoli sulla via da Gerusalemme a Emmaus (cf. Lc 24, 13 ss).

2. Ed ecco la Chiesa si accosta a noi- come quello sconosciuto che si avvicinò ai discepoli, camminando con loro verso Emmaus - e svolge dinanzi a noi, in una serie di letture, la sua ispirata “pedagogia”.

Mostra l’eterno disegno di Dio che si sviluppa attraverso tutta la storia dell’uomo, iniziando dalla creazione, attraverso la vocazione di Abramo e, in seguito, del popolo che da lui ha preso il suo inizio. Parlano i patriarchi e i profeti, parlano gli avvenimenti, che tutti insieme conducono in definitiva all’avvenimento di questa notte pasquale:
 “Lumen Christi!”

3. Ecco la luce che illumina l’intero passato, svela il profondo significato di tutti i libri dell’antico testamento e di tutte le letture di questa liturgia.

La luce di Cristo camminava davanti all’uomo sin dall’inizio della sua storia terrena. Sin dalla creazione, dall’“albero della conoscenza del bene e del male”, fin dalla tentazione e dal peccato . . . camminava questa luce!

La sua potenza è così grande, che la Chiesa non esita nella liturgia di questa notte di veglia ad esclamare:
 “O felix culpa, quae talem ac tantum meruit habere Redemptorem”.

Felice colpa!

Abbiamo ascoltato queste parole nell’annunzio pasquale dell’“Exsultet”, cantato dal diacono.

Infatti questa notte di veglia ci invita alla gioia più grande, alla gioia della Pasqua di Cristo: “Lumen Christi!”.

Tale è la potenza di questa luce, che essa è capace di trasformare il buio, sia esterno che interiore, in giorno: “haec est Dies”.

Il giorno fatto dal Signore!

Con la potenza della Pasqua di Cristo, dovunque “è abbondato il peccato” cioè la morte, può sovrabbondare la grazia, cioè la vita (cf. Rm 5, 20).

4. Quindi prima che le tre donne, delle quali parla il Vangelo di questa veglia pasquale, trovino sul luogo della sepoltura di Cristo il masso rotolato via, la Chiesa scende insieme con noi nel profondo di questa morte, che ha portato una tale sovrabbondanza di vita.

 “O Mors - ero mors tua!”

Seguendo le parole dell’Apostolo nella lettera ai Romani, scendiamo nella storia del peccato umano fino al suo primo inizio.

Con il peccato la morte è entrata nel mondo (cf. Rm 5, 12).

E perciò durante questa notte di veglia siamo battezzati nella morte di Cristo. Siamo sepolti insieme con lui nella morte, perché possiamo camminare in una vita nuova, come Cristo (cf. Rm 6, 4).

Cristo infatti è risorto.

 “Morì al peccato . . . vive per Dio” (cf. Rm 6, 10).

Il nostro uomo vecchio - l’uomo del peccato - deve “essere crocifisso con lui”, con Cristo, perché noi, mediante la partecipazione alla sua morte - alla sua morte redentrice -, diventiamo liberi dal peccato.

5. Cari fratelli e sorelle, che durante questa veglia pasquale riceverete il Battesimo che immerge nella morte di Cristo, l’intera Chiesa e il Popolo di Dio che gremisce questa venerata Basilica di san Pietro vi salutano, mentre state per ricevere la nuova vita in Cristo. In voi intendo rivolgere il mio deferente saluto ai vostri rispettivi Paesi da dove provenite: Corea, Germania, Giappone, India, Indonesia, Isole Capo Verde, Italia, Perù, Stati Uniti d’America, Ungheria e Vietnam.

Provenendo dalle diverse parti del mondo, voi rispecchiate l’universalità della Chiesa, la portata universale della redenzione. La vostra nascita mediante il Battesimo alla vita nuova in Cristo è per noi tutti una sorgente particolare della gioia pasquale.

 “Celebrate il Signore perché è buono; perché eterna è la sua misericordia” (Sal 118 [117], 1).

6. Noi tutti prenderemo in mano, insieme con voi, una candela pasquale accesa. Essa è testimone del nostro Battesimo, della nostra fede, speranza e carità. È testimone di questa notte di veglia, nella quale la Chiesa non esita a cantare “O felix culpa, quae talem ac tantum meruit habere Redemptorem”.

Ecco, le ore di questa veglia notturna avanzano. Tra breve verrà l’alba. Le tre donne avendo trovato la tomba di Cristo vuota, e la pietra rotolata via, si sentiranno dire:
 “È risorto, non è qui . . .
andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro” (Mc 16, 6-7).

 “Haec est Dies, quam fecit Dominus”.

Noi tutti entreremo in questo giorno della Pasqua di Cristo, e le candele accese nella notte di veglia testimonieranno fino alla fine dei nostri giorni terreni:
 “Lumen Christi”!

Sì, Cristo è la luce! Amen.

 

© Copyright 1988 - Libreria Editrice Vaticana

 

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