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VISITA PASTORALE IN VENETO, LOMBARDIA, TRENTINO-ALTO ADIGE/SÜDTIROL

SANTA MESSA SULL’ADAMELLO

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Sabato, 16 luglio 1988

 

Benedite, ghiacci e nevi, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli!
Benedite, monti e colline, il Signore;
Benedite, sorgenti, il Signore!
(Dn 3, 70. 75).  

Carissimi Alpini.

1. Grande gioia è per me poter elevare al Signore, insieme con voi, il cantico della lode e della riconoscenza qui vicino alla vetta dell’Adamello, di fronte ai maestosi ghiacciai del Pian di Neve. Qui, dove la natura è un inno perenne alla grandezza del Creatore, è facile disporre l’animo a pensieri alti e corroboranti, e soffermarsi in preghiera.

Le montagne hanno sempre avuto un particolare fascino per il mio animo: esse invitano a salire non solo materialmente ma spiritualmente verso le realtà che non tramontano.

Sono pertanto grato alla Sezione Alpina della Valle Camonica per l’invito che mi ha rivolto di venire qui alla Lobbia Alta dell’Adamello, per celebrare la santa Messa sull’altare, recentemente costruito dagli alpini sia di detta Valle, sia di Carisolo.

Porgo a tutti il mio saluto cordiale, rivolgendo uno speciale pensiero alle autorità civili e militari, ai dirigenti ed organizzatori; esprimo il mio apprezzamento per questo incontro amichevole e assai significativo, perché vuole ricordare il settantesimo anniversario della fine della Prima Guerra Mondiale, e il venticinquesimo del pellegrinaggio che gli alpini “camuni” compiono annualmente per commemorare i caduti di tutte le guerre e le vittime della montagna.

Qui, tra gli spazi sconfinati e nel silenzio solenne delle cime, si avverte il senso dell’infinito! In questo scenario maestoso e possente, l’uomo si sente piccolo e fragile, e più facilmente percepisce la magnificenza e l’onnipotenza di Dio, creatore dell’universo e redentore del genere umano.

Qui veramente il pensiero, contemplando il creato, penetrando, anzi, nell’ordine mirabile dell’intero universo, si fa preghiera di adorazione e di fiducioso abbandono: “Signore, io credo in te, ti adoro, ti amo e spero in te!”. Qui, intorno all’altare del sacrificio, il pensiero si innalza al disegno salvifico dell’incarnazione del Verbo e della redenzione dell’uomo per mezzo della sua passione e morte in croce. Su queste alture immacolate, mentre rinnoviamo il sacrificio della croce, ci troviamo realmente, uniti a Cristo Signore, che ci ha amato e si è donato per noi.

“Benedite, monti e colline, il Signore lodatelo ed esaltatelo nei secoli!” (Dn 3, 75).

2. Da queste montagne lo sguardo scende verso le valli che le circondano e il pensiero raggiunge spiritualmente le genti che le popolano: donne e uomini segnati dal forte carattere delle virtù montanare. Anche a loro è indirizzato il mio saluto benedicente con l’auspicio che siano fedeli alle tradizioni che le contraddistinguono: tradizioni di fede robusta e di retti costumi morali. Elevo la mia preghiera perché non si lascino prendere dalle tentazioni della società consumistica, dall’edonismo, dall’indifferentismo; perché guardino alle vette non solo come alla meta del loro duro vivere quotidiano, ma anche come a simbolo di possibile, elevante, purificatrice ascesi spirituale.

Sono a conoscenza che nella Valle Camonica, a Bienno - in onore ed a memoria del mio venerato predecessore Papa Paolo VI, di cui si celebrerà tra poco il decennio della morte - la diocesi di Brescia ha promosso prima l’erezione di un centro di spiritualità laicale, l’Eremo dei santissimi Pietro e Paolo, e poi, l’istituzione di un nuovo monastero femminile di clausura, dedicato a santa Chiara, che sta per inaugurarsi.

Sono, questi, segni confortanti, che meritano attenzione e solidarietà, perché fanno sì che di fronte alla secolarizzazione si affermi la spiritualità, di fronte alla superficiale esteriorità si torni alla meditazione. L’uomo deve saper ritrovare in se stesso la coscienza del proprio valore spirituale.

Vada quindi un saluto particolare a quanti operano per la causa della fede e per la formazione cattolica all’Eremo di Bienno, ed altresì uno speciale augurio alle religiose clarisse che stanno per entrare nel nuovo monastero, luogo di preghiera e di elevazione mistica. Forse taluno pensa che la vita contemplativa sia avulsa dalla società: queste anime oranti sono invece veramente partecipi della vita che le circonda e con la misteriosa reale forza della grazia sostengono i fratelli e le sorelle di tutta l’umanità nelle fatiche e nelle prove del vivere quotidiano.

3. La Messa celebrata su questo altare, collocato proprio dove correva la linea del fronte di guerra, nel 1915-1918, è anche un ricordo e una preghiera di suffragio per tutti i combattenti che, settant’anni fa, su questi aspri gioghi alpini, furono feriti o andarono incontro alla morte, invocando la pace. Com’è noto questo paesaggio, ora così sereno ed elevante, fu teatro di terribili battaglie.

Pensando agli aspri episodi di guerra avvenuti in questi luoghi e alle innumerevoli vittime colpite a morte nelle gole di queste montagne, sconvolte dall’odio e dalla violenza, si sente una profonda angoscia per la sorte di questi uomini, in balìa dei crudeli rivolgimenti della storia.

Ma dobbiamo anche ricordare che nell’immenso anfiteatro di questi ghiacciai e di queste vette, tra i quali ancora oggi si vedono trincee e fili spinati, schegge di granate e residui di materiale bellico, pur nello stridente contrasto delle rivendicazioni nazionali, era presente da ambo le parti il conforto e l’amicizia di Cristo, il redentore, che nessuno abbandona e che tutti ama e vuole salvare per la vita al di là del tempo e della storia.

Quante volte il bianco colore della neve si è tinto del rosso del sangue! Il nostro pensiero va a tutti coloro che sono caduti sull’Adamello, a tutte le vittime delle guerre passate e presenti, alle loro famiglie, ai loro ideali infranti, e mentre eleviamo per loro la nostra preghiera di suffragio, esprimiamo nuovamente il nostro anelito e la nostra invocazione alla pace, alla fraternità, alla concordia tra i popoli e le nazioni. In avvenire sia la pace a guidare il cammino dell’umanità. La pace maestosa di queste montagne è un invito ad un impegno a costruire e a consolidare una società libera dalla schiavitù della guerra e dell’odio.

Noi desideriamo non soltanto la pace che fa tacere le armi - anch’essa indubbiamente già un gran bene - ma desideriamo anche la pace interiore degli animi, che è frutto della retta coscienza, del senso della giustizia e della carità, e fondata sulla paternità universale di Dio Creatore, sull’amicizia con Cristo, il Figlio di Dio incarnatosi proprio per liberarci dal male e indicarci il nostro destino soprannaturale.

4. Infine, l’ultima riflessione che desidero ancora proporvi, cari alpini, riguarda la memoria della Madonna del Carmine, che la liturgia ci fa celebrare, oggi 16 luglio. Per il vostro venticinquesimo pellegrinaggio sull’Adamello avete scelto una giornata veramente mariana, e avete deciso di innalzare accanto a questo altare l’effigie della Madonna dell’Adamello, che volentieri benedirò al termine della celebrazione eucaristica. Mi compiaccio vivamente per questo gesto, che bene si inserisce nel quadro dell’anno mariano, e per la vostra devozione alla Madre Celeste, che in ogni luogo e in ogni tempo, è vicina ad ognuno di noi col suo amore e la sua protezione. Non è questo il momento per fermarci ad illustrare la particolare devozione alla Madonna del Carmine. Mi limito a citare alcune parole di Pio XII, il quale così scriveva in un autorevole documento: “Nessuno certamente ignora quanto ad avvivare la fede cattolica e ad emendare i costumi conferisca l’amore verso la beatissima Madre di Dio, specialmente attraverso quelle espressioni di devozione con cui, a preferenza di altre, sembra che le menti si arricchiscano di dottrina soprannaturale e gli animi siano spinti al culto della vita cristiana. Tra queste va ricordata la devozione al Sacro Scapolare del Carmine, che si adatta per la sua semplicità all’indole di ogni persona ed è larghissimamente diffusa tra i fedeli cristiani, con ricchi frutti spirituali” (Pii XII “Neminem Profecto”, die 11 febr. 1950: AAS 42 [1950] 390).

Sempre, ma specialmente in questa singolare festività, Maria santissima ci ricorda che lo scopo essenziale della vita è la salvezza eterna e ci assicura la sua intercessione per la perseveranza nella fede e nella grazia fino al termine del pellegrinaggio terreno.

La Vergine Maria, che “avanzò nella peregrinazione della fede”, anche da questo monte guarderà con occhio di materna benevolenza le popolazioni delle valli circostanti, aiutando ad avere una fede capace di far fronte alle sfide dei nostri tempi.

Guarda con amore, o Vergine Maria, i poveri, i sofferenti, i giovani, speranza del domani. Sii maternamente vicina a tutte le persone, le famiglie e le nazioni. Soccorri il popolo cristiano nella sua lotta contro il male. O clemente, o pietosa, o dolce Vergine Maria!


Al termine della solenne concelebrazione il santo Padre saluta e ringrazia tutti i presenti con queste parole:

Voglio ancora una volta ringraziare di cuore per questo invito durante l’anno mariano. Era doveroso per il Papa ritornare qui, dopo essere venuto già una volta da sciatore. Doveva venire in questo anno mariano per celebrare qui il servizio eucaristico. Non c’è posto più adatto che invita a questo sacrificio di Cristo. Un posto, un ambiente di tanti sacrifici delle giovani vite, delle giovani persone, dei nostri fratelli nel Signore, caduti.

Tanti sacrifici. Doveva essere celebrato il sacrificio di Cristo che ci ricorda la sua morte, che ci dà la vita, che ci assicura della vittoria della vita in lui e per noi. Si doveva celebrare questo mistero qui, appunto oggi e vi ringrazio, per avermi invitato. Ringrazio tutti che mi hanno invitato. E mi avete invitato per una giornata tanto cara a me, giornata della Madonna del Carmine, del Monte Carmelo. Deve essere presente la Madonna Vergine Maria delle Montagne, così come ci ricorda san Luca che, dopo aver concepito nello Spirito Santo il Verbo divino, era andata nelle montagne per visitare la sua cugina Elisabetta . . . deve essere presente nelle montagne. È andata nelle montagne e in queste montagne del suo paese di Giudea, in queste montagne ha sentito le parole: “Benedetta sei tu che hai creduto”.

Le parole che ci guidano durante l’anno mariano. Questa effigie della Madonna deve essere il segno della sua fede che ci guida tutti, che guida tutta la Chiesa, tutti i popoli, tutte le persone, tutte le comunità nel pellegrinaggio terrestre, ma pellegrinaggio della fede che ci porta verso la vita, la vita soprannaturale.

Vi ringrazio per questo invito sulle montagne dove durante questo anno mariano abbiamo potuto celebrare la Vergine, direi montanara. Ecco, stando sulle montagne, nella casa di Elisabetta, Maria ha pronunciato il “Magnificat”. E questo ci ispira sempre, ci ispira insieme con la fede di Maria. E la parola della natura, la grandezza delle montagne ci ispira a ripetere “Magnificat”. Grandi cose ci ha fatto il Signore.

Vi auguro, carissimi fratelli e sorelle, questa ispirazione mariana durante l’anno mariano e durante tutti gli anni. Lo auguro soprattutto a voi carissimi alpini, auguro anche a tutti gli alpinisti e a tutti gli sciatori, a tutti gli abitanti delle montagne, a tutta la gente delle montagne, a tutti coloro che amano le montagne, che nelle montagne ci sia sempre il segno del pellegrinaggio che conduce in alto, che ci conduce a Dio.

Con questi auguri vi ringrazio ancora una volta; vi lascio tornando non a piedi, non con gli sci ma con l’elicottero.

Sia lodato Gesù Cristo!

 

© Copyright 1988 - Libreria Editrice Vaticana

 

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