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FESTA DELLA MADONNA DEL TUFO, REGINA DEI CASTELLI ROMANI

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Rocca di Papa - Domenica, 21 agosto 1988

 

“Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna” (Gv 6, 68).

1. Noi ripetiamo questa sera, accanto al Santuario della Madonna del Tufo, a conclusione di questo anno mariano, le stesse parole che Pietro rivolse al Maestro: Da chi andremo, Signore? Tu, tu solo, hai parole di vita eterna.

Facciamo nostra questa espressione, perché come Pietro, anche noi riconosciamo che nel Cristo si adempie la parola di vita di Dio Padre. Con sincera fede riconosciamo che la parola di Gesù è l’unica parola di vita eterna, e lo facciamo guidati dall’esempio di Maria, sollecitati dal suo amore per il Figlio Gesù, dalla testimonianza che ella, la Madre del Redentore, ha lasciato a tutta la Chiesa, ed anche a ciascuno di noi. Maria, infatti, “di generazione in generazione è presente in mezzo alla Chiesa pellegrina mediante la fede e quale modello della speranza che non delude” (Redemptoris Mater, 42).

2. Sono lieto di trovarmi qui per la celebrazione della festa della Madonna del Tufo, tanto cara a tutti i fedeli di Rocca di Papa e dell’intera diocesi di Frascati; vi ringrazio per la vostra numerosa presenza.

Saluto il vostro Vescovo, il caro fratello mons. Luigi Liverzani, il quale si è fatto interprete dei vostri desideri, invitandomi qui per la circostanza. Saluto con lui tutto il presbiterio, i padri Trinitari, che reggono questo centro di spiritualità mariana. Saluto tutte le numerose comunità di religiosi e suore che hanno in queste zone le loro residenze, case di formazione e di accoglienza per esercizi spirituali, saluto tutti gli appartenenti ai movimenti di apostolato e di testimonianza cristiana, che in Rocca di Papa e nei dintorni hanno stabilito i loro centri di studio e di preparazione all’apostolato.

Il mio pensiero, grato ed affettuoso, va poi alle autorità civili, in particolare al signore sindaco ed a tutti coloro che hanno organizzato questa cerimonia. Grazie dell’accoglienza e del fervore che rivela le vostre profonde tradizioni religiose. Grazie ancora per questo momento di ristoro, di sollievo, di serenità spirituale, che mi avete concesso in questa suggestiva località.

Rocca di Papa è una città a me ben nota e che mi è vicina, specialmente in questa stagione quando, da Castel Gandolfo amo contemplarla, arrampicata sul ripido pendio di Monte Cavo. È naturale che in quei momenti elevo per voi una preghiera, affinché il Signore vi dia prosperità, protegga le vostre famiglie, il vostro lavoro, la vostra fede.

Mi è caro pure riflettere sulla tradizione legata a questo Santuario. Come è noto, un grande masso di tufo, staccatosi dal monte arrestò la sua corsa proprio qui, su uno dei punti più scoscesi, lasciando incolume un viandante che, in pericolo di vita, aveva invocato l’aiuto della Vergine.

Su quel masso il famoso pittore Antoniazzo Romano dipinse l’immagine della Madre del Signore, e fu costruito qui il Santuario, che divenne ben presto meta di tanti pellegrini.

Mi unisco anch’io alle vostre tradizioni religiose, pellegrino con voi ai piedi della Vergine per chiedere la sua protezione su tutta la Chiesa e sul suo cammino di fede.

3. I testi della divina parola che abbiamo sentito in questa domenica, sembrano sottolineare una domanda, una sfida, per le vostre anime, quasi provocandoci ad una scelta, ad una decisione forte e risolutiva nei riguardi della fede e del nostro conseguente programma di vita: “Scegliete oggi chi volete servire”, chiede Giosuè alle famiglie degli Israeliti radunati a Sichem. E la risposta è decisiva: “Lungi da noi l’abbandonare il Signore per servire altri dei . . . Anche noi vogliamo servire il Signore, perché egli è il nostro Dio” (Gs 24, 15. 16. 18).

Questo invito oggi è rivolto a tutti noi. Occorre abbandonare i propri idoli, le false divinità che in ogni modo attentano alla libertà del nostro itinerario verso Dio.

Talora l’uomo tende a preferire un dio che si adatti alle nostre povere vedute umane, terrene, prive di prospettiva soprannaturale.

Tutti sappiamo quanto siamo tentati di vivere una vita carnale, materiale, anziché una vita spirituale. Talora facciamo troppo assegnamento sulle sicurezze temporali e immediate, e troppo poco sulle promesse di Cristo.

Oggi il Signore ci chiede una decisione, che non sia chiusa nelle dimensioni temporali e contingenti, ma aperta all’eterno e alla fiducia nella sua Parola. “Tu hai parole di vita eterna”: questa è la risposta che dobbiamo dare a Dio; “Anche noi vogliamo servire il Signore”.

4. Ma una simile risposta, nasce da una duplice fonte: dalla forza divina, che dona a tutti gli uomini ed a ciascuno la possibilità di credere; e dalla libertà umana, che è il fondamento della vera scelta di ogni uomo.

È Dio che dona la forza di credere e di decidere: “Nessuno può venire a me se non gli è concesso dal Padre mio” (Gv 6, 65). Di fronte alle scelte soprannaturali l’uomo da solo sarebbe perduto, perché “la carne non giova a nulla”. Solo lo Spirito, lo Spirito di Dio, l’amore sostanziale ed eterno del Padre e del Figlio, questi solamente “dà la vita” (Gv 6, 63).

In questa azione si rivela la misteriosa condiscendenza di Dio verso l’uomo, l’eterno disegno di un amore sommo, con il quale Dio si impegna per noi, e nel Figlio suo ci dona la grazia di aprirci al mistero, di condividere la verità eterna e di conoscere e gustare le sue parole, “che sono spirito e vita”.

Ma la risposta nasce anche da una libertà, che è facoltà dell’uomo, che dà impulso all’agire umano. Dio ha creato ogni uomo libero, e l’uomo può rivolgersi al bene che Dio costantemente gli propone solo nella libertà. Orbene, Cristo fa appello a questa libertà e attende da essa una risposta responsabile e vera, come quella di Pietro, che abbiamo ora ascoltato.

La libertà dell’uomo, segno distintivo di dignità, è anche fonte di responsabilità, e punto chiave del dialogo con Dio. Lo stesso Iddio chiama gli esseri umani al suo servizio in spirito e verità, per cui essi aderiscono a lui liberamente, non per costrizione.

5. “Signore, da chi andremo?” a questo interrogativo, che in Pietro ha già la risposta giusta perché fondata sulla fede, anche noi siamo invitati a dare la risposta adeguata, quella appunto della fede.

Forse ci sentiamo deboli, e scorgiamo i nostri limiti. Forse, siamo persino tentati di scegliere prospettive di salvezza, che si chiudono nel nostro egoismo e che si affidano a “messianismi” terreni, edonistici e consumistici.

“Signore da chi andremo?”. Questa è forse l’espressione dei dubbi profondi, annidati nella nostra esperienza e nella nostra cultura. Abbiamo bisogno di una revisione della nostra fede e di una rivalutazione del messaggio evangelico, per capirlo di più e per affidarci con maggiore slancio alla parola di Cristo.

Alla nostra domanda, ha dato una risposta esemplare la Vergine Maria. È lei che in mezzo alla Chiesa, pellegrina mediante la fede, è sempre presente come modello di una speranza che non delude. Ella, che per prima ha creduto, dona alle nostre anime, alla nostra libertà, una risposta piena di significato. Ce la dona con la sua vita, ella che ha creduto per prima, accogliendo la Parola di Dio a lei rivelata nell’annunciazione, e rimanendo ad essa fedele in tutte le sue prove, fino alla croce (Redemptoris Mater, 43).

A lei noi ricorriamo, fiduciosi di non essere travolti dal masso pesante ed incombente dei problemi e degli interrogativi sulla nostra vita e sulla nostra fede; convinti che non saremo travolti dal peso dei condizionamenti materiali che limitano la nostra libertà; sicuri, che con la sua protezione, anche la nostra drammatica tensione tra il “sì” e il “no” a Cristo si risolverà in una risposta positiva che conduce a salvezza.

Noi le diciamo: Aiutaci, o Madre, a scegliere la nostra strada sulle orme di Cristo, colui che ha parole di vita eterna. Sostieni o Vergine, il nostro cammino di fede. O clemente, o pia, o dolce Madre di Dio e madre nostra, Maria!

Amen!

 

© Copyright 1988 - Libreria Editrice Vaticana

 

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