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VIAGGIO APOSTOLICO IN ZIMBABWE,
BOTSWANA, LESOTHO, SWAZILAND, MOZAMBICO

CELEBRAZIONE EUCARISTICA NEL «NATIONAL STADIUM»

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Gaborone (Botswana) - Martedì, 13 settembre 1988

 

Cari fratelli e sorelle,
cari amici in Cristo.

1. Nel Vangelo di oggi leggiamo che dopo la crocifissione, nel primo giorno della settimana, i discepoli di Gesù si riunirono a porte chiuse perché avevano paura. Essi avevano avuto poco tempo ancora per riflettere sui racconti di Pietro, Giovanni e Maria Maddalena sulla risurrezione del Signore dalla morte. All’improvviso, Gesù venne e stette fra di loro. Egli disse a loro: “La pace sia con voi”, e subito la loro paura si trasformò in gioia.

Anche noi, come i primi discepoli, possiamo sperimentare questa trasformazione.

Ogni nostra paura può essere trasformata in gioia tramite la presenza del Signore risorto che si avvicina a noi in questo modo particolare nella liturgia sacra. Le sue parole ai discepoli, “La pace sia con voi”, sono ora rivolte a noi. La sua presenza visibile tra di loro è ugualmente vera per noi nella celebrazione dell’Eucaristia.

2. Quali sono le cause delle paure umane? Le preghiere e le letture della Messa odierna esprimono un anelito per la giustizia e la pace. È proprio la mancanza di giustizia e pace, nella nostra vita e nel mondo, che così spesso ci turba e suscita paura in noi. Noi sappiamo che la visione del profeta Michea rimane incompiuta: le nazioni si combattono tuttora a vicenda. Vi è ancora molto addestramento alla guerra; così tanti fratelli e sorelle nel mondo desiderano sedere indisturbati all’ombra della vigna e del fico, come dice il profeta, ma ne vengono impediti.

Il Concilio Vaticano II ci dice che le cause della discordia nel mondo sono molteplici. Esse comprendono le disuguaglianze sociali e la mancanza di decisione nell’applicare i necessari rimedi. Vi è anche la brama di potere, il disinteresse per gli altri e, a livello più profondo ancora, l’invidia, la sfiducia, l’orgoglio e le passioni egoistiche (cf. Gaudium et Spes, 83). Il Concilio parla anche di paure che nascono dentro di noi, dai nostri dubbi e dai nostri interrogativi, dai nostri fallimenti, dalle ansietà, dal desiderio di un autentico sviluppo umano e di una vera libertà, e soprattutto dalla realtà del peccato (cf. Gaudium et Spes, 4.10.21).

3. La Chiesa non pretende di avere una risposta pronta o una soluzione facile per ogni problema o paura che tormenta la famiglia umana. Tuttavia oggi, cari fratelli e sorelle, noi ci riuniamo nella convinzione che “l’amore perfetto scaccia il timore” (1 Gv 4, 18). Noi proclamiamo e celebriamo il fatto che l’amore perfetto è stato rivelato in Gesù Cristo. In lui, Dio ha riconciliato a sé il mondo e ci ha dato il dono della pace attraverso il potere dello Spirito Santo. E, cosa ancora più importante, Dio ha affidato il ministero della Riconciliazione a noi, la sua Chiesa: “E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi . . . Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi” (Gv 20, 20-23). Il perdono dunque è la chiave che apre la porta alla pace, il perdono che Cristo ha conquistato per noi sulla croce. Come ci dice san Paolo: “Perché piacque a Dio di fare abitare in lui ogni pienezza e per mezzo di lui riconciliare a sé tutte le cose, rappacificando con il sangue della sua croce, cioè per mezzo di lui, le cose che stanno sulla terra e quelle nei cieli” (Col 1, 19-20).

Nel Vangelo di oggi, il Signore risorto appare ai discepoli come il crocifisso: “. . . venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: Pace a voi! Detto questo, mostrò loro le mani e il costato” (Gv 20, 19-21). Egli mostrò loro i segni della sua sofferenza, i segni del suo amore perfetto. È quindi molto a proposito che abbiamo iniziato questa liturgia con la presentazione della croce da parte della gioventù del Botswana. Essi l’hanno trasportata attraverso il Paese come segno della loro volontà di imitare e obbedire il loro Signore. Per coloro che hanno fede, la croce non è più uno strumento di paura e di morte, ma un simbolo di vita e di pace. Noi siamo chiamati a portare la croce ogni giorno, “Così che Dio ci indicherà le sue vie e noi cammineremo sui suoi sentieri”, secondo la visione del profeta Michea (Mi 4, 2). Allo stesso tempo noi riconosciamo che i pensieri di Dio non sono i nostri pensieri, le sue vie non sono le nostre vie (cf. Is 55, 8). La croce ci ricorda del nostro bisogno di conversione, di allontanarci dal peccato e credere nel Vangelo. La vera giustizia e la vera pace dipendono dalla conversione, che richiede uno sforzo quotidiano da parte di ogni persona a vivere fedelmente il Vangelo di fronte alle tentazioni e agli ostacoli.

4. La riconciliazione di tutti gli esseri umani con Dio e con il prossimo, che Cristo ha compiuto sulla croce, è al centro di ogni celebrazione dei sacramenti. Come possiamo leggere in uno dei nostri testi liturgici: “Dal fianco ferito di Cristo sgorgò sangue e acqua, la fonte della vita sacramentale della Chiesa” (Praef. “Sacri Cordis”). Cari fratelli e sorelle: non sottolineeremo mai abbastanza l’importanza di questa vita sacramentale. I sacramenti ci fanno partecipi della riconciliazione e della comunione che sono essenziali per la nostra pace e per la pace nel mondo. Essi ci rafforzano nella battaglia quotidiana per allontanarci dal peccato e per credere nel Vangelo. Essi ci nutrono con la vita stessa di Dio. Per la comunità cristiana il perdono di Cristo ci arriva in modo speciale attraverso il Battesimo e il sacramento della Penitenza.

5. La vita sacramentale, nel suo significato più profondo, è il centro stesso della Chiesa in Botswana, come lo è per ogni Chiesa locale. I primi missionari ardevano dal desiderio di portare a questo Paese una nuova vita in Cristo sia con la parola che con i sacramenti. La loro testimonianza del Vangelo era inseparabile dall’impegno per la giustizia e la pace, e dalla loro visione di un mondo riconciliato e redento. I sacramenti non solo li sostennero, ma resero fruttuose le loro fatiche nella vita di ognuno di voi oggi, poiché sappiamo che in quanto atti di Cristo i sacramenti portano con sé ciò che significano; essi sono vivi per la potenza di Dio. Ognuno di voi ha risposto all’offerta di Dio di pace e riconciliazione tramite la fede e il Battesimo, e l’impegno a partecipare alla vita sacramentale della Chiesa.

Il desiderio di portare altri alla piena partecipazione ai misteri salvifici di Cristo non è stato limitato al clero e ai religiosi in Botswana. Vanno menzionati i primi catechisti, che viaggiarono incessantemente di villaggio in villaggio per insegnare e per istruire coloro che si preparavano a ricevere l’Eucaristia, così che potessero essere pienamente introdotti nella Chiesa. Oggi molte persone continuano a dedicare il loro tempo per aiutare a preparare bambini ed adulti al Battesimo.

Sforzi simili si fanno anche per approfondire la fede di coloro che rivestono posizioni importanti nella Chiesa e nella società. Vi sono inoltre quei laici che, fin dall’inizio hanno aperto le loro case alla comunità per la celebrazione dei sacramenti, in modo che i loro fratelli e le loro sorelle possano essere nutriti del corpo e del sangue di Cristo. In tutti questi modi, nel passato e nel presente, la vita della Chiesa in Botswana si è concentrata sulla partecipazione sacramentale al mistero pasquale di Cristo.

Quella che celebriamo oggi è davvero una Messa molto speciale, e un avvenimento storico. È una grande gioia per me, il pastore che Cristo ha designato per la Chiesa intera, offrire il sacrificio eucaristico con tutti voi, il clero, i religiosi e i laici del Botswana. Mediante la comunione con il vostro Vescovo e con il successore di Pietro, voi siete uniti ad ogni altra Chiesa locale con vincoli di unità, carità e pace, come dice in modo così bello questa liturgia. Allo stesso tempo io so che la profonda fede e l’impegno cristiano che riempiono questo stadio oggi sono molto più che sentimenti passeggeri. Essi sorgono vivendo il Vangelo ogni giorno, umilmente e in silenzio, e si nutrono della fedele partecipazione alla vita sacramentale della Chiesa.

Cari fratelli e sorelle: non perdete mai la fede in questi doni divini, che conferiscono nuova vita in Cristo. Quando cadete nel peccato non mancate di chiedere perdono e pace nel sacramento della Penitenza, ricordando che “Dio il padre della grazia, attraverso la morte e la risurrezione di suo Figlio ha riconciliato il mondo a sé e ha mandato lo Spirito Santo tra di noi per la remissione dei peccati” (“Ritus Poenitentiae”). Voi dovete nutrire spesso il vostro cuore e la vostra anima con il corpo e il sangue di Cristo nella Eucaristia, poiché egli ci dice: “Se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno” (Gv 6, 53-54).

6. Il mondo in cui viviamo offre molte sfide a coloro che desiderano essere ministri della riconciliazione, promotori della giustizia e costruttori di pace. L’assenza di giustizia e di pace è un ostacolo all’autentico progresso umano, un ostacolo che può essere superato soltanto con un deciso impegno da parte dei cristiani e di tutte le persone di buona volontà a lavorare per un mondo più giusto e pacifico, e ciò sia a livello nazionale che internazionale. Dobbiamo però anche ricordarci che la riconciliazione inizia con la nostra stessa conversione, e cresce nell’ambito stretto di coloro con cui viviamo e lavoriamo ogni giorno. Questo è valido in particolare per il matrimonio e la vita familiare. Come ho scritto nella mia esortazione apostolica Familiaris Consortio: “La famiglia è la prima e fondamentale scuola di socialità: in quanto comunità di amore, essa trova nel dono di sé la legge che la guida e la fa crescere . . . (Familiaris Consortio, 37) “La comunione spirituale delle famiglie cristiane . . . costituisce un’interiore energia che origina, diffonde e sviluppa giustizia, riconciliazione, fraternità e pace tra gli uomini” (Familiaris Consortio, 48).

Come molte altre persone nel mondo di oggi, voi state assistendo nel vostro Paese a un impoverimento di molti costumi tradizionali e garanzie circa il matrimonio e la famiglia stessa. Talvolta vi è uno scontro di idee fra coniugi sul terreno del loro rapporto. I giovani non accettano sempre i valori dei loro genitori. Inoltre fattori economici come la necessità di trovare lavoro gravano particolarmente sulla vita familiare. Fra i cattolici vi è una crescente accettazione del divorzio. Quelli che hanno un matrimonio misto sono spesso tentati di abbandonare la loro fede.

Di fronte a queste difficoltà noi non dobbiamo essere timidi o impauriti, come i discepoli nel Vangelo, che dapprima rimasero chiusi dietro la porta. Ricordiamoci come la loro paura si mutò in gioia con la presenza del Signore. “Pace a voi!”, egli disse loro, “Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi” (Gv 20, 21). Se il Signore risorto è con voi, allora non dovete avere paura. Non abbiate paura, dunque, delle esigenze dell’amore, e in particolare delle esigenze dell’amore coniugale. Poiché l’amore esigente è quello stesso amore che conduce alla vita e alla pienezza della gioia nel Signore. Confidando nell’aiuto di Dio, noi dobbiamo cercare di mantenere la dignità del matrimonio osservando la sua sacralità e indissolubilità, secondo l’insegnamento della Chiesa, che è l’insegnamento di Cristo.

Vi sono molte dimensioni nella nostra testimonianza cristiana riguardo il matrimonio. L’intera Chiesa del Botswana deve lavorare per preparare le coppie prima del matrimonio, per incoraggiare ed aiutarle in seguito, mediante la preghiera, ritiri spirituali e altri mezzi che facciano approfondire il loro apprezzamento di questo sacramento. Uno sforzo particolare va fatto per aiutare quelle coppie o famiglie che stanno attraversando delle difficoltà. I giovani in particolare hanno bisogno di essere incoraggiati ad agire in modo responsabile, e a mostrare un vero amore cristiano gli uni verso gli altri, un amore basato sull’auto-controllo e sul rispetto reciproco.

7. Io mi appello a tutti i giovani, uomini e donne, del Botswana: non fatevi ingannare da una falsa permissività che solo in apparenza è libertà, ma che in realtà è una schiavitù. Ricordatevi sempre che vera libertà significa capacità di scegliere ciò che è giusto e buono, e non ciò che asseconda il proprio piacere. È la libertà dall’egoismo e dal peccato. Non permettete al materialismo e al consumismo di impoverire le vostre anime a detrimento dell’amore coniugale e della vita familiare. Ricordatevi anche che voi non siete solamente degli individui, in competizione tra loro per scopi egoistici. Come parte della famiglia umana e come membri del Popolo santo di Dio, voi siete chiamati a lavorare a fianco degli altri per il bene di tutti. Solamente in questo modo potete adempiere alla vostra missione di fedeli di Cristo, “che non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti” (Mc 10, 45).

Questa chiamata al servizio include il sacerdozio e la vita religiosa, vocazioni di importanza vitale per la vita e la missione della Chiesa. Mentre pensate al vostro futuro, non escludete la possibilità che Dio vi stia chiamando a servire il suo popolo in veste di prete, o come fratello o sorella. Io chiedo a tutto il popolo cattolico, e in particolare ai genitori di pregare per un aumento di queste vocazioni fra i vostri figli, i vostri vicini e i vostri amici. Siate generosi nell’incoraggiarli a seguire il Signore lungo queste vie secondo la sua volontà.

8. Nella liturgia odierna abbiamo sentito il salmista proclamare:
“Ascolterò cosa dice Dio, il Signore:
egli annunzia la pace
per il suo popolo, per i suoi fedeli,
per chi ritorna a lui con tutto il cuore.
Davanti a lui camminerà la giustizia
e sulla via dei suoi passi la salvezza” (Sal 85 [84], 13).

Miei cari fratelli e sorelle del Botswana: attraverso il Battesimo voi siete diventati membri del Popolo santo di Dio. Rivolgendo a lui i vostri cuori nella vita cristiana e nei sacramenti, voi crescete nella sua grazia e nella sua amicizia.

Nella vostra ricerca di giustizia e pace, ascoltate “cosa ha da dirci il Signore Dio”. Seguite le orme di Cristo senza timore: Cristo che è la nostra riconciliazione;
Cristo che è il verbo di pace del Padre a noi
Cristo crocifisso e risorto dalla morte.
“Davanti a lui camminerà la giustizia
e sulla via dei suoi passi la salvezza” (Sal 85 [84], 13). Amen.


A Maria “Madre della Chiesa, Madre di tutta l’umanità”, Giovanni Paolo II affida “la terra e il popolo del Botswana” durante la celebrazione eucaristica che si svolge nel pomeriggio nello Stadio di Gaborone. Nell’atto di affidamento pronunciato prima della conclusione della Messa, il Papa chiede in particolare alla Vergine di guidare la nazione verso “uno sviluppo che sia veramente umano e al servizio della dignità e dei diritti di ciascuno”.

Santa Maria, Madre della Chiesa, Madre di tutta l’umanità: Io, Giovanni Paolo II, affido la terra e il popolo del Botswana alla tua cura amorosa.

Tramite la tua materna intercessione, possa questa Chiesa locale crescere in santità e in grazia, e possano i suoi benefattori essere benedetti per la loro bontà e la loro generosità.

Ti affido il Vescovo Setlalekgosi e tutto il clero e i religiosi della diocesi di Gaborone. Possano essi essere riempiti di zelo apostolico e di compassione, e possa crescere in loro l’amore per ciò che non si vede, affinché la loro testimonianza del regno di Dio sia forte e fruttuosa. Intercedi per questa Chiesa, benedetta Signora, affinché possa essere arricchita da un aumento delle vocazioni per il clero e per la vita religiosa. Aiuta tutti quelli che aspirano a tali speciali vocazioni a perseverare, se Dio li ha veramente chiamati.

Nostra Signora del Perpetuo Soccorso, affido a te tutti i laici del Botswana. Tu sai quanto essi desiderino adempiere alle loro promesse battesimali di rinunciare ai peccati e di credere al Vangelo. Conducili verso un amore sempre più grande per tuo Figlio Gesù Cristo. Sostieni i loro sforzi quotidiani per essere il “sale della terra e la luce del mondo” (cf. Mt 5, 13-14) affinché possano condurre altri verso la salvezza.

Sii presente ai catechisti del Botswana. Possano essi imparare da te sapienza e comprensione mentre si sforzano di accrescere la fede di altri. Dirigi il tuo sguardo amorevole verso tutti coloro che insegnano nelle scuole cattoliche, verso tutti coloro che curano i malati negli istituti di cura cattolici, e verso i laici di qualsiasi mestiere che cercano di costruire il regno di Dio in questo Paese e in tutto il mondo.

Immacolata Vergine Maria affido a te in modo particolare tutti i mariti e le mogli. Possano il loro matrimonio e la loro vita di famiglia essere un sentiero verso la santità e la gioia. Possano i loro figli e le loro figlie, i giovani, che sono il futuro della Chiesa e del Botswana, essere salvati da ogni tentazione e pericolo e rimanere sempre fedeli a Cristo.

Santa Madre del nostro Redentore ispira i cuori di tutti i fedeli verso un amore sempre più grande per la vita sacramentale della Chiesa, e in particolare per i sacramenti della Penitenza e dell’Eucaristia. Riconduci coloro che si sono allontanati dalla pratica della fede a una piena partecipazione nel mistero pasquale di tuo Figlio.

O Maria, Madre di compassione, affido a te tutti coloro che hanno subito prove e dolori nella loro vita, morali, spirituali o fisiche. Possa la loro paziente sopportazione aiutare a portare avanti il lavoro di redenzione di tuo Figlio. Dai aiuto e nuovo coraggio ai senza tetto e ai disoccupati, a coloro che hanno conosciuto il dolore di una famiglia spezzata. Affido a te tutti quanti abbiano bisogno di particolare rispetto e cura: i nascituri, gli handicappati, i malati. i vecchi e i morenti.

Sii benevola, Maria Santa, verso tutto il popolo del Botswana, che oggi ti affido. Aiutalo a lavorare per uno sviluppo che sia veramente umano e al servizio della dignità e dei diritti di ciascuno. Possa esso mai perdere il rispetto per la religione e per la libertà di religione.

Regina della Pace, conserva questa terra nella pace interna. Accorda la saggezza ai leaders della società e del governo, affinché tutti i cittadini del Botswana possano vivere in libertà, giustizia, pace e vera abbondanza, ora e nei giorni a venire. Amen.

 

© Copyright 1988 - Libreria Editrice Vaticana

 

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