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VIAGGIO APOSTOLICO IN ZIMBABWE,
BOTSWANA, LESOTHO, SWAZILAND, MOZAMBICO

BEATIFICAZIONE DI PADRE JOSEPH GÉRARD NELL’IPPODROMO DI MASERU

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Maseru (Lesotho) - Giovedì, 15 settembre 1988

 

“L’anima mia magnifica il Signore” (Lc 1, 46).

Cari fratelli e sorelle in Cristo.

1. Nel giorno che segue l’esaltazione della croce di Cristo la liturgia della Chiesa riporta la nostra attenzione verso colei che si trovava ai piedi della croce, alla Madre di Cristo, Maria. Ella stette ai piedi della croce insieme ad altre tre donne e a Giovanni, l’apostolo che Cristo amava. Il Concilio Vaticano II ci insegna che Maria si trova lì, ai piedi della croce, “non senza un disegno divino” (Lumen Gentium, 58). Infatti in un certo senso questo fu il momento culminante del pellegrinaggio di fede, di speranza e di quella speciale unione con Gesù, suo Figlio, il redentore del mondo.

All’inizio di questo pellegrinaggio, noi udiamo Maria nella casa della consanguinea Elisabetta dire a proposito delle grandi cose che l’Onnipotente ha già fatto per lei: “L’anima mia magnifica il Signore”. Ai piedi della croce, “una spada trafigge l’anima di Maria” secondo le parole di Simeone (cf. Lc 2, 35).

Eppure, Maria non cessa di credere. Le grandi parole di Dio si adempiono precisamente attraverso la croce, attraverso il sacrificio della vita da parte di suo Figlio. E insieme al sacrificio redentivo di suo Figlio vi è il sacrificio materno del suo cuore.

2. La Chiesa ci conduce oggi al centro stesso del cuore di Maria, nell’intimo mistero della sua unione con suo Figlio, una unione che qui, ai piedi della croce, raggiunge la sua particolare pienezza.

Nella lettera agli Ebrei abbiamo letto che Cristo, pur essendo Figlio di Dio, una sola essenza con il Padre, “imparò l’obbedienza dalle cose che patì” (Eb 5,8). Precisamente attraverso questa obbedienza fino alla morte sulla croce “divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono” (Eb 5, 9).

Al momento dell’annunciazione, Maria pronunciò il suo “fiat”. Ella disse: “Avvenga di me quello che hai detto”. E con rinnovata fede e fiducia in Dio ella ripeté questo “fiat” ai piedi della croce! Questa era la sua partecipazione materna all’obbedienza redentiva di suo Figlio mentre egli offriva la sua vita sulla croce per i peccati del mondo.

Ai piedi della croce Maria non cessò mai di lodare la miracolosa misericordia di Dio, la misericordia che perdura “di generazione in generazione”. E non cessò di proclamare il salvifico “potere del suo braccio”, che sconfigge i superbi e innalza gli umili. Come nessuna persona al mondo, Maria fu capace di penetrare il mistero pasquale di Cristo; ella lo comprese con il cuore.

3. Pertanto la Chiesa vede la Madre di Dio come colei che “precedette nel pellegrinaggio della fede” tutto il Popolo di Dio sulla terra. Tramite questa fede ella divenne un’autentica figlia di Abramo; lo superò finanche, lui che san Paolo chiama “il padre di tutti quelli che credono” (Rm 4, 11).

Il suo pellegrinaggio di fede ha attuato qualcosa di ancora più grandioso: esso ci ha permesso di entrare ancora più profondamente negli imperscrutabili misteri di Dio.

La Chiesa nel vostro Paese, il Lesotho, e qui a Maseru, come fa in tutto il mondo, avanza su questo stesso pellegrinaggio di fede, il pellegrinaggio nel quale la Madre di Dio ci ha preceduti. Oggi il Vescovo di Roma vi incontra in questo pellegrinaggio. Egli è fra di voi e celebra con voi il sacrificio eucaristico nella festa della Vergine addolorata.

4. È con grande gioia che mi unisco a voi in preghiera oggi, fratelli e sorelle della Chiesa nel Lesotho. Io so che molti di voi hanno dovuto fare grandi sacrifici per essere qui, e vi assicuro della mia gioia e gratitudine per la vostra presenza. La vostra partecipazione a questa liturgia è un segno del vostro amore per la Chiesa ed una espressione della vostra volontà di testimoniare il regno di Dio.

Sono anche consapevole che molti avrebbero voluto essere con noi, ma che non hanno potuto: i malati e i sofferenti, coloro che vivono troppo lontani, coloro che sono troppo giovani o troppo vecchi. A tutti costoro dico con profondo affetto: il Papa vi abbraccia e vi ama nel sacro cuore di Gesù Cristo nostro redentore.

Il mio saluto fraterno all’Arcivescovo Morapeli di Maseru e ai Vescovi delle altre diocesi del Lesotho. Insieme a loro saluto tutti voi zelanti preti, e religiosi, voi catechisti, e tutti i membri delle vostre famiglie cristiane.

Io saluto i nostri fratelli e sorelle in Cristo non-cattolici, e tutte le persone di buona volontà, e vi ringrazio per esservi uniti a noi in questa occasione storica. Porgo cordiali saluti anche a coloro che sono venuti qui da oltre le frontiere di questo Paese.

In modo particolare, saluto la gente del Sud Africa, dove il beato Joseph Gérard operò nel Natal e nel Free State orientale.

Come membri di un’unica famiglia, uniti nell’amore di Gesù, noi oggi esultiamo nell’imperitura misericordia di Dio, che ci ha concesso il dono della fede e ci ha fatto un popolo di speranza, un popolo in pellegrinaggio verso il Regno eterno di Dio.

5. Questa giornata riveste un significato particolare per il viaggio di fede che la Chiesa in Lesotho sta compiendo. Poiché oggi noi celebriamo la beatificazione del servo di Dio, Joseph Gérard.

Nella prima lettura della liturgia, tratta dal libro della Genesi, noi sentiamo Dio che chiama Abramo perché intraprenda un viaggio di fede, perché si incammini su una via che lo porterà lontano da tutto ciò che conosce ed ama, perché riponga tutta la sua fede nella promessa del Signore.

Padre Gérard udì Dio rivolgergli una simile chiamata di fede. Come nel caso di Abramo, il Signore disse al giovane francese di nome Joseph: “Vattene dal tuo Paese, dalla tua patria e dalla casa di tuo padre, verso il Paese che io ti indicherò” (Gen 12, 1). Ed egli andò subito, come il Signore gli aveva detto. Egli seguì la chiamata di Dio. Egli ripose tutta la sua fiducia nella promessa che aveva udito venire dall’alto.

La terra che Dio mostrò al beato Joseph era l’Africa, e più precisamente la terra del Sud Africa, e poi, anni dopo, la terra del popolo Basotho. In questo Paese, questo regno del Lesotho, egli venne perché vi era stato chiamato e mandato a proclamare il Regno di Dio.

6. Fin dalla giovane età, Joseph Gérard era stato convinto che Dio lo chiamava ad essere un missionario. Il suo cuore traboccava di gratitudine per il dono della fede cristiana, e anelava a dividere con gli altri questo dono prezioso, questa perla pregiatissima, le infinite ricchezze della conoscenza di Gesù Cristo. E fu questo zelo costante per l’evangelizzazione che improntò ogni momento della sua lunga vita.

Al suo arrivo nel Lesotho, insieme al Vescovo Allard e fratel Bernard, egli si mise subito all’opera per imparare la lingua e i costumi del popolo Basotho. Egli cercava di capire il loro modo di pensare, la loro sensibilità, le loro speranze e i loro desideri. Era ansioso di capire le loro stesse anime, in modo da poter scegliere i metodi migliori da usare per predicare a loro la buona novella della salvezza.

Padre Gérard e i suoi confratelli iniziarono la loro opera evangelica nella missione chiamata Roma. Essi si dedicarono interamente e con spirito di sacrificio al loro compito, facendo totale affidamento sulla grazia dello Spirito Santo. E lo Spirito di Dio non tardò a portare i suoi frutti. Solo pochi anni dopo, nel 1866, fu istituita una seconda missione a Korokoro. Nel 1868 fu stabilita una terza missione ancora, dedicata a san Michele.

Obbedendo al suo superiore, padre Gérard andò nella parte settentrionale del Paese nel 1876, dove fondò la missione di santa Monica. Per i seguenti vent’anni lavorò lì indefessamente, istituendo un convento e una scuola, costruendo altre missioni nell’area circostante. In tutti i suoi sforzi e i suoi progetti, egli riponeva tutta la sua speranza in Dio, ricordando le parole pronunciate durante la sua ordinazione sacerdotale, e cioè che Dio, che aveva iniziato in lui l’opera buona, l’avrebbe portata a compimento.

Ovunque andasse il beato padre Gérard, egli viveva la sua vocazione missionaria con eccezionale fervore apostolico. Il suo amore per Dio, che sempre bruciò ardente nel suo cuore, si manifestava nell’amore concreto per il prossimo. Egli è ricordato soprattutto per la sua particolare sollecitudine per i malati e i sofferenti. Attraverso le frequenti visite e i suoi modi gentili, sembrava sempre che portasse nuovo coraggio e speranza. Per quelli che erano in prossimità della morte egli trovava le parole giuste per prepararli ad incontrare Dio faccia a faccia, serenamente.

Il segreto della sua santità e la chiave della sua gioia e del suo fervore venivano dal semplice fatto che viveva sempre nella presenza di Dio. L’intera vita del beato Joseph fu centrata sull’amore per la santa Trinità. Le persone volevano stare vicine a padre Gérard perché egli sembrava sempre vicino a Dio. Egli era colmo di uno spirito di preghiera, nutrito quotidianamente dalla Liturgia delle Ore e da frequenti visite al Santissimo Sacramento. Egli aveva una devozione fervente per la Madre di Dio e i santi. Nel corso dei suoi lunghi e difficoltosi viaggi verso le missioni distanti o le case dei malati, egli conversava continuamente con il suo amato Signore. È indubbiamente questo senso vividissimo di essere sempre in comunione con Dio che spiega la sua fedeltà ai voti religiosi di castità, povertà e obbedienza e ai suoi obblighi di sacerdote.

Dio benedì padre Gérard con una lunga vita fatta di servizio apostolico. Egli gli concesse la grazia di vedere oltre mezzo secolo di evangelizzazione nel Lesotho. Padre Gérard oggi sicuramente gioisce nel vedere la vitalità della Chiesa di questo Paese che era a lui così caro: i suoi Vescovi sono nativi del luogo, vi è un numero crescente di vocazioni al sacerdozio e alla vita religiosa, il laicato attivo conta più di 600.000 persone, compresi 140.000 che attualmente studiano in scuole cattoliche. Ma con il suo spirito missionario, non ci incoraggerebbe egli forse oggi a portare avanti con rinnovato entusiasmo il compito complesso di proclamare il Vangelo di Cristo?

7. Qui nel Lesotho voi avete una formula tradizionale di saluto: “khotso, Pula, Nala”,- pace, pioggia e abbondanza. Padre Joseph Gérard deve avere pregato spesso per queste stesse benedizioni, e deve avere spesso pronunciato questo saluto in questo Paese. Soprattutto egli cercò sempre di essere un servo della riconciliazione e della pace, poiché questa è una parte essenziale dell’evangelizzazione.

Evangelizzazione significa proclamare la buona novella di nostro Signore Gesù Cristo, il salvatore del mondo intero; significa raccontare di nuovo la storia di “perché piacque a Dio di fare abitare in lui ogni pienezza e per mezzo di lui riconciliare a sé tutte le cose che stanno sulla terra e quelle nei cieli con il sangue della sua croce” (Col 1, 19-20).

Il primo passo dell’evangelizzazione è di accettare la grazia della conversione nelle nostre menti e nei nostri cuori, di lasciarci riconciliare a Dio. Prima dobbiamo sperimentare la misericordia generosa di Dio, l’amore di Cristo che “ci ha riconciliati con sé” e ci ha “affidato la parola della riconciliazione” (2 Cor 5, 18).

Mentre il ventesimo secolo si avvia alla conclusione e il vostro Paese guarda al futuro, questo è un dono speciale e la responsabilità più grande che i membri della Chiesa offrono ai loro concittadini, cioè di essere servi della riconciliazione e della pace, secondo l’esempio del beato Joseph Gérard.

Abbiate sempre fede nella potenza dell’amore e della verità: l’amore per il prossimo che è radicato nell’amore per Dio e la verità che dona la libertà agli uomini. Rifiutate la violenza come soluzione di qualsiasi situazione, non importa quanto ingiusta questa possa essere. Ponete la vostra fede nei metodi che rispettano i diritti di tutti e che sono pienamente in accordo con il Vangelo. Soprattutto, abbiate fede nel Dio della giustizia, che creò ogni cosa, che vede ogni accadimento umano, che tiene nelle sue mani il destino di ogni persona e di ogni nazione.

8. Cari fratelli e sorelle: io esulto con voi in questo giorno solenne di celebrazione. È una giornata di grande importanza nel vostro pellegrinaggio di fede e di speranza, un giorno di giubilo nel viaggio verso l’unione con Cristo che il Popolo di Dio sta compiendo in questo Paese. Rendiamo grazie al Signore santissimo per questa giornata. Cantiamo, insieme con Maria: “L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore” (Lc 1, 46-47).

Insieme con Maria e con il beato Joseph Gérard, che tutto il popolo del Lesotho esulti in Dio nostro salvatore. Sì, tutti voi, giovani e vecchi, genitori e figli, lavoratori ed insegnanti, sacerdoti e religiosi, handicappati e malati. Lodiamo insieme il Signore con voci riconoscenti, poiché l’Onnipotente ha fatto molte cose grandiose per noi. Benedetto è il suo nome!

9. Ma, allo stesso tempo, facciamo sì che i nostri occhi non si distolgano mai dalla croce del Calvario.

Noi leggiamo nel Vangelo: “Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco il tuo figlio». Poi disse al discepolo: «Ecco la tua madre». E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa” (Gv 19, 26-27).

Il mio fervido desiderio per tutti voi, cari fratelli e sorelle, è che la parola del Vangelo di Giovanni possa realizzarsi in voi.

Possa ognuno di voi essere un figlio, una figlia, di Maria, che ai piedi della croce diventa in particolar modo per noi la “Madre della grazia divina”.

Possa ognuno di voi “fare posto per lei nella propria casa”, e ancora più nel proprio cuore. Ogni giorno della nostra vita, specialmente nei momenti di tribolazione e sofferenza.

Possa il ricordo di questa giornata benedetta iscriversi per sempre nella storia di questa città e di questo Paese, nella storia dell’intero continente d’Africa.

Beato Joseph Gérard, prega per noi, conducici a Gesù tramite il cuore immacolato della Vergine, nostra madre nella fede.

Amen.


Prima di concludere la concelebrazione eucaristica per la beatificazione di p. Joseph Gérard, il Santo Padre recita l’atto di affidamento del Lesotho alla Vergine Maria. Questa la preghiera del Papa.  

O Maria, Madre del nostro Redentore, Madre della Chiesa, al termine di questa celebrazione eucaristica ci rivolgiamo a te con fiducia e con amore. In questa festa della beata Vergine Maria addolorata ricordiamo la tua partecipazione alla sofferenza e alla morte di Cristo tuo Figlio.

O Madre dei dolori, proprio nell’ora della morte di tuo Figlio hai ricevuto il nuovo titolo di Madre nostra, Madre di tutti i fedeli. Perché tuo Figlio ti ha detto, mentre stavi ai piedi della croce: “Donna, ecco il tuo figlio” (Gv 19, 26).

Da quel momento in poi e per tutto il corso della storia umana, tu sei la Madre non solo del discepolo prediletto, ma di ogni membro della Chiesa. Sei la nostra Madre amorevole. Ti prendi cura di ognuno di noi quali tuoi amati figlioli. Infatti tu vedi in ognuno di noi il volto amato del tuo Gesù. E tu intercedi presso di lui per conto nostro, per il bene nostro e la redenzione del mondo.

Oggi, Madre amatissima ti affido tutti i presenti a questo santo sacrificio della Messa, e tutto il popolo che vive in questo regno montagnoso. Li affido a te in completa fiducia e amore.

O Madre dei dolori, conduco dinanzi a te gli ammalati e gli anziani e tutti coloro che sono oppressi dal peso del peccato. So che troveranno in te un porto sicuro ed un aiuto consolatore. Li porterai teneramente ma con fermezza ai piedi della croce trionfante.

O cuore immacolato di Maria, così pieno di amore per tuo Figlio, ti affido i giovani del Lesotho, nei cui occhi splende il futuro. Proteggili dal male. Fa’ che vedano che solo tuo Figlio è “la via, la verità e la vita” (Gv 14, 6), che solo in lui esiste un futuro pieno di speranza ed una vita fondata sull’amore.

O beata Vergine di Nazaret, porto dinanzi a te le famiglie del Lesotho, tutti gli sposi che, con i loro figli, sono chiamati a formare una comunione di amore che dura tutta la vita, mantienili puri e casti, sempre fedeli gli uni agli altri, sempre fedeli, come tu sei stata, alla Parola di Dio che dà la vita.

O Maria, modello di santità e prima discepola di tuo Figlio, affido alla tua cura amorevole la Chiesa del Lesotho. Mentre essa si rallegra per i suoi centoventicinque anni di evangelizzazione e per la beatificazione di padre Joseph Gérard, conduci i tuoi figli e le tue figlie sulla via della costante conversione, lungo il cammino del costante rinnovamento spirituale. Prega per questa Chiesa locale, tanto cara al successore di Pietro, tanto cara al tuo cuore immacolato. Aiuta i nostri fratelli e le nostre sorelle a credere con convinzione a quanto tu hai creduto ai piedi della croce: che la morte umana non è la parola ultima, perché l’ultima parola spetta a Dio, il Dio di amore e di misericordia, il Dio che ha salvato il mondo con la croce vittoriosa di suo Figlio. Amen.


Al termine della celebrazione di questa mattina, il Santo Padre manifesta il suo profondo dolore per quanto è avvenuto ieri sera a Maseru, rivolgendo ai fedeli le seguenti parole.

Sono venuto nell’Africa meridionale come pellegrino di pace, recando con me un messaggio di riconciliazione. Sono molto rattristato di sapere che altri che erano in viaggio per raggiungermi in questo pellegrinaggio sono rimasti vittime di un aggressione che ha causato grande angoscia culminata in una strage. Prego Dio affinché prenda con sé coloro che sono morti, consoli i loro familiari e garantisca una pronta e duratura guarigione ai feriti.

 

© Copyright 1988 - Libreria Editrice Vaticana

 

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